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lavoro pubblicato domenica 19 novembre 2017
ultima lettura sabato 18 maggio 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Bianco e Nero - Ultimo Episodio

di Maucar. Letto 336 volte. Dallo scaffale Fantasia

La storia di un soldato costretto a fare i conti con una realtà che non prevede solo buoni e cattivi, ma tante sfumature dello stesso dipinto...

Imàl pendeva dalle sue labbra.

Se ne stava lì, seduta con le gambe raccolte in petto, e fissava Yorugai con gli occhi spalancati. Fuori, la notte era scesa per il suo turno di guardia.

Dal canto suo, Yorugai era disteso con le spalle appoggiate alle pareti di legno scricchiolante, e imprimeva in ogni singola parola pronunciata uno sforzo immane, sia per colpa della ferita che lo lasciava minuto dopo minuto sempre più debole, sia perché era la prima volta che riviveva quei dolorosi momenti parlandone con chicchessia. E doveva ammettere che quella ragazzina era davvero un’ottima ascoltatrice.

“E così, rimasi bloccato in un limbo; intrappolato fra i due mondi.

Scappai via, da tutto e da tutti, e per la terza volta nella mia vita dovetti ricominciare da zero. Per quasi dieci anni ho vagato, gravitando al confine dell’Onti con le terre libere, vivendo di caccia, pesca e della generosità dei paesani.”

Tossì, e fece di tutto per nascondere ad Imàl le tracce di sangue che fuoriuscirono dalle sue labbra.

“Ho cercato di fare del bene: nemmeno ricordo quanti villaggi ho tentato di difendere da razzie ingiuste e attentati scellerati… addirittura, le voci si sparsero, e le persone cominciarono a chiamarmi ‘il guardiano degli innocenti’” ridacchiò.

La mezzelfa non osava proferir parola per timore di interrompere il flusso di quel racconto. “Forse avrei dovuto fare il cantastorie” si ritrovò a pensare Yorugai, fra sé e sé.

“Eppure io sono tutto fuorché un guardiano. Sono un macellaio. La verità è che non ho fatto altro che uccidere per tutta la mia vita, umani, elfi, o chi per loro. Con il tempo ho capito che è l’unica cosa che mi sia mai riuscita bene, e di conseguenza ho accettato il mio ruolo. Ma questo non mi rende una persona migliore. Oltretutto, per ogni uomo, donna o bambino che ho salvato, altri dieci cadevano sotto i colpi di lame che non ho potuto deviare.”

Guardò Imàl, che sul volto aveva un’espressione a metà fra l’incredulità e la compassione. Vide un essere puro: alla sua età lui aveva già trovato una nuova famiglia, viveva nell’agio e si era fatto degli amici all’Accademia, e nonostante ciò aveva venduto la sua anima all’odio, e aveva lasciato che lo rodesse dall’interno.

Lei invece era sola, disprezzata da tutti, perseguitata. Ed eccola lì, in compagnia di un uomo che sarebbe potuto essere l’assassino dei suoi genitori, per quanto ne sapevano. E provava pietà per lui.

Un pensiero assurdo gli passò per la mente, e non riuscì a trattenersi: “Imàl, perdonami ma devo chiedertelo… tua madre e tuo padre, li ricordi?”

“Un po’” rispose lei, la voce roca per il lungo silenzio.

“E dimmi… si amavano?”

Lei sorrise, e un velo di malinconia le attraversò gli occhi.

“Credo di sì… ricordo che mia madre, un’umana, prendeva sempre in giro mio padre per le sue orecchie, più lunghe della media persino per gli elfi” rise.

Yorugai non desiderava sapere altro. Chiuse gli occhi e provò a figurarsi quella scena di quotidiana complicità. Ci riuscì, ma con una fitta al cuore non poté fare a meno di vedere il volto suo e quello di Vianna.

