ewriters

scrivere per essere letti
Siamo 8.522 ewriters e abbiamo pubblicato 74.968 lavori, che sono stati letti 49.897.012 volte e commentati 55.651 volte. Online dal 3 Gennaio 2000.
 
 



Seguici


Scaffali


lavoro pubblicato sabato 25 novembre 2017
ultima lettura venerdì 14 giugno 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Pochi Attimi

di Daryl94. Letto 341 volte. Dallo scaffale Fantasia

La città si trova nel completo subbuglio, la povera gente si nasconde nella paura dentro le proprie case, le radio della metropoli parlano chi...

La città si trova nel completo subbuglio, la povera gente si nasconde nella paura dentro le proprie case, le radio della metropoli parlano chiaro: "Colpo di Stato".
Sulla strada principale serpeggia una lunga scia di mezzi blindati, carri armati e soldati.
Chi ha la determinazione e il coraggio si affolla lungo i marciapiedi ad osservare come la libertà viene sradicata in così pochi attimi. Chiunque provi a gridare qualcosa viene subito messo a tacere con percosse e calci da parte dei soldati. Alcuni di loro eseguono solo gli ordini, altri godono nel far soffrire la gente, li fa sentire superiori.
La fine di quel governo era inevitabile, con debiti e malcontenti da parte della popolazione ma sopratutto di un esercito corrotto. E quest'ultimo ha compiuto la prima mossa sotto la guida di un generale arrogante e sadico, sempre visto come un forte uomo da parte dei sottoposti. Eroe di guerra, decorato con merito, ora futuro dittatore. Non esiste cosa più oscura di questo per una nazione.
Presto o tardi le Nazioni Unite avrebbero posto il problema all'ordine del giorno.
L'esercito muoverà guerra, i paesi vicini chiederanno aiuto, la storia si sarebbe ripetuta come sempre, con la fine di una delle parti e, migliaia di morti.
Un prezzo che il generale sarebbe disposto a pagare per la gloria e il potere.
Si alzò dal sedile della limousine nera per salutare la gente lungo la strada, che non poteva fare altro che applaudire al nuovo sovrano. Con sguardo indagatore dietro gli occhiali da sole, osservò gli alti edifici attorno a se, ammirò le proprie forze militari procedere lentamente sull'asfalto incutendo timore e rispetto. Gioì sapendo che è tutto suo, ogni singolo mattone, ogni singola vita. Come le vite di quei politici che aveva ordinato di freddare con colpi di pistola dietro la nuca, un organo debole e vecchio sostituito con qualcosa di più forte e duraturo.
Si sentì come un dio, capace di schiacciare ogni cosa, di dominare ogni terra che gli sarebbe capitata davanti. Invincibile...

