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lavoro pubblicato venerdì 29 dicembre 2017
ultima lettura domenica 13 ottobre 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

nemico della rivoluzione, io. Amico della patria, io.

di cheetah. Letto 381 volte. Dallo scaffale Storia

Lui è fermo, li, davanti a me, mi guarda, immobile, lo sguardo fisso e duro, quasi folle, mentre scruta il mio viso corrugando di tanto in tanto le labbra rugose. È un uomo normale, mi aspettavo di trovarmi davanti qualcuno di gr...

Lui è fermo, li, davanti a me, mi guarda, immobile, lo sguardo fisso e duro, quasi folle, mentre scruta il mio viso corrugando di tanto in tanto le labbra rugose.
È un uomo normale, mi aspettavo di trovarmi davanti qualcuno di grande, grosso, terribilmente spaventoso, invece sono qui, davanti a un uomo assolutamente comune, quasi anonimo, che sembra impossibile che possa aver terrorizzato tutta la Francia, che possa aver spinto tanta gente ad aver paura di parlare.
-Sei nemico della rivoluzione. Perché?-
Ha una voce bassa, sicura, ma tremolante sull'ultima lettere, quasi nasconda una profonda insicurezza, parla piano, senza spostare lo sguardo di un solo millimetro.
Ci metto forse un paio di secondi a realizzare ciò che ha detto. Scoppio a ridere. Mi esce una risata aspra, quasi maligna, che invade l'aria in modo inquietante, non era mia intenzione, ma è una cosa così ridicola! Io, nemico della rivoluzione?! È un idea inconcepibile, improponibile, assolutamente impossibile! Sicuramente sta scherzando, non può essere diversamente, deve essere che questo, ora scoppierà a ridere anche lui mi dirà che in realtà ha bisogno di me per qualche cosa, che ha sentito parlare della mia lealtà, del mio entusiasmo per la nuova libertà assunta dalla Francia, e che mi vuole al suo fianco per qualche gloriosa impresa. Si, deve essere sicuramente così. Ma le risa si spengono sulle labbra che si trasformano in una linea sottile e tremolante. Lui non sta ridendo, è serio. Pensa che io potrei sul serio tradire la stessa causa per cui ho tanto lottato. Il suo sguardo è ancora fisso, le due mani immobili stese lungo i fianchi.
-Io non sono nemico della ribellione- Sussurro, ma tanto piano che la brezza leggera che spira dietro di me potrebbe portarsi via le parole con tanta facilità. È un sussurro privo di speranza, un sussurro che non verrà mai ascoltato, parole gettate al vento, rese inutili dalla paura di un uomo che teme lo stesso popolo che ha tanto sostenuto.
Si, ha paura, lo leggo nei suoi occhi fissi, tristi e forse perfino folli, ha paura che tutto ciò che ha costruito fino a questo momento possa crollare, per questo terrorizza il popolo, per questo fa di tutto affinché nessuno possa ribellarsi. Ribellarsi alla rivoluzione, è un paradosso, ma Robespierre non lo sa, non si rende conto che tutto ciò è assurdo, per questo ha paura.
Sento le mani che iniziano a tremarmi, poso gli occhi nel suo sguardo fisso e so che ormai sono perduto.
"tu lo sei. Io so che sei nemico della rivoluzione. "
-no... non lo sono... io - Vorrei tentare di spiegarmi, ma so che sarebbero parole inutili, parole che non verrebbero mai ascoltate, portate via dal vento e disperse nell'aria fredda come se non fossero mai state dette. Sento le gambe cedermi mentre poso lo sguardo sul patibolo al mio fianco, le forze mi abbandonano mentre ripenso a tutti quelli passati li sopra prima di me, tutti quelli le cui teste sono rotolate sul legno scuro, e tutti quelli vi saliranno dopo di me, tutti quelli che salendo quelle scale hanno sentito il cuore oppresso nel petto battere forte, tutti coloro che verseranno e hanno versato lacrime per la paura che un folle ha di loro, che hanno abbandonato le famiglie per una causa che non hanno mai sostenuto.
Le immagini di coloro che hanno passato ciò che sto passando io mi scorrono nella mente mentre ascolto quella parola, quell'unica parola che ha segnato il destino di migliaia di uomini.
-uccidetelo-
E all'improvviso tutto diventa più rapido, il mondo mi vortica attorno sempre più velocemente mentre due guardie mi prendono per le braccia e mi trascinano quasi di peso verso il palco. Non possono condannarmi così! Mi dimeno piantando i piedi a terra con tutta la forza che ho in corpo. Un tribunale. Voglio un tribunale, con un giudice e qualcuno che possa difendermi! Non può starlo facendo sul serio, mandarmi a morte così , senza un reale motivo, senza un accusa degna di essere chiamata tale... poi all'improvviso, così come sono arrivate le energie mi abbandonano, tutte insieme, mi accascio sulla guardia guardando la lama di ferro ben affilata che si avvicina ogni secondo di più. Ma chi voglio prendere in giro? lui può fare esattamente quello che preferisce, mandare al patibolo amici e innocenti, far penare cittadini indifesi e lasciare intere città nelle mani del suo esercito, inermi, senza nessuno a curarsi di loro, temendo il potere delle stesse persone che avrebbero dovuto difenderle... faccio un respiro profondo mentre la mia testa viene chiusa tra due assi di legno. Sopra di me c'e' una lama, sotto solo il pavimento. vedo ancora la macchia del sangue di chi appena uno o due giorni fa si è trovato in quella stessa situazione, con gli occhi chiusi per non pensare a ciò che sta per accadere, tremando, forse piangendo. Io non piango. non voglio morire, è vero, ma se proprio deve accadere sarà con dignità, con la stessa dignità con cui tante volte sono stato disposto a farmi ammazzare in nome della Francia. Questa volta non è diverso, sto morendo per noi, sto morendo per la nazione. So che non è così, ma è l'unica cosa che riesco a pensare mentre vendo la mano del boia snodare la corda che tiene in alto la lama. L'unico modo per farmi forza, per mostrarmi a quella folla che si è accalcata ai miei piedi nello stesso modo in cui mi hanno visto in vita. Spero in voi, perchè non lasciare agli altri decidere della vostra vita, perchè arriviate dove io non sono riuscito . La mano e la corda sparisco dalla mia visuale, poi, d'improvviso , senza troppi preamboli, tutto si fa nero.



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