ewriters

scrivere per essere letti
Siamo 8.228 ewriters e abbiamo pubblicato 73.029 lavori, che sono stati letti 46.444.615 volte e commentati 54.903 volte. Online dal 3 Gennaio 2000.
 
 



Seguici


Scaffali


lavoro pubblicato lunedì 4 dicembre 2017
ultima lettura domenica 17 dicembre 2017

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

EFFETTO DOMINO, NON FICTION – PUNTATA 19 –

di VeronicaPetinardi. Letto 203 volte. Dallo scaffale Amicizia

Capita di farsi un film, una fiction, anche se si tratta della propria vita. Solo dopo ci si rende conto che non era altro che un effetto domino.

Quando avevo trovato quest’ultima casa ero come elettrizzata. Avevo detto “wow” davanti una villa enorme e fantasticavo sul fatto che potesse essere la casa definitiva. Perché in verità la metratura delle case dove avevamo abitato erano in costante crescita. Quella volta avevo cominciato a preparare le scatole perfino in anticipo.

E poi mi era venuto tarlo. Sapevo della resistenza di Lorenzo riguardo le nozze. Diceva che la cosa più complicata nel matrimonio è scioglierlo. Mi aveva scioccata sentire questo accostamento dal mio uomo, parlare di nozze in termini di divorzio. Lui, sempre un passo avanti, aveva aggiunto: “Un matrimonio dovrebbe esistere per sempre, come un vincolo indissolubile, ma l’uomo non ce la fa, è debole”. Questa spiegazione era la mia consolazione di allora e me l’ero fatta perfino piacere. Come in una fiction kitsch.

Poi invece,

grazie alla villa, ero tornata con decisione sull’argomento. Una casa importante tende a definire il passo successivo. Lorenzo tergiversava e la discussione con il mio sbattere la porta aveva fatto vacillare la prima tessera del domino. La cena dopo e l’anello di fidanzamento erano, purtroppo, magre consolazioni perché l’effetto domino era già in corso. Tornati dal viaggio il mio entusiasmo per la casa era crollato. L’agenzia aveva chiamato per sapere se fosse un problema affittare solo per sei mesi.

“Perfetto, va benissimo” aveva detto Lorenzo “Proprio a pennello”. Non potevo capire perché potesse andargli bene un affitto fissato per 180 giorni. Non era una trasferta di un paio di mesi, mentre le scatole stavano in un deposito, e non era nemmeno un affitto per qualche anno, di quelli semi regolari. I miei perché non potevano che sbocciare in rabbia ma ero stata zittita ancora con una richiesta sterile di avere pazienza e, come se non bastasse, Lorenzo aveva aggiunto: “Per me è importante che stavolta il contratto lo gestisca tu. Anzi, vacci direttamente con i soldi e firma subito.” Altre tessere cadevano.

La spiegazione di quello che non capivo

secondo me stava nelle scatole. Quelle maledette scatole così spesso davanti agli occhi. Ero così ordinata, volevo sempre mettere tutto a posto senza riuscire mai ad avere in ordine la mia vita. Ero fissata con il posto giusto per ogni cosa. Poi mi ero resa conto che una volta trovata la sistemazione, l’oggetto perdeva l’attrattiva del possesso e spariva l’etichetta del “mio”. Smetteva di legare con l’affetto, seppure in mostra, come fosse abbandonato, perdeva l’accezione e il piacere di essere osservato. Fino al giorno delle scatole. L’interesse per l’oggetto si risvegliava con la curiosità di dove sarebbe andato a finire. Il suo movimento ricreava l’attrattiva.

Lorenzo andava e tornava con un senso apparentemente illogico e questo mi legava. Stavo sopra una mensola del mistero, adocchiata e toccata al suo passaggio. Mentre continuavo ad aspettarlo diventavo incapace di prendere decisioni di ogni tipo. Lui si muoveva e io, statica, giravo delle fiction in proprio. Come in un film d’infanzia, “La storia infinita”, il mio “Nulla” dilagava, incombeva e più si diffondeva più faceva mancare la voglia di fare. Perdevo il sapore di essere protagonista di qualcosa di mio. Rimanevo nella sala d’aspetto fino al movimento delle scatole.

Nonostante ciò, io continuavo ad essere innamorata. Non vedevo, non sentivo e ragionavo poco. Lorenzo poteva essere anche un malavitoso, quello che aveva peso era la sua soddisfazione con la quale io andavo a cena, per la quale facevo shopping e frequentavo l’estetista e le agenzie immobiliari. Avevo sempre la mia amica Marta con i suoi consigli da moglie italiana, alla quale aspiravo. Lorenzo non poteva essere uno qualsiasi, doveva rappresentare alti livelli, fosse anche evasioni fiscali, affari di compravendita. Così incartavo i miei pochi pensieri, perché Lorenzo la vita con me la passava, non la spiegava.

Quello che so ora

era fuori d’ogni mia immaginazione. Ora capisco anche certi atteggiamenti che sopportavo, seppure fastidiosi, allora pensavo facessero parte di un comportamento dovuto alla cerchia di Lorenzo. Tra la gente che lui conosceva era distaccato, come se fossimo lì insieme per caso. A volte mi trattava persino come un’estranea e spesso mentre intrattenevo una delle conversazioni convenevoli lui andava da un’altra parte. Dovevo chiamarlo per sapere dov’era finito. Succedeva che mi rispondeva di aspettarlo alla macchina e, una volta arrivato, partivamo via come se dovessimo scappare.

Il perché dei nostri continui spostamenti non lo sapevo ma percepivo che come un artificio tenevano il nostro rapporto vivo. Ogni volta era un ricominciare da capo. Forse, per me, un ritrovare quell’iniziale felicità nella storia, per Lorenzo un espediente per non arrivare al passo successivo o semplicemente per scacciare la noia. Queste erano le mie spiegazioni da fiction. Intuivo però che non poteva continuare all’infinito, mancava una cosiddetta vita vera e compresi che non sarebbe cambiato.

Il contratto di 180 giorni

non faceva altro che confermarlo e m’innervosì parecchio. Avevo le apparizioni dei fantasmi di un horror che prendeva la piega della mia vita ultra-trentacinquenne. 180 giorni come limite abitativo, il primo dell’ultima serie a scalare. Soffocavo.
La doccia, che doveva avere un effetto rilassante, era risultata una pessima idea. Il mio distrarmi a giocare con l’anello fu un’altra tesserina decapitata. Dopo, la fine dell’anello di fidanzamento nello scarico della doccia, la conseguente sfuriata con Lorenzo. Un’altra tessera giù.

Dopo di che Lorenzo taceva, il mio smartphone non mandava messaggi. Lui aveva il suo buon motivo, sapeva quello che io allora ignoravo. La mia fiction se pur girasse ancora procedeva verso le battute finali. Io dovevo ancora girare la chiave e mettere in moto la macchina. Raccogliere l’ultima tessera caduta.

veronicapetinardi.com

"Il tempo è un alleato, il suo passare fa acquistare una nuova prospettiva, trovare un'altra angolazione, capire..."

Anna sta percorrendo gli ultimi eventi prima della rottura con Lorenzo, manca poco per arrivare... non perdere le prossime puntate di 180, ogni lunedì la storia continua.



Commenti

Non ci sono commenti disponibili al momento.


Lascia un commento a questo lavoro:

per lasciare un commento devi effettuare il login: