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lavoro pubblicato lunedì 6 novembre 2017
ultima lettura lunedì 14 gennaio 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Passion - cade per la prima volta ( a Claudio de Hacha, Horacio Ungaro, Daniel Racero, Maria Clara Ciocchini, Maria Claudia Falcone )

di salci. Letto 300 volte. Dallo scaffale Filosofia

   L’aria era fresca e profumava di viole. Tipico delle sere di Settembre in quelle zone affacciate sull’estuario. Il cielo scintillava di stelle curiose e l’acqua sembrava danzare avvolta nei riflessi di una deliziosa van.....

L’aria era fresca e profumava di viole. Tipico delle
sere di Settembre in quelle zone affacciate sull’estuario.
Il cielo scintillava di stelle curiose e l’acqua sembrava
danzare avvolta nei riflessi di una deliziosa vanità.
Non una nuvola in cielo né una sola traccia che an-
nunciasse l’uragano. Che invece giunse. All’improv-
viso. Con un tuono che sfondò la porta e spezzò, per
sempre, la tregua che la notte concede al sole.

«Moriamo e andiamo via e poi torniamo, mentre tra
cielo e terra sbocciano fiori di cristallo ed avvilito il pen-
siero si smorza, sotto lo sguardo distratto di una luna
indifferente.»

Daniel fu il più lesto a rendersi conto di quanto stava
accadendo. Come un gatto saltò via dalla sedia e cercò di
guadagnare la finestra che dava sul cortile. Inutilmente.
Il suo tentativo fu bloccato da due mani d’acciaio che,
con feroce violenza, lo sbatterono contro il muro.
I mastini presidiavano la stanza. Tronfi e impettiti
con il ghigno soddisfatto del cacciatore che ha messo in
trappola la preda.

«Beati quelli che piangono perché saranno consolati.
Beati i perseguitati perché ad essi appartiene il regno dei
cieli.»

Duro da accettare quando il mistero è appeso ad asciu-
gare sotto la tiepida carezza del sole e l’intelletto è stanco
di inventare.
Silenzio che si veste di dolore e passo incerto che va-
cilla sotto il peso della croce. E cadi, per la prima volta,
su pietre che ti accolgono pietose.
Quanto può essere grottesca la fantasia del folle quan-
do entra in scena con le sue deliranti battute! Non si cu-
ra del gradimento della platea perso com’è a specchiarsi
nel proprio talento.

Esattamente a mezzanotte era scattata l’operazione del-
le «matite spezzate». L’intera città era stata assediata
dal terrore.
Sguadriglie di scagnozzi armate sino ai denti violaro-
no il sonno dei giusti con la brutalità che è solo della
belva umana.
E strapparono i figli alle madri.
Ragazzi di sedici e diciassette anni, tutti studenti di
liceo, improvvisamente divenuti pericolosi sovversivi.
Con l’aggravante di essere pure degli atei.
Lo era Daniel ed anche il suo amico Horacio. Co-
sì come lo era Claudio. E le due ragazze, Mariaclara e
Mariaclaudia. Entrambe catturate a casa di nonna Elisa,
sconvolta ed avvilita da tanta violenza.
Altre notti ricordava con rimpianto, quando fuori,
sulla veranda, si stringeva al marito e ad occhi chiusi si
lasciava cullare dal canto delle cicale.
Adesso le rubavano l’anima e la carne. Unite nello
sguardo di una bimba che s’aggrappava alle sue braccia,
donandole un sorriso.

Perduti tra grovigli di parole, ci siamo detti simili a
Dio per staccare le radici dalla terra con le domande ap-
pese all’amo, lasciate sospese nel dubbio.

Quel mattino, a Plaza Moreno, c’era stata una mani-
festazione contro l’abolizione, da parte del governo, del
« boleto escolar secundario.» Un tesserino che consen-
tiva agli studenti di avere degli sconti sull’acquisto dei
libri di testo ed una riduzione sul prezzo del biglietto
per l’utilizzo degli autobus.
Un’ occasione colta al volo dalle autorità per mandare
in scena la più dotata delle attrici.
La mistificazione.
L’inganno prese corpo e si vestì con l’enfasi della pa-
rola e la boria del potere. E travolse, al suono di fanfare,
ogni baluardo di decenza, rendendo greve il gesto che si
chinò smarrito e arreso.

«Beati coloro i quali hanno fame e sete di giustizia
perché saranno saziati.»

Quando le catene si serrano ai polsi ed in ginocchio
ti costringe l’ostile violenza perché confessi la tua colpa
riconoscendo la ragione che non trovi in loro, cominci
a dubitare che ci sia giustizia sotto questo cielo.
Non riconosci l’autorevolezza di uno Stato che semi-
na terrore come grano in autunno. E sospetti persino
che Dio sia impegnato altrove.
Mariaclara stringeva i denti con tutta la forza che le
era rimasta. La stavano picchiando crudelmente da ore.
Insieme alla sua amica era stata portata ad Arana nel Po-
zo de Banfield. Una centrale segreta dove la polizia tor-
turava i detenuti per strappare loro delle false confes-
sioni. Lo esigeva il principio sul quale si reggeva quel-
la dittatura militare, «la doctrina de la seguridad na-
cional» estremizzata in un rigore repressivo che faceva
uso di tutti i mezzi, fuori da ogni forma di legalità, per
raggiungere lo scopo.
Fantocci al servizio del male.
«Se il diavolo esiste non può che somigliare all’uomo,
che è il suo inventore.»
Questo doveva pensare Mariaclaudia mentre piange-
va disperatamente. Rannicchiata in un angolo con le
vesti ridotte a brandelli si sentiva sudicia per il ripetuto
oltraggio. Sommesso il lamento, per non lasciarsi mo-
rire trafitta dalla lama sghignazzante di chi disprezza il
cielo e le sue forme chiare.
Senza pietà quei cani ringhiosi, sciolti dal guinzaglio,
avevano abusato della sua innocenza mentre per le vie
della città dilagavano le note struggenti di un tango.
Nonna Elisa non riusciva a darsi pace. Senza sosta, da
due giorni, aveva cercato di ottenere delle informazioni
sulla sorte della nipote e dei suoi amici.
Sembravano essere svaniti nel nulla, « desaparecidos.»
Neanche da un vecchio amico di famiglia, il commis-
sario Xavier Mendoza, riuscì ad ottenere di più.
«Non ho trovato niente. Non risultano segnati nean-
che tra gli arresti operati dall’esercito. Vedrà, cara signo-
ra, che tutto si risolverà positivamente in pochi giorni.
Magari sono andati in qualche posto senza dire nulla.
Sa come sono questi ragazzi!»
Elisa lo guardò in silenzio, sembrava volerlo fulmina-
re con lo sguardo. A stento riuscì a trattenere un urlo.
Ma come si permetteva! Giocare così crudelmente con
il suo dolore! Si impose, con uno sforzo sovrumano, di
non mostrare alcun turbamento prestandosi a recitare
in quella farsa.
«La prego commissario, in nome della nostra vecchia
amicizia, faccia ancora qualche indagine, mi dia una
speranza.»
« Glielo prometto. Farò tutto quanto mi è possibile.
Certo però che anche loro non sono stati degli angioletti!
Una scelta stupida e infelice quella di sostenere pericolo-
si sovversivi legati a movimenti terroristici nemici dello
stato. Questa è una guerra. Una guerra sporca!»

Si contorce il tralcio della vite sotto la sferza del ven-
to ed il violento imperversare della pioggia. Ma non si
arrende. Si piega e si difende per superare la rabbiosa
aggressione della tempesta. In attesa che il sole trovi un
varco tra nuvole aperte.

«Beati gli afflitti perché saranno consolati.»

Horacio era allo stremo delle forze. Lo avevano tor-
turato per giorni. In maniera disumana. Con la pelle
lacerata e le dita della mano destra spezzate, languiva in
un angolo di quella angusta cella. La barba lunga e gli
occhi spenti come l’anima che non trovava più sostegno
nel respiro. Non riusciva a tener conto del tempo, l’u-
nico galantuomo, ne era certo, che avrebbe raccolto un
giorno i cocci di quella tragedia per rimetterli insieme,
al loro giusto posto, così che potessero essere consegnati
alla storia.
Per quanto si sforzasse non riusciva a perdonare que-
gli aguzzini accecati dall’odio che stavano compiendo
scempi inenarrabili. Non poteva accettare l’idea che un
uomo possa spegnere, come se si trattasse di una lam-
pada, la propria coscienza e tramutarsi nella più feroce
delle bestie.
Quando vennero a prelevarlo, costringendolo a salire
sul camion ebbe chiaro quale fosse il suo destino. Con
le mani giunte e gli occhi persi nel nulla, a labbra chiuse
sussurrò il suo ultimo canto.

«A chi rivolgerò la mia preghiera quando l’ombra
della sera spegnerà l’ultimo bagliore? Dove poserò lo
sguardo quando sentirò il gelo invadermi? A Nord do-
ve il cielo è più basso o a Sud dove dilaga il profumo
del mare? Ad Est dove il sole sorge maestoso o ad Ove-
st dove ogni sera in una morte apparente si spegne? Per
ogni delitto verserò una lacrima e m’inginocchierò im-
plorando perdono per la stupidità che ci rende ciechi.
Fisserò le stelle tremolanti accendersi una ad una e af-
fiderò il dolore al suono dei tamburi, prima di svanire per sempre
oltre l’orizzonte.»


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