Un chilometro più avanti, lungo la via della manifestazione militare, un uomo solitario camminava in un vicolo non toccato dalla luce del Sole, portando una sacca da viaggio sulla schiena. Il viso coperto da un semplice berretto, un fisico atletico sotto la giacca di similpelle e i jeans neri.
Arrivato vicino alla strada sollevò la testa per scoprire che era arrivato alla sua meta. La grande cattedrale della città, con guglie altissime e tre torri campanarie. Statue a coronare il tetto e vetrate colorare sui lungi lati della struttura. Nulla di più maestoso.
Cercò la porta laterale trovandola sul giardino di destra. Controllò che nessuno lo avesse seguito prima di varcare la soglia.
Si tolse il cappello in segno di rispetto, e non pote fare a meno di rimanere sbalordito dalla bellezza di quel luogo sacro. Affreschi, sculture di marmo bianco e nero, colonne che farebbero invidia agli scultori romani. Ma non c'era tempo per rimanere lì, una cosa più importate urge in quel momento.
Raggiunse la zona dell'altare solo per inginocchiarsi, fissò un punto vuoto davanti a se, come se sperasse in un voce o in qualcosa. Rialzandosi svoltò a sinistra cercando l'ingresso alle scalinate che portano al primo e secondo piano.
Si mosse con passo rapido e silenzioso, scrutando ogni cosa attorno con attenzione maniacale, alla seconda cima di scale svoltò di nuovo a sinistra trovando finalmente la struttura della torre campanaria di mezzo, salì tutti quegli scalini fermandosi solo per riprendere un po di fiato.
Imbattendosi nelle campane capì di essere finalmente arrivato. La vista mozzafiato di tutta la città. Non è certo la struttura più alta, però è quella giusta.
Gettò il borsone al suolo aprendo la cerniera, tirò fuori un binocolo appostandosi sul parapetto per controllare la scia di mezzi che procedeva verso la cattedrale.
Individuò la limousine protetta da due jeep ai fianchi, un carro armato dietro e uno davanti, le torrette si muovevano in continuazione, come se fossero sul punto di sparare contro i palazzi.
Analizzò la situazione con sangue freddo, squadrò il posto, calcolò ogni minimo dettaglio.
Notò una guglia più piccola circa un metro e mezzo più sotto, collegata alla torre solo da un supporto di pietra e ferro, inaccessibile alla gente comune. Solo una struttura decorativa con il minimo spazio interno per una campana di piccole dimensioni, però la campana è assente. Il posto è perfetto, non c'è l'angolo portante ad ostruire la visuale come sul campanile.
L'orologio al polso suona facendogli capire che il tempo è scaduto.
Chinandosi estrae dal borsone l'occorrente, una fune, e un fucile di precisione mezzo assemblato. Manca la canna, il calcio e il mirino. In venti secondi monta tutte le parti mancanti, incluso il silenziatore che avvita con mano ferma ed esperta. Carica la micidiale arma mettendola a tracolla dietro la schiena, raccoglie la fune assicurandola al sostegno in legno interno. Ne saggia la resistenza con qualche forte strattone. Perfetta.
In pochi secondi si cala giù. Tenendosi in equilibrio sul cornicione del supporto con quattro passi entra nella guglia più piccola.
Il tempo stringe. Il tempo è tutto, assieme alla precisione.
Afferra il fucile chinandosi giù fino a mettersi seduto con una gamba piegata, lo spazio è angusto ma non importa. Bisogna mantenersi calmi in questi momenti. Niente stress, niente emozioni, niente ripensamenti.
Una volta armato il percussore con il singolo proiettile basta solo premere il grilletto.
Grazie ai sostegni sotto la canna pote appoggiarlo al piccolo parapetto. Un profondo respiro e poi appoggio l'occhio al mirino.
Seguì la linea di veicoli fino all'auto, con quello zoom poteva vedere il bianco dei capelli che si faceva strada sulle tempie del generale.
Calibrò il mirino, si prese dieci secondi per calcolare il punto preciso, il movimento della macchina, il vento che avrebbe influito sulla balistica, la gravità. Ogni cosa fin nel minimo dettaglio. Quasi seicento metri di distanza dal bersaglio, il Sole sulla destra, il vento che soffiava leggermente alle spalle.
Svuotò i polmoni per rimanere assolutamente immobile, per stabilizzare la mira. Mosse leggermente il mirino qualche centimetro più in alto della testa del generale, poi un po a destra, sensibilmente ancora più in alto. Ora.
Premette il grilletto.
Il proiettile uscì come un lampo dalla canna rigata. In pochi attimi macinò tutti quei metri scendendo in picchiata, invisibile, silenzioso. Come la morte stessa.
Pochi attimi.
Centrò l'osso frontale sopra l'occhio destro. Il colpo attraversò il cranio da parte a parte uscendo dalla nuca fino a conficcarsi nel sedile posteriore. Uno spruzzo di sangue colorò la bianca tappezzeria dell'auto di un rosso vivo e pezzi di materia grigia. Il corpo senza vita si accasciò indietro in modo contorto.
Scoppiò subito il panico, i soldati lasciarono le formazioni, i mezzi si fermarono.
Il re è stato assassinato. Il regno è caduto.
Taglia la testa al serpente, il resto marcirà senza più una guida.
Una vita, la fine di tutto...



Commenti

Non ci sono commenti disponibili al momento.


Lascia un commento a questo lavoro:

per lasciare un commento devi effettuare il login: