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lavoro pubblicato domenica 26 novembre 2017
ultima lettura lunedì 20 maggio 2019

Questo lavoro e' adatto ad un pubblico adulto

Mimi - CAPITOLO 2 (TERZA PARTE)

di luke676. Letto 279 volte. Dallo scaffale Amore

In una giornata di sole la vide correre spensierata lungo il campo. Sulla fronte portava l’elegante corona di fiori. Con pose scherzose e sensuali si muoveva graziosamente davanti all’obiettivo. Dove finirono tutti quegli scatti? Fabio no...

In una giornata di sole la vide correre spensierata lungo il campo. Sulla fronte portava l’elegante corona di fiori. Con pose scherzose e sensuali si muoveva graziosamente davanti all’obiettivo.

Dove finirono tutti quegli scatti? Fabio non ricordò esattamente, la preoccupazione più importante fu quella di non essere notato.

Non appena vide il palazzo in lontananza, si arrestò. Cauto, si diresse all’interno della boscaglia alla sua sinistra.

“Guarda, guarda… non pensavo di essere così importante…”. Disse sottovoce arrampicato sopra una betulla.

Il cannocchiale con lenti XP trovato in casa di Patrizia, permise di notare diversi agenti in borghese passeggiare nel retro del palazzo. Sorridendo ai loro modi goffi, spostò la visuale verso la struttura. I bidoni della raccolta differenziata erano ancora appoggiati alla ringhiera del balcone. La tenda bianca nascose i piaceri e le meraviglie di quella casa tanto calda e ravvivata della sua presenza. Subito dopo la finestra si aprì. Leggermente pallida in volto, gettò un piccolo sacchetto nel bidone centrale. Il maglioncino marrone con il quale si riparò dalla frizzante aria mattutina, trasmise tenerezza.

“Amore…”. La voce rotta. “Indossi ancora quel pigiama che comprammo insieme…”. Proseguì osservando i pantaloni bianchi con stampate tante fette d’anguria.

Quando scomparve dietro la finestra, Fabio scese dagli scomodi rami. Per un attimo si sentì felice di aver rivisto quel volto angelico abbellito dai neri occhiali da vista.

Sotto il cielo uggioso si ricordò di quanto fosse faticoso camminare senza una alimentazione corretta e del buon riposo. Pur battendo strade pressoché deserte, si sentì mille occhi addosso.

Fermandosi sopra un sentiero sterrato frugò nelle tasche dei pantaloni. Il piccolo drone tascabile fu abbastanza facile da montare. Appoggiandolo a terra lo rivestì di Xerina, una pellicola illegale tanto in voga durante la guerra. Perfettamente invisibile, il drone venne diretto all’esterno del negozio “Mimi”.

Quello che vide nello schermo del piccolo monitor lo fece alterare: poliziotti in borghese, poliziotti ovunque.

Ritirato tutto l’occorrente, riprese la lunga marcia verso Castelletto di Cuggiono. Sbucando nel retro del cortile riuscì a malapena a bussare alla porta.

Alla vista del suo volto Patrizia ebbe un sussulto e riuscì appena in tempo a reggerlo prima che cascasse al suolo. Ritrovando le forze che credeva l’avessero abbandonata per sempre, lo trascinò fino al materasso in salotto.

“Non puoi strapazzarti in questo modo…”. Gli disse coprendolo con stracci somigliati a delle coperte. “Prima di tutto è troppo rischioso e secondo, sei ancora debole”.

Con mani tremanti e scheletriche, la donna accarezzò la fronte sudata.

“So quello che faccio…”. Fabio aprì gli occhi lentamente, la voce appena accennata.

“Lascia perdere Fabio…”. Spostate verso il petto, le carezze divennero più lente. Il piccolo capezzolo sotto la maglietta rosa di Patrizia raggiunse la turgidità. Accarezzando lievemente il pube dell’uomo si avvicinò alle labbra. La bocca non accennò ad aprirsi, gli occhi rimasero inespressivi.

“Che c’è?”. Chiese delusa. “Lasciati andare… ti farà bene…”.

La sensazione di bagnato nell’area genitale distese i nervi per un attimo, ma non spense l’adorabile immagine impressa nella mente.



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