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lavoro pubblicato sabato 4 novembre 2017
ultima lettura giovedì 21 febbraio 2019

Questo lavoro e' adatto ad un pubblico adulto

Mimi - CAPITOLO 4 (PRIMA PARTE)

di luke676. Letto 205 volte. Dallo scaffale Amore

In quella tiepida giornata autunnale nessuna anima bazzicava per le campagne di Casone. Parcheggiando le auto nei pressi del cimitero di Barco, Mirta e Alex trascorsero insieme la pausa pranzo. “Sto scrivendo un racconto…”. Disse l.....

In quella tiepida giornata autunnale nessuna anima bazzicava per le campagne di Casone. Parcheggiando le auto nei pressi del cimitero di Barco, Mirta e Alex trascorsero insieme la pausa pranzo.

“Sto scrivendo un racconto…”. Disse la donna seduta sull’erba di un lungo prato.

“Davvero? Di che si tratta?”.

“E’ la storia di una donna in fase di separazione. Avendo un figlio da crescere, diventa più forte, determinata…”.

Alex ascoltò attentamente la descrizione dei personaggi, osservando il suo sguardo sognante .

“Non me lo hai mai detto che scrivi…”.

Mirta non seppe cosa rispondere.

“Io sai che…”. Alex si interruppe.

“Cosa?”.

“Io… ho scritto… per te Mimi”.

Avvertendo una fitta all’addome, la donna lo guardò negli occhi.

“Anch’io…”.

“Davvero?”. Balbettò Alex. “Voglio leggere!”.

“Ho sempre sperato che un giorno leggessi, però a patto che mi faccia leggere quello che hai scritto tu…”.

“Certo! Non vedo l’ora!”.

I due amanti si incontrarono a casa di Mimi alle 18.30, un appartamento a pochi metri dall’Ospedale G. Fornaroli di Magenta. Quel giorno Fabio era a Verona per lavoro e Samuele sarebbe rimasto a dormire dalla nonna.

“Bene, eccoci qua. E’ giunto il momento di conoscere la mia scrittrice”. Disse Alex entrando nell’appartamento.

“Quanta fretta! Torno subito…”.

Impaziente, Alex la attese seduto sul divano. Poco dopo, Mirta riapparve con in mano un block notes nero.

“Ecco”. Disse consegnandolo all’uomo. “Dimmi se posso vincere almeno il Premio Strega”.

“Non ci posso credere! Anche tu un diario!”.

Sedendosi accanto a lui provò gioia a vederlo sfogliare quelle pagine.

“19/08/2031”. Alex lesse la data in alto alla prima pagina

“Ne sono convinta: la carta è il miglior confidente che si possa desiderare. Ti ascolta, ti lascia spazio e soprattutto non va in giro a raccontare i tuoi segreti.

La Enza direbbe: “Oh che tu fai? Tieni il diario del cuore come le sfigatine?”.

Povera E. non la vedo da un sacco, dovrei farle una telefonata. Da quando si è sposata e trasferita a Livorno ci siamo viste sempre meno. In questo momento vorrei fosse qui. Vorrei tanto raccontarle quei ricordi che credevo sepolti.

E’ stato abbastanza traumatico osservarlo da vicino al compleanno di Samu. Mi ha inquietato il modo in cui lo ha squadrato per poi esibire un sorriso sarcastico. Lo stesso sorriso di quella sera al Parco di Magenta.

Fu chiaro, anzi chiarissimo: “Mi sono stufato che mi fai da balia ogni volta che esco con gli amici. Non ne posso più davvero”.

“Questo cosa significa?”.

“Significa che è finita Mirta, fattene una ragione”.

Non ricordo con precisione tutti gli insulti che gli scaricai addosso, tra di essi c’era sicuramente:“Sei uno stronzo ubriacone!”.

Me ne andai a testa alta, ma già sapevo come mi sarei sentita non appena a casa. Così fu: lacrime e nausea. E dolore, tanto dolore. La sera stessa gli amici mi aspettavano al Room di Magenta ma non ci andai. Passai tutta la notte a fissare il muro.

Il giorno dopo in facoltà era uno straccio; solamente la E. chiese il motivo del mio stato.

“Niente”. Le risposi. Impossibile mentirle: in Stazione Centrale mi fece confessare tutto.

“Te la prendi per uno sfigatino del genere? Ma hai fatto bene ad insultarlo! Io gliele avrei anche date! Stai serena, ti ci abituerai. Poi, guarda che figa che sei… non ci metti niente a trovarne un altro! Se vuoi ho un amico che…”.

“No E. in questo momento non mi va di conoscere nessuno…”.

Enza tentò in tutto i modi di tirarmi su il morale, ma condannai me stessa ad una vita di ricordi. Contro l’approvazione dei miei genitori lasciai il lavoro alla “Rotonda”.

Non potevo resistere alla sua vista e correre il rischio che sarebbe sceso a prendere la pizza. Trovai impiego come cameriera al “All In Cafè” di Magenta, un bar che rapinarono di recente e dove uccisero un uomo con tre colpi di pistola. La clientela e il lavoro fecero aumentare la mia nausea giornaliera, ma pagai l’università fino all’ultimo esame. Anni di lavoro intenso, lacrime e sacrifici mi hanno permesso di aprire il mio negozio di antichità e restauri: “Mimi”.

Anzi, ora è meglio che smetta di fare l’adolescente e chiuda per un attimo, tra venti minuti Samuele esce da scuola.

