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lavoro pubblicato martedì 31 ottobre 2017
ultima lettura lunedì 18 febbraio 2019

Questo lavoro e' adatto ad un pubblico adulto

IL SAMURAI E IL MARE

di RinoTagliafili. Letto 202 volte. Dallo scaffale Pulp

Mario era un gran pasticcione, non poteva portare qualcosa senza che gli cadesse in terra. Viveva in una casa infestata, o così almeno pensava lui. Quando la mamma finiva di rimboccargli le coperte e spegneva la luce, Mario vedeva fuoriuscire m...

Mario era un gran pasticcione, non poteva portare qualcosa senza che gli cadesse in terra.

Viveva in una casa infestata, o così almeno pensava lui. Quando la mamma finiva di rimboccargli le coperte e spegneva la luce, Mario vedeva fuoriuscire mostri ovunque: dall'armadio, da sotto il letto, dalla finestra. L'unico modo che aveva per difendersi era seppellirsi sotto le coperte e non uscire per nessuna ragione.

Anche quando doveva andare a fare la pipi, di certo non poteva andare in bagno, visto l'enorme mostro tentacolato che viveva nel water. Per questo molte volte cercava di resistere più che poteva, ma, a volte, senza riuscirci.

A Mario non piaceva andare a scuola.

Preferiva trascorrere le giornate leggendo fumetti, ingozzarsi di schifezze e soprattutto giocare al parco con il suo adorato nonno Giuseppe.

Per mamma Marta i patti erano chiari: solo dopo che Mario avesse finito tutti i compiti sarebbe potuto uscire a giocare con il nonno.

Era un ricatto bello e buono, lo sapeva bene e se ne dispiaceva, ma era anche l'unico modo per far studiare quello scapestrato di suo figlio!

La loro piccola cittadina era affacciata sul mare e molti pomeriggi nonno Giuseppe portava Mario, dopo aver finito di fare i compiti si intende, a fare lunghe passeggiate sulla riva.

In quel periodo non faceva caldo e nemmeno c'era così tanto sole, vista la stagione autunnale, ma nonno e nipote passavano ore lungo quella baita semideserta all'imbrunire della sera.

Per Mario erano momenti bellissimi, adorava andare al parco, ai giardinetti e per le strade del paese con il nonno, ma più di tutto amava la riva e il profumo di mare che tanto gli ricordava sempre il nonno.

Nonno Giuseppe lo veniva a prendere a casa alle quattro in punto, preciso come un orologio.

Salutava mamma Marta che si stava cambiando per andare al lavoro e sorseggiava un buon caffe osservando il piccolo Mario che tirava fuori la lingua, corrucciava la fronte e faceva schizzare la penna a più non posso per riuscire a terminare quel quotidiano tormento.

Una volta finiti i compiti raggiungeva il nonno e insieme mangiavano un dolcetto delizioso che saggiamene l'anziano conservava per il nipote. Mario non sapeva che dolce fosse, il nonno non glielo aveva mai rivelato. Sapeva solo che ne andava matto!

Finita la merenda Mario correva a dare un bacio alla mamma e prendendo la mano del nonno usciva di casa, ansioso di sapere dove il nonno lo avrebbe portato. E quando si rendeva conto di star imboccando la strada per la spiaggia iniziava a saltare e gioire come un matto tanta era la sua felicità.

Arrivati a riva nonno e nipote, quasi come un rituale, si toglievano scarpe e calzini e affondavano i piedi nella sabbia fresca.

Era consuetudine che nonno Giuseppe raccontasse una storia al caro nipotino, storie dei suoi lunghi viaggi in gioventù, di terre lontane, popoli strani e avventure incredibili. Mario non era del tutto sicuro che il nonno avesse vissuto veramente tutti quelle storie, come quando il nonno aveva visto un dinosauro o aveva stretto amicizia con un folletto ma si perdeva delle sue parole, delle sue accurate descrizioni e del suo talento nel raccontarle.

<Nonno, che mi racconti oggi?> chiedeva impaziente Mario.

<Calma Mario! Te l'ho mai raccontato di quella volta...> e iniziava con una magnifica storia, ricca di personaggi, paesaggi e aneddoti interessantissimi.

