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lavoro pubblicato mercoledì 20 dicembre 2017
ultima lettura martedì 16 aprile 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

HISTORY OF THE NATIVITY

di DOMENICO DE FERRARO. Letto 477 volte. Dallo scaffale Fiabe

HISTORY OF THE NATIVITY Nell’approssimarsi  del santo Natale  quando  le cime dei monti diventano bianche   e l’aria diventa  fredda  quasi  costringendoti  a stare chiuso in casa , Qua.....

HISTORY OF THE NATIVITY
DI DINO FERRARO

Nell’approssimarsi del santo Natale quando le cime dei monti diventano bianche e l’aria diventa fredda quasi costringendoti
a stare chiuso in casa , Quando scende copiosa la neve imbiancando ogni cosa fermandosi sui i tetti sulle auto in sosta cosi che lo sguardo ammira un mare di bianco , purissimo e senti sulla pelle un freddo che t’accarezza ti culla nel sogno d’inverno che ti porta lontano in un volo d’immagini che si schiudono pian piano tra le mani ghiacciate. T’affacci dalla finestra ed ognuno fa promessa a se stesso dì essere più buono per il prossimo nuovo anno che bussa alla porta . Un profondo senso di serenità s’impossessa
di se stesso cullati dal dolce sonno invernale ,un velo di pace appare nell’animo, un desiderio d’amore e di libertà sembra
conquistare ogni uomo di buona volontà.
Tutti si danno da fare nell’approssimarsi di queste feste e tra questi il vecchio Gennaro che ogni anno puntualmente prepara per la gioia dei suoi tre nipotini il santo presepio . Il signor Gennaro inizia i primi di novembre recandosi personalmente nei vicoli antichi ove vivono gli artigiani locali nelle loro botteghe di pan di zucchero gommose e colorate che odorano di secoli passati di glorie venuste di tanti gioie perdute migranti per cieli e muschi profumati di legni fatati che prendono forma dalle umili mani a comprare dei nuovi pastori mancanti alla sua sacra rappresentazione.
Quella mattina d’inizio dicembre usci molto presto, la moglie vecchia e bacucca dal naso uncino dalla pelle color cammello della veneranda età di settantanni portati ancora bene tosta ed in forma dalle forme sinuose e sensuali simili ad una giovinetta di vent’anni , rimase ancora a letto al calduccio sotto le coperte perché sentiva molto freddo.
Esco Concetta vado in centro a comprare quei pastori che mi mancano.
Copriti , mettiti la sciarpa stamattina si gela ,poi prendi freddo t’ammali e mi metti in croce perché stai male.
Non preoccuparti mi copro . Quest’anno si preannuncia un natale con i fiocchi pensa a quanta povera gente non ha un tetto sulla testa sciagurati quelli che dormono in mezzo alla strada ,
con il freddo che fa di sicuro si congeleranno.
Poverini e tuo figlio si lamenta di quello che tiene .
Mi raccomanda non fare tardi ,oggi ci viene a trovare
la signora Giuseppina con la figlia.
Allora faccio tardi …. Ciao ci vediamo stasera.
Ogni anno la stessa storia , mo se ne esce e ritorna stasera
con un pacco pieno di pastori, stelle filanti, miniluci e quant’altro.
Ogni anno spende una fortuna appresso quelle statuette .
Ha settantacinque e sembra un bambino di otto anni.
Gennaro usci di corsa incappucciandosi bene per ripararsi
dal freddo andò a prendersi l’autobus , pensando a quando
giovinetto andava a scuola , ai suoi primi amori ,alle avventure sognate le tante aspirazioni che come fumo d’arrosto svanisce nei fumi di un senso che non conosce fine ,storia di vite perdute simile a tante ,simili a quelle vite che han cambiato generazioni, terre , ideali ,nazioni , ripensò ai sui amici d’un tempo, alle tante malefatte ,finzioni di d’esperienze , di logiche incline alla critica di un giudizio che decresce nella gaia scienza .
L’autobus lo portò velocemente tra le nuvole , tra le ombre
del passato , tra ricordi dolci come il pan di zucchero saporiti
come biscotti caldi . Giunto nel vecchio borgo degli artigiani , prese a cercare tra bottega e bottega le statuine che più gli piacevano per addobbare quella sua rappresentazione con passione e fantasia ,ed ogni statuina che prendeva tra le mani cercava in quei volti qualcosa di familiare qualcosa che gli ricordasse fatti e personaggi incontrati lungo il corso della sua vita.
Scava e cerca , vai di qua e di là comprò diverse statuine assai graziose alcune mancanti come il ricottaro , il cacciatore , ciccibacco sopra la botte , benino il pastorello che dorme ,
la zingara con il bambino , il centurione , gli angeli , l’ubriacone ,
la lavandaia , le guardie di erode , un nuovo asino ed un nuovo bue , la carta pesta per fare montagne , burroni , palazzi , castelli , osterie con tante finestre aperte dove cosi si può vedere la gente vivere andar a far la spesa accudire i propri figli , fare a botte, amare, sognare. Tutta quelle figure che lui cercava personaggi che han vissuto in tempi addietro che rappresentassero un tempo passato una società ,un paese ove la nostra infanzia vive per eterno ,statuine e manufatti , prosciutti , pesci , fichi secchi , castagne, caciotte. Poi comprò scale , scalette , casette , cammelli e cavalli tutto un arsenale di cose e ricordi d’un mondo che non c’era più ma che viveva in fondo ancora a se stesso.
Tra questi comprò anche delle strane statuine alcune con facce ringhiose, sfregiate che facevano secondo lui da cornice a quel mondo, antico e popolare. Tornò a casa a sera stanco morto , aveva speso un bel mucchietto di soldi ma era contento felice come mai lo era stato in vita sua.

