ewriters

scrivere per essere letti
Siamo 8.522 ewriters e abbiamo pubblicato 74.968 lavori, che sono stati letti 49.897.012 volte e commentati 55.651 volte. Online dal 3 Gennaio 2000.
 
 


Seguici


Scaffali


lavoro pubblicato mercoledì 13 dicembre 2017
ultima lettura giovedì 14 febbraio 2019

Questo lavoro e' adatto ad un pubblico adulto

Lo strano caso dell'uomo senza naso - seconda puntata

di nickvandick. Letto 255 volte. Dallo scaffale Pulp

Lasciai Roundtree alle amorevoli cure di uno degli agenti di turno che gli impose di sedersi nella sala d’attesa ad aspettare che tornassi, poi salii nell’ufficio del capo. Dennison mi fece entrare guardandomi con la sua solita spocchia da ...

Lasciai Roundtree alle amorevoli cure di uno degli agenti di turno che gli impose di sedersi nella sala d’attesa ad aspettare che tornassi, poi salii nell’ufficio del capo. Dennison mi fece entrare guardandomi con la sua solita spocchia da supereroe dei miei stivali soltanto perché si scopava mia moglie e mi invitò a prendere posto sulla poltrona davanti alla sua scrivania. Stava mangiando uno di quegli schifosi panini con chorizo e sottaceti inzuppati di salsa di chili che solo lui riusciva a ingurgitare e che io ci avrei messo un mese intero soltanto per digerirlo, sempre che non fossi schiattato prima per la botta di colesterolo, e ancora una volta mi domandai come fosse possibile che una donna bella ed elegante come Wallace sopportasse di stare accanto ad un simile maiale. Non che io sia proprio un principe azzurro, non nego di essere pieno di difetti e manie come la maggior parte degli uomini di questo mondo, ma almeno non vado in giro con la cravatta unta di condimento messicano.

Il porco poggiò il panino sul ripiano dello schedario e si nettò le mani con un fazzolettino di carta, poi si alzò in piedi e si avvicinò alla macchinetta del caffè per riempirsi la tazza.

“Che succede Frank, perché mi volevi vedere?” chiese con un tono di voce che intendeva sottolineare la sua presunta posizione di superiorità nei miei confronti. In pratica mi faceva notare che mi concedeva udienza, come fossi un bambinello viziato che bisogna accontentare con una caramellina per evitare che cominciasse a fare i capricci.

“Niente di grave Bob, solo che giù c’è uno venuto a raccontarmi una strana storia e volevo sentire la tua opinione.”

Lui mi guardò sospettoso, non era da me chiedergli delucidazioni in merito a qualche argomento. Di solito agivo di testa mia, spesso anche contro la sua volontà e questo non faceva altro che acuire il nostro perenne stato di conflittualità, ma per la solita questione di Wallace che ci vedeva combattenti su fronti opposti evitava di farmi oggetto di ritorsioni per non creare motivo di venire criticato all’interno del distretto. Mi trattava come l’alunno dell’ultimo banco che il professore ignora perché irrecuperabile.

“Dimmi tutto,” mi incitò sorbendo un sorso di caffè.

Gli raccontai in breve del mio colloquio con il sosia di Johnny Winter e del fatto che non potevamo evitare di fare un controllo per non rischiare di scoprire poi che il tizio non era un mitomane e che il mafioso senza naso esisteva davvero.

“Hai ragione,” acconsentì lui. “Puoi andare insieme al tuo collega e dare un’occhiata a questo famoso androne, se poi trovate qualche traccia che convalidi quanto dichiarato dal tizio cercheremo di farci le idee più chiare con un’indagine più accurata.”

“Sono solo oggi Bob, non lo dimenticare,” precisai con un sospiro di rassegnazione. La notizia non sembrò colpire in modo particolare il marpione.

“Il tuo collega ha dato forfait?”

“Il mio collega ha un nome Bob e si chiama Luis Medina.”

“Sì, lo so come si chiama il tuo collega e so anche che insieme fate un bel duo di lavativi.”

Ispirai profondamente con il naso. Avvertii la rabbia cominciare a montare dalla bocca dello stomaco, se il rottinculo cercava rogne, beh, poteva stare sicuro che le avrebbe trovate e forse avremmo avuto l’occasione per sistemare le nostre questioni una volta per tutte.

“Guarda che non è giorno Bob,” lo minacciai apertamente.

Lui poggiò la tazza e fece svolazzare una mano.

“Ok Frank, non sono in vena di ricominciare a litigare con te oggi. Se Medina non è presente ci puoi andare da solo a compiere questo strafottuto sopralluogo visto che ci tieni tanto.”

“Perché invece non ci mandi un’auto di pattuglia?”

Lui scosse la testa e ritornò a sedere portandosi dietro la tazza. Sulla scrivania teneva una foto incorniciata di Wallace girata in modo che anche io potessi vederla, era una delle sue tante provocazioni che io però ignoravo puntualmente, se ci sarebbe stato un motivo per farmi buttare fuori dal dipartimento di polizia non sarebbe stato certo perché avrei abboccato ad un tranello tanto infantile. Non nego comunque che la cosa mi dava fastidio anche se facevo finta di niente.

“Non ho uomini, Frank,” mentì. “C’è una manifestazione in atto a Wall Street contro le banche e la Borsa e non voglio che scoppino disordini. La maggior parte dei nostri agenti sono laggiù a fare in modo che la situazione non degeneri.”

Mi alzai.

“Andrò io allora e poi verrò a riferirti.”

“D’accordo, aspetto una tua valutazione ma credo che tutto si risolverà in un buco nell’acqua. Quel tizio era soltanto uno in cerca del suo attimo di gloria.”

