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lavoro pubblicato giovedì 2 novembre 2017
ultima lettura sabato 23 marzo 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Incredibili sogni

di Poetto. Letto 380 volte. Dallo scaffale Sogni

 Tutto è cominciato con un sogno, un banalissimo sogno.Sto camminando in una strada realmente esistente vicino a casa mia, sulla mia destra un tipo che sembra avere un viso conosciuto, mi sorpassa, mi guarda e sorride. Tutto qui. Alcuni g............

Tutto è cominciato con un sogno, un banalissimo sogno.

Sto camminando in una strada realmente esistente vicino a casa mia, sulla mia destra un tipo che sembra avere un viso conosciuto, mi sorpassa, mi guarda e sorride.

Tutto qui.

Alcuni giorni dopo, lo sogno nuovamente.

Questa volta l'ambientazione è totalmente diversa.

Sono in Brasile, in una grande piazza dotata di fontana.

Sono seduto vicino alla fontana e accanto a me lo sconosciuto.

Mi guarda, sorride, si alza e se ne va.

Mi sveglio, inizio a chiedermi chi possa essere questo sconosciuto.

Ne parlo con Chiara, mia moglie.

Concludiamo che è, con molta probabilità, solo un personaggio frutto della mia mente, non è nessuno in particolare.

Passano i giorni, quasi mi dimentico del tipo del sogno, quando eccolo lì, nuovamente nel mio sogno.

Questa volta è talmente realistico.

Sono in un bunker della seconda guerra mondiale, ho una divisa lacera, sporca.

Dentro questo bunker ci sono anche altri militari, c'è un frastuono incredibile.

Non riesco a capire bene cosa sta succedendo, ad un certo punto il misterioso uomo appare, è vestito in modo elegante, mi guarda poi prende il mio braccio, la presa sembra molto reale, e mi dice: Che ci fai qui? Lo guardo, mi guardo intorno, proprio come sto per rispondergli la sveglia suona e il sogno termina.

Inizio ad essere un po' preoccupato dalla presenza dello sconosciuto, lo so, non dovrei ma è talmente strano continuare a vedere sempre la stessa persona.

Passano i giorni e nuovamente lui appare.

Questa volta è di sfuggita, è dentro un auto, mi sorride e fa un cenno con la mano, non fa altro.

Prima di addormentarmi mi ero riproposto di chiedergli chi fosse e perché si presentava a me.

Riesco, non so neanche io come, a prendere l'iniziativa e rincorro l'auto.

La raggiungo, apro lo sportello e mi siedo dalla parte del passeggero.

  • - Noi due dobbiamo parlare – faccio allo sconosciuto.

  • - Va bene! - mi fa lui sorridendo.

  • - Chi sei? Perché mi segui nei sogni?

  • - Mi chiamo Albert.

  • - Perché mi segui?

  • - Ho bisogno che tu faccia qualcosa per me.

  • - Qualcosa? Cioè?

  • - Hai presente il cimitero militare?

  • - Più o meno.

  • - Devi recarti li e portare questo – mi da in mano uno strano oggetto rettangolare con una serie di lettere e simboli incomprensibili.

  • - Ma non ci penso neanche - gli dico senza rifletterci un secondo.

  • - Lo voglio prendere per un forse.

  • - Macché forse... è proprio no! Perché vuoi che lo faccia io? Che c'entro con te?

  • - Vuoi saperlo?

  • - Bhé... se te lo chiedo!

  • - In un'altra vita tu eri il capitano Hans Von Lehrer. Eravamo nella stessa compagnia. È successo che io sono rimasto nel limbo e tu hai avuto un'altra possibilità. Ho trovato un modo per ritornare ma ho bisogno del tuo aiuto.

  • - Che c'entro io? Non ho ancora capito perché...

  • - Ci vediamo tra qualche giorno.

  • - Cosa?!

Non faccio in tempo a rispondere quando la sveglia suona e il sogno termina.

Ne parlo con mia moglie.

Secondo lei non è nulla di preoccupante, solo dei sogni più strambi di altri, nulla più.

Potrebbe essere.

Ricordo che, anni addietro, sognavo una vecchia casa sempre la stessa per diversi mesi, casa mai realmente vista, almeno che io ricordi, dal “vivo”.

Vinto dalla curiosità mi reco al piccolo cimitero militare.

Qui trovo la croce di un certo Albert Bausch, non ci sono foto, solo il nome e le date.

Sicuramente un caso.

Mi informo e scopro che lì hanno trovato sepoltura alcuni militari tedeschi deceduti in seguito all'avanzata alleata.

Sono una dozzina di croci.

Torno a casa, cerco in internet il nome Albert Bausch ma non trovo nulla che colleghi quel nome alla mia zona durante la seconda guerra mondiale.

Passano i giorni, le notti passano serene.

Dopo una settimana dalla visita al cimitero, eccolo nuovamente.

Questa volta è lui che si avvicina.

Nel sogno siamo nella piazza vicino a casa mia, sono seduto nella panchina davanti all'edicola, ho il giornale in mano, questo porta, in prima pagina, a titoli cubitali, la notizia di un terremoto.

Lui si siede vicino a me.

  • - Hai visto? Tra una settimana a quest'ora un terremoto colpirà una zona a 200 chilometri da qui.

  • - Perché non mi lasci in pace?

  • - Come perché? Ho bisogno di te.

  • - Ti ho già detto di no.

  • - Se mi aiuti potresti avere dei benefici.

  • - Tipo?

  • - Apri il giornale - inizio a sfogliare il giornale, all'improvviso una notizia attira la mia attenzione: vinti 10 mila euro con i numeri del...

  • - Ricordati questi numeri e giocali domani. Bene, devo andare.

  • - Aspetta! Perché è...

  • - Importante? Ho fatto un patto e tu sei la chiave di questo patto... non ti lascerò fino a che non mi darai una mano. Ah... ricordati i numeri.

Mi sveglio, inizio a preoccuparmi seriamente della cosa.

Forse dovrei rivolgermi a uno psicologo; forse ho dei conflitti interni che si manifestano in questo modo... chissà?!

Lascio perdere i numeri datemi in sogno e neanche guardo se sono usciti.

Dopo tre giorni, eccolo.

L'ambiente è strano, siamo all'interno di un ospedale abbandonato, è pieno di polvere.

Sono in un lungo corridoio, cerco l'uscita, sono solo, poi eccolo nuovamente.

Si avvicina sorridente.

  • - Vedo che non hai giocato i numeri.

  • - Perché non mi lasci in pace?

  • - Lo sai perché. Vedo che le buone, i regali, non riescono a sortire l'effetto... sei rimasto ancora il capitano Hans. Vorrei non arrivare alla maniere forti. Pensi che sia solo un sogno? Bhè... non lo è! Voglio ricordarti che se mi aiuti ti lascerò in pace, potrai continuare la tua esistenza altrimenti...

  • - Altrimenti?

  • - Vedrai domani. ah... giusto perché tu lo sappia, andrò in crescendo.

  • - Perché non ti trovi un altro?

  • - Ancora?! Ho bisogno di te e tu mi aiuterai. Sapevo che eri un tipo difficile solo che ora inizio veramente a seccarmi.

  • - Peccato che non mi ricordo di te. Cosa facevi quando ci conoscevamo.

  • - Mi piacerebbe continuare a parlare con te ma ho molte cose da fare. Ah... prima di andare via guarda questa pagina di giornale.

Mi da in mano un articolo dove parla di un incidente stradale, leggo i nomi delle persone coinvolte, uno di questi è quello di un mio collega. Prima di andare via lo sconosciuto si gira e mi dice: Si, è proprio la persona che stai pensando.

La mattina dopo in ufficio noto la mancanza di un collega, proprio quello indicato dal tipo del sogno, chiedo in giro ma pare che nessuno sappia cosa sia successo poi il direttore ci dice che il collega ha avuto un incidente stradale, non è in pericolo di vita ma, da quanto avrebbe riferito la moglie, ne avrà per almeno un mese.

Resto basito e preoccupato.

Mi chiedo quanto rientri nella casualità questo evento, mi pare poco.

Passano altri giorni, accendo la tv, un terremoto, proprio come fattomi vedere in sogno, sconvolge una zona a 200 chilometri da qui.

Il giorno dopo il terremoto ecco nuovamente il tipo misterioso in sogno.

Questa volta l'ambientazione è casa mia.

Nel sogno lui suona il campanello, è vestito elegantemente ed è seguito, per la prima volta, da altri due personaggi.

Il sogno sembra dannatamente realistico.

Il tipo entra, seguito dagli altri due.

  • - Bene, come vedi ho portato compagnia.

  • - Vedo! Non ti arrendi?

  • - Perché dovrei? Sai che ho firmato un contratto? Forse te l'ho già detto, comunque, tu fai parte del contratto. Lo so è scorretto... è vero ma non ti ho detto con chi l'ho firmato.

  • - Io non ho firmato nulla quindi...

  • - Mi spiace ma non è così che funziona. Bene, vedi questo? - mi fa rivedere lo strano oggetto visto all'inizio.

  • - Allora?

  • - Devi portarlo davanti alla croce del cimitero militare. So che sei andato a vederlo e so che hai visto il nome Albert... si... è proprio quello. Ma ti è così difficile lasciare questo oggetto lì? Senti, se tu mi dici di si te lo lascio in macchina.

  • - Voglio svegliarmi... voglio svegliarmi... voglio...

  • - E no! Prima devi vedere una cosa. Seguici.

Seguo i tre personaggi, questi si dirigono in cucina, lì c'è Chiara.

Uno di loro tira fuori una carta e la mette nel tavolo.

Ora ti puoi svegliare, mi dice il tipo misterioso.

La mattina mi alzo, Chiara è già in cucina.

  • - Aldo, ho trovato questa carta sopra il tavolo.

  • - Cosa?

  • - Una carta. Non so come può esserci capitata.

Racconto a Chiara quello che ho sognato, le dico che sono preoccupato, spaventato.

Ho paura che possa succederci qualcosa.

Non so come comportarmi.

Alla fine decidiamo di cedere al tipo del sogno.

La paura di essere coinvolti in chissà quale disgrazia e il non saper come affrontare la situazione, assolutamente nuova e sconosciuta, ci convince che cedere alla richiesta di lasciare, come richiesto, lo strano oggetto in cimitero è la soluzione migliore.

La notte dopo, eccolo.

L'ambiente è la mia macchina.

Io sono al volante e il tipo è nel posto del passeggero.

  • - Allora? Ti sei convinto?

  • - Veramente... no! Ho solo ritenuto la.... santa pazienza... sto parlando ad un personaggio immaginario... perché tu sei il personaggio di un sogno.

  • - Tu pensi veramente così? Come te la spieghi la carta? L'incidente al tuo collega? no... non sono solo un sogno.

  • - Vabbhé! Cosa devo fare?

  • - Bene! Domani mattina troverai un oggetto nella tua auto. Quello di cui parlavamo l'altra volta. Lo devi portare nella tomba di Albert Bausch e lasciarlo lì. Non mi pare che chiedessi tanto.

  • - Perché io? Cosa c'entro?

  • - Ancora con questa storia? E che palle!!! Dai...

La mattina dopo trovo uno strano oggetto dentro la mia macchina.

Come promesso in sogno, mi reco al piccolo cimitero militare e lascio l'oggetto dove richiestomi.

Alla fine è stato semplice, anche se non sono riuscito a capire cosa diamine c'entrassi io.

Passano sei mesi, i sogni con lo sconosciuto sono scomparsi, mi sento più sereno, anche se non so dare una spiegazione a quanto accadutomi.

La sera, tornando a casa, trovo una carta, quelle usate dai chiromanti, vicino all'ingresso di casa.

Dopo quello che mi è successo, la cosa mi infastidisce un po'.

Mi corico, inizio a sognare.

Nel sogno sono in un grande edificio bianco.

Sono solo, mi aggiro per le stanze cercando l'uscita, poi mi sento chiamare, mi giro, un tipo mi fa segno di seguirlo.

Attraverso una serie di corridoi, alla fine entriamo dentro una stanza, seduto c'è lui, il tipo dei sogni.

  • - Vieni, siediti qui – mi fa il tipo.

  • - Perché sei qui?

  • - Guarda questo – mi allunga un articolo di giornale dove campeggia la mia foto.

  • - Cosa significa?

  • - Tu facevi parte del patto. Lo so... sono stato una carogna... avevi ragione a diffidare. Ho dato la tua anima al diavolo e ora è venuto a riscuotere.

  • - Cosa?! Ma che cavolo stai dicendo?

  • - L'oggetto che ti ho dato portava un scritta. Scommetto che non l'hai letta.

  • - Che scritta?

  • - La faccio breve. Lasciando quell'oggetto in quella tomba tu davi il consenso.

  • - Questo è un incubo. No... basta...

  • - Bene, devo andare.

Mi sveglio sudato, agitato.

Sono solo, Chiara è già andata a lavoro, io ho un altro turno.

Passo tutta la mattinata rimuginando su quello che ho sognato.

Mi dico che non può essere, poi esco per andare a lavoro.

Un incidente stradale ha causato la morte di un … la mattina seguente i titoli dei giornali locali riportano questa notizia.









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