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lavoro pubblicato sabato 11 novembre 2017
ultima lettura mercoledì 22 novembre 2017

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Il primo reame. Capitolo I

di Ponte. Letto 283 volte. Dallo scaffale Fantasia

Nelle terre occidentali c'è una storia che senza dubbio è la più conosciuta, la si sente raccontare ai bambini prima che vadano a letto, la si studia nelle scuole, nelle bettole e nelle taverne c'è sempre qualcuno che ricord...

Nelle terre occidentali c'è una storia che senza dubbio è la più conosciuta, la si sente raccontare ai bambini prima che vadano a letto, la si studia nelle scuole, nelle bettole e nelle taverne c'è sempre qualcuno che ricorda e che piange a causa di quella storia. Risale ad un'epoca lontana, prima del grande esodo dell'anno 0. Ad est, oltre il deserto della vergogna e il mare di sangue si trovano le macerie e i resti di quella antica e agognata terra che è il luogo d'origine di ogni popolo, la terra i cui fiumi, le praterie, le montagne e ogni altra cosa era parte del Primo Reame, come venne rinominato dopo la sua caduta. C'è chi si lamenta quando si racconta questa storia perché tutti esagerano nel descrivere quanto fosse bella quella terra e quanto fosse felice chi vi abitava, alcuni negano che gli alberi stillassero un miele più dolce di quello che si può trovare nelle terre occidentali, che alcuni fiumi fossero non d'acqua, bensì di latte, che ogni cosa crescesse rigogliosa e senza il bisogno dell'intervento esterno di un contadino, gli alberi erano sempre ricchi di frutti perché dopo che ne coglievi uno, come ti voltavi, ne cresceva un altro. Nessuno conosceva la fame, tutti erano ugualmente ricchi in un mondo in cui ogni bene era diviso equamente, ma anche a seconda di chi ne avesse più bisogno. Vi erano innumerevoli città, in ognuna di queste vivevano in armonia diverse razze e tutte le città e tutte le genti rispondevano ad un unico sovranno, un re che veniva scelto dal popolo libero quando il precedente moriva o abdicava. Il regno era diviso indiciassette distretti, sei erano detti distrettu rurali, nove erano i distretti urbani e due i distretti alpini. I distretti rurali erano abitati prevalentemente da orchi, gnomi e goblin, i quali avevano in comune l'amore per l'alcool e le risse, gli gnomi infatti sono conosciuti e amati per le ottime bevande da loro distillate, e orchi e goblin sono i loro principali acquirenti. I distretti rurali sono quelli meno abitati, ma contano il numero più alto di taverne e gabbie, ovvero grandi arene in cui i contendenti lottano fra loro o dimostrano la loro forza tramite svariate prove fisiche. I due distretti alpini erano popolati in prevalenza dai nani, abilissimi artigiani e architetti senza pari, a loro si deve il merito della costruzione di tutti i castelli e degli splenditi monumenti memoriali agli eroi del reame. I distretti urbani invece erano abitati in prevalenza da uomini ed elfi di città. I confini di questo splendido regno erano protetti da un potente incantesimo che impediva alle bestie selvagge di oltrepassarlo. I maghi che proteggevano il regno erano visti da tutti come i pilastri della pace, erano anche i depositari della conoscenza e della cultura del regno ed erano i maestri nelle scuole, i consiglieri del re. L'ordine dei magi era una scuola che insegnava a padroneggiare la magia attraverso la meditazione e lo studio delle scienze naturali prima, e attraverso lo studio di incantesimi e pratiche arcane poi. Una volta completato lo studio della prima parte non tutti però possono accedere allo studio e alla pratica della magia e, quindi, diventare un mago a pieno titolo. Quando un mago lancia un incantesimo non ha mai la certezza che questo riesca esattamente come vuole lui, questo perché un incantesimo è qualcosa che piega la realtà, talvolte deformandola un po', altre volte stravolgendola; ad esempio ingrandire o rimpicciolire qualcosa deforma la realtà, ma creare qualcosa dal nulla significa stravolgerla, spesso con grandi rischi. Per questo motivo la magia vera e propria era affidata a pochi elementi particolarmente abili in questa sottile e pericolosa arte. Un aneddoto che spesso veniva raccontato ai novizi era quello di Baldon il disperato, un mago anziano con il vizio del parkit, un gioco d'azzardo con regole cavillose e ricco di varianti. Baldon non era un elfo fortunato e, una volta sommerso dai debiti, decise di usare la magia per tramutare alcuni sassi in oro, qualcosa però andò storto e tramutò se stesso in una statua d'oro. I suoi resti furono esposti al museo dei magi, un enorme museo sotterraneo dove sono esposti antichi artefatti e tomi. Chi si limitava alla meditazione e allo studio delle scienze otteneva il titolo di savio, spesso diventava un maestro presso l'ordine o nelle scuole sia in città che nei paesi più piccoli, mentre i maghi non uscivano mai dall'ordine e continuavano i loro studi o insegnavano a quelli che si impegnavano per diventare maghi, ma i più saggi e rinomati fra loro spesso vivevano presso la corte del re e mettevano a disposizione del re la loro conoscenza e saggezza per aiutarlo a portare il suo fardello.
