ewriters

scrivere per essere letti
Siamo 8.522 ewriters e abbiamo pubblicato 74.968 lavori, che sono stati letti 49.897.012 volte e commentati 55.651 volte. Online dal 3 Gennaio 2000.
 
 



Seguici


Scaffali


lavoro pubblicato venerdì 17 novembre 2017
ultima lettura venerdì 22 novembre 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Una voce dall'aldilà

di passerotto22. Letto 440 volte. Dallo scaffale Generico

UNA VOCE DALL’ ALDILA’   Avvenne, tempo fa, un fatto singolare o, se non è avvenuto, avverrà, o, comunque, potrebbe accadere. Cominciamo con il parlare del mese in cui si svolsero gli eventi. Questo non perché...

UNA VOCE DALL’ ALDILA’

Avvenne, tempo fa, un fatto singolare o, se non è avvenuto, avverrà, o, comunque, potrebbe accadere.

Cominciamo con il parlare del mese in cui si svolsero gli eventi. Questo non perché il fatto non sarebbe potuto accadere in qualunque altro mese dell’anno, ma perché il caldo torrido di quel mese di agosto favorì la situazione di isolamento in cui venne a trovarsi la protagonista ed ebbe la sua importanza nello svolgimento dei fatti.

La signora Caterina era purtroppo rimasta vedova da poco e piangeva ancora a piene lacrime la prematura scomparsa del suo carissimo Clemente. Perciò, nonostante la calura cocente di quell’estate asfissiante, aveva deciso di andare a far visita al defunto presso la sua ultima dimora per sentirlo ancora un po’ vicino a lei.

Lo scomparso era stato sistemato in un loculo acquistato presso una delle tante Congregazioni che gestivano quei palazzoni di nuova realizzazione e di scarsissima attrattiva. Aveva trovato una posizione abbastanza in alto, ma con l’aiuto delle scale che venivano appositamente lasciate sul posto non era un grosso problema arrivare fin davanti alla lapide per sistemare lì i fiori che gli aveva portati.

Nel cimitero, nei pressi della costruzione, si trovavano gli operai di un’impresa edile che stavano provvedendo all’esecuzione del completamento di lavori nell’edificio stesso, che era di recente esecuzione ed aveva ancora alcuni posti vuoti nelle zone più elevate.

A causa della canicola imperante, non si vedeva nessun altro in giro e gli stessi lavoratori, forse presi filosoficamente dalla considerazione che non vale la pena di affannarsi per poi andare a finire ugualmente in quel luogo, se la prendevano con estrema comodità, pensando certamente che i loro clienti non è che potessero avere tanta fretta.

La signora, con l’anima angustiata sia dal dolore che dalla solitudine del luogo, si era dunque recata presso la postazione in cui riposava Clemente e si era accinta a prendere una di quelle scale, mobili sulle ruote di appoggio, che si trovava lì nei pressi.

“Lascia stare la scala!” si era però sentita ingiungere da una voce che era rintronata nel vasto ambiente e che non si riusciva a capire da dove provenisse.

La Caterina, meschina!, aveva staccato di botto le mani dalla scala come se scottasse, restando atterrita da quell’inatteso richiamo, che le era apparso come un deciso ammonimento dall’aldilà ad interessarsi delle cose terrene ed a lasciare in pace chi ormai non poteva più avere rapporti con i viventi. Dopo aver ripreso un poco il fiato in bocca ed il colorito in volto, aveva cominciato a volgersi intorno, pensando che forse poteva esserci qualche altro visitatore insieme a lei, di cui non si era accorta in precedenza, che avesse bisogno dell’oggetto.

Macché! Nel vasto locale era desolatamente e totalmente sola, chi altri ci poteva essere in quel caldo infernale?

Recuperando la capacità di ragionare, la donna aveva concluso, tra sé e sé, che si trattava evidentemente di un fenomeno di suggestione, dovuto al luogo, agli eccessi della temperatura ed alla solitudine.

Così, aveva ripreso coraggio ed aveva anche osato tentare di spostare la scala per utilizzarla.

Non l’avesse mai fatto!

Appena ebbe un tantino smosso l’oggetto, la stessa voce di prima, ma più potente e più minacciosa, le intimò, in maniera anche più decisa: “Ti ho detto di non toccare la scala, non hai capito?”

Stavolta, la poveretta, alla quale avevano preso ad imbiancarsi i capelli, non ne potette più e fuggì via con una velocità che avrebbe potuto far invidia a qualche primatista di atletica.

Una volta all’aperto, ebbe la ventura di imbattersi in uno degli operai che stava tranquillamente fumando la sua decima sigaretta, probabilmente troppo immerso nelle sue considerazioni sull’ “Essere o non essere?” per poter pensare al lavoro.

L’uomo, colpito dalle grida isteriche della donna, la bloccò al volo, scuotendola per calmarla.

“Cosa le succede? Mi sembra che abbia visto un fantasma!”

“Sì, sì, i fantasmi, lì dentro! Li ho sentiti!”

“Ma che dice? Si sente bene?”

“Sì! No! Lì dentro! Hanno parlato! Ho sentito le voci!”

“Lì dentro? Andiamo a vedere! Chissà di cosa si è trattato”.

L’uomo così decise di andare a vedere sul luogo indicato dalla signora, portando con sé alcuni suoi colleghi solo per precauzione contro eventuali malintenzionati.

Una volta dentro, però, la situazione era apparsa assolutamente normale, senza ombra di fantasmi (forse non si potrebbe dire così, considerando che quelli non fanno ombra, ma il momento è talmente emozionante che non si sono trovate, nell’occorrenza, espressioni più calzanti).

“Signora, qui non c’è nessuno!”

“La scala, provate a prendere la scala”.

Come gli operai fecero per eseguire questo gesto, si udì stavolta la stessa voce di prima, ancora più irritata: “Adesso basta! Devo darti una lezione per non farti muovere quella maledetta scala?!”.

Gli uomini si guardarono l’un altro, indecisi. Poi, senza aggiungere verbo, spostarono di nuovo la scala.

“Ora vengo giù a darti una lezione! Così imparerai ad ubbidire!”

Stavolta l’avevano individuato: la voce proveniva da uno dei loculi in alto il cui contenuto non era visibile da sotto.

Andarono su e lo presero: si trattava di un giovane che aveva deciso di andare a “farsi” tranquillamente in quel posto e di abbandonarsi lì al suo paradiso artificiale.

Lo tirarono giù e gliene suonarono tante che, se non si fossero fermati in tempo, avrebbero potuto tranquillamente deporlo di nuovo nel loculo come sistemazione naturale.



Commenti

pubblicato il sabato 18 novembre 2017
Ellebi, ha scritto: A quel punto la signora si avvicinò nuovamente alla scala e prima ancora di toccarla una voce lontana ma chiara la ammonì: "Non toccare quella scala..." un saluto
pubblicato il sabato 18 novembre 2017
passerotto22, ha scritto: ...senza ombra di fantasmi (non si dovrebbe dire così, considerando che quelli non fanno ombra, ma il momento è talmente emozionante che non si sono trovate, nell'occorrenza, espressioni più calzanti)... Ciao e grazie della visita

Lascia un commento a questo lavoro:

per lasciare un commento devi effettuare il login: