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lavoro pubblicato sabato 25 novembre 2017
ultima lettura sabato 14 dicembre 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

La notte del giudizio

di Daryl94. Letto 597 volte. Dallo scaffale Fantasia

2024. America. Disoccupazione, povertà e criminalità, ai minimi storici... Oggi è la giornata dello Sfogo annuale, sancita dal ...

2024. America. Disoccupazione, povertà e criminalità, ai minimi storici...

Oggi è la giornata dello Sfogo annuale, sancita dal governo degli Stati Uniti.
E' concesso l'uso di armi di livello 4 e inferiore. Gli ufficiali governativi di livello 10 hanno l'immunità dallo Sfogo.
Al suono della sirena, per le successive 12 ore, ogni crimine, incluso l'omicidio sarà legale.
Forze di polizia e servizi di soccorso non entreranno in azione per tutta la durata dello Sfogo.
Benediciamo i nostri Nuovi Padri Fondatori, e l'America, una nazione risorta.
Che Dio sia con tutti voi.

18.30 pm. Mezz'ora all'inizio dello Sfogo annuale.
Jack spense la tv dove non si parlava altro: la notte dello Sfogo. Sentiva la voce di suo fratello maggiore Zach al piano di sotto, parlottava con sua moglie Theresa.
Tutti e tre vivevano in una bella casa di tre piani, quasi una villa visto il loro benestare. Zach era un impegnato di buon rilievo, Theresa un insegnante e lui, un ex marine congedatosi un anno fa. I loro genitori vivevano in Florida, il padre era un ex imprenditore, ecco il perché di quella casa molto spaziosa. Si sentiva sempre di troppo, un ospite in una casa non sua. Tempo fa non sarebbe stato così.
Sospirò alzandosi, raggiunse la camera da letto, dall'armadio sulla sinistra tirò fuori un baule con serratura a codice, lo posò sul materasso digitando la combinazione. Una volta aperta cominciò a distribuire l'equipaggiamento per fare inventario. Indossò dei pantaloni neri e una maglietta dello stesso colore, sopra quest'ultima si mise un giubbotto antiproiettile. Si agganciò una cintura con alcune fibbie, che riempi con due pistole automatiche, un coltello balistico e un tirapugni chiodato. Vestì un paio di stivali di pelle e un cappotto che riempì di caricatori e alcuni coltelli. Raccolse la doppietta a canne mozze e il fucile automatico mettendoli in un borsone.
Scendendo le scale fu costretto ad imbattersi nel fratello, che non rimase per niente sorpreso.
-Non sei obbligato a partecipare allo Sfogo- gli riferì cercando un modo per convincerlo.
-E' una mia scelta. Come voi due scegliete di non partecipare.- aggiunse Jack rimanendo impassibile. Il Sole stava tramontando all'orizzonte, lo vedeva dalle finestre dell'atrio.
-Non andare. Ti prego. Non ti aiuterà questo...-
-E tu che ne sai? Cosa puoi sapere di come io mi sento?-
Jack vide che l'unica cosa che loro due hanno in comune sono solo i capelli biondi della loro madre, e alcuni lineamenti del padre. Caratteri molto differenti.
Zach si tolse gli occhiali da vista stropicciandosi gli occhi, quasi fosse stanco. Theresa invece rimaneva in cucina, preferendo non unirsi alla conversazione, ma ascoltando ogni singola parola.
-Ecco. Tu non sai niente. E' ciò che voglio, io so che lui sarà lì, fra quelle strade. E niente mi fermerà.-
Suo fratello annuì, sconfitto. Jack lo abbracciò, poteva dargli solo questo, nulla di più. Nemmeno una promessa di ritorno.
Si avviò alla porta spalancandola, l'aria fresca entrò alzando leggermente il suo cappotto. -Ucciderlo non la riporterà in vita.-
Dovette bloccarsi a quelle parole. Chiuse gli occhi immaginando il suo volto nel momento più bello e felice. Trattenne a stento una lacrima. -Lo so...-
Lasciò l'abitazione dirigendosi al garage, alzò la porta della terza entrata, pote togliere il telo alla sua auto, il veicolo apposito per quella notte. Ci aveva messo quasi sei mesi ad aggiustare quella Dodge Challenger del decennio scorso. Completamente blindata, con gomme anti-scoppio e griglie di protezione ai paraurti. Nonché rostri frontali per speronare altri veicoli.
Salì posando il borsone sul sedile del passeggero, controllò su quello dietro che il fucile di precisione fosse al suo posto. Accese il motore uscendo dal parcheggio, guardò l'orologio: mancavano dieci minuti al suono della sirena.
Uscì dalla proprietà, sapendo che il sistema di sicurezza si sarebbe acceso all'ora prestabilita. Zach e Theresa erano più che al sicuro.
Le strade erano deserte, tranne qualche ritardatario che si sbrigava ad entrare in casa. Con tutto il casino del centro e il traffico, alcuni non ce l'avrebbero fatta a tornare in tempo.
