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lavoro pubblicato martedì 2 gennaio 2018
ultima lettura giovedì 16 maggio 2019

Questo lavoro e' adatto ad un pubblico adulto

Casoncelli rossi per il commissario Ravasio - Capitolo I

di sybarrett. Letto 255 volte. Dallo scaffale Gialli

Andrea fece un balzo. La strombettata dell'autobus, questa volta, trovò spazio tra un traccia mp3 e l'altra.I denti bianchi dell'autista di colore si aprirono in un sorriso riconciliante.Il viaggio verso la Stazione Fs poteva proseguire. Come la...

Andrea fece un balzo. La strombettata dell'autobus, questa volta, trovò spazio tra un traccia mp3 e l'altra.
I denti bianchi dell'autista di colore si aprirono in un sorriso riconciliante.
Il viaggio verso la Stazione Fs poteva proseguire. Come la corsa di Andrea.
La porta di Sant'Agostino piangeva bicchieri di plastica, eredità dei chirignuitos estivi del sabato sera precedente. A quell'ora del mattino Via Papa Giovanni, laggiù, boccheggiava già in un'afa deserta.
Le Salomon erano da cambiare, e Andrea lo sapeva. Consumate, logore, finite.
-Te le devi far durare fino a Natale- diceva Olivia. Rompicoglioni.
Già, a Natale. L'anno scorso un cardigan viola, come regalo dalla suocera. E da Olivia un ottimo porta tabacco in pelle di daino. Ammazzati tu, e lascia stare il daino.
Che poi mica si drogava Andrea, né andava a zoccole. Amava correre e, uscire alle sei di mattino per potersi poi presentare puntuale all'uscita del catechismo di Lucia, la figlia, non lo faceva di certo un cattivo marito.
Olivia non aveva mai digerito suo questo hobby. Le sembrava inutile e stupido alzarsi così presto la domenica mattina ed uscire, senza farsi nemmeno una coccola. Coccole?! Un paio di ciulate al mese potevano essere sufficienti, no?
Il Gran Tour delle Orobie si sarebbe tenuto fra sette giorni e quella parla di coccole. Settanta km fra le Orobie, quattromila e duecento metri di dislivello attendevano Andrea, e il tempo stringeva terribilmente.
Poco dopo Porta San Giacomo, antico ingresso a Città Alta per chi arrivava da Milano, due lunghi striscioni gialli e neri promuovevano l'evento e Andrea estrasse lo smartphone dallo zaino per farsi un selfie e mandarlo sul gruppo di Whatsapp della squadra. Ne approfittò per sparare a palla, nelle cuffie, l'ultimo album del dee-jay Alex Kentucky. E fu subito Ibiza, lounge.
Il cuore ballava al ritmo di mojito e il sudore colava da sotto il suo codino argentato, che secondo Andrea, non era mai passato di moda. Ancora uno sforzo e il Viale delle Mura l'avrebbe portato a Porta Sant'Alessandro, per poi scendere verso casa e il catechismo di Lucia. I parcheggi sui due lati erano completamente liberi, in dormiveglia prima dell'assalto domenicale; Andrea aumentò la falcata e galoppava sulla striscia di mezzaria, padroneggiando la carreggiata deserta. Ci sono momenti, durante la corsa, dove si gode come ominidi primitivi davanti ad un mammut abbattuto; Andrea cercò, a tastoni, di estrarre lo smartphone dalla fascia Decathlon che lo fissava al braccio. Voleva birra nelle orecchie, più birra. Con un gesto goffo si strappò un auricolare dall'orecchio e, di colpo, ripiombò nella realtà. Accade sempre così, pensò, proprio sul più bello. Rallentò ed estrasse anche l'altro auricolare. Un cane anziano abbaiava chissà dove, un aereo decollato da poco verso spiagge low cost abbandonava una Bergamo annoiata. Una bicicletta, o quello che ne rimaneva, era legata ad un palo della luce, in attesa di raccontare la brutta avventura al padrone.
Andrea si mise a camminare. Non che gli fosse passata la voglia di correre, ma aveva perso l'attimo. Come quando, tornato dal lavoro, appoggiava il culo per "pochi minuti" sul divano, prima di mettersi le scarpette. Olivia attaccava con la solita solfa e i buoni propositi andavano a farsi friggere, come il suo allenamento. E poi con il rumore del silenzio mica era tanto esaltante la situazione. Era un povero runner, solo, in una città spenta. Niente di aperto nei dintorni.
L'edicola sulla sua sinistra esponeva triste, sulla saracinesca, i soliti geroglifici a bomboletta. Ancora più in là La Marianna rimandava di qualche ora le colazioni alla bell'epoque. Le sedie di metallo e plastica intrecciata sbadigliavano incatenate ai tavoli esterni : un matrimonio che si consumava probabilmente dagli anni 70.
Qualche cartaccia svolazzava davanti al locale. Il ragazzotto che aveva chiuso la sera precedente si prenderà una lavata di capo. La Marianna ha un fama da rispettare, cazzo! E' un'istituzione di Bergamo, un locale storico, del 1952, al quale generazioni di padri della provincia più remota si sono affidati per bullarsi con figli, mogli e suocere. "Oggi vi porto alla Marianna a mangiare il zelato". E poi guarda lì, pensò Andrea, proprio davanti all'ingresso, quel fagotto. Che ci fa lì? Sembra..sembra un...
Andrea si raggelò.
Vide distintamente la targhetta Diesel dei jeans. Vide dei capelli biondi. Vide degli stivaletti con la zip.
Avanzava Andrea, avanzava a piccoli passi. Forse ne faceva due in avanti, per poi retrocedere di uno. Come una iena che trova un'animale ferito nella steppa. Istintivamente sfoderò lo smartphone, come fosse una spada, o un amuleto da spiaccicare in faccia all'Uomo Nero.
Era a pochi metri di distanza Andrea, e non volle avanzare oltre. Non c'erano dubbi, cazzo. Da lontano non lo aveva notato per via della posizione fetale. I capelli erano appiccicaticci, melmosi. Sangue. Andrea lo osservava da dietro e l'ampia schiena era coperta da una camicia di lino a mezze maniche strappata qua e là.
Sembrava dormire.
Andrea indietreggiò guardandosi intorno. Nessuno. Solo lui e il fagotto biondo.
Si girò e si mise a correre. L'acido lattico gli fece digrignare i denti e la maglietta, zuppa di sudore, gli diede brividi di freddo. Olivia gli avrebbe triturato i coglioni, lo sapeva già. Tolse l'auricolare dallo smartphone, tra un sobbalzo e l'altro e Piazza della Cittadella riecheggiò di Alex Kentucky e di musica ambient.
A fatica chiuse l'app Mp3 Player e, senza fermarsi compose il 113.
"Ora stia calmo" disse lentamente l'appuntato in un chiaro accento pugliese.
"Stia calmo, le dico. Mi dica dove si trova. E si fermi per cortesia, se parla con il fiatone non capisco un cazzo."


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