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lavoro pubblicato mercoledì 27 dicembre 2017
ultima lettura domenica 14 aprile 2019

Questo lavoro e' adatto ad un pubblico adulto

La solitudine

di ShiroHime. Letto 259 volte. Dallo scaffale Sogni

 Corri più veloce. Non pensare ai rami degli alberi sussurranti che ti tagliuzzano braccia e gambe. Anche se inciampi, ignora il dolore e rialzati, vai avanti. Ciò che c'è dietro di te, ignoralo, tanto non lo capiresti, c...........


Corri più veloce. Non pensare ai rami degli alberi sussurranti che ti tagliuzzano braccia e gambe. Anche se inciampi, ignora il dolore e rialzati, vai avanti. Ciò che c'è dietro di te, ignoralo, tanto non lo capiresti, corri. Lo so che ti manca il fiato, ma non puoi fermarti. Com'è cominciata? Ti stavi facendo il bagno e poi... urla strazianti, ronzii di api, cani che abbaiano. Due braccia che ti sollevano e poi buio e panico. Quando riapri gli occhi stai già correndo. C'è una casa davanti ai tuoi occhi arrossati e, accanto, un sentiero. Non entrare nella casa, non sai se riesci a nasconderti. Lo so che le gambe ti fanno male, ma prendi il sentiero. È più o meno illuminato, chissà come, non ci sono lampioni da nessuna parte, solo alberi, alti e possenti. Ogni momento della vita, si sa, è sempre accompagnato dalla musica. Questa corsa infinita non fa eccezione. Peccato che questa sia inquietante, sembra quasi una sonata d pianoforte, ma al contrario. E peccato che non provenga dalla tua mente. C'è qualcuno che suona. Dirigiti li, segui le spaventose note. Eccolo. È proprio da quel pianoforte che parte la luce, è intensa, sa di calma. L'unico contrasto in questo trionfo di luce è la figura che suona. Non si può propriamente parlare di uomo, ne di donna, è solo una figura. Nera come la pece. È come se inghiottisse la luce circostante. Ma non fa paura, emana piuttosto tristezza. Una tristezza incommensurabile e senza volto. Fatti inghiottire da questa luce, calda e accogliente. Il ''problema'' che ti correva dietro svanisce ora che abbracci la luce. Ora l'ambiente è cambiato. Niente più alberi che ti osservano, nessuno che ti insegue. Avvicinati al ruscello, prova ad alleviare il dolore delle ferite corporee. Impossibile, quest'acqua cristallina non lava, non risana. Più ci provi, più l'acqua si intorbidisce. Rossa, è diventata rossa come il sangue che non smette di sgorgare dagli arti. Rossa come gli occhi di quel mostro. Ma come fai a sapere il colore dei suoi occhi se non l'hai mai visto? Forse... non ti è proprio nuovo quel mostro. Dove l'hai già visto? Un dolore improvviso sale dallo stomaco alla gola. Consapevolezza. È quello stesso mostro che ti insegue da anni, quello che mentre aspetti il treno ti fissa, quello che ti balena davanti agli occhi un istante dopo aver visto qualcuno sorridere in compagnia. È lui, lui che ti osserva nella vasca, quando tutto intorno a te diventa incredibilmente rosso e sfocato. Il groppo in gola si trasforma in pianto. È la tua solitudine. Le grida non sembrano nemmeno provenire da te.

Fai pena. Nessuno vuole stare con te. Ti maltrattano, ti mandano via. Sei un mostro.

No, non è vero. Smettila di parlare. Questa vita non è una vita, ma il dolore è dolore, sempre e comunque. La solitudine che ti perseguita dovrà pure avere una fine. Prima o poi. A meno che non ti finisca prima lei, s'intende. Eccolo che arriva, lo vedi da la lontano, ha un ghigno malvagio. Sta cercando i parlarti. Ogni muscolo del tuo corpo ti sta dicendo di scappare, ma tu resta li, aspetta. E ascolta. È ipnotica questa lamentela, cosi gutturale, cosi cupa. È un canto triste, una melodia malinconica. In un certo senso ti calma, placa i tuoi pensieri più scuri e annulla la rabbia. È sempre più vicino. Ti tende la mano. Seguilo, ha qualcosa da mostrarti. È il tuo passato quello che stai attraversando. Assassina, dicono. Lo so che non vuoi vedere, che non vuoi ricordare. Ma non puoi cambiare il passato, ne ciò che sei. Io lo so, lo so che quando hai impugnato quella lama lucida sapevi a cosa andavi incontro. Eri ben consapevole di ciò che stavi per fare. Ma eri una bambina, stanca di maltrattamenti e lacrime e alcool. Eri stanca. Una piccola, stanca, innocente bambina che desiderava solo la pace. Quella è stata la prima volta in cui hai visto quel rosso. Quel sangue rosso. E all'improvviso, dopo tutto quell'odio ormai placato, eri sola. Perché piangi? Eri contenta, ti sentivi coraggiosa. Ma eri sola. Quella solitudine ha continuato ad accompagnarti fino ad ora, e lo farà ancora, fino alla tua morte. La morte. Quell'agognato oblio vuoto. Il tuo più grande desiderio. Ci hai provato, più volte. Inutile. Sei troppo debole, perfino per toglierti la vita. E poi ti vergogni. Ti vergogni per quei segni sulle braccia e li copri. Se le tue felpe e i tuoi polsini potessero parlare, avrebbero tanto da dire, e altrettante lacrime da versare. Sei passata dall'essere fiera di esserti ribellata a un destino crudele, all'avere paura di te e degli altri ancora più di prima. Le persone non ti vogliono vicino, i tuoi coetanei ti evitano. Sei una specie di mostro. Quando cammini per le strade sembra che tutti ti guardino, tutti ti conoscano. Tutti sanno che hai fatto. E tutti ti incolpano. Ma che ne volete sapere voi della vita, del dolore. I tuoi fantasmi ti inseguono, ti reclamano. Non ci sono solo i tuoi genitori. Ci sono tutti i volti che hai visto in tutta la tua insulsa vita. Sono rossi. Come gli occhi del tuo peggiore incubo. Rossi come l'acqua. Rossi come il sangue. Ti tirano per i vestiti, per i capelli, ti afferrano le mani. Vogliono farti cadere.

Perché opponi resistenza? Non è ciò ch vuoi, la morte?Loro possono darti ciò che tu da sola non riesci a raggiungere. Quell'ombra non è più senza volto. Ora si svela. Sei tu. Tu che cerchi di uccidere te stessa.

Il dolore non sarà più dolore se vieni con noi e la tua vita prenderà nuove e varie forme.

Ti accoglieremo nella nostra oscura calma.

E tu ti lasci andare. Finalmente il tuo destino è concluso. Il sogno è ormai realtà. Il tuo corpo resta lì, nella vasca rossastra, in mezzo alle bollicine di sangue.



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