ewriters

scrivere per essere letti
Siamo 8.499 ewriters e abbiamo pubblicato 74.968 lavori, che sono stati letti 57.540.171 volte e commentati 55.650 volte. Online dal 3 Gennaio 2000.
 
 



Seguici


Scaffali


lavoro pubblicato mercoledì 1 novembre 2017
ultima lettura sabato 24 ottobre 2020

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Calcio

di Hiroshi84. Letto 532 volte. Dallo scaffale Generico

Maggio 1998 «Ragazzi forza, salite che si parte, e mi raccomando due alla volta. Ho detto dueeeeeeeeeee!!!» così si mise ad urlare Alosi, il nostro professore di matematica.«Dio Cristo, pianoooooooo!!!! Ma che cazzuola di .....

Maggio 1998
«Ragazzi forza, salite che si parte, e mi raccomando due alla volta. Ho detto dueeeeeeeeeee!!!» così si mise ad urlare Alosi, il nostro professore di matematica.
«Dio Cristo, pianoooooooo!!!! Ma che cazzuola di casino è questoooooo??? » continuando a sbraitare.
Salimmo come tante capre e con l'immancabile marasma ci sistemammo nell'autobus, in quanto non vedevamo l'ora di partire.
Destinazione? Firenze!
Era l'ultimo anno di liceo, la scuola si era finalmente degnata ad organizzare una settimana in gita, e per giunta in un posto più lontano nonchè più interessante, a differenza degli anni precedenti in cui oltre le zone limitrofe di Messina non andammo.
E poi Firenze è una delle città più belle d'Italia, come non essere cosi eccitati?
In verità, non lo eravamo proprio tutti, i nostri insegnanti, giá in partenza si mostrarono visibilmente stressati perchè risultavamo la classe più scalmanata della scuola.
Escludendo l'autista eravamo in trenta, ovvero venti maschi, sette femmine e tre dei nostri professori, ossia:
Il già citato professore di matematica Alosi, Scolaro la professoressa di francese, e Marchese la professoressa di italiano.
Il volto di quest'ultima si fece pian piano più rassicurante accompagnato da un lieve sorriso.
«Collega meno male che vieni anche te, ringrazio Dio per questo, solo tu puoi tenere a bada queste pesti!» espose poggiando una mano nell'avambraccio del docente di matematica.
Il professore dato che era in testa all'autobus, per essere sicuro di essere sentito da tutti, con un tono di voce alto e autoritario le rispose puntando lo sguardo su tutti noi.
«I ragazzi devono stare non solo con due piedi in una scarpa, ma anche con due mani in un guanto, e il primo che darà problemi, parola mia gli cambierò i connotati» sentenziò con fare severo.
Queste parole non ci impressionarono più di tanto, alla fin fine era la nostra gita e volevamo sentirci più sciolti possibili. L'autobus partì, e ci ritrovammo in un battibaleno in autostrada.
Attaccammo subito con le canzoni, di cui una la cantammo in maniera davvero gasata:
“Firenze Santa Maria Novella“ di Pupo, prima cantata in versione classic e poi in versione parodia “Firenze Santa Maria Monella“ con numerosi doppi sensi, per poi passare ad alcune barzellette.
I professori ci lasciarono fare, e immaginai Alosi pensare tra sé e sé:
«Finche si limitano a questo...»
Con il traghetto, una volta attraversati lo Stretto per giungere a Villa, dalle canzoni e dalle barzellette, ci concentrammo su un'unica argomentazione ovvero IL CALCIO.
Eravamo tutti sostenitori accaniti di questo sport e anche le ragazze non erano da meno.
Tra di noi c'erano delle tremende rivalità calcistiche e principalmente si tifava su tre squadre: Milan, Inter e Juventus. Nessuno tifava Messina.
Le professoresse si dimostraromo disinteressate ai nostri discorsi, cimentandosi unicamente a leggere riviste di vario genere, il professore Alosi invece dopo aver svogliato pigramente alcune pagine della Gazzetta del Sud, tentò in qualche modo di prendere sonno, ma appena giunsero alle sue orecchie i nostri discorsi, aprì di botto gli occhi per poi sbuffare a più non posso.
Aveva un odio feroce per il gioco dei piedi (cosi lo aveva coniato) e bastava sentire non solo la parola 'calcio', ma anche 'pallone' 'rete' 'stadio' 'goal' etc, che gli veniva l'orticaria.
Non importava se in classe o altrove, si irritava subito, per poi partire con delle pesanti e inutili manfrine, del tipo:
«È il gioco più stupido del mondo, ma perché non dedicate il vostro tempo a cose più utili e istruttive?» oppure facendo un'altro esempio «Se il livello culturale in Italia è basso, la colpa è proprio di questa merda che vi sta letteralmente plagiando, sono convintissimo che in Africa la gente risulta molto più intellettuale di voi!»
Pensavamo che questa sua avversione per il calcio si limitasse solamente ad una questione di ideologia, invece scoprimmo tramite la professoressa Marchese (che si lasciò scappare una confidenza con noi un mese prima della gita), la reale motivazione, una questione molto più radicata e personale.
Samuele Alosi, figlio unico del professore, abbandonò presto gli studi per dedicarsi anima e corpo al calcio, provocando cosi una profonda delusione non solo a lui, ma anche alla moglie che desideravano con tutto il cuore che un giorno se lo ritrovassero studiato ed avviato a livello professionale.
Inizialmente le cose gli andarono bene riuscendo anche ad avere un certo successo, arrivando perfino a giocare in serie B, ma la fortuna lo abbandonò sul più bello poiché a 24 anni, dovette ritirarsi dopo un grave infortunio.
Il ragazzo senza studi e senza aver mai lavorato un solo giorno in vita sua, si ritrovò disoccupato alla soglia di 30 anni, praticamente senza arte e nè parte.
Questo spiegò il perché l'insegnante di matematica avesse un odio immane per il calcio e per i calciofili prodigandosi come in una sorta di crociata personale.
La cosa ci dispiacque un po', ma non ci portò di certo a diventare più comprensivi nei suoi confronti.