Ma questa situazione non era poi così perfetta e idilliaca come si può pensare, perché quando un uomo ha la pancia piena e troppo tempo libero non può fare a meno di pensare e chi pensa troppo soffre dolori più lancinanti della fame. Nei secoli nacquero diverse scuole di pensiero che indagavano non solo la natura del mondo e le leggi che lo governano, le cui file erano ricche perlopiù di grandi maghi e altri studiosi, ma anche alcune che si interrogavano circa la natura dell'esistenza, le sue cause e il suo fine. Insomma, tutto il regno era popolato da creature che non facevano altro che chiedersi perché il mondo esistesse e chi potesse averlo creato. Le piazze erano sempre gremite di gente che con passione discuteva questi temi, nascevano vere e poprie scuole che scrivevano trattati sempre più articolati e controversi, ma nascevano anche rivalità e discordie che portarono saltuariamente le genti a scontrarsi in nome di idee e concetti che nessuno avrebbe mai saputo dimostrare.
Col tempo il malessere si diffuse sempre di più e ovunque nel regno, così il re ordinò all'ordine dei magi di indagare oltre il Velo del Mondo, l'esile barriera che separa il piano della realtà dove tutti noi viviamo, dagli altri piani, di cui nessuno, all'infuori dei maghi e dei re, era a conoscenza. Si tratta di un luogo metafisico oltre il nostro mondo dove albergano entità sconosciute.
Nei tempi remoti, quando nessuno sapeva usare la magia e gli uomini vivevano ancora come bestie, privi del dono della parola, vi fu un uomo che per primo si avventurò oltre il velo. Accadde per caso durante il sonno, oltrepassò il velo e incontrò un'entità che gli insegnò a parlare, affinchè insegnasse anche agli altri, poi gli insegnò a meditare e, da qui a padroneggiare la magia. Nessuno conosce cosa spinse questa entità a regalarci qualcosa di così grande valore, se avesse o meno un secondo fine.
Nei secoli altri maghi provarono ad oltrepassare il velo, ma molti di loro impazzirono, altri invece assunsero un aspetto deforme e la loro indole venne stravolta tanto che sembrava si trattasse di qualcun altro che, dall'interno di quel corpo si espandeva lacerando le carni e sbriciolando le ossa del mago tra urla e sangue, i documenti infatti raccontano che queste creature sembrava che usassero il corpo dei maghi come bozzoli, come contenitori da distruggere per uscirne. E, una volta fuori, non fecero altro che seminare il caos, uccidendo centinaia di innocenti prima di essere fermati.
Certo il re del Primo Reame, che all'epoca era Thelonius il monaco, non prese a cuor leggero la decisione di affidare ai maghi un incarico così pericolo, ma aveva fede che la stessa entità che un tempo aveva indicato loro la via del progresso li avrebbe aiutati ancora una volta, se fossero stati prudenti; invero prese precauzioni: ogni mago sarebbe stato incatenato e cento uomini armati sarebbero stati pronti a colpire se qualcosa fosse andato storto. Per tre giorni e tre notti diversi maghi, i più esperti e potenti dell'ordine dei magi, cercarono risposte oltre il velo, senza che nessuno dovesse venire ucciso; tutti infatti riuscirono a distinguere i traboccheti, le lusinghe, gli inganni con i quali quegli esseri cercavano di approfittarsi di loro. La ricerca proseguì e alcuni iniziarono a credere che oltre il velo non vi fossero entità benevole disposte ad aiutare, ma soltanto mostri, demoni distruttori. Il quinto giorno però vi fu una svolta, e una strana entità fatta di luce venne incontro all'arcimago, lo convinse a portarlo oltre il velo per rispondere a tutte le domande. Tutti i maghi, il re e i soldati si misero in cerchio attorno a questa meravigliosa creatura che brillava di luce propria, una luce calda e morbida che abbracciava ogni cosa nella sala del trono. Di questa creatura umanoide non si riusciva a distinguerne i tratti, né si poteva guardarla direttamente per più di qualche istante. Ad un certo punto però il re ebbe l'impressione che questa gli sorridesse, così prese coraggio e disse "Io sono Thelonius il monaco, sovrano di questo reame e del popolo libero, voi chi siete?". L'entità rispose con voce ferma e dura "Io sono Azazel, colui che è più forte di Dio, e prenderò il tuo corpo Thelonius per dare vita a qualcosa di più grande". In quell'istante Azazel scomparì e il re iniziò a dimenarsi e contorcersi sul pavimeno. Tutti i presenti non riuscirono più a muoversi, un rabbioso ruggito del vento spense le candele e la sala del trono precipitò nell'oscurità mentre Thelonius continuava ad urlare.
D'un tratto ci fu silenzio. Nulla si muoveva e tutti trattenevano il respiro, ogni istante pareva uguale al precedente in una catena infinita, un eterno istante di terrore. Fu in quel momento che le pareti della sala del trono crollarono con fragore. Quella notte chi camminava per le strade poteva vedere enormi lingue di fuoco che spezzavano le tenebre divorare il castello. In pochi istanti fiamme innaturali che sembravano cosa viva avvolgevano e demolivano il castello, distruggendo ogni pietra e carbonizzando ogni persona. Dove si trovava la più imponente struttura mai creata, adesso non vi era più nulla, solo un fumo verdastro che saliva pesante verso il cielo e si addensava formando una spessa nube. Il panico si diffuse per la città senza che nessuno potesse fermarlo. Mentre il fumo saliva lento e le genti scappavano senza una meta e senza sapere da cosa, urlando e piangendo, il vento trasportava un sussurro che presto si fece forte abbastanda da sovrastare il caos e le urla della città. Era una risata. Una fragorosa risata che lasciava trasparire una gioia incontenibile, la bramosia, l'appetito senza freni e l'eccitazione irrefrenabile di un mostro voluttuoso e beffardo che senza porsi alcun freno godeva alla vista di quello sfacelo.

Quella notte il cielo sereno metteva in mostra le sue stelle e le quattro grandi lune, il meraviglioso cielo stellato era stato spesso fonte d'ispirazione per gli artisti che avevano decorato le grandi sale del palazzo reale, ma era stato coperto da immense e tetre nubi verdi che si scontravano violentemente fra loro prorompendo in tuoni e fulmini che rapidi si scaricavano a terra, devastando la città. Su una nube più piccola, sopra il castello di cui ormai non restavano neanche le macerie, stava Azazel, impossessatosi del corpo del re. Un tale orrore non poteva che sconvolgere i cittadini, inermi di fronte a questa nuova e terrificante minaccia. I pochi maghi ancora in vita si radunarono in fretta nella piazza dei sette re, poco distante dal luogo del disastro, dopo aver ordinato alle guardie di aiutare i cittadini ad evacuare la città; una volta lì iniziarono l'attacco. La magia è qualcosa di complicato ed estremamente difficile da controllare, non si era mai visto nel Primo Reame un mago capace di lanciare incantesimi così devastanti, pertanto non sembrava esserci alcun modo per fermare Azazel. Alcuni di loro si tirarono indietro, credendo più saggio aiutare i cittadini a fuggire piuttosto che combattere e morire inutilmente. Rimasero solo venti maghi pronti a rischiare, e una volta pronti crearono una sfera di contenimento con l'intenzione di imprigionare il demone. In un primo momento l'incantesimo sembrava funzionare e ciò diede animo a quel manipolo di maghi, che furono però sopraffatti dal terrore quando la sfera si frantumò e il demone precipitò davanti a loro. Per la prima volta si resero conto che quello strano essere aveva l'aspetto del loro re, la cui carne però aveva cambiato colore diventando rossa e putrescente, dal capo spuntavano sei corna che convergevano verso l'alto, gli occhi, che prima erano del medesimo verde delle praterie dello Shoun, adesso avevano lo stesso colore del sole e brillavano con la stessa intensità. Il re impugnava il suo pastorale, ovvero il simbolo della cura che il sovrano doveva avere per il proprio popolo, ma questo sembrava essere stato corrotto, aveva infatti perso il suo colore dorato diventando nero con striature verdi che si agitavano come la fiamma di una candela trema prima di spegnersi quando la si soffia. Azazel alzò al cielo il bastone caricando un colpo tremendo al cui impatto col suolo due enormi bestie emersero. Queste bestie si presentavano come un orribile incrocio tra un toro e un cinghiale, con zanne acuminate molto lunghe che sporgevano dalla bacco, il corpo muscoloso e tozzo si gonfiava a dismisura mentre muggivano ferocemente contro i maghi, i quali però risposero prontamente: mentre metà di loro estraeva le proprie armi preparandosi al combattimento ravvicinato, l'altrà metà iniziava il lancio di un incantesimo per eliminarli. Accerchiarono le bestie, confuse dai rumori di una città che crollava e dalle urla terrorizzate di chi a fatica cercava una via di fuga, e iniziarono a colpirle alternandosi, nonappena queste si voltavano verso chi aveva scagliato il colpo venivano colpite ancora alle spalle. Ormai furiose caricarono alla cieca travolgendo alcuni maghi e martoriandoli con gli zoccoli. In quell'istante però l'incantesimo fu pronto e le macerie che circondavano la piazza si levarono in cielo, per poi precipitare su quelle bestie facendole a pezzi.
"Che cosa hai fatto al nostro re, alla nostra città? Chi sei e perchè fai tutto questo?" proruppe uno dei maghi, Bauglir il silvano, un mago elfo che da lungo tempo viveva nelle foreste del sud in un clan di elfi che aveva ottenuto l'indipendenza dal Primo Reame.
Le braccia del re presero a muoversi molto lentamente e con gesti solenni le mani afferrarono saldamente mascella e mandibola, poi con un gesto repentino le strapparono via e la testa ricadde all'indietro, così che la nuca si poggiò sulle spalle. Non uscì nemmeno una goccia di sangue e scrutando dentro il corpo del re sembrava ci fosse una buia voragine, come un baratro senza fondo. I maghi ristetterò paralizzati, incapaci di comprendere, disgustati e impauriti. Nessuno riusciva a trovare un senso a tutto ciò che stava accadendo, era passata solo qualche ora dalla distruzione del castello, erano già morti migliaia degli abitanti della città e la causa di tutto sembrava da imputare a quella ripugnante creatura, il cui corpo era quello del loro re e che adesso aveva iniziato a tremare. A fatica due enormi e possenti braccia verdastre emergevano fuori dal corpo e si facevano spazio dilaniando il corpo del re, così, a poco a poco, riuscì ad uscire il vero corpo del demone Azazel. Alto molto più di qualsiasi orco, le corna sul capo erano le stesse che erano spuntate al re, sulla schiena però vi era un paio d'ali spiegate che parevano capaci di scatenare venti tali da spazzar via le montagne. In vita portava una cintura la cui fibbia recava le lettere: "A.F.P.C".
"Non vi devo alcuna spiegazione, voi e questo mondo non siete altro che un capriccio del caos primigenio, nulla di più che la nostra ombra. Adesso io chiamerò qui i miei fratelli e le mie sorelle e faremo scempio di questo mondo e di tutti coloro che vi dimorano" disse Azazel controllando il filo della sua enorme spada biforcuta, poi, rivolgendosi direttamente a loro per la prima volta, sorridendo disse "Siete solo carne da macello."