Notò subito alcune bande che camminavano in mezzo alle secondarie, armati di pistole, mazze e mitra, attendevano con impazienza la sirena per potersi scatenare.
Aumentò la velocità, doveva arrivare nel centro della città, a quel punto avrebbe speso quelle dodici ore per trovare quel figlio di puttana.
Nel passare un cavalcavia decise di accostare, scese dalla macchina per ammirare quell'ultimo sprazzo di Sole. Quando scomparve il buio prese il dominio sulla città, alcuni minuti dopo la sirena squillò a intermittenza per molti secondi, ad intervalli regolari. Sugli schermi pubblicitari sparsi per la città comparve l'annuncio dell'inizio dello Sfogo con le relative regole, seguito alla fine dal conto alla rovescia delle dodici ore disponibili.
Jack risalì in auto, ingranò la marcia e proseguì per un altro chilometro, prendendo la prima uscita che trovò.
Scendendo dalla rampa vide la prima vittima distesa sul marciapiede in una pozza di sangue. Si tenne il fucile automatico a portata di mano, non si sa mai. Ora non restava altro che cercare un furgone nero con una croce celtica spinata, simbolo della banda che gettava terrore da alcuni anni a questa parte, e lasciava dietro di se una scia di morti.
Jack scrutò attentamente ogni strada, non si curava di nient'altro per il momento, gli spari risuonavano lontani, gli urli si distinguevano fra loro con il dolore e la furia.
Un tizio stava pestando con una mazza un altro che invocava aiuto, un povero senzatetto, che non poteva permettersi protezione o una casa dove stare al sicuro. Jack pigiò sul freno per rallentare la velocità, abbassò il finestrino dal lato del guidatore e impugnando la 9mm sparò in testa al bandito armato macchiando il muro di cemento alle sue spalle.
Accelerò abbandonando l'incrocio, evitò per poco un camion in fiamme che correva impazzito giù dalla statale, si schiantò contro un negozio in fondo alla strada.
Il caos stava dilagando minuto dopo minuto, la gente si uccideva ovunque, chi regolava conti in sospeso e chi lo faceva per il solo gusto di versare sangue altrui.
Nessuno badò alla sua auto, certi ne furono intimoriti dall'aspetto, altri non gliene importava minimamente. Un uomo avvolto dalle fiamme rotolò sulla strada nell'inutile tentativo di spegnerle, morì dopo qualche secondo.
Attraversò diversi quartieri, rimanendo a una considerevole distanza dagli scontri. Passarono due ore, ma non trovò alcun dannato furgone nero.
Un grassone armato di fucile a pompa cercò di fermarlo sparando al cofano blindato, lo investì spaccandogli lo sterno con lo sperone, l'auto sobbalzò sulle ruote quando gli passò sopra, le ossa si sbriciolarono sotto il peso della vettura. Continuò girando attorno al centro della città per un'altra ora.
In un vicolo quattro tizi stavano violentando una povera ragazza che non era riuscita a chiudersi in casa in tempo.
Jack bloccò la Dodge scendendo come una furia. Raggiunse quegli animali senza che se ne accorgessero, afferrò il primo che stava filmando con un cellulare, gli sbatte la faccia contro il cassonetto di fianco, lo spigolo di ferro penetrò nell'occhio rompendo zigomo e fronte.
Il secondo smise di tenere la ragazza avventandoglisi contro, mentre gli altri si tiravano su i pantaloni in malo modo. Jack evitò il suo montante indietreggiando, estrasse il coltello balistico, con un calcio lo costrinse a piegarsi, dopodiché affondò la lama nella guancia, girò l'elsa dislocando la mandibola, il sangue zampillò dalla bocca fra le urla di dolore. Un movimento rapido e il terzo crollò a terra con la gola tagliata. L'ultimo cercò di usare la pistola, Jack estrasse la propria sparandogli al ginocchio, il bastardo gridò gettandosi sul terriccio, tamponare la ferita non gli sarebbe servito a niente.
-Vattene. Trova un posto sicuro- ordinò alla ragazza che nel frattempo si era alzata per coprirsi con i vestiti strappati.
-Grazie- disse prima di scappare via nel buio del vicolo.
Tornò ai due sopravvissuti che gemevano ai suoi piedi, svuotò il caricatore sulle gambe del primo che lanciò un urlo disumano, che molti avrebbero sentito a isolati di distanza. Se fosse sopravvissuto non avrebbe più camminato per il resto della vita, ma vista la quantità di sangue che usciva dalle ferite, un'ora al massimo. Al rimanente sparò due proiettili all'inguine, lasciandolo a dissanguarsi.
Stava per risalire in macchina, quando al'incrocio in fondo comparve quel furgone, scortato da due auto e alcune moto da sterrato. Era lui.
