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lavoro pubblicato sabato 4 novembre 2017
ultima lettura mercoledì 25 novembre 2020

Questo lavoro e' adatto ad un pubblico adulto

Il pianoforte e il letto a baldacchino

di Blue93. Letto 1576 volte. Dallo scaffale Eros

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I lampadari in stile antico illuminano l'hotel dandogli un aspetto accogliente e caldo, i tappeti grandi e morbidi fanno tacere i suoi passi mentre ci sbatte sopra le decolleté con un tacco di dodici centimetri, avvicinandosi alla reception.

Io, immobile la aspetto da mesi. Seduta su quella sedia...è una sensazione così piacevole starci seduti dopo ore che ci è rimasta seduta lei...è così calda e, appena mi appoggio allo schienale, mi arrivano leggere ondate del suo profumo.

Mi giro verso destra e intravedo un capello biondo sulla mia gonna nera. Sorrido.

Lei mi appare davanti, bellissima, come sempre.

Noto che non indossa più la gonna attillata da lavoro perché sta per uscire. Porta solamente la giacca, una camicia e un paio di jeans che le stanno un po' larghi dandole un aspetto stranamente dolce e erotico.

"Allora io vado" afferma con convinzione osservandomi senza interesse reale: "Torno fra dieci minuti".

Annuisco per tutta risposta ma, subito dopo lei scuote la testa e fa retromarcia dirigendosi verso il bagno.

"Dove vai?" chiedo non capendo.

"Vado un attimo in bagno e poi vado. Tu intanto accendi le luci della sala colazioni".

Io abbasso lo sguardo sorridendo e mi alzo di scatto obbedendo alla seconda affermazione. Mi avvicino a lei per dirigermi verso la sala colazioni ma nello stesso momento in cui lei apre la porta del bagno io mi volto e d'istinto la fermo afferrandole un braccio.

"Ahia! Cosa fai?" sbotta lei impaurita da quella reazione.

"Non andare da nessuna parte, resta con me", le parole mi escono dalla bocca senza nemmeno accorgermene. Lei non risponde ma i suoi lineamenti si fanno più duri.

"Vieni ad accendere le luci con me" dico senza riuscire a trattenere un sorriso che non addolcisce però la sua espressione.

"Non ti ricordi dove sono?" prova a chiedere e io scoppio a ridere.

"No, me lo ricordo perfettamente ma voglio che tu stia con me". A quel punto inarca le sopracciglia e con incredulità conclude: "Muoviti, vai ad accenderle".

Stringo le labbra e con decisione la tiro verso di me, spingendola in avanti e appoggiando la mia fronte alla sua.

"Lasciami".

"Mai".

La spingo fino a quel vecchio pianoforte che c'è nella hall dell'hotel...è in legno antico, chiaro ed è sempre chiuso. Con una mano lo libero dai giornali che sono stati appoggiati su di esso e lo apro facendola sedere sopra ai tasti. Una sinfonia brutale inonda le mie orecchie e noto la sua espressione terrorizzata.

"Cosa cavolo stai facendo?".

"Ho voglia di scopare con te" dico senza accennare alcun sorriso.

Non le do il tempo di commentare perché mi protendo verso di lei afferrandole le labbra con le mie. Sento il lieve e adorabile odore della sua saliva e incrocio la mia lingua con la sua, così calda e lenta...esploro il suo palato. Le sue labbra sono così perfette e ad ogni tenero morso avverto una stretta che parte dal cuore e arriva fino a lì. Affondo le dita fra i suoi capelli raccolti e li sciolgo con un gesto. Le allargo le gambe inserendomici in mezzo senza smettere di baciarla.

I tasti del pianoforte vengono premuti dal peso del suo corpo e i nostri movimenti producono una musica che quelle mura non hanno mai sentito prima.

"Fammi sentire la musica di quando ti masturbi", lei sembra non capire...poi si slaccia la zip dei jeans e comincia a toccarsi piano socchiudendo appena gli occhi.

Io resto immobile a fissarla. Dopo qualche minuto penso che stia per venire perché la musica diventa più dura e le note ripetitive mentre prima si smistavano seguendo il movimento più circolare del suo corpo.

"Fermati, andiamo di sopra" le ordino e lei esita prima di obbedire.

Le faccio segno di seguirmi verso le scale ricoperte di moquette rossa ma lei si ferma e scuote la testa.

"Cosa c'è?" chiedo intimorita. Lei abbassa la voce come fa quando ci sono clienti nelle vicinanze...adoro questa cosa perché significa che vuole davvero che solo io la senta.

"Devo andare a fare la pipì", io scoppio a ridere e, parlando altrettanto piano, chiedo: "E perchè parli sottovoce adesso? Abbiamo quasi scopato sopra il pianoforte e nessuno ci ha viste...e adesso mi dici sottovoce che devi fare la pipì?!".

Lei sorride appena e annuisce.

"Beh te la lascio fare solo se lasci che io ti guardi". Si mette le mani sui fianchi e con aria di rimprovero borbotta: "Ma...?".

"O così o te la tieni, ti avverto!".

"No ok, mi puoi anche guardare, non mi interessa...la pervertita sei tu".

Si avvia verso il bagno mentre io la seguo. Chiudiamo la porta alle nostre spalle e lei muove le gambe in segno di impazienza facendomi vedere che le scappa veramente tanto.

"Posso...?" mi chiede sorridendo prima di abbassarsi i jeans e le mutandine dandomi una breve visuale della sua fighetta che probabilmente in quell'esatto momento si sta concentrando per non lasciar andare un fiume. Si siede sul water e io le ordino di non farla subito.

"Dai, a che gioco stai giocando?" domanda cercando di non fare pipì per non deludermi.

"Resisti e non farla" affermo aprendo il rubinetto dell'acqua che si trova esattamente di fronte a lei.

"Mmm senti il rumore dell'acqua...pssss" la stimolo il più possibile e noto con soddisfazione che ce la sta mettendo tutta pur di non lasciarsi andare. Si porta una mano sulla pancia e si muove sopra il water con impazienza. Borbotta un lieve "mmm" che mi strazia di tenerezza. Sembra una bambina.

"Falla" dico sospirando.

Non passano due secondi e lei lascia andare un fiume. Un sibilo intenso e intermittente accompagnato dal rumore della pipì che cade sull'acqua, al centro del wc.

Sono sicura che il rumore si senta da fuori.

"Sei capace di farla sul bordo così non fai rumore??" chiedo fingendomi adirata.

Lei scuote la testa sorridendo: "Piscio come cavolo voglio".

Dopo questo le do una leggera spinta così da bloccare la pipì e le ordino di smetterla di alzarsi.

"Sei stupida?" mi domanda incredula di quello che ho appena fatto. Non rispondo.

"Io non mi muovo da qui finché non ho finito" e prova a ricominciare quell'eterna pipì, ma la spingo ancora bloccandola. Strappo un mezzo di carta igienica e le allargo appena le gambe. Lei si lascia fare tutto mentre le pulisco delicatamente la figa. La afferro per le spalle alzandola dal water e con decisione le tiro su le mutande e i jeans allacciandoli.

Per un attimo resta a fissarmi incredula, le ridono gli occhi come sempre nell'ultimo periodo.

Non riesco a capire il perchè. La sua espressione è seria quasi brutale, ma gli occhi luccicano di una luce strana. Incrocia appena le gambe e dice quello che è più scontato: "Ma a me scappa ancora", io sorrido appena.

"Vieni con me e stai zitta", apro la porta del bagno e la conduco nuovamente nel corridoio, accanto al pianoforte sul quale ci siamo appena strusciate. "Andiamo nella 211" dico afferrando la chiave della stanza. La migliore dell'hotel. Una junior suite tendente al rosa con al centro un magnifico letto a baldacchino, soffice e circondato da tende in stile antico.

"Se arriva qualcuno..." prova a cominciare lei con quel solito tono di rimprovero.

Mi giro di scatto e la afferro con violenza fra le braccia coprendole la bocca con un bacio. Le mordo un labbro stringendolo forte fra i denti, lei geme di dolore per un secondo. "Cazzo!" esclama adirata. Io la tiro per un braccio ignorando i suoi urletti insopportabili e spalanco la porta della 211 richiudendola alle mie spalle con un tonfo. La butto letteralmente sul letto e finalmente la sento mia. Tutta mia. Mi spoglio velocemente fino a restare completamente nuda davanti a lei.

"Stai ferma" la ammonisco appoggiandomi al letto. Faccio scivolare la zip di quei jeans eccitanti come non mai, glieli sfilo e comincio a baciarla nell'interno delle cosce. Adesso geme di piacere. "Toccami", è un ordine.

Lei esita prima di porgermi la mano senza il coraggio di toccarmi dove voglio io. Mi infilo un suo dito in bocca e lo succhio prima di portarlo dentro di me, fino in fondo, piano. Mi muovo avanti e indietro scopando le sue dita, facendole mie una ad una. Mi fermo poco prima di venire. Le sfilo la giacca, la camicia e il reggiseno bagnandomi ulteriormente alla vista del suo seno nudo. Di quelle tette sode e dure ma morbide allo stesso tempo. Voglio vedere anche il resto. Ancora. Le sfilo le mutandine e non sapendo resistere le allargo le gambe con un gesto rapido. Mi strofino delicatamente contro quei peli biondo castani gemendo e rovesciando la testa all'indietro mentre sento i miei capelli scivolarmi lungo la schiena....mi eccita perfino quello. Mi abbasso a leccarle il clitoride sentendo il suo profumo invadere ogni parte del mio corpo.

Il suo odore...in quel momento è un misto fra il normale odore di una donna e la pipì che ha fatto poco prima. Il suo sapore è un po' salato mentre infilo la lingua dentro di lei e la vedo fremere di piacere. Mi fermo a guardarla. Il clitoride è completamente fuori dalla sua guaina ed è chiaramente visibile, mi diverto appoggiandoci sopra un dito e lo schiaccio facendo dei movimenti circolari forse troppo forti.

"Ahia, ferma" dice guardandomi impaurita.

"Quando finirai di fare la stronza con me?" domando io riferendomi al suo comportamento nell'ultimo periodo.

"Cosa vuoi dire?", ma si interrompe per cominciare un'altra frase: "Mi sto facendo la pipì addosso...per colpa tua". Io sorrido.

"Sei così fine quando vuoi..." e faccio eco delle sue parole: "Mi sto facendo la pipì addosso...saresti più sexy se per una volta dicessi mi sto pisciando addosso" e aggiungo: "Mi piace sentirti più volgare a volte, mi fa capire che esci dai tuoi limiti anche tu ogni tanto".

Lei scuote la testa disapprovando a pieno.

"Da dove esce la pipì? Fammi vedere", la provoco io. Lei non risponde e resta immobile. "Non hai capito...fammi vedere!".

A quel punto un lieve sorriso provocatorio si dipinge sulle sue labbra. E' lei che vuole vedermi uscire dai miei schemi usuali. Con due dita allarga le grandi labbra e scopre un buchino guardandomi poi soddisfatta. "Brava...adesso toccati come prima sul pianoforte". E obbedisce massaggiandosi delicatamente il clitoride. Geme, trema e sospira socchiudendo gli occhi.

