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lavoro pubblicato mercoledì 1 novembre 2017
ultima lettura giovedì 18 luglio 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Disonorata carriera

di Poetto. Letto 397 volte. Dallo scaffale Generico

Un ladro e una giovane donna sono i protagonisti di questo breve racconto. Il primo ha l'occasione di fare un colpo ai danni della seconda. Tutto nasce per caso dentro un piccolo centro commerciale, l'azione si sviluppa poi a casa della donna. ..........


Solitamente studio sul lavoro da compiere per diversi giorni, questa volta è stato tutto improvvisato.

Mi reco al supermercato.

Sono circa le 13 e 30, la gente nelle corsie è poca.

Sarà l'occhio “clinico” fatto sta che noto questa ragazza che, quasi senza rendersi conto, lascia la sua borsetta nel carrello della spesa e si sposta di volta in volta per prendere i vari prodotti.

La seguo con lo sguardo, cercando di non farmi notare.

Ad un certo punto, lascia la borsa e si allontana, “sparisce” per andare a prendere chissà cosa in un'altra corsia.

In un lampo, mi approprio della borsetta, piccola e poco ingombrante, la metto dentro la mia tracolla e mi avvio verso l'uscita, lasciando nella corsia le poche cose fin ora prese.

Esco con tutta calma, cercando di non far attirare l'attenzione su di me.

Salgo in auto e via.

A casa guardo con calma la mia “preda”.

Dentro la borsetta, oltre a pochi soldi, una serie di oggetti personali, documenti e delle chiavi.

Le chiavi sono sia quelle di casa che dell'auto.

Guardo i documenti della sfortunata, abita in una zona periferica della città.

Guardo con Google Maps dove si trova questa casa.

La casa è una bella villetta circondata da un piccolo giardino.

Cerco sui social la proprietaria della borsetta, la trovo.

Lei, senza rendersene minimamente conto, ha agevolato enormemente il mio lavoro.

Nella sua pagina Facebooke e Instagram ci sono tutta una serie di foto evidentemente scattate nel suo domicilio.

Mi rendo conto che vive sola, che ha un tenore di vita elevato, noto infatti tutta una serie di oggetti di un certo valore, sparsi per la casa, noto che non ha un sistema di sicurezza.

Massimo della fortuna, tramite una foto, noto la presenza di una cassaforte, successivamente “nascosta” da un quadro.

Cerco di capire se a casa di questa tipa ci sia un telefono fisso, nulla fisso.

Devo trovare il numero del suo cellulare.

Tra le cose personali trovate c'è anche una piccola agendina dove ci sono vari numeri telefonici tra cui uno che inequivocabilmente è il suo, affianco al numero c'è il suo nome e il nomignolo che usa nei social.

Per qualche motivo si è scritta il numero del suo cellulare, forse ha cambiato il numero da poco e aveva paura di dimenticarselo, chissà? Comunque questo favorevole evento mi semplifica enormemente le cose.

Da un amico ho preso una serie di telefoni usa e getta, non avevo previsto questa evenienza specifica sembrano, però, fatti apposta proprio per la circostanza.

Domenica 15 agosto, ore 14.

Mai giornata poteva essere più propizia.

In auto mi avvicino alla casa della tipa.

Vedo che la sua macchina è nel parcheggio interno.

Accendo il cellulare.

  • - Pronto, la signora Rossi Michela? - faccio io.

  • - Si, con chi parlo?

  • - Senta signora, mio figlio, fuori da un negozio, ha trovato una borsetta con i suoi documenti, le sue cose.

  • - L'avete trovata? Ci sono anche le chiavi di casa? - fa la signora.

  • - Si, ci sono due mazzi di chiavi. Senta, io vorrei rendergliele ma mi trovo nell'impossibilità di...

  • - Guardi, a me servono solo i documenti, le chiavi di casa e della macchina. Se non può venire mi può benissimo spedire queste cose...

