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lavoro pubblicato sabato 23 dicembre 2017
ultima lettura mercoledì 16 gennaio 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Il Magic Gatto

di Frediana. Letto 352 volte. Dallo scaffale Fiabe

C'era una volta un gattino dagli occhi verdi e dal pelo mesciato. Il suo nome era Rodolfo ed era di una vivacità e di un'intelligenza fuori dal comune. Curioso e scavezzacollo, non stava fermo un secondo. Inseguiva qualsiasi cosa gli passasse a...

C'era una volta un gattino dagli occhi verdi e dal pelo mesciato. Il suo nome era Rodolfo ed era di una vivacità e di un'intelligenza fuori dal comune. Curioso e scavezzacollo, non stava fermo un secondo. Inseguiva qualsiasi cosa gli passasse accanto, soprattutto se luminosa e dai colori sgargianti. Abitava in uno scantinato in città, con i genitori e tanti fratelli. La mamma gatta si sgolava a chiamarlo quando era ora di mangiare e quando si faceva buio; ma Rodolfo, che chiamavano tutti col diminutivo "Rudy", non era interessato a mangiare e non aveva paura della notte. Rudy pensava sempre e soltanto a giocare e tutto quello che vedeva era per lui un nuovo divertimento. I bidoni della spazzatura erano ottimi per fare a nascondino e vi trovava tante sorprese. A volte coinvolgeva nei suoi giochi i fratelli e gli altri micetti del quartiere; era sempre lui a inventare nuovi passatempi: bottiglie da fare rotolare, stringhe da tirare o sgomitolare, carte di caramelle e chewingum da unire, scambiare, fare apparire o sparire, fogli di giornale da trasformare in palle o tagliuzzare in coriandoli, cappelli sfondati da trapassare, scatole di cartone da cui scappare o in cui nascondersi, ombrelli rotti da rompere ancora di più. Gli altri gatti si stancavano presto e si sdraiavano a dormire; Rudy, invece, non era mai stanco e, imparato bene un gioco, ne inventava subito un altro e si allenava per ore ed ore, finché non gli riusciva; un paio di gattine, si fermavano ad ammirarlo: erano, si può dire, sue "fans" e Rudy, dava loro dei regalini: tappi di bottiglia, fiori appassiti, figurine ritagliate. Anche alla mamma portava sempre qualche dono: scatole di tonno aperte, stuzzicadenti masticati, nastri da pacco, bucce di banana, noccioli di pesca. Era un gatto in fondo sensibile e galante.

Un giorno girovagando per le strade, vide un capannello di uomini, donne e bambini riuniti a cerchio. C'era qualcosa in mezzo. Coso stavano facendo? Rudy, da bravo gatto di città, aveva imparato presto a stare in mezzo agli umani, muovendosi fra loro senza dare fastidio e, soprattutto, senza essere calpestato. Infilandosi tra le gambe, quel giorno, vide che in mezzo al cerchio c'era un tale vestito con abiti sgargianti, un cilindro blu in testa ed un bastone in mano, gesticolava, faceva apparire e sparire foulard, monetine, mazzi di fiori, colombe e coniglietti, tra gli applausi degli spettatori. Era un illusionista e faceva ciò che gli uomini chiamano "magie".

Rudy era solo un gatto, non sapeva cosa fosse la magia, eppure capì che i giochi che stava facendo quell'uomo erano uguali a quelli che lui stesso inventava. Entusiasta, Rudy saltò sulle spalle dell'artista e si mise a muoversi freneticamente: frugava nelle sue tasche, tirava fuori gli oggetti e li nascondeva, ora con il muso, ora con le zampine, si metteva i foulard in testa e li faceva roteare con la coda. L'illusionista dapprima fu seccato dall'intrusione di un gatto nel suo show, poi, vedendo che il pubblico si divertiva di più di fronte a quell'imprevisto, incominciò ad assecondarlo e lo spettacolo divenne un tira e molla di oggetti tra uomo e gatto. Finito lo show l'artista mise tutte le cose in un baule, salutò gli spettatori, accarezzò bonariamente il pelo di Rudy e mise intorno al collo del gatto uno dei suoi fazzoletti colorati, quindi se ne andò a bordo di un furgoncino. Rudy guardò il furgoncino allontanarsi; notò che aveva la carrozzeria rossa con due bande dorate ed il disegno del cilindro blu.

