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lavoro pubblicato domenica 12 novembre 2017
ultima lettura lunedì 25 marzo 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Le avventure dei Racconti (parte 7)

di Juls1794. Letto 302 volte. Dallo scaffale Fantasia

Tiria era una bellezza statuaria. Lunghi capelli biondi le incorniciavano il viso spigoloso, colorato per la maggior parte del tempo da un'espressione distaccata. Gli occhi verdi, scrutavano attenti tutto ciò che li circondava, riuscendo a perce.......

Tiria era una bellezza statuaria. Lunghi capelli biondi le incorniciavano il viso spigoloso, colorato per la maggior parte del tempo da un'espressione distaccata. Gli occhi verdi, scrutavano attenti tutto ciò che li circondava, riuscendo a percepire anche i minimi dettagli. Con una qualsiasi arma in mano, si trasformava in una macchina da guerra. Bellissima, indomabile, solitaria, coraggiosa e sicura di sé. Erano solo alcuni dei tratti che la contraddistinguevano. Emma l'aveva creata come credeva che un vero leader dovesse essere. In effetti, nella sua storia, Tiria, combatteva per riconquistare il trono che le era stato ingiustamente sottratto dal cerchio di acciaio. Era ovvio che dovesse avere le caratteristiche di una Regina. Una Regina combattente, chiaro.
< ...mma! Emma! Ci sei? > sentì la voce ovattata di Delia che la chiamava.
< Credo sia sotto shock > disse una seconda voce femminile pericolosamente familiare < Dobbiamo solo aspettare che si svegli da sola >
< Forse dovrei pulire la faccia della padrona di nuovo > Disse una terza voce, maschile.
E fu a quel punto che Emma aprì gli occhi.
Si rese conto di giacere su di un divano, tuttavia non ricordava come ci fosse arrivata. Sopra di lei Delia, Leo e Tiria. Quella Tiria.
Richiuse subito gli occhi, strizzandoli con forza. Le mani, chiuse a pugno, massaggiavano le tempie con movimenti circolari < Non può essere... Non può essere... > continuava a ripetersi.
Riaprì gli occhi e trovò la stessa scena. Tutti erano nella stessa posizione, sui loro visi espressioni chi preoccupate e chi sospettose.
"Emma, sei la solita codarda" Si disse, sospirando. Quindi, con un moto di coraggio, si mise a sedere; guardò negli occhi ognuno dei suoi interlocutori, soffermandosi su Leo. Decise di affrontare una cosa alla volta, tralasciando, per il momento, il fatto che il suo cane aveva parlato. Più di una volta, in effetti.
< allora... > cominciò < qualcuno può spiegarmi cosa sta succedendo? >
< Tiria ci spiegherà tutto. Aspettavamo che ti riprendessi... Appena l'hai vista...Beh...Diciamo che ti sei assentata per un po'... > spiegò Delia, guardando di sottecchi la padrona di casa < Ti abbiamo dovuto praticamente trascinare dentro > aggiunse; Emma notò, sulla tempia della cugina, la vena, che si gonfiava quando era nervosa, pulsare violentemente.
Si accomodarono sui due divanetti verde muschio. La casa assomigliava a come se l'era sempre immaginata: piccola, modesta, con tanti gingilli e inutili oggetti che però riuscivano a rendere confortevole e familiare un luogo. Tiria l'aveva arredata con souvenir delle sue avventure, ricordi della sua vita passata e di vittorie. Il salottino era piccolo e confortevole: sotto i suoi piedi, intravide il tappeto persiano che era stato donato da una vecchietta, un regalo per chi l'aveva aiutata a scacciare quei mascalzoni del cerchio di acciaio dalla sua umile proprietà; su un tavolino, accanto al divano, un lume, un dono anch'esso di un banchiere i cui figli erano scomparsi e prontamente ritrovati da Tiria. Più Emma si guardava intorno, più scorgeva oggetti che erano già presenti nella sua mente, di cui conosceva già la storia. E più conosceva, più la paura e la curiosità di sapere cosa diavolo stesse succedendo le attanagliavano la bocca dello stomaco.
Tiria servì il the, ne bevve un sorso, posò la tazza sul tavolinetto al centro del salotto e poi parlò, lentamente, scandendo ogni singola parola, affinché ai presenti non sfuggisse niente:
< Vi dirò quello che so: una settimana fa un uomo di nome Marpenza ha fatto irruzione in casa mia. Mi ha mostrato quella stessa sfera che ora è nelle sue mani > e nel dirlo fece un cenno con la testa verso Delia, che stringeva la sfera, qualche traccia di bava ancora presente ("la pallina" che Leo aveva recuperato per le padrone) < ha detto che il cerchio di acciaio la stava cercando, che io avrei saputo proteggerla. Mi ha mostrato come aprirla e ho capito che si trattava di una mappa. Non riuscivo a credere ad una singola parola di quello che stava dicendo. Poi ha cominciato a farfugliare cose come "zanna, forza... corazza" e che sperava che il messaggio arrivasse a destinazione. Disse che in realtà non stava parlando a me, ma a qualcun altro: una certa Emma che sarebbe arrivata da lì a qualche giorno. Ovviamente l'ho preso per matto, l'ho cacciato in malo modo e... E poi è successo > disse, allargando le braccia, sul viso un'espressione confusa < Eccovi qui >
Se possibile, l'espressione di Emma era ancora più confusa: < Le zanne, la forza, le mani, la grazia. Tutte insieme fanno una corazza > recitò.
Tiria sgranò gli occhi: < come fai a saperlo? >
Emma la fissò, cercando le parole per rispondere alla domanda: < Lo so perché l'ho scritto >


Commenti

pubblicato il giovedì 16 novembre 2017
Phephus, ha scritto: Ciao!!il tuo lavoro mi sta prendendo un casino!non vedo l'ora di leggerne il seguito!??

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