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lavoro pubblicato sabato 4 novembre 2017
ultima lettura lunedì 10 giugno 2019

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La svolta veneta dell'economia reale: il Venetex

di GabrieleSannino. Letto 349 volte. Dallo scaffale Attualita

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In un mondo dominato dai banchieri, dal denaro-debito e dalla loro posticcia scarsità per conquistare le nazioni e i nostri beni, qualsiasi meccanismo che possa generare economia attraverso nuove transazioni deve essere visto solo con positività, proprio perché il fine è aumentare la massa monetaria nell’economia reale (l’unica economia che a noi cittadini dovrebbe interessare).

Il circuito Venetex non è una moneta complementare o virtuale come si potrebbe pensare, o meglio non è solo questo: essa, in realtà, è un vero e proprio mezzo per favorire gli scambi tra aziende, in un contesto peer to peer dove chi ci guadagna sono solo i cittadini, visto che il sistema bancario è praticamente escluso.

Nato sulla scia del Sardex del 2010, il Venetex consente uno scambio tra aziende sotto forma di crediti e debiti, senza alcun circolante vero e proprio. Insomma un’economia aggiuntiva e complementare.

Come funziona esattamente? Ogni azienda aderisce alla piattaforma disponibile on line, dove viene effettuata un’analisi delle proprie spese e della propria capacità produttiva inespressa… a causa della mancata liquidità circolante che non consente l’ adeguato sviluppo dei fattori produttivi.

Si fissano gli obiettivi di fatturato che la singola azienda intende raggiungere e, successivamente, viene aperto un conto di crediti e debiti, tenendo conto che il cambio con l’Euro è 1 a 1, ovvero 1 Venetex equivale a 1 euro.

Ebbene, le aziende iscritte alla piattaforma iniziano a scambiarsi beni e servizi in Venetex, sommando gli acquisti alla voce debito e le vendite alla voce credito. Si può andare in rosso solo entro determinati limiti.

La cosa fondamentale da rispettare è che i saldi dei conti delle aziende devono essere sempre a zero a fine anno, il che significa che i crediti accumulati non possono essere convertiti in denaro, dunque non ha senso creare riserve di valuta corrente.

Pertanto, se un’azienda ha debiti derivanti da acquisti, venderà i suoi beni per un pari valore arrivando allo zero; allo stesso modo, chi ha venduto acquisterà al fine di azzerare il conto.

In sostanza il fine del circuito Venetex è creare micro economie locali in cui i fattori produttivi siano tutti rimessi in gioco, senza vincitori né vinti.

Insomma tutti ci guadagnano, ma nessuno si arricchisce più di tutti.

Il Venetex è fondamentale, in quanto permette a un’azienda di acquistare o vendere cose che non avrebbe potuto fare, visti i limiti di emissione monetaria a monte.

In poche parole, attraverso il Venetex, ci si finanzia reciprocamente a tasso zero.

Il Venetex sta conoscendo un vero e proprio boom in questo momento storico: ogni mese decine d’imprese aderiscono all’iniziativa, moltiplicando offerta e domanda, cosa che permette una maggiore varietà di scambi equi e solidali.

L’amministratore delegato Francesco Fiore ha dichiarato che da aprile 2016 sono più di 300 le imprese venete che hanno aderito al progetto; in soli 13 mesi, è stato già superato 1 milione di euro di scambi, mentre nel luglio del 2017 le transazioni hanno toccato un record di 188.000 Venetex.

Cosa aggiungere se non “lunga vita al circuito Venetex”: vi assicuro che di questi tempi ce n’era davvero bisogno.



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