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lavoro pubblicato domenica 26 novembre 2017
ultima lettura giovedì 17 ottobre 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Alcuni Attimi

di Daryl94. Letto 374 volte. Dallo scaffale Fantasia

La foresta sembra acquietarsi durante la prima fase del tramonto, gli animali si preparano al sonno notturno mentre gufi e pipistrelli pregustano il ...

La foresta sembra acquietarsi durante la prima fase del tramonto, gli animali si preparano al sonno notturno mentre gufi e pipistrelli pregustano il buio che giungerà.
Uno spazio di natura incontaminato, che nasconde ancora qualcosa di puro.
Eppure qualcosa rompe quell'equilibrio. Lontano in una grande radura contornata da rocce e arbusti tagliati.
Gli uomini si mobilitano nel campo di fortuna, spostano casse colme di armi al riparo, montano la guardia fra le rovine del modesto villaggio abbandonato da anni.
Terroristi li chiamano, persone senza scrupoli, pronte ad uccidere per ragioni ignote, con il sangue alle loro spalle.
Il loro capo li osserva dal tetto di un'abitazione, le mani dietro la schiena, lo sguardo giovane eppure non privo di esperienza, scruta i suoi seguaci organizzarsi per il prossimo attacco in una delle città dell'ovest.
L'occhio gli cade sui tre cadaveri penzolanti per il collo posti su delle impalcature di fortuna, rammentando che sono passati alcuni giorni. Ordina subito che vengano gettati nelle fosse del bosco.
Nessuno può opporsi. E chiunque cercherà di fermarli, farà la loro stessa fine.
Ritorna dentro nella piccola stanza riempita solo di alcuni computer. La rete non è buona, ma non ci si deve lamentare quando si è nascosti in mezzo al nulla...

