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lavoro pubblicato domenica 24 dicembre 2017
ultima lettura venerdì 4 ottobre 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Raccolta canzoni di Natale - Lettera di natale

di Drakuma. Letto 337 volte. Dallo scaffale Fiabe

Il Natale ha sempre avuto un significato profondo per me. Molti potrebbero chiamarla stupidità o semplice ingenuità. Eppure, non ha importanza che nome gli attribuiate, il natale ha qualcosa di magico, che spero di aver trasmesso in questa storia.

Lettera di Natale

Era la settimana di Natale, la prima neve stava scendendo per imbiancare le strade, la gente accorreva nei negozi per comprare i doni di natale e tutti erano felici per la venuta del natale, scusate, non proprio tutti, perché non sempre questo bellissimo e stupendo periodo può essere felice per tutti, ora vi racconterò una storia che parla del Natale, ma non il Natale che tutti conoscono, fatto di regali, ma un vero miracolo di Natale, che ormai tutti hanno dimenticato, anzi, non proprio tutti.
C'era una volta un bambino di 8 anni che viveva in una piccola casetta in periferia, viveva assieme al suo papà e alla sua mamma, anche se, il papà non stava mai assieme alla sua famiglia, certamente non perché non provasse affetto per la sua famiglia, ma perché i troppi impegni, nella fabbrica di giocattoli, dove lui lavorare come operaio, non gli permettevano di stare molto, assieme alla sua famiglia.
Ma nonostante ciò, il piccolo Christopher non era mai triste, perché sapeva che il suo papà lavorava cosi duramente solo per il bene suo e della sua mamma, che lasciò il suo lavoro, quando aspettava la sua venuta.
Un giorno però, la mamma di Christopher si ammalò, il Papà molto preoccupato portò la mamma di Christopher dai migliori dottori del paese, ma dissero che l'unica cura per la sua malattia, era una operazione costosissima, che purtroppo, non potevano permettersi di pagare.
Da allora il padre incomincio a lavorare giorno e notte, facendo tutti gli straordinari che riusciva ad ottenere, ed anche il piccolo bimbo, fece del suo meglio, aiutando la madre nelle faccende di casa e standoli accanto, il tempo passo e la mamma del piccolo Christopher non riuscii ad essere operata, nonostante gli immensi sforzi non poterono far nulla, la madre di Christopher muori tre giorni prima di natale.
Il bambino che aveva sempre voluto molto bene alla sua mamma non riuscì a credere, che la sua mamma era andata in cielo assieme agli angeli, e pianse, pianse per tutto il giorno e i giorni avvenire, finché per il grande dolore, perse la voce.
I medici spiegarono, che il trauma provocato dalla perdita della mamma, gli avevano causato un blocco, che non gli permetteva più di parlare e che non esisteva nessuna cura, che gli avrebbe potuto restituire la voce, solo la sua forza di volontà gli avrebbe permesso, di ricominciare a parlare.
Finalmente arrivò il giorno di Natale che tutti stavano aspettando, tutti, tranne la famiglia di Christopher che non aveva nulla da festeggiare, il papà e il bimbo rimasero seduti a tavola, mangiando cibo scongelato, perché nessuno dei due sapeva ancora cucinare e mentre le altre famiglie si riunivano insieme a festeggiare il natale, riempiendo i loro cuori di gioia, nei loro vi era solo una grande tristezza. Il piccolo Christopher non aveva nessun amico, perché tutti i bambini della paese lo prendevano in giro, perché aveva perso la mamma solo perché era povero, ed il padre anch'esso sofferente, aveva solo il suo lavoro e suo figlio, perciò si fece forza ed assieme al piccolo Christopher, cercarono di superare quel brutto momento, il natale passo e l'anno nuovo aprii le sue porte.
Con esso non arrivò un bagliore di speranza, ma ben si una disperazione ancor più grande. Il padre si ammalò, però ciò nonostante, si sforzò al massimo per continuare a lavorare, tenendo nascosta la sua malattia al figlio, ed anche se non era più in grado di lavorare, continuò ad andare ogni giorno, in fabbrica, mostrando sempre un sorriso felice, davanti ai occhi del piccolo Christopher, che lentamente ricominciò a sorridere.
