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lavoro pubblicato mercoledì 1 novembre 2017
ultima lettura giovedì 13 agosto 2020

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Di rosso e di blu

di Caterina. Letto 422 volte. Dallo scaffale Amore

 Ho ascoltato una storia per caso, una di quelle che arriva dritta al cuore, vibrante di emozione. È la storia di una donna che porta il nome di un fiore delicatissimo: Viola.  L’ho ascoltata in riva al mare, in una giornata gri...

Ho ascoltato una storia per caso, una di quelle che arriva dritta al cuore, vibrante di emozione. È la storia di una donna che porta il nome di un fiore delicatissimo: Viola.

L’ho ascoltata in riva al mare, in una giornata grigia e umida in cui cercavo me stessa tra i granelli di sabbia compatta.

Seduta su un tronco bianco di salsedine, nascosta dalle dune, Viola intonava una melodia che non ho mai più sentito.

La passione è cieca, non sente ragioni, è impetuosa, più forte dell'amore; è incontrollabile: non ha alcun che di razionale. Non sai dove ti porterà, ma non puoi impedirti di seguirla e alla fine ti ritrovi sull'orlo di un precipizio, con la tentazione fortissima di lasciarti cadere giù.

Viola incrociò i miei occhi e mi fece un cenno di saluto. Interruppe la sua nenia e cominciò a parlare lenta, voce roca e sguardo basso. Sembrava parlare a se stessa eppure quella voce m’incatenò al suo fianco, avida di sapere.

Era una giornata di fine estate, calda. La spiaggia era semideserta e lei era tutta un fremito. Passeggiava sul bagnasciuga, si lasciava sedurre dalle onde, dal salmastro dell'acqua che odorava di sensualità. Decise di assecondare i suoi brividi. Fu in quella perfetta giornata di mare che Viola incontrò se stessa per la prima volta.

Fu felicità pura e del tutto irrazionale. Voglia di sentirsi perfetta per lui, voglia di vivere fino in fondo perché finalmente, era viva. La passione si nutre di anima e sangue. Annebbiata, inebriata, si concesse incondizionatamente. Semplicemente. Spontaneamente. Offrì il suo cuore, lo servì sul vassoio d'argento.

Fu una passione totalizzante combinata ad attese elettrizzanti. Il trillo del telefono era una sinfonia carica di speranza, le parole correvano e si rincorrevano nell'etere come sospiri condivisi.

Poi, d'un tratto, il silenzio. E quell'assenza deliberata divenne una morsa da cui non sapeva uscire perché si era persa. Inadeguatezza: non riusciva a non sentirsi colpevole. Richiesta di spiegazioni: vaghe e confuse. Non importava. Erano la linfa a cui attingere morire e vivere di nuovo.

Così comincia l'odissea di Viola, che soffoca ogni domanda e spreme l'anima fino all'ultimo goccio. Crede, accetta, incassa. Mette in attesa il resto della sua vita: gli amici, gli svaghi, i primi momenti di libertà dopo anni di prigionia. Elemosina un sorriso, una carezza. Non capisce: non può pensare che tutto quello che è stato fino a una manciata di giorni prima, d'un tratto non ci sia più: dissolto, evaporato in quelle goccioline d'acqua di mare che un anno prima avevano placato i suoi fremiti.

Viola è già fragile e lui lo sa. Non sa pensare che lui non ne abbia rispetto, che non custodisca la sua fragilità.

L’ennesimo rifiuto: «Ecco, ho una moglie, sai, che mi aspetta a casa». Un sorriso giocoso e falsamente inconsapevole la investe come un pugno allo stomaco veloce, violento, inaspettato, non meritato. Piange Viola. È gelosa, non sa condividere con un'altra donna una passione così grande. Sbriciolata dalla paura di perderlo, accetta ancora, incassa ancora e continua, inamovibile, a stargli accanto come un'ombra. La delusione inevitabilmente arriva ed è cocente. Nessuna spiegazione: solo silenzi, sparizioni volute e incuranti, attese infinite.

