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lavoro pubblicato sabato 4 novembre 2017
ultima lettura domenica 1 settembre 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Invisible Tears

di zMattbari33. Letto 254 volte. Dallo scaffale Sogni

Lara è una ragazza che arrivata alle scuole medie, comincia ad avere strani flashback e strani sbalzi temporali. Inoltre, riesce a vedere, occasionalmente, delle lacrime quasi incise nei volti dei propri cari, tutto avvolto in un alone bluastro.

«È davvero triste... »
«...Non c'è proprio nulla da fare, dottore?»
«Signora Miyuzuka...»
«La prego, mi dica qualcosa!»

Le lacrime caddero.

...
...
...

«Guardala, caro... Non è adorabile?» - disse la mamma, guardando la propria bambina tra le braccia.

«Ha un nasino così carino. A proposito, che nome abbiamo intenzione di darle?» - domandò il marito della donna.

«Hmm... Ci ho pensato molto ultimamente. Pensavo a un qualcosa di semplice, ad esempio Laretta, o Larett.»

«Allora chiamiamola Lara!» - disse il marito sorridendo.

«L-Lara? Lara Miyuzuka... Lara è un nome italiano, mentre Miyuzuka è un cognome giapponese. È strano, ma mi piace! Bravissimo, Takeru.»

Entrambi guardarono la bambina che dormiva dolcemente tra le braccia della sua mamma, avvolta in un fascio rossastro, tendente al viola, con disegnati sopra dei fiori.

La piccola, quando la chiamarono per nome per la prima volta, aprì lentamente gli occhi vellutati per guardare in faccia la sua mamma.
Sorrise, in un'allegra risata.

«Oggi è il primo compleanno della piccola! Takeru, caro, cosa possiamo fare per la nostra Lara?»

«Amore mio, che ne dici di comprare un lettino tutto per lei, con uno di quegli affari che girano sulla propria testa... Non so se hai capito!» - commentò il marito, guardando verso l'alto, come se stesse guardando il futuro, il futuro che avrebbero trascorso assieme, un futuro indimenticabile.

«Hey, Lara! Presto avrai una sorellina... Non ne sei contenta?» - fissò sorridente la sua piccola, abbassandosi leggermente su di lei, stesa nel suo lettino.

«È che... - ridacchiò - non ti devi preoccupare, piccola mia! Io vorrò bene a entrambe. Nessuna eccezione. Siete le mie bambine.»
La piccola rise, e poi si addormentò.

«Ah, sono le nove di mattina, te l'ho detto un po' in anticipo, scusami! Non stavo proprio nella pelle e...» - la madre guardò la piccola dormire, l'accarezzo e le diede un bacio sulla piccola e liscia testa.

«Dormi bene.»
Detto questo, uscì e si diresse nella sua camera da letto, per poi stare stesa a non far altro tranne che pensare alla futura, nuova, figlia che stava aspettando ansiosamente.


«Guarda Lara, questa è tua sorellina Mary. Non è carinissima?»
La piccola Lara si apprestò subito a toccarle la fronte in modo leggero, quasi tocchignandola per dispetto, ridendo.
«E tra poco sarà anche il tuo secondo compleanno! Come vola il tempo...»


«Ma tu guarda, un 9 in matematica?! Sei proprio un genio, Lara mia.» - mosse la mano per accarezzarla sorridendo a pieno viso.
«Invece tu, piccola Mary, cos'hai fatto oggi a scuola?»

«Ho imparato a fare le divisioni e le moltiplicazioni! Poi... Ho preso un 7 in geografia, mi ha interrogato, volevo farti una sorpresa.»

La madre rise, e le abbracciò entrambe.

«Siete state bravissime. Stasera preparerò il vostro piatto preferito: ramen con carne di maiale doppia! E ricordate di dividerlo, o finirete per litigare.»

«Sììì mamma...» - dissero loro due in coro correndo in camera a giocare assieme.

«Sono già passati undici anni dalla nascista di Lara, e ora va alle scuole medie, mentre la piccola Mary fa la quarta elementare... Lara ha imparato a badare a se stessa e alla sua sorellina. Sono proprio contenta... Ho quasi le lacrime agli occhi, puoi passarmi un fazzoletto?»

«Certo, cara - a parlare fu l'amica di famiglia Haku - e dimmi, chi preferisci tra le due?» Fa per passarle la salvietta sul tavolo del bar in cui sono.

«Come ti ho già detto, non ho preferenze! Amo entrambe allo stesso modo, questo è inevitabile.» - commentò Hanabi, la madre delle due bambine, con fare deciso.

