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lavoro pubblicato domenica 26 novembre 2017
ultima lettura giovedì 21 febbraio 2019

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Perdita e ricordo

di master15. Letto 251 volte. Dallo scaffale Fantasia

"No, Vara, non così!"Il sigillo che avevo incertamente tracciato sulla pergamena fu cancellato sotto i miei occhi da una mano invisib...

"No, Vara, non così!"
Il sigillo che avevo incertamente tracciato sulla pergamena fu cancellato sotto i miei occhi da una mano invisibile.
"Ecco, così. Quel simbolo è sacro, non lo devi usare."
Mi girai e beccai mio nonno era sul ciglio della porta ad osservarmi mentre ritraeva la mano ancora luminescente.
"Capisci, ora, perché ogni lettera, ogni disegno ed ogni edificio ha spigoli e lati ben dritti?" mi disse con sguardo dolce, avvicinandosi.
"Nonno Maris" risposi, con tono riverente, "come mai il cerchio è sacro? Cosa rappresenta?"
Sogghignò, si avvicinò alla libreria sulla mia destra stipata di libri antichi che stavo lentamente studiando. Ne scelse uno e lo posò sul tavolo davanti a me. Mentre si sedeva, lessi il titolo "Ocrilia". Era la prima volta che vedevo una scrittura tanto sinuosa e ondeggiante e ne rimasi ammaliato, abituato com'ero alle incisioni dure del nostro alfabeto.

Ripensandoci oggi, sembra una barzelleta, ma è il primo ricordo che è riaffiorato alla vista del suo cadavere dilaniato. Corro verso di esso, facendomi strada fra le macerie con abilità, e un dettaglio fa breccia in me: sul suo petto, al centro, è tatuato un cerchio ora deturpato con lacerazioni e frustate. Mentre l'osservo, un altro terremoto scuote il suolo e la porta da cui ero entrato cede.

"Ocrilia?" chiedo, girandomi e guardando il suo volto.
"Una leggenda narra di come Quria, l'essenza stessa della vita, generò una figlia, Ocrilia, bella ed affascinante quasi quanto lei. Entrambe galleggiano nell'eternità, donando vita ai buoni e punendo severamente..." si girò, fissandomi negli occhi e diventando serio " i cattivi!". Mi colse un brivido causato dalla profondità della sua voce, subito però rise rivelando il suo caratteristico saltare tra serietà e irriverenza.
Riprese a parlare: "Quindi, per rispetto e venerazione, noi non usiamo simboli che richiamino la sua figura, come questi." aprì il libro e mi mostrò alcune pagine. Ogni simbolo, dal più sinuoso e complesso al più semplice e rapido, era accompagnato da un nome ed una didascalia.

Un'altra scossa riporta la mia mente al presente e un'idea mi fa tracciare il simbolo "CASA" all'interno del cerchio sul petto di Maris. Con il poco sangue rimanente, traccio "PROTEZIONE" sul mio palmo destro e lo tengo in aria chiudendo gli occhi, speranzoso che la reazione faccia effetto in breve tempo.
Pochi respiri dopo mi sento leggero come l'aria, per poi ricadere a terra con tutto il peso dei libri che ho nello zaino.

"Si dice che ogni simbolo abbia uno scopo, una funzione. Ma ognuno di essi per attivarsi richiede determinate condizioni.". Pendevo dalle sue labbra, mentre sfogliavo estasiato il libro. Ogni dettaglio che serviva era lì, scritto nero su bianco. Nomi, simboli e condizioni, tutto a disposizione.
"Ma se sono leggende" chiesi, rivolgendo lo sguardo verso il suo, "significa che niente di tutto ciò è reale?"
Rise, prese una penna e la inzuppò nel calamaio. Si avvicinò alla pergamena che avevo buttato da un lato della scrivania e ci tracciò sopra un cerchio perfetto.
Devo aver sospirato "wow" perché ridacchiò e disse "Si, in pochi ci riescono. Ne vado fiero! Ora passami una tazza.". Incuriosito dalla domanda, gli passai una tazza, la prese e, tenendola capovolta sopra il cerchio, iniziò a tracciare dei segni all'interno di esso dicendo "Ora traccerò "ACQUA" all'interno di questo cerchio. Vedi, se uno di quei simboli viene tracciato in un cerchio perfetto da qualcuno che può innestargli magia, questo si attiva." Non appena ebbe finito di tracciare, dal cerchio spruzzò un poderoso getto d'acqua come se una cascata stesse sgorgando verso l'alto da quel buco circolare. Strinse il pugno e il getto si fermò, lasciando la pergamena bagnata solo da poche gocce e la tazza piena d'acqua.
Rimasi stupefatto e passai a studiare quel libro per tutta la notte.

Mi asciugai le lacrime, tornando alla realtà. Mi tolsi lo zaino, lo aprii e cercai in ogni libro qualcosa che mi potesse aiutare a salvarlo ma non trovavo niente. Il suo cuore batteva sempre più lentamente e la sua pelle andava sbiancandosi. Andai verso la cucina e cercai qualche pozione, qualche intruglio che potesse salvarlo, ma niente. I miei ricordi, annebbiati ora da tristezza e sconforto, non mi mostravano niente.
Giurai di aver sentito un respiro affannato e mi precipitai di nuovo verso Maris. Aveva gli occhi aperti e la mano tesa verso di me: "Vara", sospirò, "smettila. Non... puoi fare niente. Prendi." Ancora in lacrime presi il ciondolo che aveva lasciato cadere e misi una mano sul suo petto. Il cuore, prima pigro, ora non batteva più e dovetti accettare la realtà. Passai forse ore a piangere sperando di sentire un battito, un respiro. Quando mi arresi, guardai il ciondolo che mi aveva donato: retto da una catenina in metallo, era un rombo con un buco perfettamente circolare al centro che poteva essere tappato da una placchetta quadrata che roteava. Me la misi al collo, convinto che non me la sarei mai più tolta.
Aiutandomi con libri e ricordi, analizzai le ferite sul suo petto: solchi profondi ma netti, ripetuti, non presenti su altre parti del corpo. Miravano al cerchio sul petto ed appartengono ad artigli lunghi e spessi. Un Renark, forse, ma dubito che mio Nonno si sarebbe fatto cogliere alla sprovvista da un Renark.



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