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lavoro pubblicato domenica 19 novembre 2017
ultima lettura giovedì 10 ottobre 2019

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Notti d'estate in Africa

di Ellebi. Letto 472 volte. Dallo scaffale Generico

Erano quelle, notti lunghissime.Erano calde e stellate come non ne avevo viste mai.Erano notti silenziose e piene di ombre.Di tanto in tanto, soltanto il latrare di qualche cane o il ragliare di qualche asino, rompeva quel silenzio (col risultato di re...


Erano quelle, notti lunghissime.
Erano calde e stellate come non ne avevo viste mai.
Erano notti silenziose e piene di ombre.
Di tanto in tanto, soltanto il latrare di qualche cane o il ragliare di qualche asino, rompeva quel silenzio (col risultato di renderlo più evidente).
Allora si stava all’aperto: distesi sulla sabbia che lentamente inumidiva.
Si guardava in cielo.
Si passeggiava attorno allo stabilimento.
Si chiacchierava piano con il guardiano nero.
Si beveva the caldo e nero e ancora si passeggiava nella notte e si guardava il cielo.
Allora arrivavano pensieri e ricordi di terre lasciate per quelle d’Africa.
Forse era tutto ciò essere felici.
Forse era tutto ciò perché eri giovane e ti sentivi così leggero, anche se avevi sonno.
Forse era proprio quella sonnolenza – che a una cert’ora ti prendeva – a essere la felicità.
E il the era così buono e così forte.
E la notte straordinaria.
E quando era molto avanti – verso le due o le tre – si accendeva la radio per ascoltare il notturno italiano: “Cari amici vicini e lontani” si udiva, e lontani ci si sentiva subito, e quella lontananza pareva smisurata.


Suani Ben Aden 1979



Commenti

pubblicato il domenica 19 novembre 2017
Hiroshi84, ha scritto: Ellebi, ho letto questo stupendo testo che sembra a momenti una poesia per come l'hai strutturato. L'Africa ha il suo fascino è inutile negarlo e queste righe simil versi lo dimostrano appieno. Si denota una certa nostalgia e una certa malinconia da parte tua...vero Ellebi? Sembri avere un pò di mal d'Africa, ad ogni modo hai catturato delle immagini ancora molto vivide dei tuoi ricordi di questo enorme continente. A parte che eri più giovane, c'era in te uno spirito avventuriero fuori dal comune, anche perchè Il mondo in cui viviamo noi non ha niente a che fare con quello che si scopre una volta lì. Non sono mai stato in questo continente ma provo a immaginare... Probabilmente senti ancora l'odore della polvere rossa che per settimane ha colorato la tua pelle e i tuoi vestiti, i profumi della frutta e del cibo in strada. Non so cosa ti fà l'Africa, ma credo che ti cambia per sempre. A mio avviso un pezzo di cuore l'hai lasciato lì. Bravo Ellebi, grazie che mi hai reso partecipe ancora una volta attraverso i tuoi ricordi straordinari che attraverso la scrittura riesci ad implementare molto ma molto bene. Se hai tempo e se ti va passami a leggere, ho pubblicato "Il Supercomputer", è un pò più corto de "Pomodoro" e di genere completamente diverso. Ti auguro una buona serata e buona domenica. :-)
pubblicato il lunedì 20 novembre 2017
Ellebi, ha scritto: Si ho nostalgia di quei luoghi e di quei tempi, in maniera vaga però, perché non potrebbe essere altrimenti di qualcosa che non esiste più, e forse è della giovinezza che davvero si ha nostalgia, anche quella perduta. E il mal d'Africa esiste davvero, non perché lo provo ora dopo quasi 40 anni, ma perché lo provai allora, per un pezzo, quando tornai da quel continente affascinante, che già era problematico e ora lo è anche di più. Grazie comunque del commento e mi accorgo che siamo proprio in pochi a commentare. Solo una volta mi è capitato di notare che i commenti superavano, di poco, le opere. Lo trovo strano, venendo io da Neteditor, che è stato chiuso, dove i commenti erano di gran lunga superiori alle opere. Va beh, io avendone opportunità, continuerò a commentare quello che leggo (che poi, se a qualcuno non piacesse il commento ricevuto, lo può sempre cancellare!). Un saluto
pubblicato il mercoledì 22 novembre 2017
monidol, ha scritto: Infatti, che silenzio che c'è su questo sito! Ciao Ellebi! Il silenzio che invece descrivi nel tuo pezzo è da brividi, sembra di essere là. Mi affascinano sempre molto i tuoi racconti d'Africa. ciao moni
pubblicato il domenica 26 novembre 2017
passerotto22, ha scritto: Hai una capacità particolare: quella di farti sentire "dentro" il racconto. Mentre leggevo, avvertivo intorno lo strano silenzio di questa domenica mattina (di solito è molto più rumoroso a causa di un semaforo vicino casa), a cui di solito non faccio caso. Allora mi sono accorto che l'improvviso stridio di un gabbiano ha sottolineato questo silenzio, come dici tu. Così ho capito quanto sia profonda e sentita questa tua testimonianza che hai poi anche resa in una forma che, secondo me, è vera poesia.

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