Poi la disillusione. Il dolore adesso è davvero insopportabile. Scappa, Viola! Il fuoco brucia, salvati la pelle! E Viola, per la prima volta, è scappata. Ha raccattato i suoi cocci e, per una volta, a provato a ricomporre il suo puzzle. «C’è un solo punto fermo in questa storia: lui mi ha tradita. E non perché ha preferito un'altra donna a me, come banalmente si potrebbe pensare. È un tradimento più profondo. Mi aspettavo verità, chiarezza e rispetto. Non avrebbe attutito il dolore e la rabbia, ma forse non avrei provato l'umiliazione di una questuante che anela le sue mani, sniffa il suo odore, brama il suo rifugio.

E poi ci sono i puntini sospensivi. Io sola sono testimone delle lacrime soffocate sul cuscino. Dovrei odiarlo, ma lo amo ancora. E sai perché? Perché quella passione che mi aveva reso «finalmente viva» mi ha lasciata finalmente, sublimamente, donna.

L'amore che posso dare è enorme, incondizionato; per questo è prezioso: perché è raro. Lui mi ha umiliata? Sì, è vero, ma io gliel’ho permesso nel momento esatto in cui ho abbandonato me stessa.

È stato il momento in cui non ho saputo andare via, negare la mia presenza. Amati e rispettati tu per prima, concediti di essere forte, Viola».

«Quelle risposte che pretendi da lui, se guardi bene, le trovi in fondo al tuo cuore. Lo sai fare: sai ascoltare le tue sensazioni, guardarle in faccia e chiamarle per nome. Allora dovrai accettare che non sempre ci sono delle risposte, ma sempre c'è la verità di quello che percepisci: nuda, cruda... Ma c'è».

«La mia verità è che mi fidavo di lui senza condizioni perché giocavamo insieme a un gioco che aveva regole precise, anche se non espresse. Finché entrambi le abbiamo rispettate, è stato facile. Poi, d'un tratto, le regole del gioco sono cambiate e lui non me lo ha detto, privandomi della libertà di decidere se continuare a giocare o abbandonare. Poi c'è l'altra verità: che me lo abbia detto o meno, le regole erano cambiate e io ero libera di abbandonare un gioco che non capivo più».

«Le spiegazioni confuse non le accetto adesso, so che se vuoi davvero qualcosa, fai di tutto per averla, e quando ce l'hai, te la tieni stretta. Senza se e senza ma. Quando avanzano dubbi e perplessità, tutto è già deciso».

«Però basta con l'uggiosità dell'indagine. L'irrazionale è affascinante, avvolgente e coinvolgente proprio perché irriducibile. Forse avrei voluto logicità... Ma ciò che è straordinario, non può essere trasposto nell'ordinario».

«Continua ad amare, Viola! Ama l'imperfetto prossimo tuo con il tuo cuore imperfetto».

«Magari un giorno ci rincontreremo e, le mani nelle mani, ricorderemo... Magari il cerchio si chiuderà, ma non potrai mettere la parola fine a un'emozione infinita».

Viola adesso aspetta. Sa che prima o poi tutto torna. Aspetta in silenzio e sola. Nessuno deve sapere del suo dolore: «era solo un’ amante».

Smise di parlare, Viola. Tornò a guardare il mare, ne accarezzava l’acqua gelida con le punte dei piedi. Fu come se non mi vedesse più.

Andai via anch’io, in silenzio, confusa. Trafitta dalla luce dei suoi occhi che niente aveva a che vedere con l’armoniosa cantilena della sua voce. Era una luce indomita e primitiva, crudele e sensuale: era la luce della vita.

Mi voltai a guardarla fino all’ultimo istante possibile: di colpo, sparì. E io non so dire dove s’inabissò. Ma spesso d’inverno torno a cercare quell’acqua gelata e quel tronco salato sperando vivamente di incontrarla ancora, sperando di rivedere quella luce e riascoltare quella voce.

Ma Viola non c’è. Mi piace immaginarla libera e selvaggia a nuotare verso altri lidi, verso altri amori, per nuovi mari. E poi fermarsi stanca a riposare dentro una conchiglia.

 


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