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lavoro pubblicato lunedì 27 novembre 2017
ultima lettura venerdì 15 novembre 2019

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La TV digitale

di passerotto22. Letto 420 volte. Dallo scaffale Storia

LA TV DIGITALE   Chi lo sa se, al momento di escogitare la transizione delle trasmissioni TV dal sistema analogico a quello digitale, gli autori di questa bella pensata si saranno posti il problema di cosa sarebbe potuto accadere al momento de...

LA TV DIGITALE

Chi lo sa se, al momento di escogitare la transizione delle trasmissioni TV dal sistema analogico a quello digitale, gli autori di questa bella pensata si saranno posti il problema di cosa sarebbe potuto accadere al momento del passaggio, quando l’analogico non c’era già più mentre la ricezione del digitale richiedeva la sintonizzazione degli apparecchi televisivi per potersi attivare. Quando lo schermo si è fatto improvvisamente buio ed è apparso l’infausto avviso dell’assenza di segnale, questo avvenimento per tantissime persone, non avvezze alle segrete cose della tecnologia, ha rappresentato un vero e proprio sconvolgimento dell’esistenza, diciamo un dramma imprevisto, da ricordare tra le ore (giustamente) più scure della vita.

Dalla pubblicità data all’avvenimento sembrava che fosse la cosa più facile del mondo: la presa qua, lo spinotto là, collega sotto, collega sopra et voilà.

Purtroppo, le notizie in proposito riferiscono che molte persone, credendo ingenuamente a queste avvertenze ipocrite, hanno provato a realizzare effettivamente da soli questo semplice collegamento, ma sembra che parecchi di questi sventurati, a distanza di qualche mese, siano arrivati ad un numero di tentativi che varia dai duemilacinquecento ai settemila, né ci sono indicazioni sulla probabilità della loro ultimazione dell’impresa.

Il fatto certo è che ormai la TV fa parte del ciclo vitale dell’uomo, perché pare che il passaggio dalla poppa alle pappine tipico dello svezzamento sia stato sostituito, con piena soddisfazione dell’emancipato essere umano, dalla nutrizione che avviene attraverso le radiazioni emesse dal televisore di casa, in ossequio al noto principio dell’equazione di Einstein che stabilisce l’equivalenza tra materia ed energia. Perciò, in luogo della pappina si è studiato che si possano sorbire, nella mattinata, 3 ore di Unomattina o di un Maurizio Costanzo Show, oppure, nella serata, 2 ore e 45 minuti di “Porta a Porta”, quantità temporale ridotta a causa degli energici ed energetici scambi di opinioni, non si sa bene se fatti a pagamento proprio perché si conseguano tali effetti benefici, che ivi avvengono spesso: ovviamente, costituente fondamentale del sostituto della pappina è l’immancabile pubblicità per libri che energizza notevolmente l’utente che si vede costretto a pagare il canone anche per operazioni del genere.

Comunque sia, oggi è un fatto acquisito che la TV è il sosia naturale della figura materna, con l’enorme vantaggio che essa continuerà ad allattare l’infante telespettatore anche quando purtroppo il tempo si sarà portato via il suo più caro affetto.

Allora si comprende come mai l’ombra che ha avvolto il carissimo schermo domestico ha potuto incidere così profondamente sulle menti e sulle anime delle persone.

Si racconta di drammi familiari scoppiati all’improvviso, nelle ore in cui le vicende dei pacchi pieni di soldini o le inchieste di “Striscia la notizia” tenevano unita la famiglia davanti al desco serale: il marito che scopre all’improvviso che la moglie, durante la trasmissione, se la intendeva con il vicino di casa, la moglie che scopre che il marito telefonava di nascosto all’amichetta, il nonno che era solito addormentarsi davanti all’apparecchio e viene colto dall’insonnia e non trova più pace, la nonna che si rifiuta di preparare i dolci senza le ricette quotidiane, insomma tutto ad un passo dalla tragedia.

