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lavoro pubblicato giovedì 9 novembre 2017
ultima lettura domenica 12 maggio 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Gli amanti non indossano il cappotto - un noir autolesionista

di VinceRobertson. Letto 407 volte. Dallo scaffale Umoristici

Pioveva, come in ogni noir che si rispetti. Brooklyn, sobborgo di Chicago (Missouri): un detective avvolto nel suo trench stava andando in un saloon. Inizialmente voleva entrare in un caffè, ma da quella volta in cui un barista lo accolse con un.....

Pioveva, come in ogni noir che si rispetti.
Brooklyn, sobborgo di Chicago (Missouri): un detective avvolto nel suo trench stava andando in un saloon. Inizialmente voleva entrare in un caffè, ma da quella volta in cui un barista lo accolse con un simpaticissimo “splash” decise che non si sarebbe più sporcato le mani di sangue il martedì sera.
Entrò. Si sedette e ordinò tre caffè e un bicchiere di latte alla spina, ignorando le risatine dei commensali. Sorseggiò la prima tazza. La caffeina stimola sempre la sua memoria, così ripensò alla moglie, rigorosamente morta. Tragiche furono le sue ultime parole: “il noir è morto, e io morirò con lui”. Negli ultimi mesi di vita la povera donna aveva mostrato delle vistose preferenze per il Naturalismo francese, ma neanche ciò riuscì a salvarla dalle dure convenzioni del romanzo nero.
Finì i quattro drink e si alzò, ma una mano robusta lo trattenne.
“Mike – disse una voce consumata dal fumo– sei proprio tu?”
“Ehi Jim, chi non muore si rivede”
“Era dal ’43 che non sentivo quella frase. Come stai? Non ci vediamo da quando... beh lo sai. Dopo tutti questi anni non riesco ancora a crederci, deve essere stata dura per te”.
“Il tempo guarisce ogni ferita, ma ogni volta che ripenso a quell’home run divento più agitato di Fred Astaire sulla pista”.
“Veramente mi riferivo a tua moglie...”.
“Oh – disse Mike – sì brutta storia, anche se dopo un paio di whisky and soda riesco a dimenticare anche quello. Ma io il nostro ultimo incontro non fu durante la partita?”
“No, era al funerale”.
“Sì ma dopo organizzammo un mini torneo con il parroco e io...– tremò – io persi. Malamente”.
“Ah ora ricordo. Avevo istintivamente collegato il tuo pianto disperato col funerale, dimenticandomi della partita; che stupido!” esclamò Jim.
“Non fa niente, tutti sbagliano” disse Mike con la sua tipica inventiva linguistica.
L’amico si strinse nelle spalle e sorrise debolmente, poi la sua espressione cambiò. Era pallido.
“Mike, io non mi trovo qui, in questa bettola del South Central, per caso.”
“L’avevo intuito – mentì – sono abituato a queste cose”.
“Bene, allora ascoltami: sono nei guai, guai grossi. Ho rifiutato di pagare il pizzo a Paul Nitti e ora, ogni volta che esco, credo che qualcuno mi stia seguendo! Ho bisogno del tuo aiuto, so che sei un poliziotto e...”.
“Ma io sono un detective privato”.
“Ah. Allora potresti aiutarmi con un altro caso: credo che mia moglie mi tradisca con un altro. Esce sempre intorno alle otto e torna a notte fonda. Dice che va in biblioteca. "
“Non è difficile capire che è una menzogna”.
“Già, lo sanno tutti che le donne non sanno leggere”.
Mike alzò un sopracciglio e accese una sigaretta. Aspirò con lentezza; il fumo avvolse le due figure maschili, proiettandole nella giusta atmosfera.
“Inizierò a seguirla domani – disse il detective – sperando che la tua supposizione sia falsa”.

In realtà Mike era sempre stato attratto da quella donna, e mentre camminava verso casa di Jim non faceva che pensare a lei. La vide per la prima volta al funerale del suo ex partner Bobby, ucciso dal vapore di un tombino del Bronx. In mezzo a tutta quella sofferenza lei – bellissima – era l’unica traccia di speranza, una speranza orribilmente coperta dalla saliva di Jim. Mike la voleva a tutti i costi. Iniziò a frequentare suo marito solo per poterla vedere, ma poi le cose si complicarono: i due uomini diventarono veramente amici. Ciò accadde perché avevano molte cose in comune: il baseball, il whisky, le donne e tante altre cose assolutamente poco comuni. Dopo la morte di sua moglie però troncarono i rapporti, e nessuno dei due diede alcuna spiegazione.

Camminando, il detective notò la figura della donna uscire dal portone: era bionda, formosa, bellissima. Iniziò a seguirla. Le due figure camminarono parallelamente lungo il marciapiede fumoso, entrambe con una certa sicurezza. Arrivato ad un incrocio Mike cambiò strada all’improvviso e, rapidamente, si sedette su una panchina in fondo ad un vicolo. Restò lì per un paio di minuti, poi una figura si sedette accanto a lui. Una piccola mano scivolò accanto alla sua e, con impeto, Mike baciò quella donna: la moglie di Jim. In seguito a ponderate scelte editoriali – “Troppe metafore con il fuoco” diceva il capo – il narratore decise di non riportare l’ennesimo dialogo romantico; così andò direttamente al dunque:
“Jim ha capito che menti” disse l’uomo, abbassando lo sguardo.
“Dannazione Mike, pensavo che se la sarebbe bevuta. E ora come faremo?”.
“Ci serve una nuova scusa. E se avessi uno zio malato?”
“No, lo sanno tutti che gli zii non si ammalano”. Negli ultimi tempi il già barcollante quoziente intellettivo di Mike era stato messo a dura prova, ma non si scoraggiò.
“E se – la guardò negli occhi – e se cambiassimo... genere?”
“Che me ne faccio di un pene?”
“No, genere letterario.”
“Si può fare?”.
“Si deve fare. Il noir sta morendo: sono anni che regoliamo la nostra vita sulla base di strutture narrative desuete e prevedibili.”
“E se scappassimo in Messico?”.
“Già, e potremmo anche uccidere Jim! Oppure cambiamo identità e... vedi? È tutto già scritto, già fatto. Il nostro amore non avrà speranze se restiamo qui, nel noir. Soprattutto perché tutti i rapporti sessuali sono pieni di maledette metafore...” .
“Non capirò mai quest’ossessione degli scrittori per le fiamme! Comunque, ci servirebbe un genere più fresco, ma anche più banale e stupido, qualcosa che ci possa dare un finale coi fiocchi, confortevole, qualcosa come...”.
Si guardarono negli occhi e, senza dir nulla, trovarono entrambi la soluzione.

Ce l’avevano fatta. Tre mesi dopo, Mike e la sua amante assunsero una coppia di scrittori emergenti che, in un paio di giorni, riuscirono a scrivere il seguente finale:

“Mike e Laura si amano e perciò scappano perché si sono ribellati a un governo cattivo è ora vivono in fuga perché si amano. Il loro esercito di adolescenti belli e dannati sconfigge tutti i cattivi e i sentimenti bellissimi gli fanno stare tutti insieme. Dopo il monologo finale bellissimo si baciano e il sole tramonta. Jim il mostro cattivo viene sconfitto e i due amanti postano il loro bacio su instagram (nota: forse dovrei farli diventare dei vampiri).”



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