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lavoro pubblicato lunedì 13 novembre 2017
ultima lettura sabato 30 maggio 2020

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Morte e Conquista

di Daryl94. Letto 568 volte. Dallo scaffale Fantascienza

Sangue e fiamme. L'aria in quel posto ne era satura, colonne di fumo si innalzavano nel cielo, urla lontane. Il terreno era scosso dai cingoli dei carri da guerra che passando devastavano ogni cosa, lasciando scie nell'erba. Quella era la dodicesima c...

Sangue e fiamme. L'aria in quel posto ne era satura, colonne di fumo si innalzavano nel cielo, urla lontane. Il terreno era scosso dai cingoli dei carri da guerra che passando devastavano ogni cosa, lasciando scie nell'erba. Quella era la dodicesima città che veniva invasa, sotto di essa nelle profondità della terra c'erano materie prime utili alla madre patria. I colpi dei cannoni alzavano zolle di terra, edifici crollavano giù come castelli di carte al vento. Il tutto, in quella visione apocalittica, era una cosa giusta alla causa, alla reale catena degli eventi. Questo era il pensiero del colonnello Stiglez mentre osservava dal promontorio appena fuori della città, le sue truppe avanzavano in ogni dove mentre la popolazione nativa scappava nelle foreste in cerca di riparo, di una salvezza senza speranze. Alla fine quello che contava era possedere quella terra, questa era la missione affidatagli dall'alto comando.
In quel continente la popolazione possedeva una tecnologia dei tempi medioevali, alte mura e fossati, un gioco da ragazzi sconfiggerli.
Stiglez si mise a posto la divisa da ufficiale per camminare al fianco dei suoi soldati che penetravano nel centro abitato facendo strage di chiunque incontrassero. Lentamente quel caos sarebbe scemato in un silenzio tombale. Poi avrebbe contattato l'alto comando per riferire i progressi.
Una squadra di dieci soldati armati di mitragliatrici pesanti lo seguivano come guardia del corpo, osservò le strane costruzioni sinuose, simili a quelle giapponesi e indiane messe assieme, ma lì non erano in nessuno dei due stati. Trovò decine di corpi lungo la strada che lo portò al centro della piazza principale, non provò niente alla loro vista, alla fine non erano come lui, come la sua razza.
-Voglio che allestiate un perimetro di due chilometri, catturate i superstiti, li useremo come forza lavoro per le prossime miniere che edificheremo qui- ordinò al luogotenente che lo accompagnava continuamente. Egli annuì prestandosi a parlare al comunicatore installato sull'orecchio sinistro.
Stiglez usò il visore della propria maschera protettiva al titanio per verificare il sottosuolo, a qualche metro più sotto stava il minerale che cercavano.
Si voltò osservando all'orizzonte, lontano, nelle retrovie delle sue divisioni le trivelle giganti che avanzavano a passo d'uomo, le decine di zampe meccaniche bucavano il terreno come coltelli. -Voglio le trivelle in questo punto. Iniziate a scavare il prima possibile-
Lasciò la città ormai in rovina per seguire l'esercito che si spostava verso ovest, il Sole alto illuminava la grande pianura disseminava di foreste in modo disordinato.
Il luogotenente tornò con il volto leggermente allarmato. -Colonnello una marea di Leurant stanno per attaccarci sul fianco sinistro! Secondo le avanguardie sono migliaia-
-L'ultimo attacco prima della fine. Sperano dunque di salvarsi dopotutto. Queste creature non sono così intelligenti dopotutto.-
Sembravano umani, a parte la pelle verdastra, i tre occhi e le sette dita per mano, così erano stati nominati, Leurant. Ma la cosa non aveva cambiato niente, dare un nome ad una cosa non significa cambiarla in ciò che non è, e che non sarà mai.
-Convergere sul punto 034-Y8. Formate una linea di attacco centrale e sfondate quella marmaglia di sciocchi- ordinò indicando i punti con le mani.
