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lavoro pubblicato sabato 2 dicembre 2017
ultima lettura domenica 17 dicembre 2017

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SULLA SPIAGGIA, AL TRAMONTO

di monty1795. Letto 221 volte. Dallo scaffale Amore

L’uomo avanzava languidamente a piedi scalzi sulla battigia mentre veniva cullato dalla dolce e spumeggiante risacca. Il rovente sole estivo era quasi giunto alla linea di congiunzione tra le quiete acque e il tenue cielo solcato da soffici .......

L’uomo avanzava languidamente a piedi scalzi sulla battigia mentre veniva cullato dalla dolce e spumeggiante risacca. Il rovente sole estivo era quasi giunto alla linea di congiunzione tra le quiete acque e il tenue cielo solcato da soffici nuvole color cremisi.

In lontananza un indistinta figura avanzava nella sua direzione, nel reciproco approssimarsi l’uomo si rese conto che la persona che richiamava la sua attenzione alzando un braccio nell’aria disturbata da un delicato vento tiepido era una ragazza. La pallida e sorridente fanciulla iniziò una pazza corsa verso l’uomo facendo volteggiare i suoi ondulati e magnificenti capelli rossi ramati, sospinti da una flautata brezza marina.

L’uomo appena la riconobbe allargò un deliziato sorriso sul volto devastato da una fitta ragnatela di profonde rughe. Era lei, l’unica donna che avesse amato veramente nella sua miserabile esistenza, la gioiosa Chiara, Gesù, era uguale all’ultima volta che l’aveva vista, ben diciassette anni prima.

“Chiara, ma che ci fai qui? Non sai quanto intensamente ti ho pensato in questi tristi anni.”

“Ti ho voluto fare una sorpresa, un ultimo saluto prima del definitivo addio.”

“Cavolo, non sei cambiata affatto, sembra quasi che rimarrai per sempre giovane.” il volto dell’uomo mostrava segni d’incredulità.

“In effetti è proprio così, lo hai obliato vero? oramai non sono più viva da diciassette anni, da quando mi sono scaraventata giù da quel dirupo.”

Gli occhi dell’uomo si rattristarono, in quel momento tutta la gravità degli anni, tutte le afflizioni inflitte al suo animo, gli piombarono addosso con l’impeto di una frana.

“Già, lo stesso dirupo dove ci fermavamo sempre ad osservare l’azzurro mare estivo.”

“Lo stesso dirupo dove ci siamo dati il primo bacio, che sensazione superba, ti ricordi?”

“Sarei un folle da confinare in manicomio per l’eternità se non mi rammentassi del momento più incantevole della mia vita, i raggi del sole ci omaggiarono della loro delicatezza la nostra bianca pelle esposta, mentre le nostre labbra si accostarono con la stessa lentezza dell’inverno, quel giorno mi ubriacai senza bere alcolici, in quella giornata tracannai solo amore. ”

Il sole stava sprofondando pacatamente nelle dolci acque, mentre il cielo veniva solcato dalle grida acute dei gabbiani. Il viso della ragazza era smunto, esangue, i suoi superbi occhi privi di luce, e la sua forma sembrava che stesse gradualmente perdendo consistenza.

“Perché mi hai ripudiata quel mesto giorno di ottobre? Io ti amavo e tu mi hai spezzato l’anima.” Il suo vaporoso vestito estivo ondeggiava nel venticello che andava rinforzandosi con maggiore intensità.

“Ero confuso, non sapevo che altro fare, temevo il mondo intero, se potessi tornare indietro…”

“Non si torna mai indietro, e tu lo sai, il tempo è un flusso che avanza sempre e solo in un unico senso, le cose che smarrisci oggi le hai perse per sempre, non rimangono altro che ricordi, le cose che ci fanno più male.”

Gli occhi dell’uomo si riempirono di lacrime, discesero pigramente sulle gote incavate, e caddero ad inumidire la bianca sabbia.

“Scusami, ti prego scusami, rimpiango quel giorno in ogni attimo della mia esistenza, ho scelto la donna sbagliata, la strada dell’infelicità, ti ho abbandonata a te stessa, al dolore che provavi in quel momento. Non ho mai appreso fino a quel giorno quanto mi amassi, io, non ho mai appreso quanto ti amavo.”

Il sole era ormai tramontato per tre quarti, il vento spirò con veemenza sollevando nell’aria, che aveva subito un notevole calo di temperatura, granelli di sabbia che procurarono una lieve irritazione alla cute dell’uomo.

Gli occhi della ragazza si velarono di lacrime nostalgiche.

"Vedi, se questa conversazione l’avessimo intrapresa diciassette anni fa, forse a quest’ora staremmo a parlare sul portico ombreggiato di casa nostra con un bicchiere di limonata ghiacciata, magari staremmo a parlare dei nostri figli, delle gioie e delle sofferenze affrontate insieme nel corso della nostra unanime esistenza, e non rammentando il passato che oramai è disperso lungo il corso dei secoli.”

Ora, nell’aria non rimaneva che un lieve lucore a testimoniare un recente passaggio di luce solare, il giorno stava perendo lasciando posto ad una serata oscura, sarebbe stata una notte buia ed impenetrabile, priva di astri ad illuminare le tristi elucubrazioni. L’uomo piagnucolava senza ritegno mentre fredde folate gli scompigliavano i capelli punteggiati da lucenti granelli di sabbia.

“Aspettami Chiara, ti prego, dovunque tu sarai io ti troverò, devo trovarti, ti chiedo solo di attendere, sono anni che patisco le zampate dei rimorsi, voglio te, voglio vivere quella gloriosa esistenza che mi sono impedito, io ti amo, ti ho sempre amata.”

La ragazza gli si avvicinò veleggiando nel gradevole refrigerio, la sua inconsistenza stava dissipandosi del tutto, appoggiò un dito immateriale sulle labbra dell’uomo procurandogli un gelido brivido lungo la schiena e con voce afona gli sussurrò all’orecchio: “Non posso aspettarti per sempre amore mio, ho già frantumato alcuni schemi venendo qui, adesso saranno indignati, è improbabile che ci rincontreremo, quindi addio, e ricordati che il tuo nome resterà per sempre cicatrizzato sulla mia anima.”

Chiara baciò colui che l’aveva ferita con immensa ferocia, ma che l’aveva anche amato più della sua stessa carne. L’uomo chiuse gli occhi e assaporò per l’ultima volta, in un breve istante, la sua essenza, poi la sua forma si dissolse nella fresca aria notturna.

La figura annichilita dal dolore ritornò a ritroso su i suoi passi, la risacca notturna lo accompagnava verso la strada della disperazione, guardò l’immenso mare d’inchiostro, penso alla profondità degli abissi, elucubrò sulla quiete che gli avrebbero donato e si immerse nell’ignoto buio, negli oscuri flutti, l’ultimo pensiero che gli vorticò nei meandri del cervello fu quanto fosse suppliziata l’esistenza umana.



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