Passi silenziosi, coperti dal fruscio delle foglie.
Il mercenario sale il crinale alberato, cercando la posizione adatta, perfetta. Controlla l'ora, controlla la posizione sulla bussola. Si, il posto è quello. Scelto ancora prima del suo arrivo in quella landa desolata, non c'è bisogno di prendere la cartina nello zaino.
Ecco il luogo, giù in fondo al pendio, il villaggio. Saranno circa seicento o settecento metri di distanza.
Si siede poggiando giù l'attrezzatura, prende il binocolo, osserva come un falco la zona: rovine, numerosi nemici appostati, potrebbero anche esserci sentinelle nei boschi. Il suo obbiettivo, là, proprio in cima ad una casupola, quasi avesse bisogno di sentirsi innalzato rispetto a tutti. Senza timore che qualcuno gli buchi la fronte con un proiettile.
Prende nota di tutto: il Sole, il vento, l'ora, il luogo, pendenza, ogni singolo dettaglio per giungere al perfezione di tiro. Poi l'illuminazione, l'idea pericolosa s'eppur geniale, per essere più sicuro del risultato.
Controlla la bussola: si trova a sud-ovest rispetto al campo base nemico, un alto crinale con un'ottima visuale si staglia a nord-ovest. La sua prossima destinazione.
Prende dallo zaino la 9mm con silenziatore, il C-4 e si assicura che il coltello balistico sia bene agganciato al fianco. Nasconde il resto sotto un cespuglio pieno di spini, assicurandosi che chiunque avrebbe trovato il suo prezioso tesoro, non avrebbe più rivisto l'alba.
Un'ora per completare tutto quanto, non un minuto di più. Altrimenti, niente elicottero ad attenderlo.
Comincia a correre, tenendo d'occhio la bussola e il paesaggio attorno a se. Si tiene chino, lontano dalla visuale del villaggio, zigzagando fra gli alberi come un fantasma, la pistola pronta alla mano.
Scavalca un tronco caduto, si ferma, respira per riprendere fiato, getta l'occhio per controllare la posizione, lentamente e con pazienza si avvicina.
In dieci minuti giunge alla meta, si nasconde dietro un masso: due sentinelle che parlottano fra loro, tengono fra le mani armi automatiche. Una combinazione che sarebbe tornata utile in seguito.
Raccoglie un sasso da terra, lo scaglia lontano alla propria destra causando un po di rumore: le teste dei due si voltano. Esce dal nascondiglio premendo il grilletto, il proiettile centra la tempia della sentinella seconda sentinella, che si trovava alle spalle del compagno. Egli sente solo un colpo secco dietro di se, ma non riesce neanche a voltarsi che il mercenario gli spara in mezzo al cranio.
Una civetta prende il volo spaventata. Il silenzio cala di nuovo nella foresta.
Guardandosi intorno con circospezione si avvicina ai corpi senza vita, li perquisisce, trova una ricetrasmittente, impreca sapendo che da un momento all'altro qualcuno avrebbe chiamato per avere un rapporto.
Getta un'occhiata al villaggio prima di mettersi all'opera: nasconde il C-4 sotto un corpo, accende il comando a distanza maggiorata, raccoglie le due armi automatiche incastrandole nelle radici dell'albero, spinge per saggiare la resistenza. Ottima. Gira una piccola radice molto resistente facendola entrare nell'anello dei rispettivi grilletti.
Afferro il secondo cadavere spostandolo a fianco del primo, ad una certa distanza, lo appoggia sopra il calcio dei fucili, facendo molta attenzione. Perfetto. L'esplosione avrebbe spostato il cadavere spingendo le armi contro le radici, in questo modo si sarebbero azionati i grilletti. Ma tutto questo era solo un aiuto superfluo, ma avrebbero reso tutto più credibile.
E ora, ritorno alla postazione precedente.
Altri dieci minuti, nessun nemico lungo la strada, solo ombre che tradiscono gli occhi, il Sole è già nascosto per metà all'orizzonte, il tempo stringe.
Ecco il cespuglio, lo zaino. Apre la cerniera tirando fuori i pezzi del fucile di precisione. Lo monta in meno di un minuto, con decisione e gentilezza assieme, come se fosse un pezzo prezioso.
Avvitando il silenziatore si dirige alla sporgenza rocciosa, si sdraia, ma non prima di aver piazzato due sensori termici alle proprie spalle: se qualcuno si fosse avvicinato, lo avrebbero intercettato a cinquanta metri di distanza, avvisando con un sonoro "bip". La tecnologia aiuta in certi momenti del proprio lavoro, salvando vite, e togliendole.
E ora non resta che controllare l'ora, il bersaglio, il vento, la distanza. Calibrare lo zoom, il mirino. Caricare il proiettile a lunga gittata nell'otturatore e attendere il momento propizio.
La situazione pare calma al villaggio, i soldati camminano tranquilli per i viali sterrati fra le rovine. L'abitazione con il tetto a terrazzo è li in mezzo, il suo obbiettivo si trova dentro.
Getta un'occhiata alla zona attorno, guardie alla porta, il capo è sicuramente dentro, al piano di sopra.
Spostando il mirino per tutto il terrazzo si abitua al movimento, rendendoselo autonomo, istintivo e veloce.
Adesso non rimane altro che far uscire il bersaglio.
Inspira. Espira. Inspira. Espira. Ispira. Svuota i polmoni.
Schiaccia il detonatore. L'esplosione al nord si vede come un lampo, poi il suono si propaga per tutta la valle, seguito da colpi di arma da fuoco.
E' solo una questione di alcuni attimi.
Il capo ode l'esplosione in lontananza, sale sul tetto armato di binocolo per vedere cosa sta succedendo. Il momento perfetto. Mentre alza le mani per portarsi lo strumento agli occhi. Il centro del mirino è proprio qualche centimetro sopra la sua testa. Un ultimo raggio di Sole illumina la schiena al suo obbiettivo, come se la luce stessa volesse aiutare nell'uccisione.
Il cecchino preme il grilletto.
A velocità spropositate il proiettile scende lungo il pendio in linea retta, silenzioso e mortale. La morte silente fatta di piombo e rame.
La forza di gravità porta la pallottola più in basso, facendola entrare vicino alla cavità dell'orecchio destro, spaccando la prima vertebra e finendo dentro la clavicola sinistra, il sangue macchia il pavimento grigiastro come uno spray. Il corpo crolla a terra. Nessuno se ne accorge, per ora. Tutti troppo presi dall'esplosione di qualche secondo fa.
Il cecchino si alza, raccoglie le proprie cose tenendosi la mortale arma a presso, osserva gli uomini scalare il pendio per raggiungere la cima dove era scoppiato l'ordigno, come formiche allertate da un intruso nel loro nido.
Loro si stanno dirigendo a nord, mentre lui, con calma, se ne va dalla parte opposta. Indisturbato. Invisibile.
Un fantasma nell'oscurità...




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