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lavoro pubblicato mercoledì 1 novembre 2017
ultima lettura sabato 23 marzo 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Come Nessie divenne un mostro

di Greta. Letto 348 volte. Dallo scaffale Fiabe

Nessie di Loch Ness non è sempre stato una leggenda. D'accordo, sì, anche all'epoca era riservato... Non voleva comparire nelle pitture rupestri e, se qualche turista andava a trovarlo, fingeva di non essere in casa... Ma due chiacchiere ...

Nessie di Loch Ness non è sempre stato una leggenda. D'accordo, sì, anche all'epoca era riservato... Non voleva comparire nelle pitture rupestri e, se qualche turista andava a trovarlo, fingeva di non essere in casa... Ma due chiacchiere con i pescatori locali se le faceva volentieri, e, a volte, pescava persino con loro. Era bravissimo, a catturare i pesci con gli artigli. S'immergeva in picchiata fin dove l'acqua era blu notte, aspettava con il fiato sospeso un salmone grasso che passasse di là, e poi risaliva a razzo con un bel colpo della coda nerboruta, infilzandolo con gli artigli come noi infilziamo la frittata con la forchetta. C'era sempre pesce in abbondanza per tutti, quando Nessie partecipava alla pesca. E a pranzo, mentre i pescatori raccontavano alle mogli che il drago li nutriva invece di divorarli, lui scendeva soddisfatto nella sua caverna di coralli e conchiglie, a mangiarsi in santa pace il suo gustoso pescione crudo. Poi, una mattina, Nessie ebbe visite. Uscì dalla caverna ancora mezzo assonnato, si stiracchiò ben bene le zampe nell'acqua fresca, e... Sorpresa! Si ritrovò davanti i suoi zii italiani, che erano appena arrivati dalla foce del fiume e si erano nascosti tra i giunchi per fargli uno scherzo di quelli piacevoli.
Ora, dovete capire: allora non era come adesso. Ercole non era ancora venuto a mettere zizzania tra noi e le creature mitologiche, quindi queste giravano liberamente e nessuno si scandalizzava se vedeva quattro serpenti marini enormi risalire il fiume con delle valigie fatte di scogli. Gli italiani dicevano di aver visto mezzo mondo, tanto avevano viaggiato ultimamente. Comunque, dato che i parenti si dimostravano stanchi e che le borse di roccia pesavano, Nessie decise di mettere tutti comodi nella caverna prima di ascoltare le loro avventure e di raccontare le proprie
Non so chi, nella stessa situazione di Nessie, avrebbe potuto sospettare qualcosa. Certo, gli indizi c'erano... I parenti parlavano, ma non di casa loro, lo zio Scila e la zia Cariddi avevano dei segni strani sulla schiena... Ma lui cosa doveva pensare? Era normale ogni tanto litigare con i vicini, e poi era così contento di riabbracciare i suoi parenti che la testa gli fluttuava a due centimetri dal corpo. Erano cambiate un sacco di cose dall'ultima era in cui si erano visti. I dinosauri si erano estinti, i continenti si stavano allontanando ancora, e Nessie voleva essere aggiornato su tutto quello che succedeva in Italia tanto quanto la zia Scilla voleva sapere della sua nuova cresta. Passarono tutti una splendida mattinata, Nessie narrando di come quell'inverno gli scozzesi avessero pattinato sul suo lago e gli italiani illustrando con grandi gesti delle pinne come erano fatti gli strani tubi che gli uomini stavano costruendo sul Tevere. Poi, in un attimo in cui c'era silenzio perché stavano riprendendo fiato, la pancia dello zio brontolò orchescamente, annunciando inequivocabilmente che era ora di pranzo.
Nessie sfoderò subito gli artigli. Era un padrone di casa galante... Che i parenti restassero pure comodi lì , sarebbe andato lui a pescare cibo per tutti! Gli italiani, però, non ne volevano sapere. Iniziarono a vociare come neanche le anatre, si pararono davanti alla porta con sguardi cupi, e alla fine Nessie dovette cedere, perché era proprio impossibile opporsi a quattro italiani che minacciavano di offendersi. Fu proprio allora, mentre Nessie se ne stava sul divano di stelle marine sotto la guardia premurosa di zio Cariddi, che gli italiani trascinarono al centro della grotta le tre loro valigie più grandi. Nessie, naturalmente, s'incuriosì. Capite, lui pensava che i suoi parenti volessero andare a pescare al posto suo, e invece questi avevano del cibo in valigia... Avevano forse trovato il modo di conservare il pesce? Sporse il più possibile il testone verso gli scogli per guardare oltre le creste dei parenti, e... Bum! Cadde lungo disteso ai piedi del divano, perché gli italiani non avevano portato del pesce, ma dei lunghi vermi gialli senza testa e senza zampe che non avevano per niente un'aria commestibile.
Lo zio Cariddi aiutò Nessie a risedersi. Gli fece bere una bella sorsata di lago, e poi cercò di fargliene bere una seconda, dato che quell'acqua era ricca di ferro e chi sveniva poteva essere anemico. Nessie, però, girò la testa. Fissò di nuovo inquieto i vermi, aspirò il loro odore dolciastro... "Cosa... Cosa... Cosa sono quelli?" Si sentiva la gola annodata, nonostante avesse il collo ancora tutto proteso in avanti. Zia Scilla sorrise con la bava alla bocca. "Ma sono spaghetti! Sono la cosa più buona del mondo, non sono per niente pericolosi..." Roteava come un gorgo impazzito, mentre spiegava al parente stralunato come gli avrebbero preparato una pasta allo scoglio. Nessie, a questo punto, si tranquillizzò. In fondo, gli italiani ne sapevano molto più di lui in fatto di cibo. Lui era vissuto a pesce crudo del suo lago, non aveva mai provato cose esotiche come loro che viaggiavano in lungo e in largo. E poi, che cavolo? Lo zio gli aveva assicurato su sua esplicita richiesta che non c'era nessun problema nel far bollire il Loch Ness.
Fu così che l'ignoranza e la fiducia lo spinsero ad assecondare quell'atto screanzato. I parenti gli dissero di stare tranquillo, di non fare domande che pensavano a tutto loro, e Nessie se ne stette a pancia all'aria sul suo divano, godendosi persino il calduccio dell'acqua che gli italiani scaldavano a colpi di fiammate. Probabilmente servivano come pentole, quei cinque caschi fatti di guscio che la zia aveva estratto dalla quarta valigia.
