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lavoro pubblicato domenica 31 dicembre 2017
ultima lettura venerdì 18 gennaio 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

IL CAPODANNO PEGGIORE, UOMO MIGLIORE

di VeronicaPetinardi. Letto 457 volte. Dallo scaffale Sogni

Il Capodanno peggiore è diventato tale a causa di certi antefatti. Per esempio il mio primo marito era un impiegato. Non che avessi qualcosa contro gli impiegati, era sempre un lavoro e a pensarci ora nel tempo di crisi era già una fortuna...

Fame non l’avevamo e non ci mancava un tetto sopra la testa. Le occasioni dei saldi erano favolose, anche se si diceva che fossero fondi di magazzino. Non desideravamo grandi cose e non avevamo grandi mancanze.

Solo io avevo qualcosa di troppo: un enorme quantitativo di camicie da stirare. Mio marito era fanatico della camicia stirata perfettamente, con il colletto inamidato. Non dover più preparare per ogni mattina una camicia nuova, pronta da indossare, era stata la mia consolazione alla fine del nostro matrimonio. Avevo cominciato ad acquistare capi da non dover stirare e il mio partner successivo era un uomo che non portava mai le camicie e aveva solo l’immaginazione per degli utilizzi bizzarri.

Così la mia vita era cambiata dallo scrupolosamente programmato alla libera interpretazione. A volte era divertente ricevere improvvisamente un regalo, il contrario invece rischiare lo sfratto per il mancato pagamento dell’affitto. Alla fine di quest’avventura ero contenta di non essere potuta convolare a nozze per un inciampo burocratico nell’ottenere il divorzio di questo uomo con troppi concetti elastici.

Il terzo uomo importante

è diventato il mio secondo marito. Tutto a posto. Una persona normalissima. Con degli obbiettivi da raggiungere, molti solo suoi, dal momento che lui è appassionato di corse in bicicletta e io non ne vado pazza. Lo seguo sì, lo guardo sì, ma io non pedalo. Lo accompagno quando va in trasferta e quando lui sparisce all’orizzonte io di solito mi vado a leggere un libro. A volte le gare sono così lunghe che riesco a masticarmi un libro a competizione.

Del resto la nostra vita è abbastanza ordinaria. Dagli abiti che indossiamo ai nostri progetti in comune. Come l’ultimo Capodanno. Non c’era in programma una sola gara. Non avevamo voglia di aderire né alle feste mangerecce né a quelle con balli sfrenati e trenini dopo la mezzanotte. Ci era venuta voglia di un viaggio, solo noi due, relax ma con uno spirito di avventura. In questo caso ci è capitato un low-cost con un volo a prezzo stracciatissimo per gli States. Abbiamo acquistato un altro volo interno per andare sulla Costa Est. Pensare di andare verso il Capodanno peggiore sarebbe stato assurdo.

Una vacanzina

così la consideravo un lusso. Avevo sempre sognato di andare in America e questa era l’occasione per un Capodanno alternativo. A Natale abbiamo deciso niente regali: “Aspettiamo l’anno nuovo, i prezzi crolleranno e a gennaio si presenta ogni anno puntualmente un bisogno impellente o un pagamento nuovo, non rischiamo”. Così subito dopo le feste si è presentata questa occasione. In America, e a un prezzo così, non ce l’eravamo sognato mai e poi non avevo comprato nemmeno gli addobbi nuovi per l’albero di Natale!

Ho preparato le valigie con tutto quello che pensavamo dovesse servirci, con tutto il necessario e l’indispensabile da portare oltreoceano e che non superasse il peso stabilito. Con internet avevo cercato di avere più informazioni possibili, dal meteo, le cose interessanti da vedere e i prezzi del cibo, ai contenitori per i liquidi e qualche medicina. Ricontrollati tutti i nostri bagagli ero soddisfatta, anche per l’assenza delle maledette camicie.

Normalmente sono ansiosa in occasione dei viaggi. Penso sempre che potrei perdere l’autobus, il treno, l’aereo. Mi piace viaggiare in macchina, vedo volentieri mio marito con la sua bicicletta. Gli altri mezzi mi rendono nervosa. Spesso sogno di perdere una nave che parte, se ne va e io ho addosso un sentore di perdita irrimediabile, abbandonata sul molo. Per fortuna procedeva tutto bene. Non abbiamo perso l’aereo, atterrato in perfetto orario, tutto liscio anche per l’albergo. Ero sempre più convinta che questo Capodanno si sarebbe rivelato il migliore, il più fantastico, l’indimenticabile.

Passati due giorni

a New York e mi stavo già immaginando come sarebbe stato godersi la vigilia dell’ultimo dell’anno con i profumi dell’oceano, l’atmosfera estranea alle nostre abitudini. Brindare solo noi due al nuovo anno che ci aspettava con dei propositi e qualche aspettativa per il nostro futuro. Infatti devo dire che tutto procedeva secondo i miei sogni. Mi sentivo proprio fortunata. Allora non è vero che sognare non conviene, non è vero che non si può completamente cambiare vita, non è vera la diceria “Lasci un marito e te ne trovi altro tale e quale”.