Risalì subito in auto spingendo l'acceleratore, partì sgommando sull'asfalto, riprese aderenza raggiungendo una notevole velocità in pochi secondi. Si tenne stretto al sedile, speronando l'ultima moto con tale forza da alzarla da terra e scaraventarla via, il pilota si spezzò la schiena contro un palo.
Le altre moto fecero inversione, il furgone e le auto continuarono la marcia aumentando la velocità per allontanarsi.
Jack ingranò la marcia mettendosi sulla strada giusta per inseguirli, i motociclisti lo affiancarono ai lati cominciando a sparargli con pistole e mitragliette. La corazza e il vetro tenevano senza problemi. Sterzò a destra tagliando la strada al quad facendolo schiantare addosso al gabbiotto di una fermata per gli autobus.
Una moto da cross si avvicinò allo sportello del guidatore, il tizio picchiò il vetro con una mazza da baseball, una, due volte, fino a incrinarlo leggermente. Jack abbassò il finestrino, puntò la doppietta alla testa priva di casco e schiacciò il grilletto. La salva di piombo lacerò e staccò via mezza testa al motociclista, perso il controllo il veicolo a due ruote rovinò sull'asfalto con un'esplosione di scintille.
Riprese il controllo della situazione avvicinandosi al convoglio, ingaggiò una lotta a sportellate con la station wagon, il conducente aveva una maschera bianca il resto dei passeggeri anche, quello dietro si tirò fuori dal finestrino per sparare con la sua arma automatica alle ruote. Jack lo scorse e si allontanò subito, vide il furgone svoltare a destra ad un incrocio con molte corsie.
Fece lo stesso prendendo la curva molto larga, controbilanciò il sovrasterzo con abili mani sul volante, finì contromano, un guardrail lo separava dagli altri veicoli. Bersagliarono la sua auto con una raffica di proiettili continua.
Jack aumentò la velocità portandosi più avanti rispetto al furgone, aspettò il prossimo incrocio e portò la Challenger tutta a destra portandosi nella corsia giusta. Colpì la berlina al paraurti anteriore, il rostro perforò la ruota bloccandola di colpo, questo portò la vettura a capovolgersi sopra quella di Jack e ribaltarsi dall'altra, vari pezzi si sparsero ovunque sulla strada. I finestrini di destra esplosero, Jack si riparò dai frammenti.
La seconda auto lo tamponò da dietro, entrambi i veicoli persero il controllo. La Dodge si ribaltò sbattendo con violenza sul guardrail, il fragore metallico fece fischiare le orecchie a Jack che si trovò a testa in giù. Perse conoscenza per qualche secondo, si ridestò con il fiato corto, guardandosi attorno nell'abitacolo cercò le proprie armi. Aveva un dolore lancinante al fianco, una botta, ma l'osso era fortunatamente illeso, il sangue gli colava giù dalla tempia. Si sganciò la cintura picchiando con la schiena sul tettuccio, grugnì per le fitte, trovò la doppietta vicino allo specchietto retrovisore.
Udì lo sbattere di portiere e dei passi che si avvicinavano. Imprecò sottovoce controllando dove fosse il fucile automatico e quello di precisione.
Dal lato del passeggero comparvero due gambe, la luce dei fari penetrava nel rottame della sua auto. Premette il grilletto tranciando via una caviglia, un urlo. Poi scoppiò il caos.
Aprì la portiera con un calcio, uscì portandosi dietro il fucile d'assalto, rispose al fuoco riparandosi dietro la Dodge. Non riusciva a capire quanti fossero. Ne uccise uno che cercava di aggirarlo. Doveva trovare una via di fuga, e subito.
Il fuoco cessò all'improvviso. Rimase interdetto, sbirciò oltre la ruota. Contò sei o sette persone.
-Chi sei per volermi sfidare?- chiese una voce, una voce che ricordava molto bene.
Jack divenne freddo, qualcosa prese posto. Calma glaciale, che nascondeva sotto una furia assoluta.
-Uno che cerca vendetta- rispose senza esitazione.
-Ah capisco...tu devi essere...Jack giusto? Il ragazzo di quella splendida ragazza che è tragicamente deceduta un anno fa.-
Strinse le palpebre per contenersi dal uscire e sparare all'impazzata. -Tu pagherai per quello che le hai fatto.-
-Potresti farmela pagare si. In queste otto ore potresti, ma i tuoi sogni sono destinati a finire qui.- Scoppiò in una fragorosa risata.
Jack alzò il fucile sparando a casaccio nella direzione della voce. Approfittò per fuggire dentro l'edificio, vicino. Sfondò la porta con un calcio, salì le scale per raggiungere la cima. Sentì le urla dietro di se, si bloccò con un piede sul gradino. Non sarebbe fuggito, tutti loro erano colpevoli.
Camminò per il corridoio del terzo piano, poggiò il fucile sulla squallida moquette...

