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lavoro pubblicato giovedì 7 dicembre 2017
ultima lettura martedì 23 ottobre 2018

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Dicembre

di raz978. Letto 2530 volte. Dallo scaffale Amore

Una storia che all'inizio sembra la classica favola di Natale ma che poi, piano piano, diventa qualcosa di più...

I

E' dicembre, il mese più suggestivo dell'anno, da sempre porta con se un alone di magia, di grazia e di pace. Il termometro è prossimo allo zero, la mattina un velo bianco si mostra sui prati. Nonostante il freddo, un bel sole splende e i raggi giocano a rimbalzare su quel velo bianco che sembra diventare di cristallo. Io che amo l'estate, mi trovo ad ammettere che anche l'inverno, a suo modo, riesce a regalare qualcosa di straordinario nella sua semplicità. E' come se volesse insegnarmi che anche in ciò che non mi piace si possono comunque trovare delle note positive.
Qualche sera fa sono andato a letto molto presto, era stata una di quelle giornate nere che andrebbero saltate a piedi pari, me ne stavo in camera, al buio e fissavo il soffitto come faccio sempre prima di addormentarmi. Adoro stare sotto le coperte e sentire la differenza di temperatura con l'esterno, quel caldo che aumenta mano a mano che il tempo passa è una coccola unica, particolare, non paragonabile a nient'altro. In un certo senso è come il traguardo della giornata, il dolce caldo del letto come premio per le fatiche iniziate già dal mattino.
Sono assorto nei mie pensieri quando mi accorgo di un movimento di luce strano, è come se il chiaro del faro del giardino, che penetra da dietro la tenda, fosse stato interrotto da qualcosa che lo ha attraversato velocemente. In quel momento il caldo sotto le coperte diventa insopportabile, la situazione mi stava allarmando e, inevitabilmente, mi sono sentito spinto ad uscire dal letto per andare a controllare. Così colto da un misto di arrabbiatura e paura, scendo le scale fino al pianerottolo per verificare dalla finestra cosa avesse interrotto la luce, ma... niente, non sembrava esserci nulla. Continuo ad interrogarmi, ripetendomi che se l'allarme perimetrale non era scattato significa che qualunque cosa fosse non si era avvicinata ai muri della casa, in fondo poteva benissimo essere uno dei gatti dei vicini che si stava facendo una passeggiata notturna. Qualcosa però non torna, decido di disattivare l'allarme, di infilarmi un giubbotto, staccare il manico da una scopa e uscire dalla portafinestra del salotto. Appena fuori, la prima cosa che penso è che fa un freddo cane, vedo il fiato uscire dalla mia bocca e formare una piccola nuvola davanti a me, come se stessi fumando una sigaretta, mentre i piedi e le mani sono i primi a lanciare allarmi di manifesta bassa temperatura. Probabilmente ancora invaso dall'adrenalina, procedo imperterrito nella mia ricerca e dopo pochi passi una voce molto profonda proveniente da dietro le spalle mi dice: "Eccoti, ti stavo aspettando". Mi giro di scatto, portando il manico di scopa in avanti come per mettere adeguata distanza tra me e quella voce. Stranamente non sono spaventato, mi sento addirittura tranquillo e incuriosito da quella inedita situazione. Il buio del giardino che contrasta le luci del portico mi offusca la vista e quando riesco a mettere a fuoco mi trovo sorpreso a non vedere assolutamente nulla davanti a me, non c'è nessuno, così giro la testa da destra a sinistra e viceversa, ripetutamente, per cercare qualcuno, ma... niente, non vedo nulla se non il mio giardino, il mio portico e la finestra del salotto. "Eppure quella voce l'ho sentita" continuavo a ripetermi "qualcuno ci deve essere". Passano solo pochi secondi quando le luci del portico si spengono tutte insieme, è tutto completamente buio e nello stesso istante mi sento spinto a terra, immobilizzato da qualcosa. Questo qualcosa è sopra di me, pesantissimo e mi sta alitando addosso, sento il caldo del suo respiro sulla mia faccia, sono spaventatissimo, ma non riesco a dire nulla. Inizia a parlare, mi dice di non preoccuparmi e poi di nuovo: "tu non sai chi sono perché nessuno sa chi io sia. Diciamo solo che sempre più saltuariamente decido di passare un po' di tempo qui con Voi, diciamo anche che mi appassiono a qualche storia in particolare, a qualche dramma di voi comuni mortali che nella vostra fragilità siete ancora in grado di sorprendermi. Questa volta è toccata a te", ride e continua a parlare: "già!!! Ti conosco bene, conosco quello che pensi e quello che fai. La tua è una storia singolare, direi affascinante nelle dinamiche e vorrei fare qualcosa per te". In quel momento il peso sul mio corpo si alleggerisce, mi sento di nuovo libero, non sento più nemmeno il fiato di quell'essere, il mio cuore batte tanto che riesco a percepirlo negli occhi, nella testa, nel collo, ovunque. Continuo a ripetermi che ho sognato, che sto ancora sognando, eppure mi dico che con uno spavento del genere mi sarei dovuto svegliare e invece sono ancora fuori, al freddo e sento i piedi e le mani congelati. Così a metà tra lo spaventato e il sollevato mi dirigo verso la finestra della sala, entro e la chiudo dietro di me. Ancora scioccato mi dirigo verso le scale per tornarmene a letto, ma di nuovo quella voce "dove stai andando? Non sei neppure un po' curioso su cosa potrei fare per te?". Ancora una volta mi giro di scatto e guardo verso la cucina, è da lì che ho sentito chiaramente provenire la voce, finalmente vedo qualcuno, un anziano, non molto alto, molto magro, mi viene di nuovo il dubbio di essere in un sogno perché mi ricorda da subito Anton Ego, il critico culinario di Ratatouille. Si sta versando un bicchiere d'acqua con tutta la calma del mondo e mi chiede di avvicinarmi. La paura è svanita di colpo e non esito neppure un secondo ad attraversare la sala e a recarmi da lui. "Siediti" mi dice con voce ferma e decisa e io ubbidisco. "Stavo dicendo..." continua a parlare "...voglio fare qualcosa per te". Si siede di fronte a me, siamo uno di fronte all'altro separati solo dal tavolo della cucina. Lo guardo incredulo, lui accenna un sorriso "e se ti dicessi che io ho dei poteri paranormali?" Dentro di me penso "eh sì troppo normale non sei", però non dico nulla, c'è la possibilità che non abbia il senso dell'umorismo. Lui si mette a ridere e dice: "sei simpatico" ...aveva letto il mio pensiero, lui sentiva quello che pensavo, così ho capito che non ero io a non parlare, era lui che non me lo permetteva, stavamo comunicando col pensiero.
Dopo un attimo il suo discorso riprende: "specifichiamo che non posso guarire nessuno, non posso farti vivere in eterno o farti diventare ricco per sempre, io posso solo...far accadere le cose. Regalarti piccole gioie immateriali o materiali che ti rendano istanti di felicità, come farti stare nei panni di un famoso personaggio amato da tutti per un giorno, regalarti un viaggio dove vuoi, anche in un'altra galassia, cose di questo tipo, semplici miracoli ma, allo stesso tempo, indimenticabili. Perché sia chiaro, se i tuoi sono davvero dei desideri importanti, il loro ricordo ti rimarrà per tutta la vita, ... e sarà un tuo bel ricordo, tuo e di chi volessi coinvolgere. Ovviamente non lo potresti raccontare ad anima viva, anche se tanto non ti crederebbe nessuno" e di nuovo si fa una grassa risata. Davanti a quel discorso venne da ridere anche a me, non credevo ad una sola parola di quello che avevo sentito, ma mentre pensavo che stava mentendo la mia testa esprimeva sicura, diretta e inconsciamente l'unico vero desiderio che avevo in mente. In quell'esatto momento, le luci del portico si riaccesero e lui sparì.
Il mattino seguente mi svegliai come se nulla fosse accaduto, stranamente mi accorsi che il prato non era bianco come i giorni precedenti e quell'anomalia mi riportò subito alla mente i fatti della sera prima. Andai subito in soggiorno e poi in cucina, aprii la finestra del salotto in cerca di tracce di quello che era accaduto... e le trovai. Sul pavimento del portico c'era il manico di scopa che avevo usato per difendermi e, in cucina, il bicchiere usato dal vecchio era ancora dove lo aveva lasciato. Da una parte mi sentii sollevato per non aver sognato tutto, ma dall'altra mi assalì una strana angoscia sul suo significato. Io, fermamente convinto delle leggi empiriche, agnostico per logica, difensore del concetto che solo tutto ciò che è dimostrabile può essere considerato reale, vengo messo davanti ad una situazione a dir poco fantasiosa.
I giorni successivi passarono veloci nella loro normalità, anche se il pensiero di quella notte accompagnava sempre il momento prima di addormentarmi. Riflettevo continuamente sul suo significato e sul motivo per cui poi fosse comparso e poi scomparso in quella maniera, in un istante. Mi interrogavo su che cosa avesse effettivamente letto nella mia mente e che cosa ne avrebbe fatto, aveva affermato di essere in grado di realizzare i miei desideri, ovviamente con delle limitazioni sulla loro natura, ma comunque di poter far accadere le cose.
Un pomeriggio come tanti accadde qualcosa, erano le cinque più o meno, il sole si preparava a nascondersi all'orizzonte e io me ne stavo alla scrivania del mio ufficio a lavorare. Rispondo ad una telefonata da un numero sconosciuto e una voce, la stessa voce di quella notte, disse: "E' giunto il momento". A quelle parole il sangue si gelò nelle mie vene, un senso di insicurezza e di paura invase tutto il mio corpo, sentivo di nuovo il cuore battere forte e un freddo ingiustificato partire dalle mani e diffondersi ovunque. Ero in balia di quell'essere e non sapevo cosa stesse per succedere. La prima cosa che mi venne in mente era di aprire la porta dell'ufficio, scappare nel parcheggio e restare all'aria aperta, ma non ci misi molto a capire che la porta era chiusa e non mi fosse permesso aprirla. Come quella notte non riuscivo a parlare, muovevo le labbra ma non emettevo alcun suono, provai perfino ad urlare per chiamare qualcuno, ma senza alcun esito. Di nuovo, come l'altra volta, le luci si spensero e dimenticando che quell'essere leggesse nel pensiero, pensai: "eccolo che fa la sua entrata trionfale...". Di nuovo quella risata e di nuovo in penombra vedo la sua sagoma comparire. Questa volta non sembra intenzionato a parlarmi, si mostra di fronte a me, accenna il suo solito sorriso e mi prende entrambe le mani, chiude gli occhi, li riapre sgranandoli, seccato, e fa un gesto col capo, come a dirmi di darmi una mossa e poi li richiude. Così capisco che vuole che anche io chiuda gli occhi. In quel momento le luci dell'ufficio si riaccendono, ma nessuno di noi due si trovava più lì. 


II

Per un attimo mi sono sentito fuori dal mio corpo, è durato una frazione di secondo, deve essere stato il viaggio. Già il viaggio, sì perché di questo si è trattato, il vecchio mi ha preso e mi ha portato in un altro posto, un posto unico nel suo genere: una spiaggia di sassi... e davanti acqua, fino a scorgere in lontananza altra terra e tante luci. A questa spiaggia si accede solo da una piccola scala in muratura che scende da una stradina soprastante. Ovviamente è deserta, per forza è dicembre, ma non ho il tempo di pensare cosa io faccia lì che la solita voce mi dice: "non ti preoccupare, farà freddo ancora per poco, il tuo cuore scalderà questo posto in men che non si dica". Fu così che il vecchio pontile davanti alla spiaggia si illuminò di luce soffusa e questa luce calda lo avvolse in un tepore tipico della primavera. In quel momento quel posto mi sembrava familiare, emanava pace e mi sentivo al sicuro. Abbassai lo sguardo e mi ritrovai su quel pontile, proprio al centro della luce, anzi avevo la sensazione che quella luce uscisse da me, mi vidi scalzo con un paio di pantaloni blu e una camicia bianca arrotolata sulle maniche. Quando rialzai il capo guardai in direzione della spiaggia, si vedeva molto bene la scaletta in muratura sullo fondo e lì, in quel preciso istante, capii che il mio desiderio, quell'unico e solo desiderio che avevo pensato fugacemente quella notte, era stato esaudito.
Con il volto un po' impaurito e un po' incredulo, in cima alla scala, c'eri tu, completamente immobile. Il vecchio ti si avvicina con fare gentile e con un sorriso rassicurante ti prende una mano e ti invita a scendere. La luce del pontile attrae il tuo sguardo, alzi la testa e mi vedi, i tuoi occhi riprendono coraggio e tranquillità, ora sai che ti puoi fidare. Il tuo viso è luminoso e i tuoi piedi uno dopo l'altro percorrono i pochi gradini che ti separano dalla spiaggia che percorri piano piano, ma senza mai fermarti. Sali sul pontile, resti scalza e rimani immobile ad una certa distanza da me. Io ti guardo, guardo i tuoi occhi grandi, il tuo collo nudo, le tue braccia che escono da una maglietta blu e la gonna bianca, lunga, che copre le tue meravigliose gambe lasciando scoperte le caviglie sottili. Resti ferma, mi aspetti, aspetti che il tuo cavaliere si faccia avanti e prenda la tua mano. Mi muovo verso di te, mi avvicino e allungo la mano in attesa della tua che puntualmente mi afferra in modo fermo e delicato. Ci sorridiamo, mi giro per portarti al centro del pontile, tu mi segui senza mai abbandonare la presa. Arrivati al centro mi fermo e mi pongo di fronte a te, prendo le tue braccia e me le porto dietro la testa per farmi abbracciare. Mi abbasso per immergere il mio viso nei tuoi capelli, per farmi invadere dal loro profumo che conosco a memoria e che non esiste in altro essere vivente sulla terra. Sentirlo è come un sigillo, una certezza che sei proprio tu davanti a me e non sei frutto di un inganno della mia mente. Le mie mani abbandonano le tue dietro la mia testa e accarezzando le tue braccia si dirigono lentamente verso i tuoi fianchi. La tua pelle liscia scorre perfetta sotto di loro e durante il percorso ti regalano dolci piccoli brividi. Giunte a destinazione cominci a muoverti e io con te, dondoliamo a destra e a sinistra in un ballo silenzioso, balliamo sulle note dei nostri cuori che vicini uno all'altro sembrano alternarsi in una musica senza tempo. L'unica cosa che ci interessa è muoverci insieme, sentire l'una il corpo dell'altro, sentire quella meravigliosa sensazione di essere vicini e inseparabili. Il mondo su quel pontile non esiste, noi non siamo dentro lo scorrere del tempo. In quel momento siamo un istante, un unico istante di un solo essere vivente che ha due cuori che battono alternati per dividersi e condividere emozioni. Noi in quel momento esistiamo solo per sentirci amati l'uno dall'altro.
Ad un certo punto alzi la testa, anche io mi sposto abbandonando i tuoi capelli, ci guardiamo negli occhi. Avvicino la mia fronte alla tua fino a toccarla, non distogliamo mai lo sguardo, i nostri occhi sono vicini e continuano a guardarsi come se fossero attratti da una forza sconosciuta. Tolgo la mano sinistra dal tuo fianco per accarezzarti i capelli e per riportarne una ciocca dietro l'orecchio. Le tue labbra si schiudono come il più bello dei fiori notturni, si aprono quel tanto che basta per farmi un sorriso, quel movimento lento e delicato non può fare altro che invitare la mia bocca a viaggiare verso di loro. Dapprima le mie labbra sfiorano le tue, poi il contatto è leggermente più intenso, sento le tue labbra morbide sprofondare sulle mie, non voglio perdermi nulla di quell'istante: la sensazione di morbidezza, il loro sapore, il calore e quella leggera umidità che passa da te a me e viceversa.
Per un attimo ho il desiderio di andare oltre, ma decido di fermarmi, voglio collezionare altre sensazioni, voglio drogarmi di felicità. Così prendo le tue mani, le alzo al cielo e mentre loro restano in aria le mie scendono piano piano, sfiorando le tue braccia per tornare sui fianchi. Lentamente ti giro intorno, senza staccare le mie mani dal tuo corpo, mi fermo dietro di te e ti stringo forte. Di nuovo il mio viso è immerso nei tuoi capelli, tu ti volti da un lato per potermi guardare...sorridi e porti le tue mani sulle mie che ti cingono il ventre. Iniziamo di nuovo a ballare, la luce riflette sul tuo viso e ti abbandoni ai miei movimenti come per farti trasportare ovunque io voglia andare.
In quel momento ti bacio e in quel bacio ritrovo tutta la passione che conosco. Le nostre bocche si chiudono l'una con l'altra, le nostre lingue si muovono per toccarsi, per assaggiarsi, per scambiarsi ripetutamente il loro sapore. Le mie braccia ti avvolgono ansiose di non lasciarti più, quasi volessero fondere il tuo corpo con il mio, come se si volessero opporre al tempo, che, inesorabile, avrebbe fatto la sua ricomparsa e ci avrebbe separato di nuovo.
La luce sul pontile comincia ad affievolirsi e noi sembriamo dissolverci come polvere al vento fino a scomparire da quella scena.



III

E' mattina, il sole non è ancora all'orizzonte, il caldo sotto le coperte si oppone al senso del dovere che ti invita ad alzarti. Riprendi conoscenza piano piano, il tuo viso stropicciato ben presto si fa serio e la voglia di restare nel letto lascia il posto ad un punto interrogativo: "Ma ho sognato?"
Ti alzi, fai colazione, sbrighi tutte le faccende in modo distaccato, come se la tua mente non fosse presente. Vai al lavoro e lungo la strada, mentre guidi, ripercorri quei momenti e quasi ti dispiace fosse tutto frutto della tua immaginazione. Arrivata, entri, posi la borsa e ti appoggi con la schiena allo stipite di una porta, pensierosa, decidi di mandarmi un messaggio, mi scrivi: "Ei...stanotte ti ho sognato". Passano pochi secondi e ti rispondo: "Non hai sognato".
Appena leggi quel messaggio sgrani gli occhi e davanti a te compare sorridente quel vecchio che ti aveva invitato a scendere le scale della spiaggia. Non sei spaventata, anzi sorridi ma non dici nulla, lui ti prende una mano e inizia a parlare:
"Io sono l'amore, all'inizio posso spaventare, qualche giorno fa qualcuno che conosci ha cercato di picchiarmi con un manico di scopa" ...ride e continua... "ma sono il più forte dei sentimenti. Lo smarrimento che porto ben presto lascia il posto alla pace, al calore e alla sensazione di non essere più soli a camminare nel mondo.
Potevo regalare a lui qualsiasi emozione volesse provare e ha scelto semplicemente di ballare con te. Io non ho fatto altro che rendere visibile ai tuoi occhi il suo cuore, dandogli le sembianze di un posto incantato. Tu la scorsa notte sei stata lì, proprio dentro il suo cuore, hai goduto del calore della sua luce, ti sei abbandonata alla sicurezza delle sue braccia. Il ricordo di quel momento resterà per sempre dentro di te e come tu abiterai nel suo cuore, lui abiterà nel tuo, perché l'amore che cos'è? se non l'unico sogno che due persone possono fare insieme?!"



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