“Imàl, io e te siamo uguali, eppure totalmente opposti. Tutti e due apparteniamo ad entrambi i popoli, quello umano e quello non-umano, ma a nessuno dei due completamente…

Ciò che ci rende due facce diverse della stessa medaglia è tutto nella nostra genesi: io sono frutto dell’odio. Ho avuto l’occasione per cambiare le cose, anche solo in minima parte, ma l’ho fatto affrontando la situazione con la spada in pugno. Come ti ho già detto, non so fare altro. Non era il mio destino essere pioniere di una nuova era… e di certo non lo è adesso” si prese un attimo di pausa per riprendere fiato.

Nemmeno si accorse dell’espressione perplessa, addirittura spaventata di Imàl, che non riusciva più a seguirlo nelle sue elucubrazioni. Era quasi come se stesse conversando con qualcun altro nella stanza, qualcuno di invisibile.

“Tu… tu invece sei frutto dell’amore. Un amore rarissimo nella nostra epoca, e nonostante ti abbia condannato a vivere esperienze che nessuno della tua età dovrebbe, non riesci a serbare rancore”

“Yorugai, stai delirando…?” chiese confusa la ragazzina, che si avvicinò e, ponendogli una mano sulla fronte, si assicurò che la febbre non lo stesse bruciando.

“Ascoltami, Imàl, ascoltami…”

Prima che potesse terminare la frase, fuori alla capanna cominciò a levarsi un vociare aspro.

“Sono qui da qualche parte, trovateli. Sparpagliatevi.”

Yorugai si lasciò sfuggire un sospiro di sgomento: li avevano trovati, i soldati della Mano erano lì.

E poteva anche giurare di aver riconosciuto la voce dell’uomo da cui era partito l’ordine. Guardò Imàl, che nel frattempo era diventata una maschera di cera, completamente vinta dal panico, e si affrettò a dire:

“Ragazza, concentrati. Ciò che ti sto per chiedere potrà sembrarti assurdo, ma ho bisogno che tu mi faccia una promessa.”

“D…D’accordo” annuì lei, tremante.

“Devi provarci.”

“Provare a fare cosa?”

“A cambiare tutto. A cambiare il mondo. Lo so, lo so, è da pazzi chiedere una cosa del genere. E se anche decidessi di onorare questa promessa, ti avrei lasciato un fardello inimmaginabile sulle spalle. Ma devi provare a fare ciò che io non ho potuto.”

Le voci si facevano sempre più vicine, la mezzelfa era sempre più confusa e spaventata.

“Sei il punto d’incontro fra due razze che si scannano a vicenda da decenni, solo tu puoi metterle in contatto. Solo tu puoi riuscirci, tu e le persone come te che incontrerai sul tuo cammino. Tieni sempre a mente la mia storia, che ti faccia da monito e da faro. Non so come ci riuscirai, non so da dove potrai cominciare e dove finire, io voglio solo che tu ci provi. Perdonami se ti sto chiedendo troppo.”

“Yoru, mi stai spaventando… perché mi dici queste cose ora? Dobbiamo scappare!”

Il silenzio dell’uomo valeva più di mille parole.

“No, no, per favore non puoi farmi questo… non lasciarmi sola.”

“Perdonami” ripeté lui “ma cerca di capire. Quest’ultimo mio gesto darebbe senso a tutta la mia vita. Deve andare così. La verità è che sarei dovuto morire tanto tempo fa, e se non è successo è perché avevo un appuntamento col destino, qui, in questa capanna. Non c’è posto per quelli come me nel tuo futuro.”

Il volto di Imàl cominciava ad essere rigato dalle prime lacrime, mentre i loro inseguitori erano ormai alle porte.

“Non piangere, per favore... Adesso stammi a sentire: ora tu uscirai dalla finestra il più silenziosamente possibile, e ti arrampicherai sull’albero più alto che trovi. Non provare a correre o a scappare, ormai saranno ovunque nell’arco di metri. Resta lì e non fiatare. Quando le acque si saranno calmate e avrai la certezza che i soldati se ne saranno andati, prendi il mio cavallo: è ancora qui da qualche parte, e nella bisaccia ci sono delle provviste. Segui la stella polare, verso nord; ai piedi delle montagne troverai dei villaggi che saranno più che felici di aiutarti… da lì, comincerà la tua vita. Fatti forza e ricordati di me.” Concluse, allungando una mano per asciugarle le lacrime.

“Ora va’, presto” grugnì, mascherando lo sforzo mentre si tirava in piedi.

Imàl non riusciva a spiccicare una parola: provava in tutti i modi a trattenere i singulti che la sconquassavano. Si limitò a stringere Yorugai in un abbraccio e poi, senza avere la forza di guardarlo negli occhi, sussurrò: “Grazie”. Dopodiché sgattaiolò fuori dalla finestra.

“Buona fortuna” disse Yorugai, quando ormai non poteva più sentirlo.

Chiuse gli occhi, e attese. Poi, una voce tuonò fuori dalla porta.

“Rinnegato! Sappiamo che sei lì dentro! Conserva quel minimo di dignità che ti resta, ed esci fuori di tua spontanea volontà. Non costringerci a darti la caccia come ad un ratto.”

Yorugai strinse forte l’elsa della spada: il metallo freddo sul palmo della mano era diventata una sensazione così familiare…

Chiamò a raccolta le ultime energie che gli erano rimaste per dissimulare la debolezza che lo affliggeva; dopodiché si avviò a passo lento ma deciso verso la porta.

Quando uscì fuori, non fu sorpreso di trovarsi circondato da una squadra di soldati capeggiati da un uomo con una bella barba curata, ormai quasi del tutto candida.

“Salve, padre”

“Non. Chiamarmi. Così.” sibilò il Generale Mayfred, come poté notare Yorugai dai gradi sulla divisa.

“Complimenti per la promozione”

“Silenzio, rinnegato” lo zittì nuovamente Mayfred, con un tono che trasudava rabbia, disprezzo, ma anche tristezza infinita.

“Finalmente hai deciso di smettere di ammazzare i tuoi fratelli al fronte e di farti vivo. Ora fai l’uomo, getta la spada e inginocchiati”

Yorugai sorrise amaramente. Si guardò intorno e vide puntati su di sé sguardi identici, tutti ostili e forieri di violenza.

Fosse stato da solo, probabilmente avrebbe acconsentito alle richieste del padre. Era stanco, e l’ultima cosa che avrebbe voluto era vedere altro sangue…

Ma c’era una ragazzina da proteggere: doveva guadagnare tempo, e concentrare su di sé tutte le attenzioni dei soldati nella zona.

Quindi, senza dire una parola, si mise in posizione di guardia, e attese.

Passarono secondi lunghissimi, poi un cenno del capo di Mayfred sguinzagliò la truppa. In men che non si dica Yorugai si ritrovò addosso una decina di soldati: persino con un fianco squarciato riuscì a tenerli a bada.

Roteava la lama mettendo in mostra quella maestria coltivata nel corso degli anni e che lo aveva salvato innumerevoli volte da morte certa; respingeva uno, due, infiniti attacchi alla volta, e i soldati venivano sbalzati via dai suoi colpi furiosi come biglie lanciate contro una trottola.

Ma per quanto letale potesse essere, non c’era possibilità di scongiurare l’inevitabile.

Pian piano la fatica e il dolore si fecero sempre più ingombranti, e i soldati riuscirono in modo graduale ma inesorabile a fiaccarlo: come un orso ghermito da un branco di lupi, Yorugai incassò una quantità indefinibile di tagli e botte finché, stremato, sanguinante e tumefatto, non cadde in ginocchio, aggrappato alla spada conficcata nel terreno.

Attorno a lui, i soldati riprendevano fiato e si leccavano le ferite. Yorugai guardò Mayfred, che nel frattempo era rimasto in disparte ad osservare la scena: si erse, le gambe tremanti, alzò il capo, e, dopo aver sputato un grumo di sangue, a denti stretti ringhiò: “Devi farlo tu” puntandogli la spada contro.

Mayfred non batté ciglio. Scese da cavallo e si incamminò verso il figlio rinnegato, senza mai smettere di fissarlo negli occhi.

Quando fu ad un palmo dal suo naso sguainò con solenne lentezza la spada. Yorugai non indietreggiò di un millimetro.