Finché, un giorno, il padre di Christopher, che stava lavorando con dei macchinari molto delicati e costosi, ebbe un malore e involontariamente distrusse il macchinario, siccome non poteva ripagarlo con il suo misero stipendio, venne immediatamente licenziato e la casa venduta per poter pagare i macchinari distrutti.
Il papà e il bambino, sfrattati dalla loro casa, assieme alle loro cose, andarono a vivere in una catapecchia, nella zona più povera della città, mentre le condizione del padre peggiorarono sempre più, rilegando a letto, ed fu cosi, che il piccolo Christopher lasciò la scuola, per accudire il padre, mentre di tanto in tanto, si sedeva sul ciglio della strada, chiedendo le elemosina, per poter vivere, ma riusciva a racimolare ben poco, tanto che bastava solo per sfamare il povero padre malato, che vedendo i suoi sacrifici divideva, di nascosto, quel poco che aveva, con il suo piccolo figlioletto.
Arrivò la vigilia di Natale, il piccolo Christopher, decise quel giorno di scrivere una lettera a Babbo Natale, rinunciando a nutrirsi per racimolare i soldi per comprare la lettera da spedire al Polo Nord.
Il dono che avrebbe voluto, dal caro Babbo Natale era di guarire, il suo povero papà, che continuava a peggiorare giorno per giorno.
Dopo aver finito di scrivere la lettera, corse ad imbucarla, alla più vicina cassetta delle lettere, che era situata alle porte del paese, mentre la neve stava scendendo, un sorriso colmo di felicità si dipinse sul suo volto, in cuor suo sapeva, che Babbo Natale, era l'unico che avrebbe potuto esaudire il suo desiderio.
Davanti alle porte della città, proprio davanti alla strada principale che portava nella grande piazza, addobbata per la festa, si trovava la cassetta coperta dalla candida neve bianca, i piccoli scarponi che affondavano nella neve, si dirigevano frettolosamente, verso la cassetta, per poter imbucare la letterina.
Quando, a pochi metri, comparirono i compagni di scuola che lo prendevano sempre in giro ed non appena lo videro con una lettera in mano, con sopra scritta "Per Babbo Natale", scoppiarono a ridere, obbligarono il piccolo Christopher a mostrargli il contenuto della lettera. Nonostante le loro minacce, lui non volle dargliela, cosi presi dalla furia, incominciarono a picchiarlo, con calci e pugni, lasciandolo steso a terra sommerso dalla neve. Raccolsero la lettera e leggendone il contenuto, risero ancora più di prima, dicendoli chiaramente che era uno stupido e non solo uno straccione, gli dissero che Babbo Natale non esisteva e che era solo una invenzione degli adulti e non appeno finirono di umiliarlo, se ne andarono, lasciandolo sommerso dalla neve che si era tinta con sfumature di rosso.
Christopher senza forze, rimase disteso, mentre le lacrime che scivolavano dal volto, si unirono alla neve tinta di rosso, in quel momento ripensò alla sua mamma che non c'era più e al suo papà che era malato, ripensò alle cattiverie che quei bambini gli avevano fatto, ma non smise di credere in Babbo Natale. In cuor suo sapeva che esisteva, cosi pensò che non c'era bisogno che imbucasse una lettera a Babbo Natale, sapeva benissimo che lui avrebbe ascoltato la sua preghiera, cosi pensò intensamente a lui, in modo che lo avrebbe ascoltato ed esaudito il suo desiderio.
La neve lentamente lo ricoprì completamente, mentre il freddo pungente gli fece lentamente perdere i sensi, i suoi piccoli occhietti, si chiusero immaginando che Babbo Natale, sarebbe arrivato guarendo il suo papà malato, quello fu il suo desiderio, prima che perdesse completamente conoscenza, cadendo in un gelido sonno.
In lontananza, davanti alle porte della città, apparve una sfarzosa carrozza, probabilmente di un ricco nobile, che viveva al centro della città e che ritornava al paese, per le feste di natale, casualmente, passò affianco al povero Christopher, che ormai era quasi invisibile, per colpa della neve, che non accennava a smettere e non si sa, se fu un caso, la carrozza si fermò proprio affianco al bimbo.