«Hmm... E va bene.»
Le due risero, e appena tornata a casa, Hanabi ricevette una lettera da parte dell'ospedale del posto, lo Hyakuya Hospital, il luogo dove sono nate le due piccole.

«Pronto? Mamma? Dimmi tutto!» - Lara rispose al telefono. La madre le disse: «Farò un pochino tardi, ho ricevuto una lettera da parte di un posto. Tornerò subito!»
La madre mise giù pochi secondi dopo aver finito la frase.
«Pronto? Hey? Hmm, ha riattaccato... Oh, beh.»
Terminata la chiamata, Lara andò ad aiutare sua sorella con i compiti.

La sera, alle 19 circa, la madre tornò.
Le due le corsero incontro.
In coro dissero: «Bentornata mamma!»
Lara aggiunse: «Stiamo morendo di fame.»

«A-Ah! Sì, ora vi preparo qualcosa. Andatevi a sedere.»
Le due fecero ciò che la mamma aveva detto e si sedettero a tavola.
Il padre Takeru raggiunse Hanabi, e le due sentirono come se parlassero sottovoce.

«Che staranno dicendo mamma e papà?» - disse Mary con tono lieve, per poi essere risposta con un «Non lo so» di Lara.

Non facendoci caso, poco prima di finire i due genitori erano tornati a tavola in silenzio, e Lara si affrettò a chiedere: «Eccovi! Che vi stavate dicendo?»

La madre si girò immediatamente verso di lei, come se stesse quasi aspettandoselo, e disse: «Ah! Ehm, uhm... Stavamo parlando di quanto brave siete state oggi a scuola, piccole mie. Non è vero, caro?»
Il padre era leggermente con la testa fra le nuvole, ma non troppo in ritardo rispose: «Ah, sì, certo! Vi siete meritate una mancetta dal vostro papà.» - egli sorrise e allungò due banconote da dieci euro, e le due li presero in fretta, in modo scherzoso.
«Grazie, grazie grazie! Noi abbiamo finito, quindi andiamo!» - scesero dal tavolo e una alla volta baciarono il loro papà sulla guancia, in segno di ringraziamento.
I due ripresero a parlare, mentre Mary e Lara andarono nella loro camera. Mary iniziò a spazzolare Lara, e le due iniziarono a giocare con le spazzole.

«Hey, hai meno capelli qui su questo lato della testa!» - dice Mary puntando la parte destra del retro della testa di Lara.

«Ehh?! Ma come..!» - Lara si alzò e andò dalla madre, che quasi si spaventò per l'arrivo inaspettato.

«Mamma, ho meno capelli da una parte della testa! Come è possibile?» - domanda Lara leggermente preoccupata.

Hanabi guarda suo marito negli occhi, poi si volta verso di lei e dice, sorridendo: «Ah! Sta' tranquilla, è solo lo stress. Ora che sei una studentessa delle medie, è molto frequente per le ragazze della tua età che accada. Cerca di non dare troppissimo peso ai compiti... Ovviamente devi farli, ma non devi preoccupartene subito. Tempo al tempo!»

Con un sorriso, la piccola guarda la madre e dice "Grazie!" per poi tornare da sua sorella.

La madre guardò suo marito e fece un mezzo sorriso, come per intendere una di quelle frasi ad esempio "hai capito cosa intendo?", e suo marito la fissò, e annuì.

Tornata dalla sorella, le due ripresero a giocare.

-Un anno dopo-

*«Hey, piccola... Io sono la tua mamma. Abbiamo deciso di chiamarti Lara!»*

«Uh...? Sto... sognando?»

*«Come sei carina...»*

«M-Mamma?»

«Mamma... dove sei? sento la tua voce... ma è tutto buio!»

*«...»*
.
.
.
«Wah!» - disse Lara cadendo dal divano.

«Mi devo essere addormentata... che strano sogno... ricordo ogni particolare...»

Dalla porta entrò la madre, che disse: «Che tonfo! Stai bene?» - sembrava essere preoccupata, ma nel suo viso giaceva un mezzo sorriso.

«Lara... devi venire un attimo con me... Devo portarti in un posto.»

Lara non esitò, scese dal letto e si andò a vestire.

«Ma stavo davvero dormendo? Non capisco... » - si chiede tra sé e sé.

Arrivata dalla madre, egli la prese per mano, sempre con il mezzo sorriso stampato in bocca, e si diressero all'ospedale.

«Come mai qui, mamma?»

«Ah... Niente di che... - la accarezzò - i dottori dicono che hai un qualcosina che non va, ma vedrai che passerà, come il raffreddore, hai presente?»