Dai pirati in Asia, cattivi e sanguinari ai cavalieri europei, nelle loro armature scintillanti. Dai coraggiosi Cowboy dell'ovest agli avventurieri nelle foreste più inaccessibili. I caldissimi deserti pieni di scorpioni e serpenti si contrapponevano alle lande ghiacciate dove i pinguini e gli orsi polari regnavano.

A volte Mario si immergeva talmente tanto nei racconti che riusciva quasi a scorgere quegli animali mai incontrati, riusciva a sentire il clamore delle spade che duellavano e odorava i magnifici banchetti dei sultani.

A volte sentiva pure il caldo della savana o il respiro di un dragone, altri si stringeva le braccia al petto per il freddo delle umide caverne del nord o delle buie case infestate.

Un pomeriggio nonno Giuseppe, osservando l'orizzonte limpido e calmo, sospirò allegramente e si rivolse a Mario, come sempre al suo fianco, con le scarpette in mano, che gli erano cadute solo otto volte, che lo fissava insofferente.

<Te l'ho mai raccontato di quella volta che ho scalato il monte Fuji. Sai dove si trova il monte Fuji?>

Mario sapeva si e no la tabellina del quattro, figurarsi se sapeva dove fosse un monte che non riusciva neppure a pronunciare. Ma non voleva fare una figuraccia davanti al nonno e quindi assunse la posizione di un pensatore molto concentrato e dopo alcuni momenti in cui il nonno lo osservava incuriosito e divertito, alzò la testa con fare trionfante e rispose:

<Il monte Fusch è dove abita il gigantesco mostro delle nevi nonno, me lo hai già raccontato!>

Il nonno, sorridendo di cuore scosse la testa.

<Quello è il monte Grigio, e questa non è la storia di quando scappai dall'Abominevole Uomo delle Nevi. Questa è la storia del monte Fuji e del viaggio in Giappone che ho fatto quando ero ancora giovane.>

Giappone, Mario sapeva di aver già sentito quel nome da qualche parte ma non ricordava dove.

Non importava, nonno Giuseppe iniziò a raccontare del suo viaggio nelle terre dove il sole sorge prestissimo, dei bellissimi alberi dai fiori rosa vicini ai maestosi templi e dei temibili samurai che li proteggevano.

Mario li vedeva davvero quei luoghi incantevoli, sentiva i passi furtivi dei ninjia e fece cenno di vomitare quando il nonno raccontò che mangiavano pesce crudo.

Verso sera, mentre il nonno riaccompagnava a casa Mario per affidarlo a papà Franco, tornato sempre troppo stanco dal lavoro finì la sua storia sul Giappone e sulle incredibili vicende.

Mario era estasiato e giocava con un rametto trovato sul bagnasciuga usandolo a mo di katana, la classica spada dei samurai, e rideva pensando alla principessa giapponese che era caduta in un lago di carpe. Sapeva che quella notte avrebbe sognato quelle fantastiche terre così lontane.

Il mattino arrivò sempre troppo presto e Mario si svegliò con una grande agitazione in corpo.

Il nonno gli aveva promesso che avrebbe continuato la sua mirabolante storia sul Giappone e Mario non vedeva l'ora di sapere se il nonno cavalcò davvero il grande e vecchio drago Kaido.

Quella mattina però l'atmosfera in casa era strana, papà Franco non era andato al lavoro e mamma Marta era in cucina con la porta stranamente chiusa.

Mario scostò piano la porta e vide mamma Marta e papà Franco che si abbracciavano, mentre la mamma piangeva tra le braccia di papà.

Appena videro il piccolo Mario la mamma si asciugò le lacrime e papà prontamente prese per mano il piccolo e lo condusse fuori dalla cucina, in salotto. Mario era molto turbato da quella scena e non sapeva che stava succedendo.

Papà Franco si accovacciò vicino a Mario e lo guardò negli occhi.

<Mario, questa notte è successa una cosa, una cosa che nessuno di noi si aspettava...il nonno Giuseppe...ecco...ecco lui...non c'è più>

Mario, che di tutte le possibili notizie, non si aspettava di certo questa, si bloccò per qualche istante, rielaborando l'informazione appena ricevuta, e poi improvvisamente strabuzzò gli occhi e sorrise.

<Sarà di nuovo partito per uno dei suoi fantastici viaggi, lo diceva sempre che gli sarebbe piaciuto rimettersi lo zaino sulle spalle e visitare ancora tutto quello che ancora non aveva potuto vedere, speriamo che quando tornerà mi porti un bel regalo>

Papà Franco, interdetto, assunse un'espressione ancor più cupa.

<Mario...mi dispiace...ma il nonno... il nonno da questo viaggio non ritornerà più>

Fu uno schiaffo per Mario, non disse niente e non si mosse. E lo stesso fece per il resto del giorno, e per i giorni successivi. Come poteva il nonno Giuseppe partire per un viaggio e non tornare più? Come poteva non avergli detto niente e soprattutto non invitarlo all'avventura con lui.

Mario non faceva più i compiti e non stava attento a scuola. Mangiava poco e dormiva ancor meno. Tutta la sua attenzione era concentrata sul viaggio solitario e segreto del nonno, e di come lui fosse a casa senza poter veder nulla.

Più volte ipotizzava dove potesse essere andato il nonno, magari era tornato a visitare le piramidi visto che non era riuscito a vederle tutte, oppure si stava rilassando in un isola con palme a bere aranciata e abbronzarsi, o ancora si poteva essere arruolato in un esercito di predoni per assaltare carovane come ai vecchi tempi. Tutte questi pensieri lo mandavano in confusione e dimenticava tutto il resto.

Gli mancava il nonno, nonostante sapesse che si stava sicuramente divertendo ovunque fosse, era dispiaciuto per non averlo li con se.

Ora Mario era solo nei suoi pomeriggi, i suoi amici lo invitavano spesso a giocare con loro ma non era la stessa cosa senza nonno Giuseppe. Preferiva rimanere in camera sua e osservare dalla finestra, vedere il mare in lontananza. Gli ricordava tanto il nonno e vede a tra le sue onde tutte le imprese dell'anziano che si stava perdendo.

Un pomeriggio si incamminò verso la spiaggia, aveva voglia di sentire la sabbia sotto i piedi e il vento salmastro tra i capelli. Sentire il profumo del nonno.

Sapeva che non poteva andare da solo, senza un adulto. Ma Mario voleva davvero andare in spiaggia e, in un attimo di distrazione della mamma, prese la porta e sgattaiolò fuori.

Arrivato sulla spiaggia si tolse le scarpe, si rivoltò i pantaloni e si incamminò in quella soffice via che scorre tra la terra e il mare.

Non era la stessa cosa senza i racconti del nonno e presto Mario si stancò di camminare. Decise che era meglio osservare il mare più da vicino, magari lanciando qualche sassolino (quando non c'era nessuno) per riuscire a farlo rimbalzare più volte possibile sull'acqua.

A Mario sembrava impossibile ma il nonno lo stupiva sempre, i suoi sassolini facevano sempre tantissimi saltelli e addirittura alcuni su perdevano sull'orizzonte. Il nonno diceva che se aspettavano un pò sarebbe ricomparso da dietro di loro dopo aver fatto il giro dell'intera Terra. Ma Mario si stancava presto di aspettare e non aveva mai verificato se effettivamente il sassolino tornasse dall'altra parte.

Assicurandosi che non ci fosse nessuno nelle vicinanze prese alcuni sassolini più piatti e rotondi possibile (come gli aveva detto nonno Giuseppe) e iniziò a lanciarli.

Mario non era mai riuscito a far fare nemmeno un saltello ai suoi sassi e si chiedeva come potesse fare il nonno, dubbioso sulla spiegazione del nonno che una tribù africana gli avesse rivelato il segreto dei suoi lanci.

Dopo qualche lancio di prova, e con la testa che frullava di pensieri, Mario radunò tutte le sue forze fisiche e mentali e fece il lanciò migliore della sua vita. Il sassolino rimbalzò con uno "squash" e atterrò più avanti inabissandosi nelle acque.

Era riuscito a fare un rimbalzo!! Ci era davvero riuscito!!!

Mario era contentissimo e si mise a saltare e cantare, fiero di questa sua prova di grande maestria.

