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lavoro pubblicato sabato 4 novembre 2017
ultima lettura domenica 22 novembre 2020

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Biografia di un Rifiuto

di zMattbari33. Letto 475 volte. Dallo scaffale Horror

La vicenda tratta di una ragazza orfana, la quale è stata vittima delle peggiori esperienze possibili e immaginabili. La ragazza vive da sola, e un giorno qualcuno bussa inaspettatamente alla sua porta.....

Come posso sognare se riesco solo a fare incubi? Non riesco a sognare. Non riesco ad avere un obbiettivo nella mia vita. Non ho molti amici, vivo da sola e sono un'orfana, o rifiuto della società per alcuni. Penso ogni giorno a un modo efficace per porre fine a questa solitudine. Sono riuscita ad arrivare ad una conclusione, ovvero che se non riesco a trovare una soluzione per una cosa, devo pensare che ce ne sarà almeno una esistente. Ho pensato che l'unico modo per porre fine a questa brutta favola è chiudere il libro e gettarlo.

In effetti, qualcosa mi piace fare, a volte gioco a palla contro il muro bianco crepato di casa mia, ma ho dovuto smettere perché i miei vicini dicono che disturbo molto. Odio i miei vicini. Ho conosciuto un ragazzo quando ero piccola, ha finito per dimenticarsi di me, senza minimamente pensare a quello che provavo per lui. Odio i ragazzi. Quando ero bambina invece conoscevo una ragazza un po' più grande di me che mi diceva sempre di guardare avanti nella vita e di imparare a dimenticare. Si suicidò lasciandomi da sola. Odio le ragazze. Non conosco i miei genitori, non ho ricordi di me stessa appena nata. Il ricordo più vecchio che ho è un ricordo brutto e che vorrei dimenticare, ma più cerco di non pensarci e più faccio fatica a dimenticarlo. Venni rapita da due uomini dai 20 ai 30 anni. Erano molto probabilmente ubriachi. Mi legarono e mi minacciarono con un grosso coltello, svenii dalla paura. Piangevo, avevo paura. Poi non ricordo cosa successe, ma quando ripresi conoscenza ero piena di tagli sulle gambe, sulle braccia e sul torace. I miei vestiti erano stati strappati, sanguinavo e piangevo. Odio gli adulti. Odio ogni cosa di questo mondo.

Un giorno bussarono alla mia porta, avevo paura perché nessuno aveva mai bussato per vedermi. Ho pensato di fretta in quel momento. Se avessi conosciuto quella persona forse avrei cambiato la mia vita. Forse avrei potuto trovare un nuovo obbiettivo, forse qualcuno è venuto a salvarmi. Ma... nessuno mi conosce. Non può essere qualcuno di cui mi posso fidare. Bussò di nuovo, e presi paura. Piansi e mi avvicinai lentamente alla porta. Non riuscivo a parlare, volevo chiedere chi fosse stato a bussare. Aprivo la bocca ma non usciva niente. Mi accasciai contro la porta e restai ferma, finchè smise di bussare e andò via. Mi alzai lentamente, e tremando aprii la porta. Non vidi nessuno e mi guardavo in giro. Guardai a terra e trovai un biglietto. Mi misi in ginocchio lasciandomi cadere, sbucciando le mie fragili e sporche ginocchia. C'era solo una parola scritta: "Peccato." Non riuscivo a capire, chi può essere stato a scrivere il messaggio? Lessi di continuo la parola, mentre camminavo verso l'altalena attaccata all'albero nel mio giardino. Guardai davanti a me e vidi un corpo a terra. Era una donna tra i 35 e 45 anni, con rughe sul volto e occhi profondi, come se avesse pianto da quando è nata. Aveva un profumo familiare. La girai e vidi un coltello conficcato nel suo petto, era morta. Mi venì in mente un pensiero. Due pensieri. Tre pensieri. Cosa succede. Non capisco. Che sia... Non lo so.
Conosco questa donna...
Ah... ho capito. È uno dei miei incubi.

Mamma...



Commenti

pubblicato il mercoledì 22 novembre 2017
monidol, ha scritto: Psicotico, compulsivo, malato, doloroso, sofferente, confuso, direi perfetto. Comunica in modo puntuale, efficace e coerente lo stato mentale di una persona gravemente malata. Complimenti. monica
pubblicato il venerdì 22 dicembre 2017
abisciott1, ha scritto: Veramente triste e doloroso. La prima persona è ottima per questo racconto.

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