La piccola, ormai più grande, ridacchiò scherzandoci sopra. Entrati, la madre la portó in un ufficio, era di un uomo chiamato Suraro, che faceva da medico di base della famiglia.
La fece poggiare su un macchinario, che le scansionò il cervello.

«Vedrai, non di accadrà nulla, non avere paura. Sarà come una fotografia» - disse il medico.

«Beh, gli indiani credevano che le fotografie rubassero l'anima.» - scherzò Lara.

«Eheh, speriamo che si sbaglino, allora.» - aggiunse il medico.

Durante la scansione, la madre giaceva sorridenente in un angolo. Lara la guardò, e tutto a un tratto il viso della donna si offuscò, creando un alone bluastro attorno al viso, o almeno questo vedeva Lara.

Lara si concentrò sul viso, e notò che era più pallido. Era uguale a quello di poco prima, se non fosse per un piccolo particolare:

delle lacrime.

Stava sorridendo, ma al contempo piangendo. Ma quelle lacrime non erano normali. Erano come tatuate, quasi incise, irrimovibili.

Finita la scansione, Lara si tolse il casco e guardò subito la madre, notando che era tornata uguale a prima: allegra, colore della pelle normale e sorridente. Credendo fosse solo la sua immaginazione o un qualche effetto della scansione celebrale, Lara decise di lasciare perdere. La madre la fece aspettare fuori dalla stanza, ma curiosa si accostò alla porta per origliare la conversazione.

«...»
«...»
«Mi assicura che non è nulla di grave?»

«Beh sì
... Ma deve ricorrere a quello, per forza. »

«Va bene...»

La madre uscì, prese la figlia per mano, tornarono a casa e la madre le prepara il pranzo.

«Mamma... - disse con tono basso mentre Mary si appresta a sedersi a tavola - cosa ha detto il dottore?»

La madre la fissò, basita. Non sapeva come rispondere.

«Oh... beh... ha detto... uhm...»

«Sì?»

«Ha detto... che forse ti sei fatta male cadendo... Alla testa... Quindi sei leggermente... come dire...»

«Uhm... Non ricordo niente del genere... »

«A-Ah, questo perché potresti aver perso la memoria!»

«Hmm...»

«Lara, ascolta... »

In quel momento per Lara divenne tutto nero, per poi comparire un'immagine di sua mamma dieci anni prima. Guardandosi in giro, anche Lara si accorge di avere dieci anni in meno.

*«Lara, arriva l'aeroplanino...»* - la madre fa per imboccarla.

*cosa sta succedendo?* - pensa lei.

*non.... capisco.*

*non capisco!*

L'immagine si schiarì, proiettando a lei il presente.

«Lara? Lara? Riprenditi!»

Lara si sveglì seduta per terra, e alzando lo sguardo, vide la sorella stare davanti a lei, e tutto si fermó. Lo scenario divenne bluastro, e di nuovo quel maledetto alone. Scrutò il viso dalla sorella e notó le misteriose lacrime. Lara provò ad allungare le mani come per afferrare, e tutto ripartì. La sorella la abbracciò, esclamando «Per fortuna stai bene... »

*ma cosa cavolo significa tutto ciò?! sto avendo come dei flashback... e ora questo scenario blu... e le lacrime che sembrano immobili...*

«S-Sì... sto bene... - risponde Lara - però sono un po' stanca. Forse... forse è meglio se vado a riposare.»

Lara andò a dormire, e nel mentre qualcuno suonò al campanello, erano i genitori dei genitori di Lara. Li vide pochissime volte, ma quando lo ha fatto si è sempre divertita molto.

«Nonna! Nonno! Che bello vedervi!» - corse subito giù dalle scale per lanciarsi addosso ed abbracciarli. Loro quasi si commossero.
La riempirono di baci e abbracci, poi arrivò Mary, li vide ed esclamò: "Nonna Miya! Nonno Ishiki!» e fu lo stesso con lei. Lei si avvicinò ai suoi nonni materni, e li abbracciò.

«Siete cresciute molto, nipotine mie. - disse la nonna - E dimmi, Hanabi, come sta ora la piccola Lara?»

«Oh... Sta bene, forse sta covando un po' di febbre però. Poi ha questo problema dello stress... - rispose la madre, accucciandosi per toccare la testa della piccola, guardandole i capelli, che aveva perso da un piccolo lato - piccola mia, ricordati sempre di non strafare... Va bene?»

Lara guardò la nonna, poi posò lo sguardo sulla mamma, ed annuí.

Lara si avvicinò al nonno.

«Nonno... Da quanto non ti vedo...! Ti prego, ti prego, dimmi, hai ancora uno dei tuoi buonissimi cioccolatini?

