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lavoro pubblicato giovedì 9 novembre 2017
ultima lettura sabato 21 settembre 2019

Questo lavoro e' adatto ad un pubblico adulto

L'onorevole senatore Manfredi Petrosinetti

di passerotto22. Letto 1404 volte. Dallo scaffale Eros

    L’ ONOREVOLE SENATORE MANFREDI PETROSINETTI   Il suo partito e i suoi elettori avevano deciso che doveva sedere nella Camera Alta, cioè quella dei senatori; che ci poteva fare lui se invece, per naturale disposiz....


Il suo partito e i suoi elettori avevano deciso che doveva sedere nella Camera Alta, cioè quella dei senatori; che ci poteva fare lui se invece, per naturale disposizione, preferiva la camera bassa?

Sì, cari lettori, stavolta l’avete capita proprio nel modo giusto: la camera bassa che il senatore Manfredi Petrosinetti preferiva era quella di proprietà della graziosissima signorina Edvige, che lo attendeva e si intratteneva piacevolmente con lui nel bell’appartamento che l’onorevole aveva affittato apposta sull’Aventino, in zona defilata rispetto al centro della Capitale. Questa scelta era stata fatta proprio per evitare sguardi e lingue indiscrete che avrebbero potuto far arrivare qualche soffiatina, non sia mai!, sulla cosa alla sua gelosissima consorte signora Gesualda.

In verità, qualcosa aveva dovuto per forza far sapere al gruppo dirigente del suo partito, perché, in caso di qualche urgente impegno politico, potessero rintracciarlo anche quando non rispondeva al telefonino perché aveva certi, ehm, impegni da cui non poteva distrarsi, se non a costo di arrecare una gravissima offesa al suo onore di maschio integrale, con attributi e funzionalità perfetti (anche se, a dirla tutta, la confezione di viagra era sempre pronta in saccoccia).

Naturalmente, il segreto era diventato subito quello di Pulcinella, prima di bocca in bocca tra gli amici di partito, poi tra gli alleati di governo, infine la cosa era stata acquisita anche dai partiti di opposizione. Tuttavia, nessuno si sentiva di farsene arma di ricatto politico perché, bene o male, qualcosetta da nascondere la avevano un po’ tutti e quindi nessuno si sarebbe mai sognato di scagliare la prima pietra quando esisteva la minaccia di ricevere addosso un macigno di ritorno.

D’altra parte, non si può dire che l’onorevole avesse intrapreso la carriera politica per correre la cavallina di nascosto alla famiglia. All’inizio, quando era stato eletto per la prima volta, era stato un fervido sostenitore delle idee politiche che covava ben nutrite sotto il bel cappello di feltro a tesa larga, suo accessorio indivisibile. Poi, col tempo, si sa, un po’ il rilassamento che viene istintivo da secoli quando si gode l’arietta romana, un po’ le occasioni di incontro con tanta gente, tra cui tante belle donne, legate alla politica, un po’ qualche circostanza galeotta che lo aveva portato, quasi senza volerlo, a proporre il primo incontro privato a una bella ragazza venuta per chiedergli un favore, e adesso eccolo lì, a gustarsi un bel tramonto rosso fuoco stringendo tra le braccia quel fiore di fanciulla.

Con il partito si era raggiunto un tacito accordo, senza stare con il bilancino a misurare diritti e doveri. Egli aveva rinunciato ai gettoni di presenza delle varie Commissioni, non aveva avanzato pretese di essere nominato Ministro, Vice o Sottosegretario, votava disciplinatamente tutto quello che il partito gli chiedeva di votare in cambio della disponibilità più ampia possibile del suo tempo. Ovviamente, se qualcuno della famiglia lo avesse cercato quando avrebbe dovuto essere in Parlamento mentre invece era altrove, la consegna era sempre la stessa: rispondere che non poteva essere al telefono perché si stavano discutendo importanti provvedimenti in aula e i senatori non potevano essere disturbati in quel momento: avrebbe ritelefonato lui più tardi.

Però…però le bugie hanno le gambe corte: e fu proprio per queste accidenti di gambe corte che l’onorevole senatore dovette rinunciare non solo alle belle gambe lunghe della signorina Edvige, ma passò veramente un brutto quarto d’ora in famiglia.

Ma procediamo con ordine.

In Parlamento era avvenuta una di quelle classiche rotture di scatole che vengono chiamate “verifiche della maggioranza” che ogni tanto qualcuno si inventava perché voleva mettersi a comandare al posto di quelli che stavano comandando in quel momento. Naturalmente i pretesti erano i più vari, per esempio si affermava che il Governo in carica non sapeva fare niente se non favorire gli amici; ovviamente il pensiero recondito era quello di volersi mettere a fare un nuovo Governo che lo stesso non facesse niente se non favorire gli amici, però in maniera migliore di come lo faceva l’altro.