Quella notte, raggomitolato sul suo giaciglio in cantina, Rudy non fece che pensare a ciò che aveva visto ed a sognare di stare con il suo nuovo amico, giocandosi e divertendosi. Il mattino dopo, girò per la città, cercandolo per ogni dove. Arrivò a sera stremato, senza trovarne traccia. Poi, si ricordò che in un cortile vicino al suo, viveva un cane suo amico di nome Gabo; si sa che i cani riconoscono tutto dall'odore; Rudy lo aveva visto in azione e sapeva che era in grado di scovare qualsiasi cosa annusasse. Andò da Gabo con il foulard e gli chiese di trovare l'uomo che aveva maneggiato quel fazzoletto. Gabo era sì suo amico, ma molto pigro e occorreva un incentivo per farlo muovere. Rudy sapeva cosa fare: corse nel retro dell'osteria più vicina, che aveva una finestrella sempre aperta, grande quanto bastava per fare passare un gatto; lì c'erano sempre avanzi di cibo raccolti in un bidone col pedale; trovò un osso, lo portò a Gabo e glielo fece sgranocchiare; a quel punto il cane accettò di collaborare e, annusato a fondo il fazzoletto, incominciò un percorso a naso per aria. Il cane davanti, il gatto lo seguiva speranzoso.
Procedettero a zonzo per qualche ora. Quando Rudy ormai si sentiva stanco e, non da lui, pensava di mollare, ecco comparire, nel parcheggio di un hotel in centro, il caro furgone rosso con strisce dorate e cilindro blu!

Ringraziato l'amico segugio, Rudy entrò dalle porte girevoli e si ritrovò in un immenso salone pavimentato in moquette, completamente deserto. Zampettò verso una sala da dove provenivano odori e rumori. Si aprì una porta a due battenti e, mentre ne uscivano camerieri carichi di vassoi, Rudy scivolò all'interno e senza farsi vedere si mise sotto i tavoli rotondi ed imbanditi della sala da pranzo; avanzando tavolo dopo tavolo, si trovò davanti un palcoscenico e, finalmente, rivide il suo amico illusionista che si stava esibendo.
Nessuno si era accorto di lui; Rudy saltò sul palcoscenico, prima tra le gambe dell'uomo e poi sopra al cilindro che il mago aveva sulla testa. L'artista sorpreso prese Rudy tra le mani e lo riconobbe dal foulard. Come la prima volta, gatto e uomo presero a giocare insieme, tra risate, applausi e ovazioni del pubblico. A spettacolo concluso, il mago portò Rudy nel camerino e si mise a riflettere; dato il successo, avrebbe fatto diventare il gatto una parte permanente delle performance.

Detto fatto: l'uomo prese il gatto a vivere con sé ed i due giravano da un teatro all'altro, da una piazza all'altra; l'artista insegnava al gatto nuovi giochi, Rudy aveva una casa nuova, un intero divano pieno di cuscini, palline e pupazzetti come giaciglio, faceva il bagno nella vaschetta con il bagnoschiuma, mangiava cibo succulento ed aveva una serra con alberi ed erba dove passeggiare e fare i suoi bisogni. Per il gattino ogni giorno era una nuova scoperta e si sentiva felice. Non poteva capire che per l'uomo lui non era solo un compagno di giochi; il gatto infatti era diventato un business: ora l'artista si presentava come "Antonello e il magic cat", aveva cambiato il furgone rosso con un camper ultra accessoriato, gli spettacoli facevano tutto esaurito, la tariffa aumentava ogni volta, in più vendeva ogni sorta di gadget con l'immagine del gatto nelle varie pose, magliette, peluche, portachiavi, figurine; erano diventati molto popolari e richiesti; avevano partecipato perfino a trasmissioni televisive.