Il nonno cercò nella tasca, e ne estrasse uno.

«È l'ultimo. Gustalo al meglio, piccolina....»

Lara lo prese in mano, lo scartò, e lo mise in bocca.

Poi guardò davanti a sè.

Di nuovo, di nuovo quello scenario blu.
I volti della madre, dei suoi nonni e addirittura sua sorella. Tutti lacrimanti, e blu.
La piccola gridava, ma nessuno la sentì, e fu quasi come se l'urlo rieccheggiasse nella sua testa per almeno una centinaia di volte.
Si mise in ginocchio, e strinse i denti tappandosi le orecchie.

Poi, lo scenario fu come risucchiato, tutto dentro la sua bocca, e mando giù il cioccolatino.

La madre la guardò. «Lara? Lara?»

Lei si alzò.

Poi andò in camera sua, lentamente, in silenzio. Tutti la guardarono, ma non mossero un dito.

Entrò il padre dalla porta di casa, o almeno questo è ciò che vedeva lei, nella sua testa.
Di nuovo un flashback, stavolta su suo padre.

L'immagine grigia fissa sulla sua testa cominciò a muoversi, e si mise le mani sul viso, seduta sul suo letto.

Quella... Quella non era casa sua. Quella era la casa del padre, quando aveva ancora sedici anni. Guardandolo in faccia si poteva anche capire, ma di lato o da dietro sembra uguale a quello attuale. Takeru si incamminò verso la tavola della cucina, si sedette e bevette del succo di arancia che si era procurato. Guardava i suoi genitori parlare, in un'altra stanza. Parlare? Ma che dico, urlare. Stavano di nuovo litigando, mentre lui cercava di ignorarli in ogni modo. Ma quel giorno fu davvero difficile poterci solo provare, almeno non quando un cinquantacinquenne punta una rivoltella contro sua moglie, per poi spararle per tre volte senza pietà, e infine sparare a se stesso.

La piccola pianse, o almeno avrebbe voluto, ma non ci riusciva, si limitò a cercare di coprirsi gli occhi il più possibile, ma era tutto nella sua testa, era impossibile non vedere.

Così si mise a dormire, e in poco prese sonno.

Ore 7:00, Lara si sveglia per via della madre, che continua a chiamarla.

«Dobbiamo tornare all'ospedale, piccola mia.»

«Mamma, voglio capire cosa sta succedendo.» - chiese con decisione e freddezza la ragazza.

«Lara... Per piacere, devi venire con me, subito. Potresti farlo per me?»

La piccola la guardò quasi disperatamente, poi scese dal letto e si andò a preparare per uscire.

Prese la mano della madre, e si incamminarono.

«Fa freddo» - dice Lara.
«Già.» - risponde la madre.
«Molto freddo.» - commentó Lara.

Arrivate a destinazione, la fanno sedere su una seggiola scricchiolante in una zona d'attesa, dove si mette a leggere riviste.

La madre parla con il medico.

Dalla porta d'ospedale entra il padre, la piccola si alza e lo abbraccia, e così fa anche lui. Poi le mette le mani sulle spalle, e dice:

«Ascoltami, figlia mia, mio orgoglio, non devi avere paura dei medici, okay? Loro non vogliono farti del male. Ciò che farai ora è una semplice analisi, come quella che hai fatto alla testolina, ricordi? È uguale, solo... Su tutto il corpo, va bene? Non ti farà male, lo giuro su tutto quello che vuoi. Se ti farà solo che minimamente male, ti do il permesso di prendermi a schiaffi cento volte, e dire "hai mentito" per tutto il tempo.»

Finito di parlare, la baciò sulla fronte.

«Ma papà, se non non mi farà male, è come non averlo fatto.» - protestò la figlia.

«Non è affatto così. È una cosa molto, molto importante, mi capisci? Non ne trarrai marchio.» - le parole del padre arrivarono a malapena alle orecchie di Lara, si intuiva che aveva abbassato il tono di voce, come se stesse sbagliando a parlare e non vuole farsi sentire, ma è costretto a parlare.

La piccola Lara viene chiamata dal medico, il padre saluta e bacia la moglie. Lara quasi si disgusta alla visione, ma i giovani sono così.

