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lavoro pubblicato venerdì 1 dicembre 2017
ultima lettura sabato 25 maggio 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Le rotte del vento ( capitolo uno )

di lightcoach. Letto 329 volte. Dallo scaffale Storia

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Le Rotte del Vento

Frates Ventum

01/06/2017

LotitoF


Introduzione

Sappiamo tutti che cosa sia la schiavitù. L’abbiamo studiata su innumerevoli libri di storia e vista in film e documentari . La schiavitù è orribile, è disumana, ma era storia di tempi passati . La schiavitù non esiste più ? Quest’ultima affermazione non è veritiera . In realtà la schiavitù prospera in tutti i continenti . Oggi nel mondo vi sono più schiavi di quanti non ve ne siano mai stati in passato, anche se rappresentano una percentuale inferiore della popolazione .

Richard Holbrooke

La Schiavitù offende la dignità umana . E’ bene aggiungere che l’aspirazione alla liberazione da ogni forma di schiavitù, relativa all’uomo, è qualcosa di nobile e valido .

Giovanni Paolo II

Il Cristianesimo non pensò mai di abolire la schiavitù né alcun concilio approvò decreti abolizionisti, anzi , i padri conciliari regolamentarono il commercio di carne umana in più di una occasione .

Pierino Marazzani

L’unico personaggio del mondo antico che condannò chiaramente la schiavitù fu il filosofo Alcidamante, nato ad Elena in Eolia, nel IV secolo a.c. Egli disse “ Dio ha dato a tutti gli uomini la libertà e la natura non ha fatto nessuno schiavo.

Secondo l'associazione americana Free the Slaves ( www.freetheslaves.net ) gli schiavi sono oggi in tutto il mondo, in termini assoluti, più numerosi di quanto non siano mai stati nella storia dell'umanità: 27 milioni di persone private della libertà e ridotte in servitù, costrette al lavoro coatto o forzato. È di questo mese la notizia, diffusa da Medici senza frontiere, che le autorità yemenite hanno liberato oltre 1.600 migranti africani trattenuti in stato di schiavitù dai trafficanti: affamati, torturati, abusati, violentati, mantenuti in uno stato animale, per sempre traumatizzati.

Per questo è importante ravvivare la memoria della tratta secolare in cui gli uomini furono catturati, incatenati, trasportati e venduti come cose, o animali da lavoro, come fossero buoi o cavalli da tiro. A milioni, procurando inaudite ricchezze a chi ne faceva commercio e ancor più ai loro "utilizzatori finali".

Antislavery.com

Dedica e Ringraziamenti

Il fervore per la difesa della verita’ e della giustizia mi è stato insegnato da alcuni uomini che ho avuto la benedizione di incontrare sulla mia strada . Alcuni li ho appena incrociati, ma mi è bastato poco per ricevere molto da loro.

Altri mi sono stati accanto per anni e soltanto ora mi accorgo che erano dei Giusti . I Zaddikim della mia vita . Uomini giusti che non erano consapevoli di esserlo . Uomini che portavano e diffondevano la luce della verita’ ed il fervore per la difesa dei piu’ deboli e degli oppressi .

Posso fare un elenco di questi grandi maestri di vita che io chiamo Zaddikim , perche’ simili ai grandi maestri spirituali chassidici che diffondevano la luce nelle menti e negli spiriti dei loro allievi . Non li chiamero’ per nome poiche’ desidero che rimangano anonimi a coloro che non li hanno conosciuti . Coloro che mi conoscono sanno di chi scrivo .

Mi hanno dato molto . Sono stati una fonte di luce, speranza e coraggio .

Vi ringrazio per quello che siete e per quello che continuate a darmi e dedico questi racconti a voi, a mia moglie Flora ed ai miei figli : Giovanni, Francesco, Marco e Davide

Le Rotte del Vento ( titolo da rivedere )