Gli uomini, però, videro subito le cose da un'altra prospettiva. Dal lago saliva una strana nebbia. Se ne accorsero per primi i pescatori che iniziarono a perdere la rotta, ma se ne accorsero anche le donne che li aspettavano alle finestre e strinsero le mani in preghiera. Poi, i pesci iniziarono a salire in superficie da soli. Era un miracolo, si potevano prendere senza faticare! I pescatori srotolarono le loro reti migliori, le tirarono a bordo pesantissime... Si trovarono a fissare branchi di animali morti. Impanicati, si misero di furia a remare alla cieca verso la riva. Dovevano fuggire via da quel qualcosa che aveva ucciso i pesci, quel qualcosa che avrebbe ucciso anche loro. E fu a questo punto, quando ormai le braccia erano spossate e la costa bianca s'intravvedeva appena, che le bolle arrivarono a rovesciare le zattere e il lago si riempì di enormi vermi gialli.
No, no, state sbagliando. Le urla che arrivarono fin giù alla caverna non erano di quelli che cadevano in acqua. Quelli non avevano nemmeno il tempo di capire, mentre venivano spellati vivi e il loro sangue si mischiava ai pesci morti fungendo da passata di pomodoro per il sugo. No, le grida che fecero rabbrividire Nessie e che spinsero i suoi parenti a prendere i caschi erano quelle di chi si aggrappava agli alberi maestri che si piegavano sotto le onde, di chi finiva in acqua solo per metà e continuava a scalciare mentre bruciava, dei bimbi sulla riva che vedevano i padri morire e delle donne che già erano per strada a lanciare funi e a tagliar gambe con le scuri.
Nessie, ovviamente,non sapeva che stava succedendo tutto questo. Sentì semplicemente i lamenti della propria gente e si precipitò verso la porta della caverna, il cuore poderoso che gl'invadeva lo stomaco mentre si chiedeva cosa la stesse minacciando. Pregò gli italiani di salire con lui, in caso la comunità fosse sotto attacco e la si dovesse difendere. I parenti, però, gli si pararono di nuovo davanti. Zia Scila gli piazzò un tentacolo sulla spalla, lo zio Cariddi gli prese l'altro braccio facendogli un sorriso che mostrava tutti i denti. Tentarono di rispingerlo sul divano, ripetendogli a raffica che si sarebbero occupati loro anche di questo. Niente. Nessie insisteva. Si era impuntato con le zampe di dietro, ed iniziava a opporsi perfino con le corna tanto quelle urla gli mandavano il sangue alle tempie. Questa volta non gl'importava di ferire i suoi parenti. Che poi, perché si opponevano? Quelli erano i suoi amici, li avrebbe aiutati in prima persona! Alla fine, lo zio non ce la fece più a mantenere la farsa. Placcò brutalmente Nessie per la cresta, lo fissò negli occhi con i suoi crateri immensamente rossi: "Amici? Ma se quelli ti ammazzano la prossima volta che sali! E tutto perché ti piace la pasta..." Scoppiò in una risata che fece tremare la grotta, contorcendosi come una cartaccia. Nessie perse la presa sul pavimento di roccia. Roteò due volte la testa confuso, la bocca secca nonostante il lago. I parenti gli si strinsero attorno con i musi lunghi. "Non è brutta come dice lui." Gli sussurrò la zia Scilla, abbracciandogli la pancia per sostenerlo. "Innanzitutto, viaggerai insieme a noi. Ci si abitua, quando si è in branco, a non avere più una casa. E poi vedrai, per gli spaghetti ne vale la pena!"
Allora, finalmente, Nessie capì. Pensò alle zattere di legno leggero, alla pelle tenera degli umani... Si scagliò di peso sugli italiani, le fauci contratte in un ruggito primordiale. Ci fu una lotta terribile, in quella caverna sotto il Loch Ness. Nessie frustava i musi nemici con la coda. Quelli rispondevano a fiammate e zampate, e nella grotta si scavarono crepe sempre più profonde, finchè il tetto non prese a franare sopra e attorno ai combattenti. Nessie e Cariddi schiantarono le corna l'uno contro l'altro senza indugio, se le spezzarono entrambi. Ma d'altronde, chi dei due poteva cedere? Da un lato c'era qualcuno a cui era rimasta solo la vendetta, dall'altro quattro bestie che volevano sentirsi più umane conquistandosi il diritto di mangiare cibo decente.
La caverna crollò del tutto. I parenti furono sbalzati in là dall'ultimo masso. Nessie si spinse in alto con tutte le sue forze, le pinne lacerate che battevano a più non posso. Non avrebbe perso altro tempo ora che era libero di emergere e aiutare. Avrebbe trascinato gli umani a riva... Avrebbe sradicato alberi per nuove zattere... Se solo avesse potuto risalire più in fretta!
Nessie emerse in un ammasso di pesci morti. Se li trovò sul muso, in bocca, sugli occhi dilatati che non poteva più chiudere. C'erano zattere capovolte ovunque, c'era del fumo che non faceva respirare. E c'erano gli umani con le lische scoperte, gli umani che urlavano anche mentre annegavano.
Il povero drago non aspettò che gli umani arrivassero armati di forconi per lui. Emise il suo ultimo ruggito per sempre, e poi scappò deciso a non farsi vedere mai più, scappò dove non poteva vedere nemmeno la propria ombra. Avrebbe potuto fermare i suoi zii. E invece aveva detto sì, perché era troppo stupido per pensare con la sua testa.
È così che Nessie è diventato il mostro di Loch Ness. Gli uomini gli hanno affibbiato quell'appellativo senza perdono, e lui non è più salito in superficie, vergognandosi di se stesso un giorno sì e l'altro pure. I parenti sono fuggiti, naturalmente. Hanno approfittato della distrazione di Nessie, hanno raccolto più pasta possibile, e poi si sono dati alle paludi, cercando altri laghi dove potersi evolvere in pace. Certo, questa non è una storia allegra. Probabilmente non è nemmeno del tutto credibile, se l'analizzate spaccando il capello in quattro. Insomma, perché gli umani avrebbero dovuto arrabbiarsi con Nessie senza nemmeno interrogarlo? I diversi sono fuori appena commettono un piccolo errore? Beh, sono i problemi dei racconti con un fondo di verità: se non volete sentirli, il mondo è pieno di storie che vi illudono.


Commenti

pubblicato il mercoledì 1 novembre 2017
CanoviAlfredo, ha scritto: Beh, l'ombrosa morale sul finire non mi è piaciuta; invece il racconto è veramente bello, scritto bene, intelligente e sarcastico. Ti ho letto tutto d'un fiato... Al
pubblicato il mercoledì 1 novembre 2017
Greta, ha scritto: Grazie Alfredo! Potresti spiegarmi perché non hai apprezzato la morale ombrosa? Gusto personale, oppure l'avresti scritta diversamente, oppure non la vedi in linea con il resto del testo... Almeno posso migliorare!
pubblicato il domenica 5 novembre 2017
CanoviAlfredo, ha scritto: Mi scuso per il ritardo, Greta, dettato da una serie inverosimile di impegni sociali e di lavoro, comunque sia eccomi. "Ombrosa morale": direi perchè getta ombra sull'intero racconto. Hai scritto " I diversi sono fuori appena commettono un piccolo errore?" relegando l'intero, e aggiungo ancora, splendido racconto al ruolo di portatore di una morale che non si è mai evinta nel contesto del testo stesso. Solo una mia impressione, è ovvio, ma in qualche modo questa cosa mi ha lasciato un po' d'amaro in bocca, e basta. Ho letto un racconto leggero e intelligente...disquisizioni personali a parte, sono colpito dal tuo Humor. Al

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