Da essa usci, una bellissima bambina dai capelli color oro, vestita con un lungo cappotto di color bianco candido e uno scaldamani e cappello di pelliccia bianca, incuriosità dalla sagoma nascosta sotto uno strato di neve, vicino alla cassetta delle lettere, intravvide il piccolo bimbo, che per il freddo era diventato viola, sul viso e sulle piccole mani.
Immediatamente, la piccola fanciulla, fece scendere il cocchiere, che con una coperta di lana, raccolse il piccolo Christopher e lo stese dentro la carrozza, mentre la piccola fanciulla, si sedette al suo fianco, poggiando delicatamente la mano sul suo corpicino freddo e rigido.
Con un colpo di briglie, la carrozza si allontanò, dirigendosi verso la residenza, della famiglia a cui apparteneva la piccola lady.
Mentre Christopher sognava, rincontrò nei suoi sogni, la sua dolce mamma, che in lontananza lo chiamava, destandolo dal suo lungo sonno, che sembrava non finire mai.
Non appena riprese conoscenza, vide di non trovarsi più in strada, vicino alla cassetta della lettere, ma ben si, in un grande letto, dal materasso e cuscino morbidissimo, appena si guardo intorno, vide una bambina dai lunghi capelli biondi, che lo stava fissando e che gli disse: "Ben svegliato, come ti senti?" Christopher avrebbe tanto voluto rispondere, ma appena apri bocca, si ricordò che non riusciva a parlare, abbassando il capo che mostrava il suo dispiacere nel non rispondergli.
La bambina, accortasi della difficoltà del piccolo bimbo, prontamente disse: "Non ti preoccupare, adesso sei al sicuro, quando ti sentirai meglio, qui ci sono dei vestiti, spero che ti entrino, i tuoi sono stati messi a lavare, per un po' sarai mio ospite, fai come se fossi a casa tua e se ti serve qualcosa, dillo senza complime....ops, scusami mi è scappato" disse stringendo la piccola linguetta rosea, fra i denti bianchissimi,dopo di che si allontano, dirigendosi verso la grande porta, che si affacciava davanti al letto a baldacchino e disse:"Quando vuoi, scendi, che abbiamo preparato un po' di tè e biscotti, spero che ti piacciano".
Christopher, davanti a tanta gentilezza, rimase sbigottito, era tutto cosi stupendo, che sembrava di vivere un sogno incredibile, i vestiti appoggiati sulla sedia, che si trovava affianco al letto, erano all'ultima moda e cuciti con materiali pregiati, ne aveva visti simili, solo nelle vetrine dei grandi negozi.
Non appena, indosso i lussuosi vestiti, che emanavano un dolcissimo odore di lavanda, uscii dalla grande porta dello stanzone, ritrovandosi al centro di un ampio corridoio, ricoperto completamente dal un lunghissimo velluto rosso: alla fine di esso, una grande scalinata, che portava al piano inferiore, dal corrimano un caldissimo profumo di fiori, pervase le narici del piccolo Christopher.
Arrivando infondo ad esse, venne catturato da l'inconfondibile profumo di biscotti appena sfornati, che proveniva, dalla cucina, nell'ultima a destra delle scale, ma quel dolce profumo, scosse la mente di Christopher, riportandolo alla realtà, si ricordò immediatamente di aver lasciato il papà, solo a casa e come una lepre, corse fuori dalle mura di quella immensa proprietà e con grande fretta, si diresse verso la piccola casetta dove abitava, ai confini con la periferia, ma non appena arrivò davanti all'uscio della casetta, intravvide la sagoma del padre, steso nella neve.
Christopher, impaurito lo scosse, cercando di destarlo, ma sembrava tutto inutile, cosi con le poche forze che aveva in corpo, strinse la giacca che indossava e tentò di trascinarlo dentro casa, ma essendo troppo pesante, a stento riuscii a smuoverlo e quando sembrava che la tutto era perduto, ecco che riapparve la carrozza, dalla quale scese nuovamente la candida ragazzina dai lunghi capelli biondi, che disse:"Presto! Aiutatelo!" prontamente due servitori scesero dalla carrozza e cautamente ricoprirono con una coperta, il corpo freddo del padre di Christopher, dopo di che assieme al piccolo, salirono sulla carrozza.