Attorno a loro, i soldati non emettevano suono, ma erano tesi come corde di violino, pronti a scattare al minimo segnale di reazione da parte di Yorugai.

Ma lui si limitò a far scivolare in terra la spada e sollevare le braccia, i palmi delle mani aperti.

“Ultime parole?” chiese il generale.

Yorugai ci pensò un po’, poi disse: “Di’ alla mamma che le ho voluto bene”

Silenzio. Poi il suono del metallo che trapassa la carne, e un lungo, liberatorio sospiro.

Yorugai sentì fluire fuori dal suo corpo insieme al sangue tutte le fatiche, le delusioni e i dolori di una vita. A stento si accorse di essere caduto in ginocchio nuovamente; guardava il cielo sopra di sé filtrare dalle fronde degli alberi. Si rese conto di essere felice: l’ironia della sorte aveva fatto sì che tutta la sua esistenza significasse morte; e ora che stava morendo, metteva in salvo una vita preziosissima.

Fu grato anche del fatto che a togliergli la vita fosse stata la persona che gliene aveva donata una. Così chiuse gli occhi, e si godette le ultime boccate d’aria fresca. Si addormentò serenamente, chiedendosi se, chissà, stesse per rivedere i suoi genitori, Aegnor, Vianna…

Mayfred rimase in silenzio, fissando la pozza di sangue che si allargava ai suoi piedi, per un tempo incalcolabile. Nessuno avrebbe mai potuto indovinare cosa stesse succedendo nella sua testa: infine, si abbassò la visiera dell’elmo e senza proferir parola salì in groppa al suo destriero e fece cenno ai soldati di seguirlo, e abbandonare quel triste luogo. Non vi sarebbe tornato mai più.

L’eco degli scalpiccii dei soldati in marcia verso la città era ormai svanita quando Imàl, appollaiata sul ramo di un albero, non lontano dalla capanna, da cui aveva assistito a tutta la scena, riuscì a smettere di mordersi le mani a sangue per non urlare.

Scese di gran carriera e si diresse correndo e singhiozzando verso il corpo di Yorugai. Quando lo raggiunse, vi si inginocchiò accanto: sembrava così rilassato e sereno, così in pace con se stesso… lo conosceva solo da poco più di un giorno, ma era sicura che quella fosse un’espressione che non assumeva da molto, molto tempo.

Rimase lì per qualche minuto, il volto appoggiato al suo petto silenzioso.

Poi, si riscosse. Doveva fuggire e seguire le indicazioni che Yorugai le aveva dato. Doveva vivere, perché adesso aveva uno scopo; ma prima, non poteva lasciare lì il cadavere dell’uomo che si era sacrificato per lei e per il suo futuro alla mercé degli spazzini. Yorugai meritava una sepoltura, per quanto rudimentale.

Passò le ore successive a scarnificarsi le mani e spaccarsi le unghie per scavare una fossa grande abbastanza ad accogliere la salma di Yorugai.

Quando ripose l’ultimo pugno di terra su quella che era diventata l tomba di Yorugai, il sole faceva capolino e rischiarava il cielo: Imàl grondava di sudore, le mani sanguinavano, ma era soddisfatta. Era riuscita a fare almeno quello per l’uomo migliore che avesse mai conosciuto.

Pregò i suoi dei, pregò il Dio degli umani, pregò chiunque affinché l’anima di Yorugai trovasse la pace che meritava.

“Ti prometto che ci proverò”

Senza più lacrime da versare, Imàl si voltò e corse.

Corse via, veloce, verso il suo futuro; le parole di Yorugai marchiate a fuoco nel suo cuore, per sempre.



Commenti

pubblicato il domenica 19 novembre 2017
Maucar, ha scritto: Grazie a tutti quelli che dall'inizio sono arrivati fino alla fine della storia di Yorugai. Spero di avervi fatto emozionare e che vi sia piaciuto leggermi almeno la metà di quanto è piaciuto a me scrivere per voi. Se avete consigli o critiche, sarò liete di ascoltarvi!

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