Il mio ultimo marito è solido, una brava persona, mi fido. Lui è abituato a programmare, prendere un impegno e portarlo a termine. La sera della vigilia decidiamo di andare in un ristorante sulla costa a mangiare del pesce. “Tanto domani è l’ultimo dell’anno, magari vediamo di fare qualcosa che ci viene all’ultimo momento, che dici?“ propone il mio uomo migliore dopo che abbiamo già visto e fatto quello che volevamo, magari un po’ di avventura ci starebbe. La cena era ottima, le luci brillavano dentro l’oceano e io mi sentivo felice.

La mattina mi sveglio da sola

in camera e penso che sia stata ancora la voglia di corsa sulla spiaggia a lasciarmi senza mio marito, poi invece trovo un suo bigliettino. “Ciao tesoro, stamattina presto ho trovato un gruppo di ciclisti, mi hanno invitato a fare con loro un giro e mi prestano anche la bici! Ci vediamo dopo, riposati per stasera, ti amo.” La bicicletta ha colpito ancora, penso, e decido di andare a comprare la maglietta con il logo del posto che mi era piaciuto tanto ieri. Torno in albergo di corsa con l’ansia di aver perso tempo per i negozi. Ho paura che mio marito si preoccupi, magari già tornato. Invece no, di mio marito neanche l’ombra. Riempio il tempo con la TV e a sfogliare i giornali. Alla fine scrivo un bigliettino e vado in spiaggia.

Il tempo passa

con un avanti e indietro, le ore scorrono e mio marito non torna. Poi trovo il suo smartphone e mi spavento. Faccio il giro di telefonate. In agenzia non c’è nessuno, certo, l’ultimo dell’anno. Chiamo la mia amica, lei è già ad una festa, certo è Capodanno, però si rende disponibile a darmi una mano, ma non ne veniamo a capo. Chiamo l’ambasciata e trovo la segreteria telefonica. Non so più che cosa fare. I minuti passano, mio marito non torna e io sono disperata. So di non avere nemmeno tanti soldi, quei pochi che avevo nel portafoglio li ho spesi, gli altri li avrà presi mio marito. Io ho i documenti, la camera d’albergo e qualche spicciolo appena per un panino.

Il mio Capodanno peggiore

Esco fuori sulla strada, mi sento ancora più persa e terribilmente sola. Cammino senza una meta e alla fine trovo una specie di paninoteca con l’offerta di una bibita gratis. Non ho fame, o forse sì, ma in questa situazione non voglio spendere i miei ultimi averi per il cibo. Eppure mi avvicino alla vetrina e lì trovo un bigliettino attaccato sul vetro, un lavoro per stasera. Lì dietro l’angolo! Ci vado e mi prendono. Una nottata di lavoro negli States. Mi mettono subito alla mia postazione sopra la quale è appeso un orologio. Da una parte è snervante vedere i minuti che passano ma d’altra parte conto quando finirà il mio Capodanno peggiore mai vissuto.

Sto lavorando

proprio perché è l’ultimo dell’anno e manca una persona per una mansione di un albergo. Apprezzano la mia abilità che pensavo di aver perso da tempo. Manca una manciata di minuti e quest’anno finalmente se ne andrà. Forse ho preso una decisione sbagliata ma chi rinuncerebbe a una cifra del genere, incasinata così? Forse dovevo rimanere in camera a fare zapping sfrenato in attesa di mio marito. Ma mio marito è sparito, io sono rimasta senza soldi e domani ci sono le telefonate in albergo da pagare. Progetto di chiamare ancora l’ambasciata, spero in meglio.

Davvero il Capodanno peggiore

Dove sarà mai andato? Che arrivi ‘sto domani, maledetto, Capodanno peggiore! Mi sforzo di non piangere più e la lancetta finalmente oltrepassa il numero dodici. Nella tasca sento la vibrazione. Fermo il mio lavoro e prendo in mano il mio smartphone. Non riesco a vederci bene perché ho gli occhi di nuovo pieni di lacrime.

“Ma dove sei finita?” sento la voce di mio marito.
“Io?! Dove sei finito tu!” quasi urlo, ma di gioia.
“E’ una storia lunga,
perdonami,mi sono perso, ti chiamo dal nostro albergo, tu dove sei?” “Sono in una lavanderia, e ci devo stare fino alle sette del mattino” penso di avergli chiarito la mia situazione.
“Cosa?! Dove che ti vengo a prendere? Ma cosa ci stai a fare fino alle sette in una lavanderia?” chiede mio marito incredulo ma sento che sta ridendo. Evidentemente pure lui sollevato.
“Sì, ti ho cercato, ho fatto tante telefonate, avrò speso molti soldi e bisogna pagare e io sono rimasta senza soldi, avevo tanta paura, tu non tornavi …”. Sto singhiozzando seppure tanto contenta.
“Tutto si risolve, scusami ancora, ora arrivo, ma cosa ci stai a fare?”
“Stiro, amore mio, sto stirando.”

Veronica Petinardi
Ad ogni modo anche un Capodanno peggiore ha i minuti contati. Buon anno 2018!



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