Non appena i cavalli, incominciarono il loro cammino verso la residenza, dal viso di Christopher, incominciarono a grondare grossi lacrimoni, stracolmi di una gioia impossibile da poter descrivere.
La dolce fanciulla, appena lo vide, li pose un piccolo fazzoletto ricamato e con un sorriso, che sembrava essere quello di un angelo, disse:"Non c'è più bisogno che tu sia triste, dai asciugati quelle lacrime e stai tranquillo, d'ora in poi le cose andranno sicuramente meglio".
Non appena, il padre di Christopher si riprese, ecco che quest'ultimo gli saltò addosso, stringendolo con un caloroso e forte abbraccio, il padre che non riusciva a capire cosa fosse accaduto, lo abbraccio stretto a se, mentre la bambina con un sorriso, che gli illuminava il viso, assistette a quella scena carica di emozione.
Dal portone color mogano, che divideva la stanza dal salone, apparve un servitore, che richiamando la attenzione della signorina, la invitò ad avvicinarsi alla porta, con passo aggraziato si diresse verso di lui e non appena ascoltò il messaggio, mostrò una espressione di incredulità, chiedendo al servitore: "Ma sei sicuro, che questo è possibile?". Il servitore con un cenno di soddisfazione, rispose attraverso un sorriso incredibile, sembrava il sorriso di chi aveva sorriso per la prima volta in vita sua, dicendo:"Si, Signorina sono sicurissimo, il Signore vi sta aspettando di sotto". "Subito, digli che lo raggiungiamo fra un momento".
"Riferisco subito, Signorina".
Dopo di che chiuse, alle sue spalle, l'immenso portone di mogano. La signorina, appoggio entrambe le mani sopra la lunga gonna e con movimenti, talmente aggraziati, da ricordare una principessa, disse:"Saremmo onorati, se rimaneste per cena, mio padre sta aspettando di sotto, vorrebbe fare la vostra conoscenza, sempre se voi siete d'accordo, ovviamente..."
Gli occhi di Christopher si illuminarono, fissando il viso ancora malconcio del padre, quest'ultimo non si fece pregare è accetto subito l'invito. "Vi ringrazio, Madamigella, accettiamo con estremo piacere il vostro invito, speriamo solo di non essere di disturbo, per tutti i disagi che vi abbiamo procurato".
"Non dite altro, vi aspetto sotto, credo che Christopher conosca bene, ormai la strada".
Christopher con aria di imbarazzo, annui senza aprir bocca, mentre il portone si richiuse nuovamente.
Dopo essersi preparati, per un evento cosi importante, si diressero verso la sala da pranzo, arrivati all'entrata videro un immenso tavolo imbandito di centinaia di lecornie, che nemmeno nei loro sogni più immaginabili, avrebbero potuto assaggiare.
A capo del tavolo, il signore della tenuta, aveva un aspetto severo, con grandi occhi scuri e una barba folta, che nascondeva un viso rude e squadrato. Ma nonostante l'aspetto veramente cupo, dimostrò immediatamente una gentilezza strabigliante, quasi da confondere con l'aspetto alla quale ci si trovava di fronte.
"Cosi, voi sareste il famoso Christopher e suo padre, il signor?" "Evelin, Evelin Smith, vi ringrazio infinitamente per la vostra gentilezza e mi scuso per il disturbo che io e mio figlio vi stiamo procurando".
Sotto la barba folta, si intravvide un sorriso, che si tramutò ben presto in una leggera risata.
"Non vi preoccupate, non recate alcun disturbo a questa casa, anzi, sono davvero felice di potervi incontrare. Mia figlia a parlato molto di voi e non solo lei..." Fù interrotto da una piccola vocina che chiese:
"Chi altri, signore".
La curiosità traboccante di Christopher, genero quella domanda scortese, interrompendo addirittura il signore della tenuta.
In quel momento il padre di Christopher, era spaventato dalla sua possibile reazione.