La strada da fare era abbastanza lunga e per il professore la cosa si rilevò un autentica tortura, specie negli ultimi chilometri che ci separavano da Firenze.
All'inizio parlavamo tra di noi sommessamente poi pian piano iniziarono gli schiamazzi ed ognuno professava la propria fede calcistica con l'utilizzo di parole non proprio piacevoli.
Nella caciara creatasi, primeggiava su tutti un certo Andrea Righetti, un ragazzo di media altezza, pallido come la cera delle candele e con una chioma di lunghi capelli neri.
Questi suoi 'colori' lo contraddistinguevano poiché manco a farlo apposta tifava per la Juventus, e per entrambi i motivi veniva soprannominato Zebra.
Il professore Alosi non nutriva in lui neanche la minima stima, non tanto per una questione calcistica, ma per il suo modo di portare solo caos in ogni occasione, e quel giorno infatti fu praticamente lui ad accendere la miccia.

Righetti, si mise a provocare gli interisti e ancor di più i milanisti facendo l'errore di stuzzicare Saverio Mura, altra testa calda nonché anche mio compagno di banco.
«Voi milanisti siete in estinzione proprio come i camosci, ecco perché siete mosci!» provocò Zebra battendo la stecca.
Saverio non potette fare a meno di rispondere alla sua provocazione, tra l'altro tra i due in passato c'erano già stati accesi dissidi.
«La Vecchia Signora è decrepita, perché non ve ne andate a cagare con lei all'ospizio! » e fu cosi che la litigata coinvolse via via anche le due intere fazioni, cioè juventini vs milanisti intromettendosi in seguito anche gli interisti.
Io, al contrario di tutti, me ne stavo al mio posto buono buono a godermi la scena e tutto questo come giá detto poc'anzi quasi all'arrivo alla località designata.
Inevitabilmente si creò un parapiglia assurdo.
Erano volati insulti, grida, sfottò etc. ed alcuni furono coinvolti in una rissa in piena regola, Zebra inutile dirlo fu il primo a menare. La cosa era degenerata alla grande, sembrava di essere allo stadio, ma con la sola differenza che non lo eravamo.
Le professoresse inizialmente avevano debolmente rimproverato invitando alla calma, ma poi restarono impotenti dinnanzi alla situazione che si era creata, la Marchese addirittura si mise a piagnucolare come una bambinetta isterica.
Il professore Alosi restò stranamente calmo per alcuni istanti, per poi alzarsi di scatto dal suo sedile, e con un sforzo sovraumano riuscì in qualche modo a sedare i bagordi.
Si mise a urlare come un ossesso ordinando dapprima con la sua tipica autorità di piantarla per poi passare alle maniere forti, riuscendo (non senza qualche difficoltà) a contenere fisicamente quelli più facinorosi colpendoli con la Gazzetta del Sud arrotolato a mò di manganello, per poi successivamente separarli e spintonarli fino farli sedere strategicamente in vari punti. Sembrava un poliziotto dell'antisommossa.
Una volta stabilito l'ordine, il professore era furiosissimo come un toro.
«Fate letteralmente schifo, vi giuro su quanto ho caro al mondo, che me la pagherete cara, e quando torneremo a Messina, vi consiglio caldamente di raccomandare l'anima a Dio!» minacciò.
Poi si rivolse a Righetti e gli manifestò tutto il suo disprezzo.
«Righetti, Santa Madonna, sempre tu!» e lo fissò per interminabili secondi «Questo è l'ultimo anno, ma perché non ti diplomi e ti levi finalmente dai coglioni? Prenditi questo straccio di carta e vattene a zappare, vattene a fare in culooooooooooooooooo!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!» soggiunse gridando.
Dopo quello sfogo, ci fu dentro l'autobus un silenzio da far paura e Righetti non proferì parola rimanendo con la testa rivola al finestrino.
In serata arrivammo a Firenze e in maniera disciplinata scendemmo dall'autobus.
«Il primo che si comporta male e rompe le palle, lo faccio viola!' avvisò duramente il professore Alosi ancora inviperito e carico di tensione.
Righetti noncurante di quanto era successo durante il tragitto in autobus, inopportunamente gli fece una battuta dal chiaro sapore calcistico.
«Prof, la prego viola no, la Fiorentina mi sta letteralmente sulle palle!»
Il professore lo squadrò con uno sguardo omicida.
«A te non ti faccio viola, ti faccio nero! Nerooooooooooooooo!!!!!»
Senza scomporsi più di tanto, Righetti continuò a comportarsi da coglione.
«Nero? Nero come l'arbitro? L'arbitro lo può fare lei!» e sempre a sproposito continuò «Prof, glielo ha mai fatto notare nessuno che assomiglia a Emilio Pellegrino?»
Il viso di Alosi diventò rosso pompeiano e gli rispose a tema.
«Ah si? Visto che sono arbitro, eccoti la tua prima ammonizione!» e gli mollò un coppino fortissimo (schiaffo dato sul collo con la mano a forma di coppa) e bastò per zittirlo all'istante.
Righetti, (ma anche tutti noi) rimanemmo stupefatti dinnanzi alla reazione del docente, e capimmo da lì in poi che se avessimo parlato di calcio o ci fossimo comportati male, avrebbe elargito coppini a tutti.
Insomma, l'antifona era più che chiara.
Ad ogni modo la settimana di gita passò tranquilla senza intoppi, visitando musei, monumenti, centro storico e tantissimi altri posti. Nonostante l'inizio della gita a dir poco burrascoso i divertimenti non mancarono.
La settimana passò velocemente, e il ritorno a casa fu l'esatto contrario dell'andata, sembravamo un autobus di suore che tornavano da Lourdes.
Una volta a Messina, il professore Alosi decise di non prendere provvedimenti riguardo i tafferugli dell'andata, riferendo al preside che in gita eravamo stati tutti disciplinati ed inquadrati addirittura meglio di un reggimento degli Alpini.
Non riuscivamo a crederci!
Bisognava ammettere che sul professore si poteva dire di tutto, che era un rompiballe, burbero, pesante...ma alla fin fine era un brav'uomo.
Forse la decisione fu scaturita dal fatto che un'eventuale sospensione significava la non ammissione a gli esami e la conseguente perdita dell'anno scolastico per gli 'hooligans' in questione.
Alla maturità fummo tutti promossi, compreso quell'animale' di Zebra.


Settembre 2015
A distanza di molti anni posso affermare di avere ancora molto vividi i ricordi della gita, giorni davvero bellissimi e indelebili.
Vi starete chiedendo per quale squadra tifava e tifa il sottoscritto e del perché non mosse un dito durante il caos che si era creato in autobus....
Lo volete proprio sapere?
Va bene, mi avete convinto ma prima torniamo un attimo indietro.
Durante la visita della città di Firenze come già detto nessuno osò più parlare di questo sport, tranne una sola volta in cui la parola 'calcio' uscì paradossalmente proprio dalla bocca del professore mentre percorrevamo Via Cavour.
«Ragazzi, prendete esempio dall'ottimo Palumbo, quale calcio e calcio...in autobus è stato l'unico a non mischiarsi con nessuno di voi, lui se ne infischia di queste cose e fa benissimo!» e mi diede un buffetto sulla guancia.
I miei compagni di classe risero in maniera discreta e mi guardarono complice.
In verità sono ed ero tifoso anch'io, precisamente della… FIORENTINA!
Ad Alosi fui tentato di dirgli che le cose stavano diversamente ma alla fine optai per starmene zitto e sicuramente si rilevò una saggia decisione
D'accordo essere VIOLA con il cuore, ma non ci tenevo assolutamente a diventare fisicamente VIOLA a causa dei suoi coppini!


Commenti

Non ci sono commenti disponibili al momento.


Lascia un commento a questo lavoro:

per lasciare un commento devi effettuare il login: