ewriters

scrivere per essere letti
Siamo 8.228 ewriters e abbiamo pubblicato 73.029 lavori, che sono stati letti 46.444.615 volte e commentati 54.903 volte. Online dal 3 Gennaio 2000.
 
 



Seguici


Scaffali


lavoro pubblicato venerdì 1 dicembre 2017
ultima lettura domenica 17 dicembre 2017

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Il tipografo e il distillato

di passerotto22. Letto 235 volte. Dallo scaffale Pensieri

IL DISTILLATO   “Il distillato prodotto dai vapori della vite e la stessa sua origine si possono condensare in una sola parola: pianto”. Una frase superba, meravigliosa, che nella sua essenzialità riunisce migliaia di conce...

IL DISTILLATO

“Il distillato prodotto dai vapori della vite e la stessa sua origine si possono condensare in una sola parola: pianto”.

Una frase superba, meravigliosa, che nella sua essenzialità riunisce migliaia di concetti filosofici e rende conto della immane tragedia che è la nostra esistenza.

Proprio così, una frase storica.

Però, a Giovanni il tipografo la cosa non suonava proprio eccessivamente bene: certo, si sarebbe dovuto capire facilmente che quella che forniva il pianto come prodotto era la “vita” e non la “vite”, trattandosi di un banale errore di trascrizione. Vuoi vedere però che colui che aveva concepito questa frase così pregna di significati aveva voluto riferirsi realmente alla vite la cui “pianta” (e non “pianto”) e il cui prodotto ci fornivano distillati così pregiati come la grappa e l’acquavite?

Quella notte non riuscì a dormirci su.

Il terrore di giocarsi oltre trent’anni di onorata carriera tipografica lo tenne sveglio su un letto di spine. Senza pensare poi all’aspetto economico: la possibilità di essere chiamato a rispondere di chissà quali e quanti danni e la pubblicità negativa che sarebbe derivata dalla vicenda non erano certo fatte per consolarlo in quel drammatico dilemma.

Né c’era da aiutarsi con la considerazione del contenuto del volume né con la personalità dell’autore: il professor De Clementinis, infatti, era un noto filosofo, ma era anche noto come ottimo estimatore della buona tavola e del buon bicchiere (anzi, diciamo pure del buon litro) di vino. Vuoi vedere che aveva pensato di unire l’utile con il dilettevole e aveva ritenuto di rafforzare i suoi concetti filosofici con un inno alla vite e ai suoi frutti? La disdetta maggiore era poi che il professore era irreperibile per una serie di conferenze in giro per l’America latina e che gli aveva lasciato l’incarico di provvedere alla stampa di cinquantamila copie della sua opera che avrebbero dovuto essere immancabilmente pronte di lì a dieci giorni. Per quella data, il lancio editoriale era già programmato e preparato con una conferenza di vari importanti personaggi politici e molti personaggi di alto livello del mondo della cultura.

Perciò non si poteva e non doveva sbagliare, ci sarebbe mancato solo questo!

Provò allora a chiedere silenziosamente il parere di un professore di liceo che conosceva e stimava: questi gli rispose, con estrema convinzione, che si trattava sicuramente della “vite”, cosa c’entrava la vita?

Giovanni, così, cominciò ad acquietarsi e provò a leggere con maggior convinzione la frase, correggendo la parola finale in “pianta”.

Sì, la cosa gli pareva che potesse andare bene, ma non era completamente convinto.

Si rivolse allora, a pagamento, ad un professore universitario del Corso di Filosofia. Questi, con scioltezza ancora maggiore del suo amico professore di liceo, espresse con tutta sicurezza il parere che si trattasse della “vita”, cosa c’entrava la vite?

Con santa pazienza, allora Giovanni scrisse “vita” al posto giusto della frase, ma stavolta si sentiva meno sicuro di prima: chi poteva dire quale dei due docenti aveva ragione?