Dopo qualche tempo, mentre era solo, Rudy si ricordò della mamma e dei fratelli dello scantinato e pensò che anche loro avrebbero potuto trasferirsi in quella casa così grande e bella, ma così triste. Nelle giornate in cui non avevano spettacoli e il suo padrone non lo addestrava, Rudy si annoiava a morte e sentiva la mancanza degli amici e degli spazi aperti; ormai non inventava più i giochi perché doveva concentrarsi su quelli che gli venivano insegnati. Un pomeriggio ebbe l'idea di fare una passeggiata fuori e si accorse, allora, di essere in una prigione: grande e di lusso, ma senza possibilità di fuga. Porte e finestre sempre chiuse. Quando il padrone lo portava agli spettacoli lo metteva in una gabbietta, che apriva solo in camerino; se si esibivano all'aperto una cordicella univa il collarino del gatto al polso dell'uomo.

Così con l'andare del tempo, il divertimento ed il gioco si trasformarono in tortura e costrizione; il suo amico e compagno di giochi diventò un nemico, lo odiava, come odiava ora i movimenti che era obbligato ad eseguire; l'unico pensiero di Rudy divenne, ad un certo punto, riuscire a scappare. Cercava uno stratagemma, curava qualsiasi attimo di disattenzione del suo aguzzino, spiava qualsiasi porta aperta, tentava di tagliare quella corda con le unghie e con i denti, di aprire le sbarre della portantina, finché si accorgeva di non avere abbastanza forza. Era impossibile uscire da quella situazione. Allora, si raggomitolava su sé stesso, si metteva a piangere e non faceva niente.

Entrò in uno stato di totale depressone, non si muoveva, rimaneva inerte di fronte agli stimoli ed agli incitamenti dell'uomo, oppure faceva apposta a sbagliare gli esercizi di fronte al pubblico. Nel camerino ed a casa il padrone lo sgridava, gli dava botte, lo lasciava senza cibo e acqua e lo rinchiudeva per giorni in sgabuzzini angusti al buio. Quelle punizioni peggioravano la situazione, dato che Rudy divenne violento e, nel corso degli spettacoli, si metteva a graffiare e mordere. Il pubblico incominciò ad abbandonare gli spettacoli, fischiare per disgusto, la popolarità dell'artista colò a picco, tutti i contratti vennero disdettati, tutti i compensi non pagati.

L'uomo esasperato decise di sbarazzarsi del gatto e per fortuna di Rudy, scelse il metodo meno indolore: lo portò in un grande giardino pubblico e lo abbandonò in un cestino, come un rifiuto. Rudy non sapeva dove si trovasse, tuttavia, gli era andata bene: era vivo e di nuovo all'aria aperta, libero. Dopo un disorientamento iniziale, girovagando per aiuole, sentieri, panchine, cespugli, fece conoscenza con quel luogo. Incontrò una colonia di gatti randagi e si unì alla loro compagnia. Era ritornato uno sporco vagabondo, beveva dalle pozzanghere, si inzaccherava nel fango, rubava cibo ai venditori ambulanti, se la svignava agilmente quando lo beccavano, correndo a più non posso, aveva scoperto nuovi nascondigli.

Il gattino Rodolfo aveva ritrovato sé stesso, l'energia, la curiosità e, soprattutto, la verve di inventare tanti infiniti magici divertentissimi giochi.



Commenti

pubblicato il mercoledì 11 aprile 2018
mavisa, ha scritto: Un grande inno alla libertà visto attraverso gli occhi di un gatto!!Sarà che io li adoro(tutti i felini in realtà),ma mi sono commossa e spero che Rudy viva nella fantasia ancora molti annilibero e felice!

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