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lavoro pubblicato giovedì 2 novembre 2017
ultima lettura sabato 23 marzo 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Passion - Stazione I Flagellazione - ( a Thomas Sankara )

di salci. Letto 339 volte. Dallo scaffale Filosofia

 Thomas era nato in un minuscolo villaggio africano in una fredda notte di Dicembre, come quell’altro, laggiù in Palestina. E come quell’altro visse avvolto dall’amore, semplice e totale, della sua famiglia. Con la fede .......


Thomas era nato in un minuscolo villaggio africano
in una fredda notte di Dicembre, come quell’altro, lag-
giù in Palestina. E come quell’altro visse avvolto dall’a-
more, semplice e totale, della sua famiglia. Con la fe-
de stretta tra le mani e la speranza, che scivolava come
muco, appesa al naso. Sognava di poter lenire le ferite
scavate dal dolore con un sorriso e una carezza.
Credeva che il gesto contenesse qualcosa di magico ca-
pace di diffondersi come il suono di un tamburo nella
savana. Con lo stesso imperscrutabile mistero che tende
quel filo così sottile che ci conduce a Dio.
E ne parlava con Aheb, il suo amico Etiope dalla bar-
ba bianca e dal passo cadenzato come lo scroscio delle
ultime gocce di pioggia alla fine del temporale.
«Perché Dio è così lontano dalle nostre miserie? Per-
ché permette che la sofferenza ci sovrasti e ci abbrutisca
trasformandoci in esseri indegni della sua presenza?»
«Questo è il nostro limite più grande» rispondeva il
vecchio che a lungo aveva vissuto sugli altopiani. «Di-
nanzi ad una genetica incapacità di trovare risposte alle
domande fondamentali sul senso dell’esistenza, cerchia-
mo un rifugio sicuro ed ogni qualvolta non lo troviamo,
pensiamo che la colpa sia del rifugio. Non è così, mio
piccolo amico. Lo scoprirai più avanti. Da solo. Com’è
giusto che sia.»
Thomas funse da bastone quando le gambe del ve-
gliardo si piegarono al peso degli anni e le passeggiate
divennero sempre più brevi. La realtà gli appariva ades-
so meno complessa e indecifrabile. E lo stupore si at-
tenuava mentre l’anima si gonfiava di parole piene di
significato.
Distingueva esattamente la differenza che correva tra
obbedienza, osservanza ed amore.
Sentieri differenti per percepire Dio e condividerne
l’essenza dello spirito. Aheb lo aveva guidato nella ri-
cerca. Lui aveva trovato il percorso. Aveva scelto di sce-
gliere. Raccolse le sue poche cose e partì trascinando
i piedi sulle zolle aride di una terra che presto avrebbe
battezzato «degli uomini puri». Andando incontro al
suo destino, scritto tra i fiocchi di cotone che gli piaceva
accarezzare.
Un’ascesa inarrestabile lo portò rapidamente alla gui-
da del suo paese. Sentiva quel popolo carne della sua
carne. Fratelli schiacciati dal sopruso e uccisi, come mo-
sche, dall’indifferenza. Caricò, senza indugio, le sue spal-
le di quel pesante fardello e senza paura guardò negli
occhi la verità.
Scagliandola come saetta in faccia ad un nemico vi-
scido e subdolo che annegava ogni residuo barlume di
umanità tra una tartina ed una coppa di champagne.
Ai piani alti di torri di cemento, con una stretta di
mano, si decideva della vita di milioni di persone. Tra
sorrisi compiaciuti e pacche sulle spalle.
Incapace di trovare soluzioni che alleviassero quell’im-
mane dolore, Thomas soffriva nutrendosi della soffe-
renza della sua gente. Supplizio e tormento di un cuo-
re onesto appeso alla bilancia di orafi attenti a misurare
ogni grammo di compassione.
E ribolliva di rabbia mentre le vene si gonfiavano di
sdegno.
«Io parlo in nome delle madri che vedono i propri
figli morire di malaria o di diarrea, senza sapere che
potrebbero essere salvati da semplici mezzi che la scienza
delle multinazionali, impegnate soltanto ad inseguire il
profitto, nega loro.»
Non si stancava di gridarlo. Ovunque.
Sorretto dalla debole speranza di spogliare il cinismo
e scalfire quelle facce scolpite nella pietra più dura.
Lo ripeteva tra l’incanto di piante centenarie e la falsa
perplessità di chi alle più sottili forme d’intrigo doveva
il proprio ruolo ed il proprio potere.
«La dominazione culturale è la più flessibile, la più
efficace, la meno costosa.Il nostro compito consiste nel de-
colonizzare la nostra mentalità.»
Lo affermava con forza. Pienamente convinto che l’af-
francamento dalla schiavitù passasse per quel sentiero.
Un riferimento culturale necessario per comparare la
meschinità di un mondo che globalizzava la miseria se-
cretando la ricchezza in poche mani, con una umanità
capace di sostenere il più debole con responsabile com-
prensione.
Lo confidava al suo amico Blaise con il quale aveva
condiviso il sogno, prima che, come pane, fosse spezza-
to e sparso in mille briciole.
Antico il rito. Sipario che scende puntuale sull’ul-
tima scena, quando la trama è svelata ed ogni cosa si
compie nel tradimento.
E i lupi pronti all’agguato.
«Il debito che ci strangola non ci appartiene. Noi sia-
mo estranei alla sua creazione. Se non paghiamo, i nostri
creditori certamente non moriranno. Se invece paghia-
mo, saremo noi a morire, possiamo esserne altrettanto
certi.» Thomas aveva compreso da tempo che fermare
il saccheggio era l’unico modo per rallentare l’emorra-
gia.
S’era speso senza alcun risparmio in quella battaglia
che sapeva bene essere impari. Con tutto il fuoco della
sua passione. Con tutto se stesso.
Lo doveva alla sua gente, a sua madre a suo padre ai
suoi fratelli ad Aheb, il suo vecchio maestro e a se stesso.
Lo doveva all’Africa, offesa e ferita a morte. Lo dove-
va ad ogni zolla di quella meravigliosa terra.
E per l’Africa invocò il disarmo. Sostenendo la ne-
cessità di smettere di acquistare armi utili soltanto ad
arricchire i mercanti di morte.
Tuonò contro l’ipocrisia e l’egoismo denunciando l’in-
decenza del sofisma pedante e capzioso che pretendeva
di giustificare l’ingiustificabile.
«Che senso ha organizzare marce contro l’apartheid,
mentre si producono e si vendono armi al Sudafrica?
Mi chiedo quanto spreca l’umanità in armamenti a sca-
pito della pace e dello sviluppo dei popoli e quante co-
se si potrebbero realizzare con questa enorme massa di
danaro.»
Si mosse il vento e svelò le tracce nascoste nell’ombra.
Emesso il verdetto, i giudici si guardarono soddisfatti
le mani pulite come sempre. Altri le avrebbero lordate
di sangue alzando il flagello e sferzando la carne sino a
sfinirla.
« Non c’è salvezza per i nostri popoli se non voltiamo
completamente le spalle ai modelli che ciarlatani di tut-
ti i tipi hanno cercato di venderci per anni. Loro credo-
no che questo mondo non ci appartenga, che sia stato
creato senza di noi. « Ad una umanità senza coscienza
Thomas opponeva una coscienza di razza, non per di-
stinguere e separare, ma per unire nel nome dell’amore
mentre il sole continuava a nascere ogni giorno senza
sosta. Ed i lupi pronti all’assalto. Con le zanne affilate e
le fauci spalancate. Non aveva brillato abbastanza la co-
meta africana. La sua scia si spense come una candela in
una notte senza luna, quando come un cane, Thomas
venne colpito alle spalle ed ammazzato.


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