Ed anche in quella occasione, mostro un sorriso pieno di gioia, come se avesse voluto davvero essere interrotto, per ricevere una domanda simile. "Sappi piccolo Christopher, che io conosco te e tuo padre da molto tempo, io sono il padrone della fabbrica in cui lavorava tuo padre, ma solo dopo molto tempo ho saputo, qual è stato il destino che vi è stato poi riservato, purtroppo non ne sapevo nulla, nessuno mi aveva informato e siete stati voi a pagarne il prezzo, della mia ignoranza, spero che possiate perdonarmi". Entrambi rimasero senza parole, non riuscivano a pronunciare nemmeno una sillaba, il loro stupore era talmente grande, che stentavano a credere che ciò che avevano udito, fosse reale, ma ben si il frutto di un sogno. Cosi il Padrone, continuò dicendo:
"Una mattina, mentre era sulla mia scrivania, occupato con una quantità immensa di carte, vidi volare una lettera, fuori dalla finestra, non so cosa mi colpi di quella lettera, ma dentro di me, sapevo che doveva prenderla e leggerla, cosi spalancai la finestra e quest'ultima, si posò dolcemente sulle mie mani.
"Appena la lessi, devo ammetterlo sono rimasto impietrito, le parole di speranza che era scritte sul quel foglio, hanno raggiunto direttamente il mio cuore, potendo solo immaginare il dolore, profondo che avete provato, cosi ho incominciato a indagare su questo bambino di nome Christopher.
"Le mie ricerche, mi hanno portato alla conoscenza della vostra terribile storia e che per colpa mia, ho rovinato la vostra vita per sempre se l'avessi saputo prima, probabilmente.....probabilmente....."
Il capo chino e le mani coperte da guanti bianchi, che si stringevano in grandi pugni, spinsero Christopher ad alzarsi e stringere il padrone con tutta la forza che le sue braccine potevano darli.
Il padre di Christopher disse:"Signore, lei e sua figlia, avete salvato la mia vita e quella di mio figlio, non posso darvi altro che la mia gratitudine per ciò che avete fatto"
Dalla porta che separava il corridoio, dal salone, si presentò la dolce madamigella, che disse con tono sereno: "Padre, la carrozza è arrivata, vi sta aspettando" Il Padrone, si giro e tenendo stretto per le spalle il piccolo Christopher disse:
"Figliolo, non posso cambiare il passato, purtroppo dio non mi ha concesso questo potere, ma posso cambiare il presente, perciò sali insieme a tuo padre su quella carrozza, vi poterà in uno degli ospedali più importanti della regione, li potranno curare la malattia di tuo padre e non appena sarà guarito, verrete a stare da noi, finché non troverete una nuova abitazione e sopratutto..."
Disse rialzandosi e fissando dritto negli occhi il padre di Christopher: "Vorrei che tornaste a lavorare presso la fabbrica che conoscete bene, come dirigente e sopratutto dopo che vi sarete ripreso del tutto, accettate la mia proposta, non accetto rifiuto, solo un si!"
Il padre di Christopher, non riusci più a trattenere le lacrime, che copiose scendevano dai suoi occhi lucidi, con voce tremante e le labbra leggermente socchiuse disse:"Si!"
Christopher, saltellò per tutta la stanza, sprizzando felicità da ogni parte del corpo, non era mai stato cosi felice prima di allora, gli sembrava cosi bello, che sembra tutto quanto un lunghissimo sogno, che aveva fatto fra la neve delle strade, ma era reatà, finalmente il brutto sogno era finito e da li averebbe potuto vivere una vita serena e felice assieme al suo papà.
Salirono sulla carrozza, guardando fuori dal finestrino, l'intera città completamente imbiancata, cosi bianca, che con i pochi raggi che cadevano dal cielo, sembrava risplendere. E fù in quel momento, che penso, come aveva fatto la sua lettera, che gli era stata rubata a raggiungere la finestra del suo benefattore, a quella domanda Christopher non ebbe mai risposta, ma nel suo cuore sapeva esattamente chi fosse stato e dall'ora, ogni natale, scriveva una lettera per ringraziare coloro che avevano realizzato il suo più grande desiderio.



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