Affondo una mano fra i suoi capelli biondi e mi abbasso a succhiarle i capezzoli con dolcezza. Chiudo poi le tende del soffice letto a baldacchino. Adesso siamo solo noi, al centro di tutto. "Guardami negli occhi" le ordino. Le nostre iridi si incontrano e sembrano quasi unirsi a quell'abbraccio erotico. Appoggio la mia fronte contro la sua e infilo la mia lingua fra le sue labbra. Sento la sua saliva in bocca. E in questo dolce scambio di baci vengo in un orgasmo che mi fa urlare mentre mi strofino contro la sua figa e graffio la sua pelle.

Adesso le sue gambe sono bagnate del mio umore e so che le scappa tantissimo. Le premo sadicamente la pancia con il peso del mio corpo. "Mmmm" geme senza dire nulla.

"Adesso tu ti alzi, ti rivesti senza venire, non fai la pipì, scendi e vai in reception a lavorare come se non fosse successo niente" dico con soddisfazione mentre il mio clitoride salta per una nuova eccitazione. Lei sbalordita commenta: "Ma...a parte che mi scappa da morire....anzi scusa....che mi sto pisciando addosso, non posso andare giù così....voglio finire".

Fingo di non capire: "Finire cosa?", lei aggrotta la fronte e fingendo indifferenza si alza e indossa di nuovo tutti i vestiti....sopratutto quei jeans maledetti che mi fanno venire voglia di fotterla senza nemmeno sfilarglieli.

"Scendi a lavorare con quelli è chiaro?" ribadisco e lei sbotta un sì che mi fa incazzare. Così la riprendo fra le braccia e le faccio quasi raggiungere l'orgasmo. Quell'orgasmo che sta aspettando da un sacco di tempo ma che io non le faccio raggiungere.

Scendiamo insieme completamente vestite e in ordine....fatta eccezione per quel lieve rossore sulle guance.

"Non ce la faccio...ho voglia di scopare" sussurra tutto d'un tratto facendo salire a mille la mia eccitazione.

"Stai zitta e lavora". Si siede sulla sedia di fronte al computer e accavalla le gambe cominciando a masturbarsi piano, la fermo con uno spintone. "Dai...." si lamenta.

Mi giro un secondo per sistemare una cosa e neanche a dirlo si sta masturbando di nuovo a gambe accavallate...e questa volta non riesco a fermarla. Si aggrappa alla scrivania e viene in un orgasmo intenso e senza limiti, gemendo e urlando il mio nome. Come solo lei lo sa fare. La "S" iniziale del mio nome echeggia nella mia mente mentre osservo attentamente la sua espressione.

Gli occhi socchiusi....li riapre poco dopo.

"Alzati" le ordino senza dire altro. Mi siedo al posto suo nella sedia e le dico si sedersi sopra di me. Obbedisce.

"No...ti giuro, me la sto facendo addosso", e si appoggia una mano sulla pancia.

"Falla amore" le sussurro piano all'orecchio affondando il naso fra i suoi capelli mentre resta seduta sopra di me. E'disperata. "Mmm" borbotta ancora e io sorrido dolcemente tenendola stretta fra le mie braccia. "Fai la pipì" dico ancora prima di cominciare a sussurrare piano al suo orecchio: "Psssss"....ecco che qualcosa di caldo comincia a bagnarmi le calze, la gonna, le gambe, i suoi jeans, il pavimento. Si alza appena per farla meglio e mi sembra quasi si sentire il suo lieve sibilo. "E' tantissima" dico piano accarezzandole i capelli. E' così calda....mi eccita da morire.

Appena finisce ci alziamo e senza dirci nulla andiamo in bagno. Si lascia sfilare ancora una volta quei jeans ormai fradici di pipì e le mutandine. Prendo dei pezzi di carta igienica e li bagno di acqua. Li passo dolcemente sulla sua fighetta; sotto, sopra, ovunque fino ad averla pulita completamente ed inevitabilmente facciamo ancora sesso. Lei appoggiata al lavandino, io in mezzo al sue gambe.



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