  • - Senta, se si avvicina lei a casa mia le do tutto quanto. Come le dicevo, mio figlio l'ha trovata vicino alla nostra auto, era aperta probabilmente buttata da chi l'aveva presa. Penso che tranne i soldi, non manchi nulla. Mi sembra anche un borsetta costosa.

  • - Già... l'ho pagata più di 400 euro. In che via abita?

  • - Via delle trincee 7.

  • - Vicino a Via Verdun... ho capito. Comunque ho il navigatore, non avrò problemi a trovarla. Lei, come si chiama?

  • - Aldo Brina – do un nome totalmente inventato.

  • - Va bene! Non le ho ancora detto grazie. Guardi, penso che nell'arco di mezz'ora... sarò da lei. Ancora grazie!

  • - Si figuri! Bene, L'aspetto.

Resto in auto, a debita distanza, ad aspettare.

Vedo che dopo dieci minuti si apre il cancello d'ingresso, l'auto della tipa esce.

Sono sempre dentro l'auto, parcheggiata in mezzo ad altre macchine.

Appena vedo la sua vettura in strada, lentamente mi abbasso, non mi nota.

Dopo un po' esco dall'auto, in giro non vedo anima viva.

Entro dal portoncino, mi dirigo subito dove ho visto la cassaforte.

Questa è un vecchio modello che riesco ad aprire in 10 minuti, grazie agli strumenti che mi sono portato, pochi a dire il vero, solo il minimo indispensabile.

Dentro, come presumevo, trovo un “tesoretto”, circa diecimila euro in contanti, gioielli e diversi oggetti in oro.

La mia attenzione è attirata da un quadro appeso in salotto.

É di piccole dimensioni, guardo meglio, sono sicuro che sia di un artista quotato, essendo di piccole dimensioni, porto via anche quello.

Ho fatto il conto che dovrei avere circa 30 minuti, salvo imprevisti, che nel nostro lavoro sono numerosi, a disposizione.

Impiego 15 minuti in tutto.

Oltre al contenuto della cassaforte porto via solo il quadretto, che riconosco essere di valore, gli altri oggetti della casa non sono così di valore da giustificare un ulteriore appesantimento e un ulteriore perdita di tempo.

Salgo in auto.

Dopo un po' mi disfo del cellulare.

Sono quasi dispiaciuto della mia vittima, ma il lavoro è lavoro.


Sabato 14 agosto.

Sono a fare un po' di spesa.

Mi allontano un attimo dal carrello, dove ho lasciato la borsetta, come ritorno questa è scomparsa.

Resto un attimo perplessa, basita.

Dopo lo smarrimento iniziale vado subito in direzione del piccolo centro commerciale per denunciare il fatto e scopro che le telecamere nelle corsie non sono ancora state posizionate, mi dicono forse il prossimo anno, per ora ci sono solo quelle esterne e quelle che inquadrano le casse, in ogni caso, per la privacy non possono farmi vedere i filmati.

Mi consigliano di fare subito la denuncia e mi ricordano che dopo 48 ore le registrazioni vengono cancellate.

Mi dicono che, comunque, avrebbero controllato se notavano la mia borsetta.

Lascio una mia foto, fatta col cellulare, dove in primo piano si vede la borsetta; lascio le mie generalità ed il mio numero di telefono, mi dicono, non so se in via ufficiosa, che se dovessero notare, dai video di sorveglianza, qualcosa di sospetto mi chiameranno.

Sono molto diffidente su questa cosa, sia in generale, sia perché è il periodo di ferragosto.

Chiedo in giro se hanno visto qualcuno avvicinarsi al mio carrello ma, a quanto pare, nessuno ha visto nulla, anzi, a mala pena si sono accorti della mia presenza.

Nella borsa, oltre ai documenti e alle chiavi di casa, c'erano le chiavi della macchina.

Chiedo ai dipendenti del piccolo centro commerciale dove posso trovare la caserma dei carabinieri più vicina.

Per fortuna mio fratello non è ancora partito con la famiglia.

Gli telefono, racconto cosa mi è successo.

Fortunatamente lui ha il doppione delle mie chiavi di casa e della macchina.

Gli chiedo la cortesia se me le può portare.