I membri della banda si divisero alla ricerca, due per piano, in tutto i piani erano cinque. Solo il capo andò da solo.
Il guidatore della station wagon avanzò lungo il corridoio con il mitra spianato, rallentò il passo nel vedere un fucile d'assalto abbandonato. Rimase all'erta.
-Ehi fratello, c'è la sua arma qui- spiegò al compagno dietro di lui.
-Lo so...- rispose Jack. Gli conficcò il pugnale nella nuca. Non aspettò che il corpo cadesse, corse raccogliendo al volo il fucile, raggiunse le scale di servizio. Incappò in un altro di loro.
Gli spaccò la mascella con il calcio dell'arma, infierì ancora e ancora, fino a che il sangue non gocciolò dagli scalini. Ne restavano tre ora.
Salì al piano superiore, gli spararono addosso, dovette ripararsi dietro la parete, gemette alle fitte al fianco, il giubbotto aveva fermato i proiettili almeno. Usò le pistole rispondendo al fuoco, caricò, studiò velocemente un piano. Tornò giù prendendo il fucile dal cadavere, sparò qualche raffica, poi con le pistole. Si sdraiò in modo innaturale vicino al corpo, si finse morto e aspettò. Nella penombra delle scale i due scesero i gradini con cautela, si avvicinarono quanto bastò. Jack sollevò le pistole sparando ad entrambi, uno cadde oltre la ringhiera precipitando giù con un tonfo. Ne manca uno.
Alzandosi lasciò le pistole, impugnò l'ultimo coltello e tenne pronto il tirapugni.
Il capo lo attendeva sul tetto dell'edificio, con un machete affilatissimo. Jack spalancò la porta arrugginita, rimase un po distante da quel figlio di puttana, rimase completamente impassibile.
-Sei pronto a raggiungerla?- domandò il tizio con arroganza.
Non rispose a quella domanda, sentiva solo un freddo glaciale, una calma innaturale. Azzerò la distanza con lentezza, fino a che non fu l'assassino a perdere la pazienza. Calò il machete con tutta la forza, Jack si scansò ruotando il busto, gli piantò la lama nella spalla. L'altro rimase spiazzato. "Una mossa così prevedibile."
Lo tenne ancorato con il pugnale, alzò il braccio e gli sferrò un destro micidiale lacerando la pelle e spaccando i denti, i chiodi perforarono mandibola e mascella. Jack infierì con un altro pugno, tre denti saltarono via, il machete cadde sulla ghiaia. Ma questo non fermò l'ex marine, colpì le costole, la gola e il petto. Il sangue uscì a spruzzi dalle ferite.
-Aspetta! Lei è viva!- sputò il tizio ponendo fine al pestaggio. Alzò le mani per proteggersi il viso, crollò a terra dolorante e pesto.-E' viva! Siamo stati pagati per tenerla in vita!-
-Non mentirmi!- ruggì Jack, gli schiacciò una caviglia con lo stivale.
-E' la verità! Dovevamo tenerla viva un anno e poi portarla al 24 Avenue Madison!-
-E' impossibile...-
-Nel video non hai visto la sua morte.- si difese l'altro deglutendo. Jack lo sollevò da terra, lo guardò dritto nell'occhio sano. -L'avete stuprata e picchiata. Se non è vera questa storia che è viva, tornerò a trovarti all'Inferno.- Lo scaraventò oltre il parapetto. Una volta sceso in strada prese il furgone, e partì a tutta velocità verso l'indirizzo, c'era tempo...