Commenti

pubblicato il domenica 12 novembre 2017
Sher, ha scritto: Ho appena letto il tuo papiro, è per un momento all'inizio avevo il timore di aver plagiato il tuo racconto senza volerlo, per fortuna non è stato così a un certo punto ha preso una piega diversa e questo mi ha tolto un peso dall'anima... Comunque, riguardo alla storia... posso dirti che è stata molto strana... però per quanto riguarda me, è piaciuta abbastanza.. verso la fine ho perso un po la mia curiosità, il fatto che Azazel non debba dare alcuna spiegazione ai suoi piani di distruzione, mi da quasi l'impressione che tu non sapessi proprio il motivo di questa invasione...potrei sbagliarmi, d'altronde si tratta solo di una mia impressione... seguendo un parere soggettivo, posso dirti che mi sei sembrato molto insicuro nel narrare la trama, comunque sia l'idea della trama c'è e spero che questo racconto in futuro possa regalare grandi emozioni, aspetto la seconda parte!
pubblicato il martedì 14 novembre 2017
Juls1794, ha scritto: Mi é piaciuto molto! Scritto bene, trama intrigante, descrizioni buone, mi piace! Ps. Non sono d'accordo con il commento precedente, credo che sia approfonditamente studiato. Sicuramente nei prossimi capitoli capiremo meglio.
pubblicato il venerdì 17 novembre 2017
Ponte, ha scritto: Sher, come mai hai trovato la storia molto strana? Riguardo Azazel posso dirti che l'aver taciuto le sue intenzioni dipende dal fatto che non giudicava il suo pubblico degno di una risposta, dettaglio che magari non si nota in quel passo perché in questa prima parte le intenzioni di Azazel rimarranno nascoste o troppo confuse per avere una chiara visione d'insieme, ma non perché lui voglia tenerle nascoste o perché gli convenga farlo, più semplicemente non ha motivo per rispondere. Devo però confermare la mia insicurezza riguardo la trama, ho ancora molti dubbi sugli eventi immediatamente successivi a quanto avete letto e credo che mi capiterà spesso di ritoccare i primi capitoli, soprattutto per cercare di creare una storia coerente. Juls1794, grazie mille per le tue parole, spero di meritarle anche per la seconda parte, credo però che vi farò aspettare un po' prima di pubblicarla. Grazie ad entrambi per aver speso del tempo leggendo e commentando.

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