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lavoro pubblicato domenica 19 novembre 2017
ultima lettura giovedì 14 febbraio 2019

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Un'occasione impegnativa

di passerotto22. Letto 320 volte. Dallo scaffale Pensieri

UN’ OCCASIONE IMPEGNATIVA   Nell’immaginario delle due coppie di prossimi consuoceri quell’incontro di conoscenza ufficiale per la presentazione reciproca organizzato dai rispettivi figli, che avevano deciso di sposarsi entro...

UN’ OCCASIONE IMPEGNATIVA

Nell’immaginario delle due coppie di prossimi consuoceri quell’incontro di conoscenza ufficiale per la presentazione reciproca organizzato dai rispettivi figli, che avevano deciso di sposarsi entro pochi mesi, si prospettava come un avvenimento di un notevole impegno.

Era stato deciso che il summit si tenesse nella casa dei genitori di lei, la bella Elisa Marechiaro, i quali si sentivano felici ed orgogliosi che si formasse quel legame con la ricca famiglia di lui, il giovane ma già affermato dermatologo dottor Enrico Polipetti.

Naturalmente, è poco definire elettrica l’atmosfera che si respirava in casa Marechiaro nell’attesa della realizzazione del grande evento: si può tranquillamente affermare che, se fosse stato lì presente Beniamino Franklin, egli avrebbe potuto condurre i suoi studi sul parafulmine comodamente in casa, visto che ad ogni minimo incidente –di quelli che immancabilmente capitano nei preparativi-, c’era uno scatenarsi di tuoni, fulmini e saette soprattutto da parte della padrona di casa, l’aspirante suocera signora Giovanna.

Innanzitutto, ella aveva deciso che, per non rischiare il preziosissimo servizio di vasellame di porcellana bordato in oro zecchino, le prove per il servizio a tavola si sarebbero svolte con un servizio di piatti ordinari in ceramica. Purtroppo, però, la signora era di temperamento ansioso, circostanza che comportava comunque una vivace reazione ad ogni minimo intoppo; aggiungendo a ciò lo stato di febbrile suspence in cui veniva vissuta la vigilia dell’avvenimento, si capisce che anche un battito di ciglia fuori luogo del personale di servizio avrebbe potuto scatenare un temporale.

“Dunque, daremo il posto di maggior riguardo, cioè quello alla destra del padrone di casa Ortensio mio marito alla consuocera signora Olimpia ed io avrò accanto il signor Alcibiade, il consuocero, in maniera che possa essere servito per primo dopo le signore. Dalla parte opposta della tavola starà il signor Enrico che darà la destra ad Elisa”. Sembravano le disposizioni più facili del mondo, ma non per Antonietta, l’anziana collaboratrice domestica, che, non si sa se a causa dell’età o per ignoranza congenita dei concetti di destra e sinistra, tendeva a fare una confusione terribile tra i due e, per ricordare, doveva fare nascostamente il gesto di scrivere.

“Allora,” continuava la padrona di casa “se io mi metto qui, su questa sedia alla mia sinistra chi ci sarà?” La povera colf era costretta a girarsi per celare il suo impegno calcolativo, poi si voltava affermando con sicurezza: “La signora Olimpia!” “Ma no, quella sta dall’altra parte del tavolo!” “Signora, lei si sbaglia: come fa quella a stare su due sedie? Non vorrà mica che si sposti per tutto il pranzo da una parte all’altra!” “Povera me! Senti, facciamo così: ora mettiamo dei cartellini per indicare i posti, così sarà facile trovare ognuno dei commensali. Ora vediamo: da che lato servi le portate?” “Questa la so: da sinistra! E poi le tolgo da destra. Sono stata brava?” “Va bene, vediamo con il brodo, servilo” “Quello gliene posso dare quanto ne vuole, tanto poi non ripasso. Anzi, per evitare confusione, gliene dò di più per ognuna delle altre portate, così non devo ricordarmi quando devo ripassare” “Ma no, quelli ne prenderanno poco, per educazione e per dar la possibilità di ripassare per tutti i presenti, così non ci sarà nessuno che farà la figura di servirsi da solo per la seconda volta” “Mi scusi, signora, ma questo, più che educazione, mi sembra stupidità: se uno ne vuole di più, perché deve prenderne poco?” “Mamma mia, che male ho fatto io per meritarmi un castigo come te? Vediamo, con la minestra come ti regoli?” “Gliela metto davanti ma, se vedo che se ne prendono troppa, me la porto via!” “Oh, no! Anche per la minestra non si ripassa, non lo hai ancora capito?”.

