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lavoro pubblicato giovedì 14 dicembre 2017
ultima lettura sabato 10 ottobre 2020

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L'umana commedia (2a parte)

di Francescoandreamaiello. Letto 554 volte. Dallo scaffale Pensieri

Cirrosi, tumori ed aids rappresentano, infatti, la nefasta piaga dell’umanità in un mondo dove ancor si muore per fame e si continua ad ammalar per irrefrenabile sazietà, tralasciando le quotidiane guerre, che non fan più not...

Cirrosi, tumori ed aids rappresentano, infatti, la nefasta piaga dell’umanità in un mondo dove ancor si muore per fame e si continua ad ammalar per irrefrenabile sazietà, tralasciando le quotidiane guerre, che non fan più notizia, e le barche dei disperati dove si muore per la speranza di vivere.
Ma è proprio questa la moderna e civile società? Non parliam poi di religioni, da sempre tra scissioni ed in conflitto tra loro, anche assurde limitazioni della libertà, invece di rasserenare le anime, quando sempre una e la stessa è la verità... davvero non se ne può più!
Ma qual è il guasto della mente che scatena una tale confusione, al punto che un essere umano,
miracolo della vita, si immola per la divinità. La ragione che fa così perdere la testa è di sicuro tanta fame e povertà (e ignoranza nell'immolarsi per Allah, Dio dell'amore!) all’irriverente, arrogante cospetto della cieca e sorda materialità. Ormai l’umanità ha assunto le sembianze di un perfido serpente, che sempre più, in ogni istante della vita, azzanna proprio se stesso.

Riprendendo il viaggio, eravamo in ambito respiratorio, qui evidenziai perfino sfregamenti,
ma ahimè sbagliai diagnosi, perché credevo di pertinenza pleurica mentre erano pericardici
interessanti il cuor. Per un lavoro così stressante tra tanti rumori, d'improvviso mi prende un vuoto nella mente, al punto che non so chi sono, né da dove vengo, né dove vado con un pesante monito che mi riecheggia in testa e che mi riporta alle terrene origini: polvere sei e polvere rimarrai. Ma poi, al riaffiorare dei rumori respiratori, tiro un bel respiro di sollievo e rinsavito continuo la mia avventura alla ricerca dell'anima perduta, non prima, però, di aver trovato un posto tranquillo dove riposare dopo tanto stress.
La gabbia toracica con tutti questi suoi rumori, di certo, non fa al caso e mi conviene, allora, scendere a valle, dove passo dopo passo arrivo allo stomaco, anch’esso pieno d’aria con tanti guazzamenti e solita dispepsia, che può esitare nella classica eruttazione: se irrefrenabile ci fai solo una magra figura, altro che pranzo gradito!
Intanto supero il duodeno e comincio a camminar su di un morbido tessuto quasi vellutato e, finalmente, i miei piedi stanchi trovano ristoro sul pavimento soffice dell’intestino tenue. Dopo una lunga passeggiata davvero riposante, sono di già al cieco e prendendo per l’ascendente proprio in questa sede non sento più rumori e, per la fioca luce che ti invita a riposare, mi fermo proprio qua per un salutare sonnellino. Non l’avessi mai fatto! Passati pochi minuti, mi ero quasi appisolato, quando forti aliti di vento con nauseanti olezzi, movimenti d’aria, finanche gorgoglii con strani borborigmi ed anche qui guazzamenti con sonore flatulenze!
Con il lume in fioca luce ed ancora beante, di colpo anche il buio con movimenti di materia, altro che sonno riposante. Tra moti d’aria e di materia, repentini passaggi dal buio alla fioca luce, avvertendo anche un forte calor che prende tutta la carne, d’emblée mi assale il pensiero con conseguente dubbio:

ma vuoi veder che l’inferno
si sconta nel proprio corpo
senza più vita e io son finito qui
essendo ormai già morto?
O mio profondo io,
mia anima immortale,
dimmi all’istante dove sono io!
Trapassai o sono ancora io?
Da questo feral pensiero
subito mi riprendo,
mi sento vivo e vegeto;
la causa di quel calor
che mi ha pervaso tutto
è stata l’adrenalina
per quel subitaneo terremoto
in tutto il mio intestino.
Stando così le cose
mi convien tornare indietro
e salire per la porta
verso la regione epatica.
Qui mi fermerò sol
per riprender fiato,
nel fegato non voglio entrar
perché con la mia mente
spesso in pazzia,
se aggiungo l’epatica follia,
scateno un tal pandemonio
da far preoccupare tutti.
Poveri miei familiari,
quante ve ne ha combinate
quel pazzo di vostro fratello,
sempre alle prese
con le sue solite scritture
sotto il costante assillo
di diventar qualcuno!
www.francescoandreamaiello.it


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