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lavoro pubblicato lunedì 1 gennaio 2018
ultima lettura martedì 23 gennaio 2018

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Stanchi delle catene

di cheetah. Letto 310 volte. Dallo scaffale Storia

Sicilia, 140 a.C. La luna è già alta nel cielo e illumina di un pallido candore l'immensa piana dove solitamente pascolano le pecore. Ho visto tante volte questo luogo quando, coperto di stracci, passavo le ore a sorvegliare le bestie so...

Sicilia, 140 a.C.
La luna è già alta nel cielo e illumina di un pallido candore l'immensa piana dove solitamente pascolano le pecore.
Ho visto tante volte questo luogo quando, coperto di stracci, passavo le ore a sorvegliare le bestie sotto i raggi del sole troppo caldi d'estate e ingannevoli con la loro luminosità nelle fredde giornate invernali. Non ho buoni ricordi qui, e certo trovarmici proprio stasera riempie il mio animo di una determinazione sempre maggiore. Stavolta infatti è diverso, non ci sono pecore radunate le une vicine alle altre, oggi non sono qui per controllare qualcosa che non mi appartiene , inerme al potere delle intemperie che deturpano il mio corpo esile e pallido, migliore per star seduto dietro ad uno scrittoio che per le fatiche della vita all'aperto, soprattutto di questa vita.
Oggi, ammassati uno accanto all'altro, in trepida attesa di agire ci sono solo uomini, 400 per la precisione, 400 uomini con gli occhi che luccicano di rabbia, con i volti carichi di rancore e in mano mazze , forconi, clave.... certo, oggetti inadatti a contrastare le spade pesanti e ben affilate delle guardie, ma c'è dell'altro con noi, un'arma che i padroni non potranno mai avere, sepolti dagli agi e dal potere quali sono: Il furore, un furore cieco, indomabile, si può leggere sul volto di ognuno, si sente serpeggiare nei corpi tesi e impazienti di agire sotto i pesanti mantelli di pelle che coprono uomini smunti, trascurati, con la pelle bruciata dal sole e dal vento, corrotti dalle malattie e dalla fame, coperti solo da quei pochi stracci che i padroni si degnano di darci di tanto in tanto , senza curarsi della loro inadeguatezza alle fatiche compiute ogni giorno da ognuno di noi, fatiche che loro non immaginano neanche lontanamente quanto possano essere strazianti dall'alto dei loro troni, o forse lo sanno e a maggior ragione le gettano su di noi, punendoci se non riusciamo a portarle a termine o se non sono perfette, esattamente come le avrebbero volute loro.
400 uomini nati liberi, provenienti da ogni parte del mondo abitato, originari di famiglie benestanti, padroni della proprio vita e del proprio tempo, ma giunti in Sicilia come schiavi, lasciandosi alle spalle una patria devastata, una famiglia sterminata, uomini un tempo curati e ben vestiti, capaci di pensare e con una culture spesso superiore a quella di chi li comanda, poi gettati a marcire in qualche sotterraneo, o costretti a lavorare notte e giorno senza cibo ne acqua, con i corpi deturpati dal marchio di proprietà inciso a fuoco sulla pelle a ricordare che i giorni di libertà sono ormai finiti, che abbiamo perso la nostra occasione di vivere.
C'è rabbia negli occhi di tutti, rabbia e stanchezza, una stanchezza che da una forza ineguagliabile.
Stanchi. Stanchi di essere maltrattati, denutriti, trascurati, tratti come bestie o come macchine. Non sono una macchina.
Giro lo sguardo su quei 400 uomini e sulle mute di cani che scalpitano per attaccare.
Euno, accanto a me, alza la sua mazza e incita alla rivolta, gli dei gli hanno confermato che è la cosa giusta da fare, afferma, e che sia vero o no poco importa, tutto lo seguiremo comunque, perché tutti vogliamo smettere di sopravvivere e ricominciare a vivere.
Il momento sta per giungere, ci siamo quasi, finalmente i giorni della fame e della disperazione stanno per finire.
Ci muoviamo, rapidi, come un unico corpo, usciamo dalla valle, la tensione è palpabile nell'aria e gli sguardi determinati fissi avanti, passo dopo passo, con gli occhi luccicanti per il riflesso del fuoco che rende quei volti ancora più duri, decisi e spaventosi.
Sempre avanti, verso la libertà.
In pochi secondi un ‘onda disordinata invade le strade di Enna,le grida riempiono il silenzio notturno mentre i corpi di coloro che hanno osato metterci alla pari dei loro attrezzi si accasciano esanimi sotto il peso delle nostre armi e del nostro furore.
il momento è giunto ormai, niente ci fermerà ora, tra poco saremo liberi.


Commenti

pubblicato il lunedì 1 gennaio 2018
PeachSkywalker, ha scritto: molto bello
pubblicato il lunedì 1 gennaio 2018
cheetah, ha scritto: Grazie peachskyywalker!

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