Un'ora più tardi.
Zach bevve un sorso di brandy, mancavano meno di sei ore alla fine dello Sfogo, aveva tutto il tempo. Theresa giunse dal salotto. -E' tutto pronto tesoro- gli sorrise raggiante.
Le sorrise di ricambio e porgendole il coltello da cucina si diresse con lei nella saletta, dove Meredith, la fidanzata di suo fratello era stata legata e imbavagliata su di una sedia, sul pavimento avevano messo un telo per non sporcare il pavimento in legno pregiato. -Ho chiesto che fossero gentili con te, in questo anno fuori dalla famiglia. Sappi, mia cara, che non c'è nulla di personale. Solo che non ci va giù che Jack si beccasse quasi tutto il patrimonio di nostro padre. Quindi è solo una questione di famiglia, e tu non ne fai parte.- Le girò attorno rigirando il coltello fra le mani. -E poi questa storia dello Sfogo, si, mi piace. Io e Theresa la pratichiamo da tre anni. Ed è memorabile come ci si sente. Addio mia cara, tesoro, vuoi cominciare?-
-Ringraziamo i nostri Nuovi Padri Fondatori per aver sancito la giornata dello Sfogo annuale...- Uno sparo, la gola di Theresa esplose con uno spruzzo di sangue, sbigottita fissò Zach prima di accasciarsi sul pavimento con un gorgoglio.
-Non avrei mai creduto a tutto questo- ammise Jack abbassando la pistola. Zoppicante entrò nel salotto, non degnò di uno sguardo il fratello che era sbiancato alla vista della propria moglie in una pozza di sangue, tutto era per Meredith. Perché era lì, viva. Con qualche livido, ma viva.
Zach deglutì, visibilmente scioccato. -Fratello caro, posso...-
-Ho ascoltato tutto, tranquillo...- Jack alzò la 9mm e gli sparò in testa senza esitare. Dopo lasciò cadere l'arma, liberò Meredith che subito lo abbracciò scoppiando in lacrime.
-Oh mio dio Jack!-
-Non posso ancora crederci che tu sei viva. Sei salva ora, sei salva- Jack crollò in ginocchio, tutta la stanchezza gli piombò addosso, assieme ad una felicità infinita. Nient'altro importava.
-La mia Meredith...- pianse ricambiando l'abbraccio. Dopo, la baciò, la baciò come se avesse paura che diventasse un fantasma o una fottuta allucinazione. Ma lei era là, non era un sogno, era tutto vero. Tornò di nuovo a vivere.
-Andiamo in cucina. C'è un kit di pronto soccorso nel ripiano sopra il frigo- le disse. Meredith annuì aiutandolo a camminare, Jack la osservò per tutto il tragitto che gli parve di chilometri.
Si sedette con un sospiro di sollievo, la guardò prendere il kit e aprire tutto sulla penisola. La trasse a se baciandola di nuovo, aveva ancora paura che scomparisse da un momento all'altro.
-Jack devo curarti- protestò lei. Parve ad entrambi un giorno normale, come se non fosse successo mai niente. Meredith incrociò il suo sguardo, non resistette e lo abbracciò di nuovo, sorrise, sorrisero entrambi. Nient'altro aveva importanza in quel momento.
La notte dello Sfogo stava lentamente giungendo al termine...



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