La fanno stendere, e anche se non era programmato, lei vide tutto nero, nonostante tenesse gli occhi aperti o li chiudesse, l'oscurirà pervadeva comunque nel suo campo visivo. Ma cosa stava succedendo? Teneva gli occhi chiusi, in realtà, la piccola Lara, intrappolata in se stessa, nella sua testa, vedeva tutta la sua vita proiettata sulle pareti all'interno del suo cervello. Guardava bene ogni singola immagine, poi si soffermò su una discussione tra la madre e il medico. L'immagine prese vita, si materializzarono davanti a lei, in mezzo all'oscurità, le due entità luminose, la madre Hanabi, e il medico che afferma di chiamarsi Charlie e di avere origini statunitensi. Parla alla madre mentre le mostrava un rapporto, un rapporto riguardo all'analisi celebrale. C'era scritto esattamente:

"Oggetto: Anomalia celebrale"

Le due entità scomparvero, poi lei venne come trascinata in avanti da qualcosa, e in sè qualcosa era cambiato, come se fossero trascorsi giorni, mesi dalle ultime vicende.

Lara, o quello che si dimostrò essere il suo subconscio, camminò nell'oscurità e alla fine del percorso trovò solo una piccola immagine.

Una piccola immagine avvolta in un alone blu.

Dev'essere sicuramente speciale. La piccola si avvicinò, l'alone si espanse e diede origine a una stanza, con muri bianchi, due sedie, un tavolo, la madre di una bambina malata, e un medico che le parla.

Erano entrambi avvolti da quell'alone, quelll'alone blu, quell'alone che ricorda un gelido cadavere, morto da tempo.

Ci doveva essere un motivo se è stato messo proprio lì, ma come ci è finito?

La piccola si ritrovò a levitare in un angolo nella stanza, mentre guardava i due discutere. Cercava di chiamarli, toccarli, ma non avrebbe mai potuto.

«È davvero triste... »
«...Non c'è proprio nulla da fare, dottore?»
«Signora Miyuzuka...»
«La prego, mi dica qualcosa!»

...
...
...

Le lacrime caddero.

Lara si avvicinò alla madre. È davvero quella, sua madre? Stava piangendo. Stavolta davvero. Le lacrime non erano più bloccate, non erano più costrette a rimanere chiuse in un posto buio. Finalmente caddero al suolo.

Lara si toccò le guancie, avvertendo qualcosa di bagnato.

«Io... Sto... Piangendo?»

Poi, il buio più totale.

Si risvegliò in un lettino d'ospedale, si toccò vicino agli occhi ancora una volta e le lacrime erano sparite. Ma con le lacrime... Era sparito anche qualcos'altro. I suoi capelli. Persi da delle radiazioni. Lo capii non molto dopo, è stata colpa di quella strana analisi.

Si guardò il corpo. Si sentì più alta, e più lunga. Era passato un anno. Un anno di vuoto, per lei, che è passato come niente. Si guardò ancora di più il corpo, scheletrico. Le braccia piene di aghi, e una mascherina le copriva il viso. Entrarono in sequenza: la sorella Mary, la nonna Miya, il nonno Ishiki, il padre Takeru, e infine, la madre Hanabi.

Tutti la guardavano, stesa su quel lettino.
Gli sguardi la penetravano nel profondo del suo cuore, e nei meandri del suo cervello, che le ha sempre portato disgrazie.

La guardavano, poi sentii una voce lieve, quasi parlava sottovoce, colui che sembrò essere proprio il medico Charlie, nella stanza accanto, pensante ad alta voce disse:

«Credo sia finita, non manca più molto.»

Quelle parole facevano eco nella sua testa, se prima le sentiva sottovoce ora le sente urlando. Fu come se stesse parlandole da vicino. Poi si tolse la mascherina, guardò tutti, uno per uno, dalla sorella migliore al mondo alla madre tanto amata, sorridevano ad occhi chiusi. Tutti. Allo stesso tempo. Poi cominciò a non sentire più il suo corpo e vedere offuscato. Le si schiarì la vista e vide un enorme vetro blu venire distrutto, e dietro i suoi familiari.

Piangevano. Per davvero. Le lacrime erano lacrime vere, di puro dolore.

Li guardò senza più la forza nel suo corpo, Lara. E lasciò questo mondo per sempre, su un lettino d'ospedale.

...
...
...

«Alla fine non ce l'ha fatta, dottore?»

«Purtroppo Lara Miyuzuka ci lasciò il 1° Settembre 2013, in seguito a un tumore celebrale. Nonostante la chemioterapia, non si potè più fare nulla quando si scoprì che era terminale. Parlai con la madre in seguito a una vecchia discussione col marito, dicevano che non vollero dire alla piccola le conseguenze della chemioterapia, ovvero la perdita dei capelli in quanto sottoposta alle radiazioni. Afferma di aver voluto dare la colpa "a uno stress scolastico". Quella famiglia, devo ammettere, è la migliore che conosca, in fatto di mentire.»


Invisible Tears



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