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lavoro pubblicato mercoledì 1 novembre 2017
ultima lettura martedì 20 ottobre 2020

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"Io, Lauro e le rose"

di diarma. Letto 541 volte. Dallo scaffale Amicizia

Da "Io, Lauro e le rose"Un sabato di aprile tornai a Meta, dopo anni di assenza. Lasciai le mie principesse alle faccende di casa. A me toccava fare la spesa, al Casale. Entrai nel supermercato. Mi accostai al bancone del pane, deserto. A fia.....

Da "Io, Lauro e le rose"

Un sabato di aprile tornai a Meta, dopo anni di assenza. Lasciai le mie principesse alle faccende di casa. A me toccava fare la spesa, al Casale. Entrai nel supermercato. Mi accostai al bancone del pane, deserto. A fianco vi era quello dei salumi e, poco distante, intravidi un signore girato di spalle, intento ad affettare del prosciutto e scambiare qualche battuta con altri clienti che mi precedevano.
Restai in attesa a qualche metro di distanza e da lontano ci scambiammo un'occhiata. Non lo riconobbi subito, ma la sua sagoma, la voce, avevano qualcosa di familiare.
“Un attimo solo e sono ...”
S’interruppe bruscamente. Restammo a osservarci. Ne era passato di tempo, non eravamo più ragazzi. Eravamo diversi, nella taglia del corpo, nei tratti del viso. A lui erano spuntati dei peli bianchi sulle basette che fuoriuscivano dalla coppola che aveva in testa. Lo fissai e fui ebbro di felicità.
Alternò lo sguardo di continuo, prima su di me e poi sui signori che aveva di fronte. Nacque un sorriso sul mio volto, anche lui non trattenne la gioia. Notai che si affrettò a congedare gli altri. Avrei voluto dirgli “fai con calma, non ho fretta, c’è tempo ancora!”
Si girò, mi guardò, emise un lungo sospiro. Mi venne incontro con passo veloce, mentre si strofinava con forza le mani sul grembiule.
Di slancio lo raggiunsi a metà strada. Il mondo si fermò, nessuno ci importunò in quell'attimo. Il silenzio disse tutto. Fu un abbraccio lungo, sentito, commosso, che non poteva comunque colmare il vuoto degli anni trascorsi, ma in quel momento, quel tempo, era solo nostro.
Eravamo due fratelli, ma non della stessa madre e dello stesso padre, non costretti da un legame di sangue, eravamo due fratelli che si erano scelti, e due fratelli così non vanno divisi. Tirammo indietro il capo ma sempre tenendoci cinti per le braccia.
“Raffaè, come stai?”
“Adesso bene!”



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