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lavoro pubblicato venerdì 3 novembre 2017
ultima lettura venerdì 19 aprile 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Passion - Stazione II La croce - ( a Hamza Kashgari )

di salci. Letto 366 volte. Dallo scaffale Filosofia

 " Senza nome è il mio Dio, orizzonte che svanisce nella nebbia ed acqua increspata dal respiro del vento." Hamza percepiva la grandezza del creato lanciando lo sguardo oltre le dune. Lì dove il vento gioca con la sabbi.......


" Senza nome è il mio Dio, orizzonte che svanisce nella
nebbia ed acqua increspata dal respiro del vento."

Hamza percepiva la grandezza del creato lanciando lo
sguardo oltre le dune. Lì dove il vento gioca con la sab-
bia disegnando linee ondulate e sinuose come il corpo
di un’odalisca.
Aveva respirato l’aria secca del deserto e bevuto l’ac-
qua del pozzo con parsimonia, senza avidità. Ne co-
nosceva bene l’importanza. Glielo aveva insegnato suo
nonno Hamid. Un vecchio pastore che parlava alle sue
pecore, con la melodia di un canto. Soffio di parole che
volavano leggere sull’aria bruciata dal sole mentre im-
mergeva le mani facendo scivolare lentamente ogni goc-
cia di quel liquido prezioso.
« Senti questa voce? L’universo intero si specchia in
ogni lacrima di questa linfa. Vita che si fa vita e do-
na vita. Rispettala come rispetti te stesso. Con identico
riguardo.»

Senza nome è il mio Dio, lo incontrai sulle cime delle
montagne, dove il cielo s’abbassa a sfiorare il silenzio.

Hamza era affascinato da ogni cosa che sollecitava la
sua attenzione. Si metteva totalmente in gioco senza lo
schermo di quella prudenza che amputa l’intelligenza
rendendola cieca e sorda.
Che uomo è quello che sceglie di vivere in perenne
prigionia, senza tentare di liberarsi dall’angoscia che l’op-
prime?
Volano in alto le rondini. Aprendo le ali al cielo senza
provare paura nell’attraversare le nuvole.
Hamza voleva volare come una rondine. E come una
rondine voleva attraversare le nuvole.

Senza nome è il mio Dio, che insemina la terra senza
sventolio di bandiere.

Ma ci sono bandiere sotto le quali si commettono bar-
barie inenarrabili. Sventolano in alto sui pennoni men-
tre giù in basso si negano i diritti più elementari. Nel
nome di un Dio non più amico. Lontano e distante.
Capace solo di giudicare e condannare. Senza miseri-
cordia.

«Nel giorno del tuo compleanno, dico che ho amato il
tuo essere ribelle, dico che mi hai ispirato e che non amo
l’aura divina intorno a te. Non ti adorerò. Nel giorno
del tuo compleanno, ti vedo in ogni posto e dico che amo
una parte di te, ne odio un’altra e ce n’è una che non
capisco. Nel giorno del tuo compleanno, non mi prostro
davanti a te, non bacio la tua mano, ma la stringo come
si fa fra pari, e ti sorrido, se mi sorridi. Ti parlo come
ad un amico. Null’altro.»

Animo e spirito da poeta e parole scritte con passione
dedicate al Profeta. Sinceramente, com’è naturale per
un intelletto libero. Senza ambiguità, con la trasparenza
dell’acqua di quell’oasi adesso così lontana.
Ma l’ottusa sterilità di uomini mediocri si sentì feri-
ta e gridò all’empietà e alla blasfemia. Baluardo posto a
custodia di un potere che non concede deroghe e spa-
zio alla comprensione. Linea di confine da difendere ad
ogni costo per impedire incrinature capaci di spezzare
tele ordite come ragni impietosi.

Manca un intermediario tra cielo e terra, quando s’al-
za il canto del lupo nelle notti di plenilunio. Ed un Dio
fermamente attaccato al timone che ci guidi sulla giusta
rotta, liberando il concetto dalla ruggine sì che possa li-
brarsi senza inutili ostacoli.

Farah l’aveva pregato in ginocchio.
Lo amava sopra ogni cosa e sapeva bene quanto
stava rischiando. Avvinghiata alle sue gambe lo aveva
scongiurato bagnandogli i piedi con le lacrime.
Anche Hamza l’amava. Come una perla rara. Quella
ragazza dagli occhi profondi come il mare era il suo fuo-
co sulla pelle. Nostalgia appesa ai rami di un castagno
e fragranza di rose che la brezza del mattino avvolge in
nastri di cielo. Era tutto ciò per cui la vita aveva una sua
ragione.
Ne raccolse la disperazione nell’incavo della mano e
preparò con lei la fuga verso un paese lontano che si era
offerto di ospitarli e proteggerli.
Tentativo che si infranse come onda sugli scogli.
Con la croce sulle spalle e la dignità di un uomo li-
bero inchiodata sulle palme delle mani, Hamza attende
che la sua ultima ora si compia, in una cella buia di un
paese ancor più buio, dove l’alba non si leva e la notte è
eternamente lunga.


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