Nel mentre che mi raggiunge mi reco a piedi a sporgere la denuncia.

Fatta la denuncia, trovo fuori della caserma mio fratello.

Mi accompagna fino alla mia auto.

Oltre la mia naturale agitazione per quello che è successo, vede che sto bene.

Preoccupato per me, mi segue in auto verso casa, arrivati qui l'argomento non può che essere quello del furto della borsetta.

Mi consiglia di cambiare le serrature di casa, sopratutto del portone d'ingresso.

Secondo lui, è la prima cosa da fare quando passeranno le festività di ferragosto.

Mi chiede se voglio rimanere da loro a cena, preferisco mangiare qualcosa e coricarmi un po'. Questa storia mi ha causato un gran mal di testa.

La mattina seguente sono ancora frastornata dalla storia della borsetta.

Verso le dieci, una mia amica telefona, mi invita a prendere qualcosa dopo cena.

Dopo un po' di titubanza, accetto.

Tutta la vicenda mi ha messo un gran malumore quindi non ho nessuna intenzione di uscire di mattina.

Mi auguro che in tarda serata il malumore si attenui.

Alle 14 ricevo una telefonata.

Un tale mi dice di aver trovato la mia borsetta.

Inizialmente penso di chiedergli di mandarmi solo i documenti e le chiavi solo che anche la borsetta, presa solo il mese scorso, ha il suo valore economico.

Il tipo mi dice di abitare dall'altra parte della città.

Esco dopo circa dieci minuti dalla telefonata.

La città è deserta. Il mio umore è decisamente più sereno.

Mentalmente mi faccio il “film” di come sia stata trovata la borsetta e rifletto sulle cose da fare una volta ritrovati i documenti.

Arrivo a destinazione ma al numero civico indicato non c'è nessun Aldo Brina, ossia il nome che lo sconosciuto mi ha dato.

Nel numero civico indicato c'è un edificio di due piani, al piano terra ci sono alcuni negozi, oggi chiusi, mentre tra il primo e secondo piano ci sono quattro appartamenti e nessuno di questi indica il cognome Brina come proprietario.

Mi chiedo se ho capito male io l'indirizzo.

Magari anziché il numero civico 7 era 17 o 27.

Nel mio cellulare è rimasto in memoria il numero del tipo che ha chiamato, lo faccio per sentire un po'.

Nulla, o è spento o non prende.

Da un portone vicino, vedo un signore anziano uscire con un cagnetto, mi avvicino e chiedo se conosce la famiglia Brina.

Questo scuote la testa, mi dice di abitare lì da almeno 30 anni e nessuna famiglia Brina ha mai abitato, almeno negli ultimi 30 anni, quel palazzo.

Ancora fiduciosa di aver capito male l'indirizzo, provo ad avvicinarmi al numero 17 della via, ma qui c'è una villetta e nessuna famiglia Brina, provo al 27, ultimo numero con 7 disponibile, in quanto la via non è molto grande, qui trovo un'altra piccola abitazione a due piani e nulla famiglia Brina.

Inizio ad essere pessimista.

Provo a richiamare lo sconosciuto che mi ha avvisato della borsetta, ancora nessuna traccia.

Torno a casa.

Noto che qualcosa non quadra.

La mia attenzione è calamitata sulla parete del salotto.

Manca un quadro.

Tutto il resto della casa sembra apposto ma il quadro, un regalo di mia nonna, un'opera di un importante pittore degli inizi del novecento, prezzo di mercato almeno 20 mila euro, è scomparso.

Con il cuore in gola, e spaventata, faccio il giro della casa, apparentemente sembra l'unica cosa che manchi, poi mi viene in mente di guardare il quadro che nasconde la cassaforte, come lo sposto mi rendo conto che qualcuno l'ha aperta e portato via tutto il suo contenuto.

Chiamo mio fratello che si stava preparando a partire con la famiglia.

Mi consiglia di non toccare altro e chiamare subito le forze dell'ordine, nel mentre lui, assieme alla famiglia, sta arrivando.



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