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lavoro pubblicato lunedì 27 novembre 2017
ultima lettura martedì 27 ottobre 2020

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THE WILCO LIVE IN FIRENZE - CRONACA DEL CONCERTO

di jankadjstrummer. Letto 456 volte. Dallo scaffale Musica

IL LIVE DEI WILCO A FIRENZE 11 OTTOBRE 2012 – LA RICERCA DEL SUONO PERFETTO Fuori piove incessantemente ed io,da solito ritardatario, arrivo insieme a Pietro, il mio inseparabile compagno di concerti, all’ Obihall ( ex glorioso Teatro ...

IL LIVE DEI WILCO A FIRENZE 11 OTTOBRE 2012 – LA RICERCA DEL SUONO
PERFETTO
Fuori piove incessantemente ed io,da solito ritardatario, arrivo insieme a Pietro, il mio inseparabile
compagno di concerti, all’ Obihall ( ex glorioso Teatro Tenda) un minuto prima che si spengano le
luci della grandissima sala peraltro non pienissima, cerchiamo un punto in cui la visuale e il suono
possa arrivare perfetto. Ore 21:30 entra in scena Tweedy accolto con entusiasmo e da un boato
d’applausi, abbigliato all’americana da vero folk-singer, camicia jeans, cappello sugli occhi, a testa
bassa e imbracciando una bella chitarra acustica intona le prime di note di
Ashes of American Flags una bella canzone quasi west-coast poi la stupenda Art of Almost , questi primi due pezzi danno l’idea di come sarà il concerto, un susseguirsi di ballate quasi folk con dei brani ritmati tipici del suono Wilco, schitarrate elettriche, tastiere e percussioni dall’andamento ondivago fatto essenzialmente di suoni pacati e sostenute risalite di toni che sono esercizi di stile per i bravissimi musicisti.
Poi altri due brani dal loro ultimo lavoro “ The whole love” e il pubblico è in visibilio, cantano in coro la magnifica Black Moon, cerco di avvicinarmi lateralmente al palco per scattare qualche foto e rimango calamitato dall’attrezzatura a terra del chitarrista, una pedana di aggeggi strani che credo servono forse per gli effetti wha-wha, una sfilza di pedali che onestamente non riesco a capire a cosa servono ma che danno l’idea che la ricerca del suono, la sperimentazione siano il loro punto di forza quello che li distingue dalla moltitudine di gruppi rock che invadono i nostri clubs. In effetti il sound è perfetto, limpido, senza sbavature, un amico trovato in sala mi riferisce che già dal mattino il gruppo era impegnato nel sound-check, questo la dice lunga sulla puntigliosità del gruppo. La scaletta fila liscia ed arriva il momento di “ Impossible Germany “ che
si conclude con un incredibile assolo di chitarra finale in cui Nels Cline dà prova di una tecnica e
una sicurezza certamente fuori dal normale. Un virtuosismo chitarristico emozionante di quelli che
si ricordano e mentre lui picchia sulle corde creando una barriera sonora io mi soffermo sulla
scenografia alquanto semplice e senza sfarzi, le luci sono prevalentemente blu e rosse con
tantissime abat-jour che ricordano le esibizioni dei Talking Heads; La band, se vogliamo, non ha
inventato niente di nuovo ma la cosa che salta subito agli occhi è che si tratta di un gruppo ormai
maturo nello stile, capace di stupire ed emozionare al tempo stesso. Il concerto scorre veloce senza sosta, Tweedy sempre molto schivo e riservato non si scioglie, rimane serio e professionale, solo qualche accenno di ringraziamento all’ovazione che gli riserva il pubblico alla fine di ogni brano. I musicisti a turno, hanno i loro momenti di gloria, le tastiere, la batteria siesprimono con maestria a dimostrazione che il gruppo è coeso e ben organizzato, non si capisce , quindi, il motivo per cui il pubblico italiano sottovaluti questo poliedrico sestetto, nonostante sia considerato da tanti critici, a torto o a ragione, come la migliore rock n'roll band del pianeta nonché il gruppo preferito del Presidente degli Stati Uniti d’America Obama( è una buona referenza, non trovate!). Il concerto va
avanti e noi ci stiamo divertendo, anche Pietro, che non conosceva molto i Wilco sembra apprezzare la maniacale costruzione dei brani cerchiamo di cogliere le varie influenze dall’arcipelago rock, notiamo echi e assonanze con Crosby-Stills-Nash e Young, i primi Dire Streats, Grateful Dead ma è solo perché sono nel bagaglio di ogni musicista, il sound dei Wilco rimane originale e non surrogato lo dimostrano nel bis quando Jeff Tweedy attacca con
Born Alone , ma anche con pezzi ormai classici del repertorio come Can’t Stand It e PassengerSide , fino allo splendido finale sulle note di I’m a Wheel . Un concerto di classe e stile, canzoni semplici ma mai leggere e frivole perché arricchite con qualcosa che rende grandi le band: la sperimentazione e la ricerca del suono migliore.
Si torna a casa soddisfatti, non senza aver prima sorseggiato una birra, sentendoci quasi dei
privilegiati per aver partecipato ad un evento esclusivo riservato a pochi eletti felici di aver sudato e cantato insieme al gruppo di Chicago.
Dal vostro Jankadjstrummer


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