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lavoro pubblicato mercoledì 6 dicembre 2017
ultima lettura sabato 16 dicembre 2017

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L'invasione

di nickvandick. Letto 95 volte. Dallo scaffale Fantascienza

L’INVASIONE                   Dapprima comparvero dal nulla e attestarono le loro astronavi nell’orbita del nostro pianeta come per volerlo stringere in un assedio al quale nessuno pote...

L’INVASIONE

Dapprima comparvero dal nulla e attestarono le loro astronavi nell’orbita del nostro pianeta come per volerlo stringere in un assedio al quale nessuno potesse sfuggire. Poi cominciarono ad inviarci dei segnali radio per comunicare le loro pacifiche intenzioni. Dicevano di aver compiuto un viaggio di miliardi di anni luce per giungere fino a noi, uno dei pochi mondi su quale fosse stata rilevata vita intelligente. Da qui la necessità di prendere contatto, di porre in atto immediati scambi culturali in previsione di una serrata collaborazione fra le due razze. Un intento lodevole, niente da dire. Noi però siamo una specie particolare e abbiamo raggiunto il nostro livello di evoluzione dopo aver esplorato per primi buona parte della galassia. Alla fine delle nostre peregrinazioni abbiamo constatato che non esistono mondi adatti per una proficua colonizzazione, l’universo è come un immenso deserto irto di pericoli e regolato da leggi inviolabili i cui fini sfuggono al miserabile bagaglio di esperienze di cui siamo in possesso. Per quanto elevato possa essere il livello di civiltà raggiunto le nostre conoscenze sono meno di una goccia d’acqua in un oceano e si corre sempre il rischio di venire schiacciati da forze contro le quali non esiste intelligenza progredita che vi si possa opporre.

I visitatori invece, esaltati dalla smania di grandezza di cui sono pervasi, sono convinti di potere piegare il creato alle loro esigenze. Si accorgeranno a loro spese quanto sia deleterio non mantenere il giusto atteggiamento di rispetto nei confronti della grandezza universale, una forza capace di annientarli nel volgere di una frazione di tempo talmente irrisoria da non essere neppure presa in considerazione dall’insieme dell’evoluzione generale. Loro sono nulla, come nulla è ogni componente della materia preso singolarmente, la realtà tangibile sta nella totalità dell’universo anche se il mistero della vita rimane comunque imponderabile.

Sempre in nome della pace e della fratellanza ci hanno inondati di raggi di ogni genere per cercare di identificare la nostra struttura fisica. Le informazioni sul nostro conto non dovevano essere così vaste se hanno dovuto seguire una simile procedura. Poi sono andati avanti a tentativi cercando di trovare degli indizi per creare una mappatura utile degli usi e costumi della nostra società, niente altro che una sorta di vademecum sui nostri limiti e sul modo più efficace di poterci neutralizzare all’occorrenza.

Noi però abbiamo continuato a rimanere in silenzio e questo deve averli inferociti. Hanno distrutto una delle nostre lune con delle armi atomiche lasciando che i frammenti venissero risucchiati nell’orbita del pianeta e creassero una barriera che ha oscurato in parte la luce del sole con conseguenze catastrofiche. La temperatura è scesa molto sotto lo zero ad ogni latitudine e intere popolazioni sono perite per il gelo. Interi emisferi, un tempo floridi di vegetazione, sono stati inghiottiti dalla morsa del ghiaccio, gli oceani si sono trasformati in lande desolate e solo la parte più vicina all’equatore si è salvata a stento dal disastro.

Ma la nostra reazione non si è fatta ancora sentire. Da tempo immemorabile abbiamo bandito la violenza dalla nostra società per rifugiarci in una condizione di assoluta contemplazione. Non c’è niente di positivo nella guerra e nella competizione, ma questo non sembra il principio guida degli stranieri siderali. La loro posizione è di naturale prevaricazione e diffidenza. Chi non la pensa come loro è da considerarsi un nemico e quindi va reso inoffensivo all’istante, schiacciato e sottomesso ad una regola di completa omologazione.

Trovandosi nell’impossibilità di piegare un avversario sfuggente i visitatori hanno utilizzato l’ultima delle loro risorse per costringerci a scoprire le nostre vere sembianze. Sono atterrati in forze sul pianeta e hanno cominciato a rastrellare il territorio, hanno frugato in ogni anfratto bruciando intere regioni ed eseguendo brutali esperimenti sulle rare forme di vita animali di superficie. Personalmente mi sono sentito ribollire davanti a tanta gratuita cattiveria ma non ho potuto fare altro che rimanere inerme ad assistere ad una distruzione programmata di immani proporzioni. Soltanto una razza di barbari senza dio né cuore può arrivare a un tale livello di brutalità senza provare rimorsi, ma è osservando il loro aspetto esteriore che si può comprendere appieno la natura del loro animo. Gli invasori sono orribili a vedersi, piccoli e sformati si reggono su due estremità inferiori che chiamano gambe mentre con quelle superiori, le braccia, adoperano armi letali ad energia atomica. Si spostano in gruppi numerosi uccidendo e saccheggiando e dopo il loro passaggio rimane solo terra bruciata. Si esprimono in un linguaggio primitivo e incomprensibile imbevuto di espressioni di scherno e violenza e il loro istinto omicida è talmente manifesto da poter essere recepito senza difficoltà dai nostri delicati terminali.

Mossi da un parossismo distruttivo senza freni gli invasori hanno cominciato a scavare nelle profondità del sottosuolo mettendo in serio rischio la nostra incolumità. Continuando di questo passo non tarderanno a farsi un’idea di quale sia la nostra struttura materiale e comincio a temere che allora sarà la nostra fine perché la loro insanabile sete di morte ci lascerà ben poco scampo. Li sento vicini ad una delle mie emanazioni più lontane, ecco che la mettono a nudo e si chiedono cosa possa essere quel sottile filamento luminescente reattivo agli stimoli esterni, ne tranciano una porzione per martoriarlo con i loro esperimenti e classificarlo. La ferita brucia ma non posso opporre nessuna resistenza, i barbari avanzano incontrastati seguendo il complesso intrico delle mie connessioni nervose, le dissotterrano metodicamente eccitati dalla scoperta. Sono famelici e impietosi, sistematici nella loro opera di distruzione. Il dolore è insopportabile ma cerco di resistere, nutro la speranza che non si curino di una manifestazione della natura che non apporti vantaggi alla loro politica di conquista ed espansione esasperata. La mia è una specie innocua e perciò poco apprezzabile dal punto di vista di un investimento di risorse per ottenere degli utili di una certa consistenza. Tuttavia, non desistono, la pervicacia che li spinge a proseguire possiede qualcosa di perverso, una crudeltà atavica che non conosce ostacoli o principi etici. L’intento degli invasori è distruttivo per il puro piacere di esserlo, di accanimento estremo nei confronti del diverso e di chiunque metta in discussione una superiorità basata sulla forza e sulla prepotenza.

Continuano a scavare seguendo la flebile traccia nella quale si sono casualmente imbattuti, un filo insignificante che nondimeno trasmette evidenti segnali di attività biologica. La loro frenesia scopre nuove diramazioni mettendo in luce il fitto reticolo che collega le propaggini principali, intuiscono l’esistenza di una struttura complessa e questo li rende ancora più ostinati esaltando la loro eccitazione di assassini patologici.

Non riesco più a restare inerme. Se morte deve essere morte sia anche se questo significherà l’annichilimento totale della nostra specie. Presumo che la reazione degli invasori sarà incontrollata e definitiva perché cercheranno di annientarci usando tutta la potenza delle loro temibili armi. Ma sarebbe ancora peggio se rimanessimo indifferenti a subire una distruzione già programmata. È arrivato il momento di far risorgere l’antico spirito combattivo, di riesumare la bellicosità che milioni di secoli addietro ci portò a diventare una minaccia per tutto l’universo conosciuto allorché la nostra sete di conquista ci rendeva simili a questi brutali visitatori. Il mio popolo ha dovuto abiurare il suo passato, pentirsi delle sue imprese sanguinarie per rifugiarsi in una condizione avulsa dal contatto con la materia e riscoprire lo spirito.

È andata bene per un lungo periodo anche se sapevamo che prima o poi un’altra specie sarebbe apparsa dallo spazio profondo per ricordarci che non esiste possibilità di pace nell’eterna conflittualità che regola l’immenso caos del cosmo.

Sorgiamo all’unisono mostrando finalmente il nostro aspetto mortale. Siamo enormi e troppo veloci per concedere scampo ai nostri avversari. In un attimo li serriamo in una trappola dalla quale nessuno esce vivo, ma è una vittoria fittizia. Un uragano di fuoco piove dalle astronavi in orbita, è la fine.



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