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lavoro pubblicato giovedì 9 novembre 2017
ultima lettura domenica 25 agosto 2019

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La visita alla tomba del Duce

di passerotto22. Letto 328 volte. Dallo scaffale Generico

Nella testa della signora Jolanda c’era un concetto ben saldo: per combattere il nemico è necessario conoscerlo. Per questo motivo, nonostante la repulsione che sentiva a fior di pelle per i suoi avversari politici della sponda opposta,...

Nella testa della signora Jolanda c’era un concetto ben saldo: per combattere il nemico è necessario conoscerlo.

Per questo motivo, nonostante la repulsione che sentiva a fior di pelle per i suoi avversari politici della sponda opposta, quando aveva visitato Madrid si era già assoggettata in passato a recarsi a San Lorenzo de El Escorial, nell’ Abbazia della Valle dei Caduti, per vedere la tomba del Generalissimo Francisco Franco.

Sì, è vero che sapeva che lì si trovavano i resti dei caduti di tutt’ e due le parti avverse nella guerra civile e forse tale pensiero le aveva reso meno penoso il compito di questa visita obbligata, ma poi si era sentita quasi presa in giro nello scoprire che, sotto il pavimento del vasto interno dell’edificio, accanto al corpo del Caudillo si trovavano anche le spoglie del suo grande amico Josè Antonio Primo de Rivera, fondatore della Falange spagnola.

Cosicchè, dopo esser riuscita a stento a superare l’istintiva avversione ed aver dovuto sacrificarsi per far accettare a se stessa l’idea di quella visita, che rappresentava comunque un riconoscimento per la funzione storica di quell’uomo, poi si era trovata ad omaggiarne due!

Si era mangiata le mani dalla rabbia e dopo era andata a contarne di tutti i colori all’agente di viaggi che non la aveva informata della situazione.

Quest’ ultimo, nel sentire le motivazioni delle lamentele, anzi delle contumelie, indirizzategli dalla signora, pensò, malauguratamente per lui, di potersi permettere di far lo spiritoso e commentò: “Ma come, non è contenta? L’ho trattata meglio che al supermercato, paghi uno e prendi due…”.

Non ebbe il tempo di completare la frase, perché gli arrivò addosso la formidabile ombrellata, vibrata dalla cliente, che a stento riuscì ad evitare di prendere in testa, dopo di che la donna si allontanò impettita e sdegnata.

Mai più, mai più, diceva a se stessa, compiere un’azione del genere, andare a rendere visita a qualcuno dei suoi avversari politici, visto che anche da defunti le facevano i dispetti!

Successivamente, però, si trovò a riflettere che era certamente poco coerente il fatto di essere andata fino in Spagna a prender visione del luogo di sepoltura di uno dei suoi nemici ideologici senza aver conosciuto la tomba del nemico più prossimo e più facilmente raggiungibile.

Fu così che, dopo aver fatto trascorrere qualche mese per farsi sbollire completamente la rabbia, decise di doversi recare a Predappio, a far visita all’ ultima dimora del Duce.

Arrivò in treno a Forlì in una bella mattinata di aprile e poi si imbarcò sul bus per la destinazione voluta.

Raggiunto il cimitero del paese, si avviò lungo il viale alla fine del quale si trovava la cappella gentilizia cercata.

La signora Jolanda era una donna coraggiosa, che ne aveva già viste ed affrontate tante nella vita e che ben difficilmente avrebbe potuto trovare qualcosa che le incutesse paura; eppure, forse era l’agitazione interna per lo sdegno che avvertiva verso il regime creato da quell’uomo, forse la solitudine ed il silenzio del posto, forse il timore di incontrare qualche brutto ceffo di quelli che, secondo lei, andavano a far visita al capo defunto, forse era l’insieme di queste cose, ma il fatto vero era che avvertiva una qual certa sensazione simile ad un tremolio dentro di sé di cui non riusciva a capire il motivo.

L’ingresso e la discesa nella cripta non contribuirono affatto a migliorare questo stato d’animo, anzi l’accentuarono, perché la donna cominciò a formulare a se stessa delle domande piene di sdegno circa la provenienza dello sfarzo di quell’ultima dimora, mentre gli occhi venivano feriti dagli odiati simboli dei fasci littori deposti sull’urna accanto ai nastri tricolori avvolti a fiocco. Ed al centro la faccia marmorea di Lui che la guardava sdegnoso.

E poi, che! Addirittura si era osato porre una statua di ossequio a dimensione naturale accanto all’urna, quasi che quello lì adesso avesse diritto al rispetto di qualcuno, dopo quello che aveva combinato quando era vivo.

Borbottando tra sé e sé, la signora Iolanda si fece più accosto alla statua stessa, giungendo a parlarle sul volto ed a toccarle il bavero, ma, orrore!, vide che, improvvisamente quegli occhi di pietra si erano mossi!

No, no, non era una sua impressione, ma quella cosa lì si era animata, forse l’odio verso di lei era giunto al punto di dare vita al marmo per aggredirla, così come doveva avvenire nel ventennio contro gli spiriti liberi.

Ma la signora Jolanda non ebbe né la forza né la capacità mentale di mettersi a ragionare sul perché e sul percome: sopraffatta dal terrore dell’arcano e del soprannaturale, risalì con una agilità insospettabile in una persona della sua età i gradini della cripta e scappò per il viale del cimitero gridando con un vigore tale che, se i defunti non fossero stati defunti, avrebbero preso la fuga da quel posto insieme a lei o, forse, lontano da lei.

La donna raggiunse il punto di partenza del bus dopo essersi esibita in uno scatto che avrebbe fatto l’invidia di tanti velocisti ed aver eseguito virtuosismi canori da grande soprano.

Alle rimostranze della signora, che, appena ripresasi dallo spavento, commentava che era una cosa indegna che lo Stato italiano usasse i soldi dei contribuenti per pagare la guardia d’onore a certi personaggi, l’autista del pullmann spiegò che si trattava di associazioni che si preoccupavano di garantire quel servizio volontario (un po’ come avviene al Pantheon); piuttosto, lei era stata fortunata perché, in un caso analogo al suo, una signora erano rimasta sul posto stecchita dallo spavento.

La signora Jolanda, ancora cerea in volto, lo guardò tra lo scettico e lo spaventato, non sapendo se credergli o meno.

In ogni caso, concluse, quelli lì continuavano a farle brutti scherzi.



Commenti

pubblicato il giovedì 9 novembre 2017
Ellebi, ha scritto: Anche questo brano del tutto buono e divertente, un saluto..
pubblicato il giovedì 9 novembre 2017
passerotto22, ha scritto: vuoi sapere una cosa? Conosco una signora napoletana del tutto simile alla signora Jolanda. E' stata lei che mi ha ispirato il racconto.

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