Ovviamente, i capi del partito avevano emanato l’ordine tas-sa-ti-vo di essere assolutamente tutti presenti alla votazione sulla fiducia, senza alcuna eccezione; pure se qualcuno fosse stato moribondo nel momento decisivo, avrebbe dovuto rimandare il trapasso, salvo poi poter tirare le cuoia comodamente subito dopo.

Figurarsi se poteva essere ammessa l’esigenza del dolce incontro con la signorina Edvige!

Perciò, volente o nolente, il nostro senatore era stato precettato e sollecitato ad essere presente senza alcun pretesto al momento del voto.

D’altra parte, l’opposizione cercava di creare gli ostacoli più vari per impedire che fossero presenti quelli della maggioranza. Nel caso del senatore Manfredi, ad esempio, era stata contattata la Edvige perché lo intrattenesse in tutti i modi fino a che le votazioni si fossero concluse, perché “certamente a lei i mezzi non mancavano” (espressione letterale del capo del maggior partito di opposizione). Alla signorina era stato promesso l’ultimissimo modello della serie 3 BMW, equipaggiamento Luxury, praticamente una favola, se fosse riuscita a trattenere l’onorevole per tutto il tempo necessario a non farlo votare.

Ad onor del vero, bisogna dire che la ragazza si applicò moltissimo, considerando la cosa quasi come la seduta di laurea (forse sarebbe meglio dire in questo caso “la distesa di laurea”) nella sua arte dell’intrattenimento dell’altro sesso. Coscienziosamente, proprio come se si fosse trattato della preparazione di una tesi, eseguì accurate ricerche, rivolgendosi alle più note maitresses di case chiuse, sia quelle in attività (che, nonostante l’abolizione di legge, continuavano a prosperare clandestinamente) che quelle in pensione per farsi rivelare segreti e tecniche di cui eventualmente fosse all’oscuro. A suo vanto, però, bisogna dire che la ragazza si confortò nel ritrovarsi già ben preparata per conto suo e di aver ben poco da apprendere dalle altre.

Si giunse così al giorno fatidico.

Il senatore aveva promesso di trovarsi a palazzo Madama alle ore sedici, in tempo utile per partecipare alla votazione, ma naturalmente aveva preteso di essere lasciato in pace fino a quel momento. Infatti, gustò con il miglior appetito del mondo lo squisito pranzetto preparato da Edvige e poi tutti e due si ritirarono nell’alcova perché l’onorevole aveva tutte le migliori intenzioni di godersi le altre dolcezze che la ragazza sapeva fornirgli prima di affrontare quella tremenda scocciatura di presentarsi in aula.

Mai come quel giorno, infatti, la graziosa concubina si dimostrò capace di deliziarlo in tutti i modi, di cui si eviterà qui di riportare i boccacceschi particolari per motivi di decenza: credo che però mi si potrà credere sulla parola se affermo che mai come in quella occasione il pimpante senatore abbia gustato i più vivi piaceri che un incontro galante possa offrire.

E le votazioni? E chi ci pensava più? Non fu certo per cattiva volontà, ma al Manfredi passò completamente di testa non solo l’impegno solennemente assunto, ma il fatto stesso che da qualche parte della terra ci fosse qualcun altro oltre a loro due o che ci fosse altro da fare oltre a quello che stavano facendo.

A richiamarlo bruscamente alla realtà fu prima una furiosa scampanellata alla porta di ingresso subito seguita da una scarica di pugni sull’infisso.

“Senatore! Venga immediatamente con noi! La prima chiama si è già chiusa e siamo punto a punto con l’opposizione. Cosa diamine combina? Lo sa che può far cadere il governo?”.

Il poveretto ebbe un sobbalzo pauroso; il suo volto cambiò velocemente colore diventando prima rosso, poi paonazzo, poi bianco in una meravigliosa e rapida successione di tinte.

“Eccomi! Vengo subito! Aspettatemi giù al portone. Accidenti, devo aver preso sonno!”.

Lasciando bruscamente la volenterosa ragazza, l’uomo si precipitò giù in un batter d’occhio.

Raggiunsero velocissimamente l’aula delle votazioni, giusto in tempo per prendervi parte.

Lo choc subìto, però, era stato troppo forte ed ebbe delle conseguenze disastrose: completamente stordito, non andò a sbagliare il voto e appoggiò la mozione dell’opposizione?

Conclusione: il governo perse la battaglia e dovette dare le dimissioni.

All’onorevole, però, capitò qualcosa di peggio: qualcuno, non si sa bene chi, ebbe la brillante idea di telefonare a sua moglie riferendo certe cose.

Come ricevette queste notizie, la battagliera signora Gesualda prese il primo treno per andare a far visita al marito…



Commenti

pubblicato il venerdì 10 novembre 2017
sempretibet, ha scritto: Mi piacerebbe seguirti e leggere i tuoi lavori ma al momento sono illeggibili. Devi modificare il colore dei caratteri e dello sfondo. Un saluto.
pubblicato il venerdì 10 novembre 2017
passerotto22, ha scritto: Ho chiesto istruzioni operative ai gestori del sito. Se avrai pazienza, vedrò di accontentarti. Grazie e ciao

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