Decine di mecha da battaglia seguirono gli ordini superando le truppe di fanteria, i loro pesanti passi si facevano sentire, le loro corazze nere si facevano vedere. Grossi e possenti, armati con enormi fucili d'assalto e lame di titanio, formarono una posizione a cuneo procedendo a passo costante. E come uno scoglio infransero la marea nemica. Si aprì il fuoco con tutte le armi possibili, il resto fu solo una sinfonia di dozzine di spari con note diverse, alcune acute altre basse e pesanti. Ciò che accadde non fu una battaglia, ma un massacro.
Il sangue dei Leurant sgorgò a fiumi lordando la terra con quel viola spento tipico di quella razza.
Stiglez dopo essersi avvicinato al fronte passeggiò fra i cadaveri, orgoglioso dei propri soldati, alzò lo sguardo vedendo avvicinarsi da sopra le nuvole i trasporti scortati da caccia spaziali, fecero il giro della zona prima di cominciare la discesa per l'atterraggio. Gli incrociatori Tiger aspettavano al di fuori dell'atmosfera il rientro delle truppe di terra.
Qualcosa lo afferrò allo stivale rinforzato, spostò lo sguardo sul Leurant morente ai suoi piedi, sanguinante, ma con lo sguardo pieno d'odio, di vendetta e maledizione eterna. Parlò in una lingua strana che il colonnello non capì, strinse la presa. Combattenti sino alla fine pensò lui estraendo la sua pistola Mauser modello militare.
-Mi dispiace. Ma solo noi meritiamo di vivere- gli disse prima di premere il grilletto. Lo sparo risuonò in quella valle di morte fino a disperdersi.
Ricevette una chiamata subito dopo, aprì la video comunicazione olografica facendo comparire un uomo di mezz'età, la sua divisa bianca era impeccabile tranne la fascia rossa sul braccio sinistro, identica alla sua. L'ammiraglio della flotta sostenne lo sguardo di Stiglez, non che potesse cercare qualcosa di emotivo in quella maschera protettiva -Come procede la campagna?-
-Il continente è nostro. Le trivelle inizieranno i lavori a breve- spiegò lui.
-Bene, molto bene. Non possiamo permetterci ritardi. I trasporti raccoglieranno le vostre truppe per la prossima incursione- dichiarò l'ammiraglio.
-Agli ordini ammiraglio- rispose ponendo fine alla conversazione. Non era ancora finita. Un'altra guerra sarebbe scoppiata, lontano, fra le stelle.
Volse per un'ultima volta lo sguardo al paesaggio. I carri armati alzavano la terra dietro i cingoli, diretti alla caccia dei sopravvissuti, la fanteria entrava nelle foreste seguendo lo stesso obbiettivo. Non ci sarebbe stata pace in quella terra, e Stiglez era sicuro che non ci avrebbe più rimesso piede. Quasi dieci anni di comando, di cui quattro passati al fronte di conquista. Rinfoderò la pistola con disinvoltura, i membri della guardia erano rimasti zitti per tutta quella vicenda, non erano pagati per fare domande o contraddire i suoi ordini o metodi. Si apprestò a raggiungere il promontorio di poco fa, avvertiva le vibrazioni del terreno dovute alla vicinanza della trivella che gettava una lunga ombra sui mecha e veicoli più piccoli, . Nel frattempo sulla collinetta alla sua destra venne issata la bandiera che reclamava quella terra come loro.
Stiglez si soffermò ad ammirare la croce uncinata nera nel cerchio bianco a sfondo rosso, simbolo della loro vittoria destinata dalla provvidenza, simbolo dei loro avi che conquistarono il pianeta Terra secoli fa. I soldati fecero il solito saluto al loro stendardo, il colonnello li imitò, dopodiché salì sulla navetta che prese subito quota per salire verso lo spazio, in direzione della flotta di navi che orbitava attorno ad una delle lune.
Pote appoggiarsi allo schienale del sedile per osservare fuori dal finestrino, sospirò attraverso la maschera, poteva anche togliersela, se ne serviva solamente sul campo per incutere timore e rispetto dai soldati sotto il suo comando. Dopo averla sganciata sospirò profondamente.
L'ennesimo pianeta conquistato, ancora altri tre e anche quel sistema solare sarebbe stato in loro possesso...





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