Il nonno sarebbe stato fiero di lui.

Ma il nonno non era qui e Mario se ne dispiacque molto.

Si sedette pesantemente sulla sabbia e restò li, con il rumore delle onde e il subbuglio dei gabbiani in lontananza.

Si stava facendo tardi e la mamma non sapeva neppure che fosse uscito.

Poco lontano, dietro un cespuglio brullo e arido una voce lo fece sussultare.

Dietro al cespuglio sbucò fuori un vecchietto magro come uno stecco, vestito con uno strano abito da donna, lungo e grigio. Lo strano signore non fece in tempo a girarsi che inciampò su qualcosa e cadde come un salame sulla sabbia.

Mario subito andò verso di lui per aiutarlo e quando lo rimise in piedi (in verità era poco più alto di lui) si accorse che però non era un vecchio qualunque, era un extraterrestre.

Quell'"uomo" o qualunque cosa fosse era davvero strano.

Era magrissimo e con una fronte pelata piena di rughe, aveva due occhi sottilissimi e molto allungati e un paio di baffetti gli incorniciavano una bocca grinzosa.

E non era finita lì, indossava quella tunica o qualcosa del genere, tipo un sacco. Mentre ai piedi aveva un paio di sandali di legno.

Al suo fianco penzolava una spada, che sembrava molto antica.

Il vecchietto guardò Mario e sorrise.

Mario, non si aspettava di certo un comportamento del genere, e preso alla sprovvista fece l'unica cosa che gli venne in mente.

Urlare con quanto più fiato potesse avere in gola.

E così rimasero per alcuni istanti, nella spiaggia deserta, un vecchio chinato ed un bambino che, immobile, urlava come un pazzo.

Il vecchio scattò.

<Mario! Non urlare! Non mordo mica! Lo sai...sono un vecchio amico di tuo nonno, e a proposito, mi ha chiesto di prendermi cura di te per qualche tempo visto che lui ora non può stare con te>.

Gli occhi di Mario per poco non uscirono dalle orbite.

<Conosci mio nonno? Dov'è ora? Mi manca tanto...Papà dice che non tornerà più>.

Il vecchio, impietosito dalle parole del piccolo gli sorrise dolcemente.

<Mario, da oggi in poi mi occuperò io di te. Lo devo a tuo nonno dopotutto. Anzi, la vuoi sapere la storia di come ci siamo conosciuti?>

<Ma certo! Il nonno mi raccontava sempre queste storie!>

E per un attimo gli occhi di Mario si offuscarono, gli sembrava di rivivere i suoi splendidi pomeriggi con il nonno Giovanni.

<Ho conosciuto tuo nonno quando venne nel mio paese d'origine. Lo sai dov'è il Giappone? Bhe, io abito sotto il monte Fuji!>.

A Mario non pareva vero! Un vero giapponese amico del nonno! Chissà quante avventure poteva raccontargli. E poi quella era una autentica katana da samurai! Magari gliela faceva pure maneggiare.

<Perchè non andiamo a casa mia? Ho dell'ottimo the, o cioccolata se preferisci. Intanto ti racconto del nonno e delle avventure incredibili cha abbiamo avuto da giovani>.

Mario, allettato dalla combinazione dolciumi e storie avventurose prese la mano tesa verso di lui dal vecchietto simpatico e insieme si incamminarono sulla spiaggia.

<Ancora nessuna notizia?>

<No>

<Da più di una settimana ormai>

Sul televisore passano le foto di un bambino. Sembra felice. In molte foto è accompagnato da un anziano, sicuramente il nonno o un parente stretto.

Marta non riesce più ad accendere la televisione senza avere una crisi isterica. Le occhiaie le storcono la bocca, incapace di sorridere, forse per sempre. Ha i capelli scompigliati e unti. Suo marito la stinge forte a se mentre parla con l'agente che da qualche giorno vive a casa loro.

<Siete davvero sicuri che vostro figlio non sia stato pedinato da nessuno nei giorni precedenti? Non ricordate nessuna persona sospetta? Da queste parti si aggira un maniaco che pedina le sue vittime, soprattutto bambini, e aspetta il momento giusto per rapirli>.



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