Capitolo uno

Noli , villaggio di Terratasca , anno 1345

Quel matrimonio , finalmente, era stato celebrato fra molte difficoltà e opposizioni. Ser Benedetto aveva dovuto fare dei compromessi, ma alla fine aveva trovato una soluzione. Come capo del villaggio aveva difeso i diritti degli sposi e allo stesso tempo aveva salvato la dignità e il buon nome della famiglia Galesi . Cipriano era stato respinto dalla bella Floriana che gli aveva preferito Danielotto il figlio del mugnaio. Floriana negli ultimi cinque anni aveva cambiato cinque corteggiatori e si diceva che ognuno di questi avesse passato la mano a quello successivo e " passare la mano " era un eufemismo per dire che i cinque giovanotti se la erano spassata con la bella Floriana che non disdegnava le loro attenzioni e carezze, anzi li incoraggiava . Cipriano poteva essere ben contento, aveva evitato di impelagarsi in un rapporto amoroso precario , anche se le belle forme seducenti della ragazza gli facevano salire il sangue alla testa ogni volta che la incontrava. Certe voglie poteva , in ogni caso, soddisfarle altrove. Bianca era la sorella maggiore di Cipriano e quel giorno , il giorno delle nozze di Floriana con Danielotto , non poteva far finta di niente. Cipriano un po' per rabbia ed un po' per vergogna monto' sul suo cavallo e si diresse a spron battuto verso le colline e da lì verso il pendio che scendeva sulla spiaggia. Mentre Bianca meditava sul da farsi, i suoi due figli : Genevieve e Goffredo stavano giocando nel giardino della loro casa. Non era molto grande ma bastava per l’orto e per i giochi dei due ragazzi. Genevieve aveva 12 anni e Goffredo 9 , ma le asperità della vita li avevano maturati anzitempo.

" Spero che Cipriano non si sia messo delle idee strambe in quella testa matta " si chiese Bianca. Era preoccupata per suo fratello. Lo conosceva bene e sapeva che era capace di mettersi nei guai . Doveva controllare. Era la sorella maggiore, anche se aveva soltanto 38 anni . Era invecchiata prematuramente a causa dei dispiaceri e delle sofferenze , ma la sua figura slanciata e snella la rendeva ancora una donna attraente . I suoi lunghi capelli biondi e i suoi occhi chiari tradivano le sue origini occitane ed erano accompagnate da un portamento austero e nobile. Da giovane era stata oggetto di interesse da parte di alcuni giovani rampolli di famiglie nobili, ma lei era schiva, riservata e quando incontrò Andrea si innamorò di lui . Il suo era un amore e un sentimento moderato dal suo carattere e dal suo temperamento forte ma riservato, non facile agli entusiasmi e alle emozioni . Genevieve aveva preso da lei. Era piuttosto discreta ma sempre aperta alle novità e ai giochi con i suoi coetanei . Era quasi la copia di sua madre : bionda, occhi verdi, nasino all’insù, grazia e femminilità tipica francese. Goffredo era esattamente il contrario di sua sorella : bruno, come suo padre, forte fisicamente, irruento, istintivo e sempre pronto a menare le mani. Bianca gli ricordava continuamente di comportarsi come un degno rampollo della casata Galesi , ma Goffredo aveva modi da strada e una voglia matta di andare per mare. Quando la famiglia visitava amici e parenti , Goffredo era , sovente, motivo di imbarazzo per le sue maniere rozze.

Quella mattina Bianca chiamò Genevieve e Goffredo e chiese loro di seguire lo zio sulle colline e scoprire dove si era recato. Meglio prevedere che piangere su quello che si poteva evitare. In fretta, disse loro “ seguite vostro zio e vedete dove si è cacciato" I due ragazzi uscirono di corsa e presero la strada verso la collina. Il loro incedere era leggero e allegro , non sapevano cosa li attendesse. Dopo circa venti minuti giunsero al bosco che nascondeva la Rocca del Mendicante , rifugio degli innamorati delusi o di coloro che pensavano al suicidio per amore e che alla fine cambiavano idea e si ritrovavano alla taverna a far bisboccia per dimenticare amori e dolori. Non era mai facile attraversare il bosco . La sua fitta vegetazione e il suo aspetto poco rassicurante ne facevano un luogo misterioso, anche se le storie che raccontavano erano poco credibili.

Poco prima di arrivare alla Rocca, appena fuori dal boschetto prima videro e poi sentirono le maglie di una grossa rete da pesca piombare su di loro per immobilizzarli I due ragazzi gridarono terrorizzati cercando di liberarsi, quindi , alcuni individui dalla pelle olivastra , dai turbanti bianchi e dalle tuniche verdi saltarono loro addosso e gridando in una lingua sconosciuta iniziarono a minacciarli con coltellacci e spade ricurve. Genevieve, si rese allora conto che erano finiti nelle mani di Pirati Saraceni . Goffredo impallidì come un lenzuolo e prese a gridare a squarciagola mentre Genevieve lo stringeva forte a sé piangendo disperata. I pirati li legarono con delle corde e minacciandoli li spinsero verso la spiaggia dove una feluca li attendeva per portarli verso una nave più grande, alla fonda.

Stavano per salire su una nave saracena che li avrebbe portati al di fuori del loro mondo , lontano dai loro cari, dai loro affetti. In pochi minuti la vita dei ragazzi era cambiata e la loro sorte era piu’ che mai nelle mani di Dio. Avrebbero mai più rivisto la loro madre ? Avrebbero piu’ rivisto il villaggio , i loro parenti ed i loro compagni di gioco ? Queste domande scorrevano velocemente nelle menti dei due ragazzi terrorizzati mentre scivolavano veloci verso la nave pirata. Cosa li attendeva, cosa avrebbero fatto di loro quegli uomini malvagi e violenti ?

Bianca inizio’ a preoccuparsi . Era già buio e si sentivano ancora, da lontano , gli echi della festa. Forse Genevieve e Goffredo avevano deciso di andare alla festa nonostante l’indignazione e lo sdegno per l’offesa subita da Cipriano , loro zio. Erano giovani e tutte queste cose passavano in secondo ordine. L’importante era divertirsi ed unirsi alla festa. Bianca decise allora di andare alla Rocca del Mendicante da sola . Prese il mantello , il bastone e corse verso la collina. Le ombre della sera iniziavano a calare, ma si potevano ancora distinguere gli alberi e la strada. Giunse alla rocca ma dei ragazzi non c’era nessuna traccia. Li cercò gridando i loro nomi, ma nessuno rispose. Dalle grida passò al pianto disperato “ Genevieve, Goffredo, dove siete ? Fatevi sentire ? Cosa vi è successo, cosa vi hanno fatto ?” Con il viso fra le mani decise di controllare la sua paura e la sua disperazione. Doveva fare qualcosa per i suoi figli. Subito , prima che fosse troppo tardi. Ma cosa? Ritornata al villaggio, si recò da sua sorella Giuliana e racconto’ quello che le era accaduto ed in men che non si dica il villaggio si allertò ed una squadra di uomini iniziò a cercare i due ragazzi sulla collina, nel boschetto e sulla spiaggia. Giuliana era un paio di anni più giovane di Bianca ed era nota nel villaggio per la sua giovialità. A volte, quando i ragazzi di Bianca intristivano si recavano da lei per riprendere vigore e speranza . Era una donna di fede , una vera credente.

Alcuni uomini, ancora ebbri dai festeggiamenti del villaggio scoprirono delle tracce sulla spiaggia che portavano verso il mare . Erano le orme di molte persone. Qualcuno aveva rapito i due ragazzi ma non vedevano navi e barche all’orizzonte. Infine il marito di Giuliana trovò un fazzoletto ricamato su una scoglio che sporgeva dalle rocce dell’insenatura. Mentre discutevano tra di loro, arrivarono altre persone provenienti dall’altra lato dell’insenatura e dissero di aver visto dall’alto della collina a nord del promontorio dei pirati saraceni trascinare sulle loro barche dei giovani.

Quella ulteriore testimonianza parlava chiaro e confermava che Genevieve e Goffredo erano nelle mani dei pirati.

La compagnia rientrò mesta ed afflitta al villaggio. Bianca non riusciva a rassegnarsi alla scomparsa dei figli. Non era possibile e ripeteva a se stessa “ un’ora fa erano quì con noi ed ora sono nelle mani dei pirati. Oh, come è ingiusta e malefica la vita ? Chi mi ha fatto questo ? “ Si ripeteva, allargando le braccia agitata e imprecando verso il diavolo ed i suoi demoni. Era tutta colpa loro : dei demoni e dei loro compagni Saraceni. Genevieve e Goffredo erano tutto quello che aveva e che le era rimasto dopo la perdita di Andrea, il suo adorato marito, scomparso anni prima nei flutti di una giornata burrascosa in mare. La sua famiglia , i Galesi , apparteneva ad una nobile casata di armatori Nolesi , ma la sfortuna e la perdita di alcune navi negli ultimi anni li aveva quasi gettati sul lastrico. Era rimasto ben poco delle proprietà della famiglia e quel poco era nelle mani degli affittuari e dei banchieri di Genova. Bartolo, suo fratello, era quasi sempre in mare e Federico, l’ altro fratello era monaco a Magonza. Giuliana era l’unica sorella vicina. Cosa poteva fare da sola ? Quale sarebbe stato il suo futuro, ora ? Bianca raccolse quel poco di forza d’animo che le rimaneva e decise di non darsi per vinta. Non poteva cedere alla disperazione ed alla rassegnazione, perché non sarebbero servite a cambiare quella situazione drammatica. Doveva agire con prudenza e saggezza e percorrere tutte le strade possibili per sapere dove erano finiti i suoi figli. Bartolo, forse Bartolo era la carta che poteva giocare per vincere la partita con quel destino infausto, ma non sapeva dove si trovava. Alcune settimane prima aveva ricevuto una lettera nella quale lui annunciava il suo ritorno in poche settimane . Bianca farneticava sul diavolo che fagocitava le anime dei suoi ragazzi e che lei lo avrebbe combattuto riponendo la sua fede in Dio. Gli angeli del Signore la avrebbero sostenuta ed aiutata . Disperarsi era inutile e piangere soltanto uno spreco di forze e di pensieri. Decise di recarsi a Genova per cercare il fratello, forse, era già tornato.

Alle prime luci del mattino prese le sue cose , il mantello , il bastone, la borsa. Si avvicinò a Giuliana ancora assopita nel suo giaciglio e le sussurrò “ Vado a Genova a cercare Bartolo. Stai tranquilla, ti farò sapere . I ragazzi sono ancora vicini e li dobbiamo ritrovare subito, prima che prendano il largo su una di quelle navi saracene dirette verso le terre degli Infedeli. “ Giuliana si svegliò , riconobbe lo sguardo dolce e fermo della amata sorella, la accarezzò con dolcezza e le disse “ Io vengo con te, questa battaglia la combatteremo insieme . I tuoi figli sono anche miei nipoti. Sono sangue del nostro sangue. Dammi il tempo di vestirmi e prendere qualcosa per il viaggio “. Bianca non osò commentare, nè protestare . Acconsentì con un cenno della testa, baciandola sulla fronte. Giuliana si preparò al viaggio ed in poco tempo furono fuori sulla strada per Genova. Il viaggio fu senza ostacoli e presenze nemiche, quantunque Bianca,vigile e sospettosa, tornava a ripetere che non meritava quel destino tremendo ordito dal Diavolo. Giuliana la ascoltava con pazienza e la rassicurava dicendole che il Diavolo non c’entrava proprio niente in quella storia.

Quella era una storia di uomini e di donne che per malasorte erano capitate nelle grinfie degli Infedeli e che bisognava liberare.

Il suo nome era Bartolo da Noli o piuttosto Bartolo Galesi . Altri ancora lo chiamavano Capitan Bartolo anche se non era mai stato capitano di una nave. Era un armatore, figlio di armatori ed a causa delle perdite delle ultime navi , affondate tra i flutti delle burrasche nel Mediterraneo e nei mari africani, aveva perso quasi tutte le sue proprietà e terre. Bartolo godeva di buona salute anche se era afflitto da una forma di malinconia che lo intristiva nei momenti di solitudine. Egli non riusciva a cancellare alcune cose del suo passato che lo tormentavano di notte, quando cercava invano di addormentarsi. La sua mente riportava in superfice alcuni momenti tragici della sua vita, chiamandolo a rispondere degli errori e dei peccati che non riusciva a cancellare dalla sua coscienza. Nei suoi ultimi due viaggi aveva assistito a scene raccapriccianti : scene di abuso fisico e morale perpetrato dai suoi compagni di ciurma sulle donne e sui giovinetti schiavi. Erano stati momenti terribili e lui non aveva potuto far niente per impedire quelle abominazioni. Quei ricordi erano come una pianta parassita che avviluppava la sua anima corrodendola giorno dopo giorno. Erano come una ruggine spirituale che polverizzava lentamente le sue ossa e le sue energie. Il piacere, il piacere sfrenato, animalesco che danzava come una schiava nera sul ponte di quelle navi, di sera, quando le tenebre coprivano ogni cosa. Nel buio profondo i marinai ed i loro superiori stringevano nelle loro spire i corpi nudi delle donne e dei giovani contaminando le loro anime ed i loro corpi. Bartolo ne era disgustato ed era solito dimostrare il suo ribrezzo e la sua condanna con il silenzio ed allontanandosi dai suoi compagni assetati di piacere. Il giorno dopo ne parlavano ed in tono canzonatorio descrivevano i loro amplessi fisici con gli schiavi, cercando di turbare Bartolo e di scandalizzarlo con i loro racconti. Bartolo li guardava da lontano , sputava per terra e ricordava loro che avrebbero pagato per gli abusi perpetrati sugli schiavi. Per prenderlo in giro, iniziarono a chiamarlo Fra’ Bartolo e questo non gli dispiaceva. Un giorno avrebbero pagato, avrebbero sofferto per ogni lacrima versata da quegli sventurati. In un paio di occasioni, quando i suoi compagni andarono oltre ogni limite, si scontrò fisicamente con un paio di loro ed in una lite aveva tramortito il malcapitato. Bartolo era grande e dotato di una forza insolita sebbene fosse magro. Dopo quegli scontri, gli altri marinai smisero di infastidirlo con le loro storie ed , anzi, alcuni di loro iniziarono a farsi domande sul comportamento di Bartolo e sul suo codice morale. Per il navigatore genovese quel nuovo atteggiamento da parte di alcuni compagni era già una mezza vittoria sulle false tradizioni e sulle pratiche peccaminose dei marinai di quelle navi che trasportavano schiavi. Qualcuno aveva fatto qualcosa, qualcuno si era ribellato ed aveva cercato di difendere .