Andò a dormire con una gioia immensa in fondo a se stesso vedeva rilucere quel suo presepio con tante luci e tanti pastori e nella veglia vide un mondo da lui sempre sognato animarsi tra qui monti di cartapesta vide ragazzi e ragazze mano nella mano , gente andare di corsa a compare regali , vide famigliole intere sorridere essere felici ,vide l’innocenza dei bambini . Si trovò cosi per magia all’ingresso d’un castello vestito da viandante non poteva credere a sui occhi , si guardò intorno spaesato non sapendo dove andare ne dove fosse, ne dove andare e vedendo da lontano due soldati romani gli andò incontro ma questi con le lance puntate gli gridarono d’andare via di allontanarsi subito.
Lui sorrise e con coraggio gli andò incontro e gli disse .
Scusate sapete dirmi dove mi trovo ?
I due soldati minacciosi quasi ringhiando gli dissero :
Sei a Betlemme questo alle tue spalle e uno dei tanti palazzi
di Erode il grande e tu viandante cerca d’ andà subito
via da qui , se non vuoi finì nelle galere con i ceppi ai piedi .
Ci hanno ordinato di non far entrare a nessuno e ne
di permettere a niuno di chiedere la carità per codesti luoghi.
Su vai via prima che venga er centurione a vedere
se ogni cosa e apposto .
Chiedo Scusa disse Gennaro , avete detto Betlemme oh che meraviglia e girandosi a guardare in fondo alle valle dal monte
in cui si trovava vide tante case ,stradine strette con tanta gente.
S’incamminò lungo un sentiero , le guardie di erode passavano
a cavallo , facendosi largo tra la folla gridando .
Un povero cieco perduto l’orientamento per poco non cadeva sotto gli zoccoli dei cavalli , Gennaro l’afferrò per un braccio e tirandolo verso di sé lo salvo da una sciagurata sorte.
Il vecchio disse : Madonna mia che successo , aiuto io non vedo aiutatemi.
Ai rischiato di morire e mancato poco che venissi travolto dai carri trainati dai cavalli disse Gennaro.
Grazie straniero , chiunque tu sia , non sò come ringraziarti ,
mi hai salvato à vita .
Vieni disse Gennaro sediamoci qui fuori questa osteria .
Hai fame ?
Tanta straniero son due giorni che non mangio lo stomaco
mio brontola ,ed emette strani suoni.
Son solo al mondo e vago di paese in paese cantando
le storie mie chiedendo a volte la carità per vivere ,
suonando la cetra ed il liuto .
Dopo aver mangiato ti faccio sentire se ne hai voglia qualcosa.
Va bene ,vediamo se possiamo mangiare qualcosa
e messo la mano nella tasca tirò fuori con sua somma
meraviglia un sacchetto di monete d’argento , chiamato così l’oste questo corse veloce al tavolo e disse :
Ci potrebbe portare qualcosa di buono da mangiare ,
abbiamo tanta fame.
L’oste un omaccione con un naso a peperone gli rispose :
C’è stà una bell’ anatra insaccata cotta da poco e del buon vino.
Gennaro rivolgendosi al suo compagno cieco disse :
Hai sentito un anatra ripiena sei contento tra poco ti sazierai .
Grazie straniero disse il cieco oggi sono stato veramente
furtunato nell’incontrarti.
Va bene oste portaci presto , questa anatra e del pane
e in più un anfora del tuo vino migliore.
Subito , ma prima chiedo venia non per mancare rispetto ,
vorrei vedè con quali soldi mi pagherete .
Ahimè a codesti tavoli troppa gente si assetta e con la scusa d’essere pellegrini , affidandosi alla generosità altrui e all’ospitalità
dovuta ai forestieri s’ingozzano a sbafo senza cacciare
un becco di un quattrino.
Gennaro cosi tirò lesto dalla tasca il sacchetto pieno di monete
e li fece ruzzolare sul tavolo . Soddisfatto adesso .
Va bene padrone in un battibaleno avrete l’anatra ben cotta
sul vostro desco.
Mangiarono di buon appetito ed il cieco dopo aver pulito la sua scodella si disse molto soddisfatto.
Adesso vorrei cantare per te , ascolta spero ti piaccia.
Gennaro grattandosi il capo sorridendo disse va bene
fammi sentire ed il vecchio aedo prese la sua cetra
ed incominciò a raccontare .
Voglio narrarti dell’accorto eroe che tanto errò per l’universo
poiché le sacre a terra sparse , Iliache mura, che di molte genti
visitò le metropoli , l’indole di molte genti conobbe; Che sul pelago ancor patì nell’alma , immensi affanni, onde condurre in salvo, sé medesimo esponendo, i suoi compagni al crudele destino. Ma i compagni bramò condurre invano ché di lor nequitose opre al fine perirono.
Cos’ inizio il suo canto accompagnato da una dolce melodia
che attrasse in un istante tanta gente che passava di li per caso fattasi intorno a lui presero ad ascoltare quell’eroico poema.
Cosi viste le prime stelle ai confini del cielo luccicare sul mare al tramonto Gennaro salutò il vecchio cieco e riprese il suo cammino per quelle stradine strette in cerca di qualcosa che neppur lui sapeva dove fosse, ma che sentiva in cuor suo sempre più vicina.
Scese per strade sporche invase da gente d’ogni genere
proveniente da mondi lontani ,gente lazzarona , stracciaioli ,
con in mezzo tanti carrettini zeppi di verdure.
Che gridavano:
Puparuolo e aulive !
Magnateve ò cocco! Magnateve ò cocco !
Rroba vecchia !
Pallume p’ allesse ! Pallume p’’allesse !
E mellune chine è fuoco !
A pizza cu ‘alice ! A pizza cu ‘alice !
E lazze p’ ‘e scarpe ! E lazze p’’e scarpe !
A capa d’ o purpo ! A capa d’ o purpo !
‘O Roma !
Chella bella mamma d’ o carmine v’ o ppava!
Nun m’ ‘o ppozzo faticà !
Accattateve ‘ e piatte !
Sei tuvaglie cinche lire !
Noccioline Americane !
Cicchignacco ‘ int’ ‘a butteglia !
O zì’ monaco ‘ mbriacone !
‘O veleno p’ ‘e scarrafune!
A dummeneca addo ‘ t’ ‘a faie?
Inoltre cammellieri e mercanti di spezie ,pellegrini , gente
proveniente da lontano per il censimento affollavano le strade.
Ed un aria di festa rendeva ogni cosa bella in una bottega
di vinaio gli sembrò un noto attore toscano bere vino e recitare alcuni versi di Dante :
Nel mezzo del cammin di nostra vita mi ritrovai per una selva oscura, ché la diritta via era smarrita. Ahi quanto a dir qual era è cosa dura, esta selva selvaggia e aspra e forte che nel pensier rinnova la paura! Tant' è amara che poco è più morte; ma per trattar del ben ch'i' vi trovai, dirò de l'altre cose ch'i' v'ho scorte.
Erano questi i primi versi della Divina Commedia che Gennaro riconobbe perché l’aveva studiati a scuola. Continuò così il suo cammino tra tante difficolta chi lo tirava di qua chi di là chi gli voleva vedere una giacca, chi un pantalone, chi una rosa fatta di fil di ferro , chi lo invitava a giocare a dadi o alle tre carte , chi cercava di mettergli le mani in tasca per rubargli alfine qualche moneta d’argento .