Mentre ero in macchina diretto verso la mia meta squillò il cellulare. Il traffico era lento come al solito e io non avevo nessuna fretta, avevo in mente anzi di fermarmi al mio negozio di musica preferito per comprare un nuovo cd di Johnny Winter e sentirlo a tutto volume nello stereo della mia Chevrolet Caprice considerato che il mio socio Luis Medina era al momento costretto a letto con una rognosa ingessatura alla gamba sinistra che si era rotta mentre cercava di sistemare una grondaia di casa sua (Luis abita in una villetta a schiera a Staten Island e si diverte quando può a fare le riparazioni da solo, salvo incidenti). Non avevo neanche bisogno di accostare, così mi portai il telefono all’orecchio continuando a guidare con una mano soltanto.

“Pronto?” dissi fermandomi al rosso del semaforo.

“Frank…”

Riconobbi la voce senza bisogno di chiedere chi fosse.

“Wallace, qual buon vento. È da un po’ che ormai ci sentiamo solo attraverso i nostri avvocati.”

“Mi dispiace Frank, tutta questa storia è una vera porcata,” disse lei in tono sinceramente dispiaciuto. Erano anni che non ci parlavamo direttamente e quella strana chiamata fu per me una sorpresa. Non riuscivo nemmeno lontanamente ad immaginarne il motivo, insomma, mia moglie mi aveva piantato per andare a vivere con il mio capo ed ora sentiva il bisogno di chiamarmi al telefono. Qualcosa non quadrava.

“A chi lo dici,” obiettai con un certo moto di ripicca. “Questo divorzio mi sta mettendo sul lastrico Wallace, forse il tuo avvocato dovrebbe ricordarsi che io sono un semplice poliziotto e rivedere al ribasso le sue pretese.”

Lei sembrò intimorirsi.

“Non arrabbiarti Frank, ti prego.”

“Ne avrei ben donde, non credi?”

“Non era per parlare del divorzio che ti volevo sentire.”

“E allora per cosa?”

Seguì un lungo istante di silenzio tanto che mi sentii costretto ad appurare se la mia ex moglie fosse sempre in linea.

“Wallace, ci sei ancora?”

“Sono qui Frank.”

“Cosa mi volevi dire?”

Altro silenzio. Scattò il verde e io fui costretto a muovermi guidando sempre con una mano.

“Insomma, Wallace, ti vuoi decidere? In questo momento sono in macchina e mi sto dirigendo verso un posto dove probabilmente è stato commesso un crimine, quindi ti pregherei di dirmi perché mi hai chiamato altrimenti rimandiamo la nostra conversazione ad un altro momento.”

Indugiò ancora, poi disse con voce roca: “Frank io…”

Mi stavo spazientendo. Vidi un parcheggio libero e mi fermai. Sgranai la marcia senza però spegnere il motore.

“Che c’è Wallace, va tutto bene?”

“Non proprio Frank.”

“Che succede? Dennison ti tratta male?”

“Non si tratta di questo.”

“Andiamo Wallace, ti vuoi spiegare?”

“Mi è venuta nostalgia, Frank.”

“Di cosa?”

“Del passato, di noi, di quando eravamo felici.”

Rimasi senza parole. Mi pareva di vedere il suo bel volto rattristato dai ricordi, la sua bocca che mi piaceva tanto baciare.

“È finita Wallace, sei stata tu ad andartene. Io ho provato a farti tornare sulle tue decisioni, ricordi? Tu però nemmeno volevi ascoltarmi, eri decisa ad andare via per stare con quell’idiota di Bob.”

“È vero Frank, tutto vero. Ma adesso…”

Ero sul punto di infuriarmi ma mi trattenni, fra me e Wallace era finita da un pezzo e non capivo per quale assurda ragione lei stesse a rimestare in cose che dovevano essere già sepolte e dimenticate.

“Adesso cosa?” dissi con un tono di voce diventato aggressivo. “Che cosa c’è di diverso adesso? Questa notte c’era Dennison accanto a te sul letto e magari avete anche scopato.”

“No Frank, noi…”

“Noi cosa Wallace, eh? Che cosa vuoi farmi credere?”

Quasi si metteva a piangere.

“È tutto inutile…inutile.”

“La scelta è stata tua Wallace, non lo dimenticare.”

“Sì, ma ora vorrei tornare indietro. Vorrei tornare con te, Frank.”

Rimasi di stucco. Conoscevo troppo bene la mia ex moglie per credere che sarebbe ritornata sui suoi passi, eppure a quel che diceva era così. Ero allibito, non sapevo cosa dire e nemmeno se avevo voglia realmente di valutare una simile eventualità. Avevo dato per scontato di averla perduta per sempre e per me la questione si era chiusa quando Wallace era uscita di casa con le valigie in mano per raggiungere la macchina di Dennison che l’aspettava di fuori. Se non fosse stato per il divorzio credo che avrei fatto di tutto per dimenticarla completamente. Ma come si dice, a volte ritornano.

Cercai di tagliare corto, avevo bisogno di rifletterci sopra.

“Senti Wallace,” ripresi. “Forse sarà meglio che ne parliamo di persona e che ci ragioniamo con calma.”

La comunicazione si interruppe di colpo e io restai come un idiota a fissare il display del telefonino. Poi mi ripresi, avevo un incarico da portare avanti e decisi che di Wallace mi sarei interessato a tempo debito, così ingranai la marcia e mi infilai di nuovo nel congestionato traffico newyorkese.



Commenti

Non ci sono commenti disponibili al momento.


Lascia un commento a questo lavoro:

per lasciare un commento devi effettuare il login: