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lavoro pubblicato giovedì 7 dicembre 2017
ultima lettura giovedì 16 luglio 2020

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Saving Amy (pt.1)

di CarolWonderland. Letto 419 volte. Dallo scaffale Generico

"Buongiorno, posso aiutarla?""Dipende. Ha una cura per il cancro?"Sicuramente la giovanissima Martina - così indicava la ta...

"Buongiorno, posso aiutarla?"
"Dipende. Ha una cura per il cancro?"
Sicuramente la giovanissima Martina - così indicava la targhetta appuntata alla camicetta- non si aspettava una risposta del genere alla sua domanda da copione da riproporre all'infinito ad ogni cliente che entrava nel negozio. Non era mai successo. Cosa diceva il protocollo in quel caso? Non lo sapeva, ma era rimasta impietrita e senza parole ad aprire e chiudere la bocca come un pesce finché la ragazza che le aveva snocciolato tale risposta non le rivolse un rilassatissimo sorriso a 32 denti e ridendo le aveva detto "non si preoccupi, stavo solo scherzando." Anche se Amelia il cancro ce l'aveva davvero e l'aveva scoperto solo venti minuti prima. Pazzesco, un attimo prima era nello studio del neurochirurgo e un attimo dopo stava facendo shopping al centro commerciale. Ma Samantha, che stava sclerando interiormente manco la notizia l'avessero data a lei, guardava sua sorella maggiore senza riuscire a connettere le parole, come se ci fosse stato un incidente ferroviario tra i suoi pensieri e gli unici segmenti sensati che riuscissero a veicolare fossero "non capisco", "perché?" e "non è possibile". Amelia, dal canto suo sembrava tranquillissima e a suo agio mentre testava la consistenza di un cappotto di lana come se non ne avesse mai toccato uno. Che fosse la calma prima della tempesta? Che fosse completamente impazzita? Samantha continuava a navigare nel suo mare di domande e no, non poteva essere vero. Sua sorella aveva un tumore al cervello? E perché si stava provando un cardigan al centro commerciale appena venti minuti dopo averlo saputo? Perché non era disperata? Doveva... piangere, no? Come minimo... oppure... ma qual era la prassi in effetti? Sam era sconvolta. Scioccata. E ancora faticava a mettere insieme i pezzi. O a realizzarlo. E intanto Amelia stava guardando stranita un paio di decolleté marchiate a vita da una stampa troppo orrenda per essere vera. Sam non si era nemmeno accorta di aver mosso il braccio quando poggio la sua mano sulla spalla di Amy.
"Amy..."
"Che c'è?" aveva risposto con quegli enormi occhi azzurri e un sorriso tranquillo. Doveva essere una maschera per impedirsi di andare nel panico, si disse Amelia. Doveva per forza.
"Cosa... come che c'è?" rispose Samantha sgranando gli occhi. Si era sognata tutto? "dobbiamo andare a casa...Dobbiamo... dirlo a mamma e papà..." E mentre lo diceva la sua mente le aveva mostrato un flash in cui la vita dei loro genitori veniva sconvolta per sempre. Esattamente come era successa alla loro pochi minuti prima. Era come guidare in autostrada tranquilli e beati e poi la macchina davanti a te che aveva proceduto dritto alla stessa velocità per tutto il tempo decideva di sterzare bruscamente dal nulla, finendo addosso alle macchine vicine e creando il più grande incidente stradale dai tempi del secondo Final Destination. E loro ci erano finite dritte in mezzo, nemmeno un secondo per chiedersi "ma che sta succedendo?". Eppure eri sicuro che avrebbe continuato a guidare normalmente, dritto davanti a sé. Era stato uno sgambetto di fronte a un burrone, nulla di simpatico. Non poteva succedere. Come lo dicevano a papà senza fargli prendere un infarto?
Vide Amelia serrare la mascella e diventare seria scontrandosi di nuovo con una realtà che non poteva fingere che non esistesse.
"lo so..." Rispose con aria rassegnata e truce mentre prendeva coscienza che stava succedendo davvero e non poteva scappare. Ecco, si era parzialmente tolta la maschera e adesso Samantha poteva chiaramente leggere che non è che sua sorella facesse finta di nulla e non volesse crederci, ma era sconvolta, così sconvolta da non essere mai stata così consapevole in vita sua. Forse poi avrebbe pianto e si sarebbe arrabbiata con sé stessa, o col mondo, o con Dio, ma per il momento era solo glacialmente consapevole. Consapevole della sua condizione, consapevole che sarebbe cambiato tutto. E allora, in quel momento, mentre Amy la guardava cercando silenziosamente un gesto di comprensione e intesa negli occhi di sua sorella, Samantha capì che voleva solo godersi pochi istanti in cui tutto sembrava apparentemente normale, perché avrebbe assaporato meglio il cornetto a colazione o sorseggiato con più calma il cappuccino se avesse saputo che tutto stava per cambiare e che quelli erano gli ultimi momenti di innocente inconsapevolezza del suo destino. Voleva avere ancora qualche ora in cui tutto quello che le aveva detto il medico non esisteva. E poi avrebbe lasciato che la verità le si schiantasse addosso con tutta la sua cruda verità.
"Prima dobbiamo fare una cosa." Concluse in tono fermo.


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