Ma questo è niente in confronto alle scene raccapriccianti di anziani piangenti davanti allo schermo inanimato ed abbracciati ad esso o preganti perché la santissima mamma TV si risvegliasse dal suo sonno angosciante. Non si sa se è vero, ma si parla anche di voti comportanti notevoli sacrifici che sarebbero stati fatti per recuperare il funzionamento di un oggetto, si potrebbe dire quasi di un familiare, così caro! Anche gli ex-voto, costituiti per lo più da telecomandi in disuso, sono ormai tantissimi.

Le ultime statistiche riportano anche notizie dell’aumento spaventoso dei tentativi di suicidio durante l’oscuramento degli schermi, che addirittura è stato descritto come peggiore di quello delle luci delle abitazioni quando infuriavano i bombardamenti.

Tuttavia, l’episodio più sintomatico di questo stato di malessere generale, di cui si son dovuti occupare con grande evidenza i mass-media, riguarda l’ormai tristemente famoso caso del signor Manlio, il settantottenne che viveva da solo in un appartamento diventato troppo grande per una sola persona.

Come si ricorderà, gli unici suoi amici erano il suo cane Lollo ed il suo apparecchio TV da 32 pollici.

Quel tristissimo giorno in cui, all’improvviso, all’impulso del telecomando il televisore rispose con quella sinistra schermata che diceva: “assenza di segnale”, l’anziano si sentì come se gli avessero dato una coltellata a tradimento, forse come dovette sentirsi Giulio Cesare quando lo colpì perfidamente il pugnale di Bruto.

Il grosso vantaggio che però aveva il condottiero romano su di lui era che, restando ucciso sotto i colpi dei congiurati, egli non avrebbe dovuto più preoccuparsi di seguire i teleromanzi e le trasmissioni di quiz di cui invece Manlio era un accanito ascoltatore che adesso si vedeva completamente privo di mezzi di sussistenza, come un consumatore di spinelli ed affini a cui avessero tolto improvvisamente anche l’ultima dose.

Praticamente alla disperazione, il poveretto si attaccò al telefono come un naufrago al salvagente, ma la segreteria dell’apparecchio gli rispose impietosamente che il tecnico era fuori per lavoro e non si sapeva quando sarebbe rientrato. Dopo aver sbattuto giù furiosamente la cornetta, l’uomo cominciò, come in delirio, a ricercare affannosamente sulle pagine gialle qualcuno che lo venisse a salvare in quel buio frangente: niente da fare, i tecnici si erano tutti eclissati, probabilmente perché erano tutti impegnatissimi a rimettere in sesto le sintonizzazioni saltate. L’unico che gli rispose fissandogli un termine sicuro gli diede appuntamento per cinque giorni dopo.

In piena crisi di astinenza, il signor Manlio allora concepì il terribile disegno: avrebbe costretto, con le buone o con le cattive, qualcuno di quei maledetti tecnici a salvarlo dal buio destino di telespettatore senza TV.

Seguendo le indicazioni delle pagine gialle, si diede a recarsi presso i vari tecnici elencati, nella speranza di acciuffarne qualcuno al volo. Dovette arrivare al sesto tentativo, dopo aver girato praticamente per tutta la città, per trovarne uno, ma anche questi era sul punto di recarsi fuori per un intervento.

L’anziano giunse a pregarlo, a scongiurarlo, poi infine a minacciarlo per spingerlo a recarsi a casa sua: niente da fare, l’altro si diceva impegnatissimo e non ne voleva sapere di dargli retta. A mali estremi, estremi rimedi: Manlio tirò fuori l’antiquata pistola di quando era guardia giurata e gli fece sul muso: “Adesso, volente o nolente, verrai con me. Io non posso stare senza TV e, se quei maledetti me l’hanno tolta, ora tu devi rimediare.”

Spaventatissimo, il tecnico lo seguì subito fino a casa e, in quattro e quattr’otto, gli mise in funzione i vari canali.

L’anziano cliente, a dimostrazione dell’immensa riconoscenza per essere stato salvato dal suo buio destino, o forse per evitare di essere denunciato dall’altro, in un impeto di generosità regalò all’altro tutto il residuo della sua pensione.

Ora che sono sette giorni da quando il povero Manlio è stato ricoverato per inedia, c’è però tanta gente che va a fargli visita per solidarietà tra telespettatori.



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