Pensò, allora, di rivolgersi ad un terzo professore, accademico dei Lincei, per avere un parere ancora più autorevole, ma a questo punto si rese conto che la questione stava diventando sempre più difficile da risolvere. Passò alla “Dante Alighieri”, all’Accademia della Crusca e a non so più quanti altri autorevolissimi Enti ed Associazioni.

Alla fine, non ne cavò il classico ragno dal buco, anzi ci guadagnò un potentissimo mal di testa susseguente ad una serie di storiche arrabbiature e ad una serie di maledizioni all’ignoranza di certe persone che, pure, avrebbero avuto il dovere di chiarirgli le idee e non ingarbugliargliele come avevano fatto tutti con le più assurde teorie ed elucubrazioni.

Tra la “vita” e la “vite”, il “pianto” e la “pianta” gli sembrò, ad un certo punto, che il cervello avesse voluto uscirsene dalla testa e andarsene per conto suo, ormai stanco di quel guazzabuglio di motivazioni che ognuno portava a sostegno della sua tesi.

Intanto, a furia di consultare questo e quello, tutto il guadagno che il malcapitato si era ripromesso di ottenere dalla pubblicazione dell’opera aveva ormai già preso il volo prima ancora di averlo incassato. Avrebbe lavorato per la gloria di stampare un’opera perfetta, questo sì, ma era già tanto che dovesse lavorare senza rimetterci pure il resto.

Cominciò a sognarsela di notte, quella maledetta storia, ma neppure i sogni gli erano d’aiuto per risolvere il problema che, con il passare dei giorni, stava diventando un vero e proprio dramma.

Una volta sognò una gigantesca vite che, al posto dei grappoli, recava appese tante minuscole teste che piangevano a dirotto, mentre i pampini si erano trasformati in tante piccole mani con cui esse si asciugavano gli occhietti che diluviavano. “Siamo parte di una vite che, come sai, è una pianta. – dicevano tra le lacrime - Questo non toglie, però, che anneghiamo nel pianto”. Maledetti frutti della pianta del pianto!

In compenso un paio di notti dopo, sognò una vecchietta piena di rughe che, poveretta, piangeva disperatamente anche lei e diceva tra le lacrime: “Ho vissuto una lunga vita, ho avuto poche gioie e tanti dolori. Il più forte, però, è stato quello che mi ha dato il mio fidanzato che, dopo avermi resa incinta, mi ha piantato e mi ha lasciato così come vedi”. Solo in quel momento Giovanni si era accorto che la parte inferiore del corpo della donna era formato da una vite con tante radici ramificate che le spuntavano dal lembo inferiore della veste. Maledetta anche lei, ci mancava proprio il pianto della pianta!

La questione si andava poi complicando anche per le interferenze che portava nel suo lavoro.

Così, ad esempio, in alcuni depliants pubblicitari che aveva stampato per un podologo, «sanare “la pianta” del piede» era diventata «sanare “il pianto” del piede». Nonostante che questa trasformazione potesse avere un maggiore impatto pubblicitario sulla clientela, il podologo non si era mostrato affatto soddisfatto della cosa e gli aveva dimostrato praticamente cosa significa usare “la pianta” del piede.

Anche una nota ditta vinicola, che gli aveva affidato la pubblicità di un vitigno che produceva un ottimo vino da tavola, si era visto trasformato il prodotto nel “pianto” della vite. “Ma l’ha preso per acquetta il mio vino doc?” gli aveva contestato sul muso il produttore, buttandogli per aria tutto il materiale stampato.

Fu così che a tre giorni dalla scadenza del termine assegnatogli per la stampa del libro il poveretto fu costretto a una tragica decisione: scrisse il testo così come l’aveva ricevuto, infischiandosene altamente delle conseguenze inevitabili.

Ma che ci poteva rimettere la salute per quella storia, lui?



Commenti

Non ci sono commenti disponibili al momento.


Lascia un commento a questo lavoro:

per lasciare un commento devi effettuare il login: