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lavoro pubblicato mercoledì 27 dicembre 2017
ultima lettura lunedì 14 ottobre 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

A WAR FOR LIFE. Capitolo 2.

di GABRIELEIACONO. Letto 424 volte. Dallo scaffale Fantasia

Ci ritrovammo all'interno di una piccola casetta fatta interamente in pietra.Appena arrivati il ragazzo si diresse verso quella che sarebbe dovuta ess...

Ci ritrovammo all'interno di una piccola casetta fatta interamente in pietra.
Appena arrivati il ragazzo si diresse verso quella che sarebbe dovuta essere una cucina, e tornò pochi istanti dopo con dei bicchieri di vetro in mano.
Vi verso dell'acqua e me lo porse.
Lo bevvi in un nanosecondo; solo ora mi ero reso conto di quanto stanco fossi.
- Chi sei?
- Sono Tom... sono uno stregone, proprio come te.
Rischiai di soffocarmi.- Cosa? Che tu fossi un mago, non ve ne era dubbio; ma io? Non ho mai fatto un incantesimo in vita mia!
- Per questo ci sono io, no? Ci alleneremo assieme: ti insegnerò tutto quello che so.
- Ma cosa era quella cosa che ha tentato di ucciderci?
- La morte fatta persona. Quel demone ha ucciso tutti i tuoi antenati, ogni tre generazioni ovviamente.
- Ogni tre generazioni?
- Sì, i poteri che hai vengono tramandati ogni tre generazioni. Per cui tocca a te tentare di ucciderlo.
- Aspetta. Secolo dopo secolo, nessuno è riuscito ad ucciderlo?
- Si, però lo hanno indebolito molto.
- Per cui tocca a me ucciderlo.
- O tu uccidi lui o sarà lui ad uccidere te.
- Ma non capisco. Perché lui mi vuole uccidere?
- I tuoi poteri rischiano di ostacolarlo: possono porre fine ad ogni male.
- Un'ultima domanda. Se i poteri vengono tramandati ogni tre generazioni, tu come puoi essere un mago?
- Io sono una pecca del suo piano sterminatore. Le energie restano: io sono l'erede dei poteri di tutti coloro che sono stati uccisi. I tuoi poteri sono stati tramandati per mezzo di un legame di sangue mentre i miei per via indiretta.

Annui.

- Ora ritirati nella tua camera; ti chiamerò domattina all'alba.
Mi indico la direzione con l'indice.
Aprii la porta massiccia ed entrai: non era niente di che, una stanza in pietra, un lettino, una scrivania e un armadio; eppure riuscivo a sentire un'essenza diversa da qualsiasi altro posto in cui ero mai stato.
Mi misi a letto e caddi in un sonno profondo e angosciato.

L'indomani mattina, alle sei in punto, sentii la voce di Tom, che mi annunciava che la colazione era pronta.
- ARRIVO! Gli urlai di rimando.
Mi drizzai a sedere ed inforcai gli occhiali.
Appena arrivai in cucina vidi sul tavolo ogni tipo di prelibatezza: latte, frutta, pane e marmellata, cioccolato...
Mi sedetti sulla sedia di legno, proprio di fronte al ragazzo.
- Mangia tutto ciò che vuoi, non ritorneremo prima delle sei.
Se proprio insisteva: addentai tutto ciò che potevo, avevo una fame tremenda.
- Va' a lavarti e a sistemarti. Entro tre quarti d'ora voglio vederti sulla soglia della porta.
Il bagno fu stupendo: l'acqua calda placò tutto il dolore che mi causavano le ammaccature e le ferite.
Mi vestii in fretta e mi avviai verso l'uscita dove Tom mi attendeva.
Erano le sette.
- Bravo. Andiamo.
Un' immensa prateria ci circondava, c'erano fiori e alberi dappertutto.
- Bello qui! Esclamai.
Tom accennò ad un sorriso.
-Siediti sul prato. Estrasse un foglio di carta dalla tasca e me lo porse assieme ad una penna.
- Scrivi il tuo nome.
Lo guardai un po' incerto, poi presi a scriverlo.
- Bene ora fanne l'acrostico, datti una qualità per ogni lettera.
Fui sorpreso.
Quando ebbi finito, gli porsi il foglio e lui lo guardò compiaciuto.
-La cosa essenziale per un mago, ma anche per qualunque persona è l'AUTOSTIMA: non andrai molto lontano se non ti fidi di te stesso.
- Perfetto ora giochiamo a calcio.
Lo guardai: rischiavo di essere ucciso e lui voleva intrattenermi con una partitina a calcio!?
- Vieni, coraggio.
Devo dire che era molto bravo.
Giunti al novantesimo minuto, eravamo tre pari.
- Ora sta a te, puoi fare vincere la tua squadra ma puoi farla anche perdere.
Corsi più che potei, evitando di far entrare in suo possesso il pallone, feci una finta e segnai.
- Bravo. Mi diede una pacca sulla spalla.
Fece uno strano movimento con le mani e lanciò una sfera di fuoco verso il pino che si trovava lì accanto.
- Ma cosa...
- Corri a spegnere l'incendio, troverai due secchi: uno contiene acqua l'altro benzina.
Corsi, pensando a quanto matto fosse il mio maestro.
Le fiamme guizzavano sempre di più.
Davanti a me c'erano due secchi, ma entrambi contenevano acqua.
Poi capii, uno dei due era incantato, in modo da sembrare acqua, ma in realtà conteneva benzina.
Immersi la mano, prima in uno poi nell'altro, ma niente sembravano avere la stessa consistenza lo stesso odore.
Ma mi dovevo decidere: presi il secchio più vicino, e ne gettai il contenuto sull'albero.
L'acqua inizio a volteggiare intorno al pino, fino a nasconderlo quasi del tutto, fino a che il fuoco non cessò.
Tom sorrise, soddisfatto.
- Sono stato fortunato. Gli dissi.
Il ragazzo rise:- fortunato eh. Ramìs, entrambi i secchi, non contenevano altro che acqua.
- Oh.
Mi sorrise divertito.
- Torniamo a casa a pranzare.
- Credevo che saremmo tornati per pomeriggio.
- Infatti pranziamo e poi torniamo.

Mangiammo dei panini, silenziosamente.

Quasi un'ora dopo, uscimmo nuovamente da casa, diretti verso il giardino.
- Bene! Devi bruciare calorie dopo un pasto così abbondante, quindi ora duellerai contro di me!
Mi porse una spada di metallo, maneggevole e non troppo pesante; sfilò la sua e ci mettemmo in posizione di combattimento.
- Non ti farò troppo male, tranquillo. Rise.
Si lanciò in un affondo, io mi gettai a terra e contrattaccai, parò il colpo con una velocità sorprendente, e passò all'attacco.
Era velocissimo, era molto difficile schivare i suoi colpi, tanto che venni colpito di tanto in tanto.
Forse era il momento di attaccare.
Parai il colpo, e premetti con la lama della mia spada sulla sua, che sembrava inclinarsi sempre di più; poi ad un certo punto, proprio quando sembrava che stessi avendo la meglio, fece roteare la spada con un movimento breve e mi tagliò la manica del vestito, infine sfruttò l'attimo in cui mi ero distratto e mi sferrò un calcio, facendomi rotolare via.
- Alzati e continuiamo.
Ci allenammo fino all'ora di cena: in quel pomeriggio imparai molte tecniche di attacco e di difesa, tanto che riuscii a batterlo, o forse così mi volle fare credere...



Commenti

pubblicato il mercoledì 27 dicembre 2017
GABRIELEIACONO, ha scritto: Lasciate un commento ed esprimete il vostro parere.
pubblicato il lunedì 1 gennaio 2018
Sher, ha scritto: Ho letto entrambi i capitoli della suo racconto e posso dirle che: Storia e meccanica sono alquanto interessanti anche se avvolte un po strani, tuttavia devo confessarle che il modo in cui ha voluto narrare la storia mi ha lasciato molto perplesso, Il racconto è stato disposto in modo molto sintetico, abbastanza da ignorare alcuni particolari che il lettore avrebbe voluto sapere, nel mio caso, mi sarebbe piaciuto avere un idea precisa del luogo in cui i due protagonisti si stavano allenando, in un modo piuttosto curioso e simpatico devo dire, o magari l'odore delle pietanze servite dal maestro per colazione e cena, tutto questo per quanto riguarda la mia idea, migliora l'immedesimazione del lettore in un personaggio, cosa fondamentale per quasi tutti i generi narrativi... Poi la grammatica utilizzata tende molto a sbandare e perde la retta via, difatti se rilegge il racconto può trovare un discreto numero di errori grammaticali per lo più riguardanti gli accenti, dopo di che, ultima critica, i dialoghi sono molto "botta e risposta", e avvolte tranquillamente sostituibili dalla normale narrazione dei fatti: per esempio nel primo capitolo, "La punta della falce si trovava ad un millimetro dal mio cuore, ma sembrava non poter più avanzare: girai lo sguardo: le mani del mago erano rivolte verso di noi. Sfruttai l'occasione, sfilai la spada che mi aveva dato e colpii il demone. -AAHHH! " in questo caso io avrei sostituito l'urlo del demone con , "Sfilai la spada che mi aveva dato e colpii il demone che urlò dal dolore per poi cadere sulle ginocchia premendosi il braccio dal quale traboccavano fili di sangue" So perfettamente che il modo di narrare un racconto, dipende appunto dall'autore, tuttavia per quanto riguarda la mia opinione penso sia meglio descrivere certe scene come sopra citato... Detto questo non ho altro da aggiungere poiché tutto il resto dipende da come vorrai far svolgere la storia, spero di non aver fatto la parte antipatica del sapientone con queste critiche che mi auguro possano esserti d'aiuto, attendo la nuova parte di "A WAR FOR LIFE"....
pubblicato il lunedì 1 gennaio 2018
GABRIELEIACONO, ha scritto: Caro Sher, rispondo al tuo commento che mi ha lasciato un po' perplesso. Ho capito cosa pensi delle tecniche narrative che adopero e ora provvederò a chiarire i tuoi dubbi. La mia è un tipo di tecnica narrativa diversa rispetto alle altre che tu adoperi: tende infatti a tralasciare alcuni particolari superflui per dar più spazio alla narrazione. La mia storia è come un puzzle: man mano che continui, che assembli i pezzi, l'immagine prende forma. Ti invito a portare esempi chiari riguardo agli errori grammaticali che hai individuato.
pubblicato il lunedì 1 gennaio 2018
Sher, ha scritto: Capisco e ammetto di esser stato frettoloso e di aver forse considerato un po troppo l'opinione soggettiva per quanto riguarda la narrazione delle vicende, comunque sia gli errori grammaticali come già citato nel commento precedente riguardano più che altro gli accenti, per esempio in questo capitolo: Mi indico al posto che mi indicò, oppure annui con annuii, comunque sia sono errori totalmente trascurabili giustificati probabilmente da una semplice dimenticanza o errore di battitura che nel commento antecedente, nel quale mi scuso poiché sinceramente sembra quasi abbia calcato molto la mano, sembravano molto importanti...

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