21/08/2031

Finalmente ti ho ritrovato! Ieri ti ho cercato disperatamente. Pensa che a momenti mettevo a soqquadro il negozio. Poi mi sono ricordata di quel cassetto della scrivania e magicamente sei riapparso… sembra strano, ma mi sono già affezionata a te.

Sono pronta ancora a scriverti perché oggi è una giornata morta: pochi clienti e nessun lavoro da terminare. La mia mente è un calderone di pensieri, alcuni non riesco nemmeno ad ammetterli a me stessa.

Stamattina non avevo quasi il coraggio di guardarmi allo specchio. Eppure, ieri i miei piedi hanno calpestato quel suolo. Non so spiegarlo… ho sentito un impulso incontrollabile, come se ne avessi bisogno.

Avevo dimenticato la sensazione di passeggiare soli: l’aria entra pulita nei polmoni e riesci a godere il silenzio che andavi cercando per tutta la giornata. Ebbene sì: ho rifatto il percorso del Grande Anello. Una fatica tremenda… con più e anni e chili si sente la differenza!

I miei occhi stupiti hanno notato che c’era ancora il lavandino. Rivedendo la panca ho avvertito un nodo in gola.

A passi lenti mi sono avvicinata e l’ho accarezzata. Dopo aver trovato il coraggio di sedermi ,le nuvole hanno coperto il sole. L’improvviso dolore al petto ha fatto sì che sospirassi. La ferita si è riaperta è ha sanguinato. Sangue sulle mani, sangue dappertutto…

Con la testa che mi girava ho raggiunto la macchina, un vero miracolo. I miei occhi si riflettevano stanchi nello specchietto retrovisore. Sì, le ho liberate, erano tanto fredde e amare. L’intensità era paragonabile all’impeto di una cascata.

Che stupida, ma perché? Come ho potuto fare una cosa simile a loro, alla mia famiglia? Mi sento orribile …

23/08/2031

Ieri mattina, mentre aggiustavo la statuetta del signor Igi, ho sentito bussare alla porta d’ingresso. Portava ancora i capelli rasati sul lato sinistro del capo e, intorno al collo, la sciarpa a scacchi bianca e nera.

“E! Ma che ci fai qui?”. Sono corsa ad aprirle; ci siamo abbracciate e commosse.

“Sono a Magenta per una mostra e ho deciso di farti una sorpresa. Stasera devi venire: siamo al Teatro Lirico. Dopo la mostra ci sarà una recita, fanno “Il Cappotto” di Gogòl”.

“Ma è fantastico! Sei qui con Massimo?”

“Naa! L’ho lasciato a Firenze a “piastrellare”. Sono qui con una amica, Wanda”.

Rimandando il lavoro nel pomeriggio, le ho offerto un caffè al Wallaby.

Seduta al tavolo, le ho riassunto gli ultimi anni della mia vita senza che lei mi interrompesse. Abbiamo discusso di vecchi episodi, storie folli e divertenti. La sua vita procede bene: il lavoro di disegnatrice le permette di girare l’Italia. Il tempo libero lo passa con la sua famiglia composta da Max e Blacky, un simpatico bulldog francese.

“Indovina chi ho visto”. Ho esitato un attimo prima di pronunciare questa frase.

“E che ne so…”

“Alex…”

“Oddio! E’ ancora vivo?”

“Beh, sì…”

“E?”.

“Niente…”

“Guardami negli occhi”.

“Perché?”.

“Ecco, lo sapevo”.

“Cosa sapevi?”.

Era giunto il momento di dirle tutto, non potevo continuare a tenermi tutto dentro.

“Ma si può sapere cosa ti è preso Mimi?”. A dire il vero non lo so nemmeno io.“Sarà solo un periodo. Cerca di pensare alla tua famiglia e a tutto quello che hai costruito. E’ più importante credimi…”.

Le ho dato ragione, ma so che Samuele, Fabio e il negozio non hanno significato se l’amore nell’anima è spento. Quell’amore eterno che si prova per qualsiasi cosa, anche per un fiore appassito.

Ieri sera ci siamo divertiti un sacco alla mostra, complice anche la presenza di Enza capace di fare sorridere anche un moribondo. A quest’ora sarà già sul treno a raggiungere la sua amata Firenze. Mi è dispiaciuto presentarmi a lei in questo stato, sono sicura di averle lasciato l’amaro in bocca.

28/08/2031

Solo tu mi hai vista… le tue mura non parlano, lo so… nessuna voce proveniva dalla porta chiusa, via libera: ho accarezzato l’interno coscia. Niente saliva, l’ingresso è avvenuto senza difficoltà. In fondo… sempre più in profondità…

Cosa ho fatto? Come ho potuto pensare a… quel… momento…

L’acqua non è bastata a lavare il liquido peccaminoso, mi sento ancora sporca. Con quale coraggio guarderò in faccia Fabio? Vorrei tanto fuggire… ma dove?

Quelle dita gentili che collassavano sopra i miei occhi non ci sono più…”.

“Non ti devi più preoccupare…”. Disse Alex con gli occhi lucidi. “Non dovrai più rimpiangere queste dita”.

Delicatamente, gli occhi di Mirta si chiusero sopra le dita dell’uomo. Distesa sopra il morbido divano, accolse tutti i lenti baci sulle labbra.

“Finalmente non è più un sogno”. Pensò.



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