Le voci si rincorrevano all’unisono dolci, chiassose si perdevano all’unisono per fondi oscuri dove le voci riposano nell’incanto delle note musicali ed una folla enorme diveniva un fiume di gente d’ogni lingua e cultura , vide personaggi famosi come qualche noto giornalista radiotelevisivo in compagnia d’un suo amico comprare regali in una umile bottega d’artigiani è più scendeva verso valle per quelle strade tortuose più comprendeva la natura umana ,comprendeva passioni mai comprese , cresceva in lui un sentimento mite di pietà e compassione una gioia universale che varcava ogni limite della ragione umana , diveniva incompressibile un mistero di cui solo il credere , sapeva spiegare e giustificare.
Vide da lontano una luce senza fine abbagliarli gli occhi
spingerlo verso di sé ,una luce calda , immensa un dolce calore
Gennaro prese ad andargli incontro, alzò il passo e s’affrettò
tra le bancarelle di libri e chincaglierie provò a raggiungerla ,
si fece largo tra la folla , s’ afferrò perfino ad una coda
d’un cammello d’una lunga carovana di saggi principi orientali
e nell’andargli incontro rivide così per un attimo tutti gli orrori di questo mondo ma anche la volontà ed il desiderio di pace emergere faticosamente dal dialogo tra diversi genti .
La luce si faceva chiara e rada dalla lunga scia prese forma
d’una stella cometa che lo guidò verso un umile capanna
e là prese da una gioia immensa lì s’inginocchiò commosso alla vista d’una donna e d’un uomo vicino ad un piccolo pargolo,
la forza che emanavano non aveva tempo e luogo un infinita dolcezza un senso di salvezza ed egli a quella scena incominciò a piangere in silenzio . Le lacrime gli corsero lungo il viso e non seppe più trattenerle si senti ritornare fanciullo ,puro come un tempo, senti di essere giunto al principio e alla fine del suo cammino e quando commosso ad un tratto vide la piccola mano del divino pargolo tenderla verso di lui un angelo gli apparve accanto ed una musica dolce si sparse per l’aria ed accompagnò un tenero canto : Dorme Betlemme fra le mura antiche
piena di gente come di formiche, fuori la santa coppia pellegrina
lenta col somarello s’incammina. Stanca ripara nella buia stalla
mentre la prima neve già sfarfalla. Lontano un coro di pastori canta
l’attesa dolce della notte santa…L’alto silenzio è rotto da un vagito… bimbo sei nato! Fiore sei fiorito! Sopra la roccia spunta già l’ulivo, s’apre alla luce il cuore del cattivo. Il tuono s’è cambiato in dolce canto, il lupo s’è ammansito per incanto, la neve bianca copre le sue orme e l’agnellino nel presepio dorme beato lontano dal male … Quasi sconvolto ed estasiato Gennaro si svegliò di soprassalto apri gli occhi e la moglie Concetta in cucina gli gridò :
Gennaro svegliati oggi è Natale.
Sbrigati ci sono tante cose da fare tra poco arriva nostra figlia Maria con il marito metti in un posto sicuro il presepio non facciamo come l’anno scorso che Gabriele te lo fece cadere per terra , rompendo la stella cometa ed alcuni pastorelli.
Hai ragione , adesso mi alzo subito , tra poco termina la nostra pace . Brrr che freddo.
Concetta cosa hai preparato di buono oggi ?
Ho fatto un po’ di brodo di gallina .
Buono a me mi piace tanto il brodo caldo con un pò di pastina dentro è una delizia .
Concetta hai visto le mie scarpe ?
Ai visto sotto il letto?
Eccole lì .. …..e tu cosa ci fai qui sotto, chi sei?
Zitto , non gridare non mi hai riconosciuta sono la befana cercavo un paio di scarpe rotte.
Concetta aiuto …..




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