La terribile confusione che era nata nella testa della collaboratrice domestica un poco alla volta cominciò a tradursi in un tremito delle mani che servivano le vivande, fino a provocare, come era naturale, la rottura dell’ampolla dell’olio nel momento di trasferirla per il servizio.

Questo fatto scatenò l’ira della signora, che in quanto a superstizione poteva essere considerata una ultrà: “E’ caduto l’olio! Disgrazie e maledizioni! Ma sei proprio una sventata! Lascia andare, chiamerò Melinda, che è più giovane e più capace”.

La poveretta si recò nella sua stanza per cambiarsi d’abito, poiché si era unta con il liquido. Nel rimirarsi allo specchio portatile per controllare lo stato dell’acconciatura, quello stesso benedetto tremore glielo fece cadere dalle mani, destando addirittura un urlo di raccapriccio nell’ugola della signora Giovanna: “Rottura di specchio, sette anni di guai! Questo matrimonio nasce proprio sotto una cattiva stella!”.

I preparativi andavano avanti febbrilmente, ma l’umore della padrona di casa ormai era decisamente diventato color nero antracite.

Sotto l’assillo della sua voce imperiosa-lamentosa, ovviamente erano inevitabili nuovi incidenti, anche per la giovane Melinda, che malauguratamente urtò con un gomito un piatto, facendolo frantumare a terra. “Che guaio, che guaio! Adesso tutto il servizio di oro zecchino è scombinato!” “Ma quello che si è rotto è un comune piatto di ceramica!” “Sì, però, se adesso che sono solo prove se ne è rotto uno, figuriamoci con l’emozione del pranzo che succederà! Povero il mio servizio di bicchieri di cristallo di Bohemia!”

Insomma, nell’attesa che si realizzasse quel sospiratissimo pranzo di fidanzamento, in quella casa non si viveva più, anche perché il personale di servizio, costretto ad imparare controvoglia il galateo a tavola, minacciava uno sciopero addirittura in corrispondenza di quella storica occasione, visto che ormai non se ne poteva proprio più delle pressioni e delle ossessioni della signora Giovanna.

“Ormai questa storia del pranzo mi sta consumando piano piano.” confidò una sera al marito “Se sopravvivrò, dovrò far celebrare una messa di ringraziamento: però, ti dico che in questa storia ho visto tante cose che non vanno, forse non è tutto oro quello che luce, gli auspici non sono affatto buoni dopo tanti incidenti apportatori di disgrazie”.

“Ma tu sei impazzita, con le tue assurde superstizioni!” le fece in risposta il signor Ortensio “Vorresti un partito migliore di quello per nostra figlia?”

“Sarà, ma non sono per niente persuasa…”

Nonostante tutto, si era giunti al gran giorno senza altri grossi inconvenienti e pareva che finalmente l’avvenimento si potesse realizzare senza altri intoppi.

Sì, pareva proprio così, se non fosse stato per quel maledetto lenzuolo…

Sarà stato un caso o forse proprio il destino o forse chissacosa, ma proprio quel mattino, mentre stava per scendere dal letto, il piede destro del padrone di casa si impigliò nel lenzuolo, cosicché poggiò per primo a terra il piede sinistro.

Come si accorse della cosa, la signora Giovanna cominciò a levare al cielo strilli e lamenti, che però dopo un poco si trasformarono in un inno di ringraziamento: “Dio mio, ti ringrazio di avermi dato questo chiarissimo ultimo avvertimento: mia figlia non sposerà quel messere né ora né mai, perché io so ben leggere le premonizioni celesti”.

Il fatto assurdo, mentre il signor Ortensio sacramentava senza ritegno contro l’imbecillità della superstizione e dei superstiziosi, fu che anche la bella Elisa si fece coinvolgere dai neri presagi e mandò a monte il matrimonio.

Negli anni della tarda maturità, quando qualcuno le chiedeva come mai non si fosse sposata, lei rispondeva che era stata colpa di un lenzuolo, senza aggiungere altre spiegazioni; la gente, però, non conoscendo i fatti, interpretava queste parole nel senso che non avesse superato la prova dell’accertamento della verginità, vigente a quei tempi, attraverso il lenzuolo macchiato.

Così, alle volte, si costruisce la storia…



Commenti

pubblicato il lunedì 20 novembre 2017
Ellebi, ha scritto: Come al solito composto benissimo, brillante e divertente. Un saluto
pubblicato il martedì 21 novembre 2017
passerotto22, ha scritto: E pensa che di signore Giovanna fatte così cene sono tante, Dio ci scampi e liberi! Baciamo le mani, dicono i comparuzzi.

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