la dignità di quei poveretti.

Due giorni prima di arrivare nel porto di Genova un piccione viaggiatore spiccò il volo dalla nave, per preannunciare l’arrivo della stessa. Sebastiano Galesi, nipote di Bartolo, lavorava presso l’ufficio delle dogane, al porto di Genova e fu quindi, informato del ritorno di suo zio.

Bartolo era arrivato alla buona età di 48 anni con la protezione del cielo, considerando tutto quello che aveva passato . Era molto alto , viso lungo ed affilato , I suoi capelli stavano già ingrigendo ed il suo portamento lo rendeva riconoscibile per il suo modo di camminare : gambe lunghe , dinoccolato . Lo si riconosceva da lontano , con i suoi lunghi trampoli ed il movimento cadenzato delle braccia . Sembrava un airone che spiegava le ali per volare .

Dopo il suo primo imbarco all’età di quindici anni, a bordo di una nave di famiglia , Bartolo aveva navigato e lavorato come semplice marinaio prima e come nostromo dopo, su navi dirette nel Mar Nero. Aveva navigato sino alle terre dei Cazari ad est e sino alle coste africane a Sud. Conosceva bene il suo mestiere e lo faceva con passione e diligenza. Gli ultimi imbarchi li aveva fatti su navi genovesi dirette verso il Mar Nero , oltre Bisanzio e lì aveva conosciuto o piuttosto scoperto il mondo feroce, crudele del traffico degli schiavi.

Aveva visto giovani di ambo i sessi incatenati alle galere o messi ai ceppi e venduti ai mercati degli schiavi , sotto le fruste dei loro aguzzini , trattati come animali. Aveva conosciuto i mercanti di schiavi , i loro servitori e le loro scorte armate impegnate in quel losco traffico . Aveva compreso che quegli uomini avevano perso la parte migliore e sana della loro umanità e l’avevano venduta al demonio in cambio di denaro e di potere. Il potere di decidere della vita e della morte di quei disgraziati. Il potere di giocare con le loro anime e con i loro destini per il puro piacere di sentirsi padroni di qualcuno e qualcosa, di poter mettere loro ceppi e catene. Il sottile piacere di disporre della sorte di altri uomini e di altre donne.

Da quei viaggi aveva iniziato a porsi sempre le stesse domande : perché Dio permetteva la schiavitù ? Perché permetteva quelle atroci sofferenze ed abusi, e permetteva ai padroni di disporre delle fanciulle e dei giovani secondo il loro piacere e desiderio ? Cosa avevano fatto quei poveri giovani per meritarsi tutto questo e cosa si poteva fare per cambiare quella situazione e rimettere le cose della terra alla pari con le cose del cielo ? Queste ed altre domande ancora turbavano Bartolo nelle ore di veglia notturna durante le lunghe giornate di navigazione. Stava tornando a casa , la sua nave stava attraccando su uno dei moli del porto di Genova .Non vedeva la sua famiglia da oltre due anni. Appena sbarcato si inginocchiò e ringraziò Dio di essere lì , di nuovo nella sua terra. Anche questa volta il buon Dio si era preso cura di lui e lo aveva protetto dai pericoli del mare e della terraferma. Ora poteva recarsi a Noli per rivedere le sue sorelle : Bianca e Giuliana . Sapeva che Andrea se ne era andato in una burrasca in mare e che Bianca aveva affrontato quella vedovanza con coraggio e fede.. Sapeva ben poco dei due figli di Bianca : Genevieve e Goffredo.

Giuliana , l’altra sorella, e Pietro suo marito erano stati un gran sostegno per Bianca ed i suoi ragazzi. Il loro unico figlio Sebastiano lavorava presso le dogane di Genova. Aveva deciso di non prendere la strada del mare ma di vivere e lavorare tra le scartoffie. Era meno rischioso ed alla fine della giornata poteva dormire nel suo letto , all’asciutto.

Finalmente ,ecco uno degli uomini della famiglia che aveva deciso di tenere i piedi all’asciutto e di non rischiare la vita in mare. Sebastiano seppe del ritorno di suo zio e quando vide la nave preannunciara decise di corrergli incontro per salutarlo e rivederlo dopo anni di separazione. Lo vide da lontano, lo riconobbe e gli corse incontro. Bartolo non lo aveva riconosciuto ma quando gli fu vicino distinse il volto del nipote. Lacrime di gioia iniziarono a rigare il suo volto bruciato dal sole. Erano anni che non abbracciava qualcuno.

Sentì il dolce ed affettuoso abbraccio di Sebastiano riempirgli il cuore come un balsamo per l’anima e stringendolo verso di se’ gli chiese “ Come stanno gli altri, in famiglia?” “ Bene zio” rispose il giovane. “ Tu come stai?” chiese Sebastiano. “ Come vuoi che stia? Gli anni passano ed i dolori alla schiena si fanno sentire, ma la passione per il mare e per la ricerca di nuove terre curano tutto.” “ Sei sempre lo stesso. Non ti va’ proprio di rimettere i piedi sulla terraferma?” disse Sebastiano. “ Un giorno lo farò, ragazzo mio. Quando questi dolori non mi permetteranno più di saltare sugli alberi di una nave. Sino ad allora, continuerò a veleggiare verso nuove terre e nuovi orizzonti inesplorati.” Concluse Bartolo.

Zio e nipote trascorsero il resto di quella giornata parlando dei bei tempi passati , nelle tinozze di acqua calda di una locanda vicina. Infine , il vino ed il buon cibo stemperarono le fatiche di quella giornata. Nel frattempo Bianca e Giuliana erano arrivate a Genova dirette alla casa di Sebastiano vicino al porto. Vi giunsero all’ora di pranzo quando Sebastiano e Bartolo stavano parlando delle esperienze fatte in quegli ultimi anni . Alla vista delle due donne, Bartolo scoppiò in lacrime mentre abbracciava le sue due sorelle. La lontananza e le avventure e disavventure patite in mare non avevano diminuito il suo affetto per Bianca e Giuliana. Le due donne erano in uno stato di prostrazione ma trovarono conforto nelle braccia del loro fratello maggiore. Era tornato Bartolo, il capofamiglia della casata Galesi.

“ Bianca…ma i tuoi figli ? Non li vedo” chiese Bartolo. La donna chinò la testa , strinse le mani del fratello e chiuse le spalle e disse “ Non sono più con noi. Ieri sera i pirati saraceni hanno fatto una incursione al villaggio ed hanno rapito i due ragazzi” Un profondo silenzio seguì quell’annuncio. Bartolo chiese a Bianca di ripetere quello che aveva appena detto e Bianca lo fece. L’uomo si alzò dalla sedia , il volto rivolto verso la finestra, lo sguardo nel vuoto come sprofondato in una improvvisa trance. “ Nelle mani dei pirati saraceni, hai detto?” “ Sì, Bartolo, nelle mani dei pirati saraceni. Questo è quello che mi hanno detto gli uomini del villaggio, dopo aver esplorato tutta l’area vicino alla Rocca del Mendicante” ribadì la donna.” “ “Ma avete visto navi, feluche, imbarcazioni di qualche tipo?” chiese il fratello . “ Sì, alcuni uomini del villaggio hanno visto una nave a distanza , ed una barca con degli uomini che sembravano pirati saraceni “

“ Nelle insenature, avete controllato nelle insenature accanto alla Rocca del Mendicante.” Gridò Bartolo. “ Non so dirti rispose Bianca” “ Forse non lo hanno fatto” aggiunse Giuliana.” Ora è troppo tardi “commentò Sebastiano. Sono già lontani e chissà dove, chissà dove !” concluse il giovane. Bartolo si chinò sul capo della sorella accarezzandolo dolcemente “ Povera sorella mia , dopo Andrea, adesso anche i due ragazzi. Cosa hai fatto per meritare tutto questo? Sorte ingiusta, destino maledetto.

Ma esiste un Dio? A che vale riporre la nostra fede in Lui se accadono tali sventure ? I miei nipoti nelle mani dei pirati senza Dio” Di nuovo un silenzio di tomba assalì gli spiriti e i cuori dei fratelli. Guardavano , fissavano il cielo al di la’ della finestra e cercavano le risposte al loro dolore , al loro sconforto. Quella tragedia li confondeva, li stava annichilendo togliendo loro la forza ed il desiderio di vivere. A cosa valeva vivere? Il tempo passo’ velocemente sino alla sera tra lunghi silenzi, pianti, congetture e propositi di vendetta. Bartolo cercava di rimettere insieme i cocci delle loro ultime energie per capire quello che si doveva fare. La notte trascorse cupa e silenziosa . Bartolo stava riflettendo sul da farsi, poi all’improvviso giunse ad una conclusione “ Bisognava contattare Klatos, a Pisa. Klatos e Filippo conoscevano quella gente ed erano anche amici di qualche mercante giudeo che trafficava in quel tipo di commercio. Filippo era giudeo amico dei mercanti e sapeva a chi rivolgersi per avere delle informazioni sulla sorte dei ragazzi. Klatos e Filippo erano stati compagni di bordo su alcune navi su cui Bartolo aveva navigato nel mar Egeo e nel Mar Nero.

I mercanti giudei di Pisa e Lucca erano coinvolti in quei traffici ed avrebbero saputo dargli qualche informazione utile. I giovani catturati nelle incursioni dei pirati erano poi portati ai mercati degli schiavi, nelle città costiere del Mediterraneo e la più vicina a Genova era Pisa dove i mercanti Giudei facevano da mediatori e rivenditori di giovani europei catturati dai pirati. Una piccola fiammella di speranza si accese nel cuore dei familiari dei due ragazzi rapiti. Klatos li avrebbe aiutati, Klatos avrebbe trovato le informazioni che cercavano. Quella era l’unica strada percorribile.

Il mattino seguente Bartolo riunì la famiglia intorno al tavolo dell’unica sala della casa e tra libri e documenti riprese il filo del discorso annunciando che aveva riflettuto tutta la notte arrivando a una conclusione : contattare il suo amico Klatos a Pisa per iniziare le ricerche dei due giovani.

“Li troveremo, disse. I mercanti giudei di Pisa sono coinvolti in quei traffici e sanno dove finiscono i giovani catturai dai pirati. Se ci muoviamo ora, senza perdere altro tempo, li troveremo, sono sicuro che li troveremo.” Ribadì con decisione. “ Voi due, Bianca e Giuliana vi recherete presso il monastero dei Frati Mercedari a San Leucio. Sebastiano vi accompagnerà e rimarrà con voi. Essi mi conoscono. Dite loro quello che è successo e dite che siete mie sorelle. Si prenderanno cura di voi. Ho lavorato e vissuto con loro, tempo addietro. La loro missione è di assistere coloro che sono stati liberati dalla schiavitù a ritornare alla vita normale e aiutano anche le famiglie dei giovani derelitti. Sebastiano osò protestare “ Zio io vengo con te. Avrai bisogno di un’altra spada per combattere gli infedeli e…” Bartolo lo interruppe “ Tu fai quello che ti dico, vai con le due donne e rimani con loro. Hanno bisogno della tua protezione e del tuo conforto. Io me la cavo da solo. Ne ho passate tante e peggiori anche di questa. Il Signore proteggerà tutti noi. Ne sono sicuro.”



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